Logo stampa
 
 
 

Commenti

Lavoratori al quadrivio

di Riccardo Cesari, Categoria Pensioni, , Data 12.03.2007
Sotto ipotesi ragionevoli, la scelta migliore sembra essere l'adesione con contribuzione al fondo pensione, che permette di sfruttare il contributo del datore di lavoro, i vantaggi fiscali e l'eventuale maggior rendimento rispetto alla rivalutazione del Tfr. In termini di tasso di rendimento conviene aderire con la più bassa aliquota contributiva e la più alta quota di Tfr. Mentre una più elevata aliquota contributiva consente di coprire il gap previdenziale con maggiore facilità e in minor tempo. Avversione al rischio e liquidabilità.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Rischio e possibili soluzioni
    Nome: Giuseppe  Data: 19.03.2007
    Credo che il rischio di investire la tranquillità della propria vecchiaia in un fondo pensione sia troppo alto. Le vicende di alcuni fondi pensione negli USA lo ha ampiamente dimostrato: i lavoratori, dopo anni di versamenti al fondo pensione, si sono ritrovati senza nulla in mano! Un aspetto etico da non sottovalutare: se le azioni dell'azienda X in cui ha investito il mio fondo aumentano il loro valore col licenziamento di lavoratori dell'azienda X, si giunge all'assurdo che io, lavoratore, traggo vantaggio dal licenziamento di altri lavoratori La soluzione migliore - inspiegabilmente non venga intrapresa - mi pare essere quella di dare la possibilità di aumentare volontariamente i propri contributi ai fini pensionistici.
  • E GLI SVANTAGGI?
    Nome: Davide Scagliotti  Data: 15.03.2007
    Leggendo l’articolo di Cesari sembra che un lavoratore non dovrebbe avere dubbi nello scegliere la previdenza complementare. In effetti sono evidenziati tutti i punti di forza derivanti dall’adesione ai fondi: minore tassazione, contributo del datore di lavoro, “eventuali” maggiori rendimenti. Mi sono scaricato quasi tutte le note informative dei fondi ad oggi operanti in Italia e, considerando il tasso medio annuo composto dal 2002 al 2006 (5 anni), sono circa 1/3 quelli che battono il tfr. Quando si scrive un articolo così, non sarebbe il caso di riportare anche i punti di debolezza? • I fondi hanno dei costi di gestione • Anche durante la fase di erogazione della pensione ci saranno dei costi “Si tenga comunque conto del fatto che i costi che graveranno sull’aderente nella fase di erogazione dipenderanno dalla convenzione assicurativa che risulterà in vigore nel momento in cui si accederà al pensionamento.” (tratto da una nota informativa di un fondo) • Ammesso che il montante accumulato sia superiore nel caso di adesione ai fondi, quanto effettivamente si riuscirà ad ottenerne? (quanti anni si vivrà?) • C’è la possibilità di prevedere la reversibilità, ma questa opzione ha un costo (la rendita sarà minore) • La rendita si rivaluterà nel corso degli anni?, seguendo quali regole? • In teoria la quota del fondo può scendere a zero (ma c’è la COVIP che vigila! Speriamo non come la CONSOB (cirio, parmalat…)) • Non mi risulta che, fino ad oggi, esista un fondo di garanzia a tutela dei soldi depositati nei fondi Mi permetto infine di evidenziare quello che è, a mio avviso, il grande vantaggio della previdenza complementare. Chi sa di non essere in grado di gestirsi dal punto di vista economico, dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’adesione ai fondi, al fine di evitare di ritrovarsi senza il necessario per vivere dignitosamente, e di diventare un costo sociale. Davide Scagliotti
  • E a me?
    Nome: Percey  Data: 14.03.2007
    Io sono un dipendente al secondo anno di lavoro, lavoro fuori sede e quindi ho bisogno di contanti; fra qualche anno diventerò, con ogni probabilità, un libero professionista. Ho la concreta possibilità di guadagnare molto di più di quanto guadagno adesso, eventualmente con un contratto diverso. Pertanto, non mi sembra particolarmente interessante un fondo pensione, almeno per adesso. Forse avere qualche soldo in più in tasca adesso (ora che mi sono appena licenziato, ad esempio) è meglio che perdersi nei fondi pensione.
  • Liquidità al 100%
    Nome: Marco Dore  Data: 13.03.2007
    L'argomento mi appassiona e vorrei rispondere con varie argomentazioni al problema posto dal signor Ricci: per non monopolizzare lo spazio mi limito ad una provocazione. Quante persone sarebbero disposte ad accettare una liquidazione in cambio della pensione? E quali sono i parametri in base ai quali valuterebbero conveniente tale baratto? Comunque per fare un simile scambio occorre averla, la pensione ...
  • liquidità al 100%
    Nome: Franco Ricci  Data: 13.03.2007
    Non sono un economista, ma dai 'rimors' dell'aziendal dove lavoro credo che il vero freno alla scelta dei fondi complementari di settore sia l'impossibilità di ottenere il 100% del montante aubito alla data di inizio pensionamento, diversamente dal TFR normale: l'articolo, come spesso anche altri articoli simili sui quotidiani, confronta sempre i vari montanti accumulati nelle diverse ipotesi. Tralascia di sottolineare però la grande diversità di 'valore' attribuito dal pensionato ad avere disponibile subito il 100% del montante ed invece avere solo al massimo il 50% e una rendita mensile (non definita: quanto?) per gli anni di vita attesa (altra grande incognita: quanti?).
  • Ma i comparti garantiti ...
    Nome: Marco Dore  Data: 13.03.2007
    L'intervento di Cesari è ottimo per chiarezza e completezza. Mi pare discutibile solo l'ipotesi che i comparti a rendimento garantito lascino concretamente aperta la porta a rendimenti superiori (significativamente) rispetto al TFR. Sappiamo che ogni garanzia ha dei costi, anche solo intesi come costi-opportunità. Concordo sull'ipotesi che il più forte freno alla scelta dei lavoratori sia la diffidenza rispetto al rischio finanziario. Sarebbe allora utile illustrare la relazione tra rischio e durata dell'investimento ed il concetto di sostenibilità/assumibilità del rischio in relazione al ciclo di vita. Rispetto al primo punto ricordo sinteticamente che su orizzonti ultradecennali un investimento azionario diversificato è meno rischioso di un investimento obbligazionario. Altrettanto sinteticamente segnalo, con riferimento alla sostenibilità del rischio, che mentre una perdita del 30% a pochi anni dal "traguardo" è difficilmente recuperabile, la stessa perdita subita a 25-30 anni dal termine dell'accantonamento richiede un incremento di redditività molto modesto per essere recuperata (o, in altri termini, determina un impatto contenuto sul risultato finale).
    Risposta:
    Grazie del commento. Sul medio-lungo periodo gestioni 95-5 o 90-10 potrebbero verosimilmente battere il Tfr. Tuttavia, su orizzonti lunghi di investimento non dovrebbero essere l'allocazione giusta, salvo forme particolari di avversione al rischio. R.C.