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Tav: parlando e sparlando

di Francesco Ramella, Categoria Infrastrutture e Trasporti, , Data 08.03.2007
Fra i dodici punti non negoziabili enunciati dal presidente Prodi per la resurrezione del suo governo vi è "un'azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica". Una rilevante inversione di rotta rispetto ai nove mesi passati. Non sembra però far parte di questo lodevole proposito la spesa per le infrastrutture. Anzi, al punto 3, si parla di una "rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare dei corridoi europei (compresa la Torino-Lione)". Ma le ragioni a favore di quest'opera rimangono argomentate in modo assai debole.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Mal collegati a Parigi!
    Nome: stefano.b  Data: 30.04.2007
    Sono perfettamente d'accordo che i costi di questa grande opera sono forse un po' troppo elevati rispetto ai vantaggi che essa potrebbe offrire a breve - medio termine. Solo, non diciamo che Italia e Francia sono ben collegate... sono un "pendolare" Torino - Parigi: il TGV dell'Artesia che collega queste due città è semplicemente un disastro, soprattutto paragonato all'offerta ferroviaria d'Oltralpe. Lei parla di ampia offerta: 3 TGV al giorno collegano Milano a Parigi, di solito sono colmi di passeggeri e non si trova posto, treni notturni recentemente soppressi... aerei carissimi... ampia offerta? Il "manipolo" di passeggeri che viaggia tra Parigi e To/Mi non è cosi ridotto. Perché su questa tratta non c'è un'offerta di sevizio migliore? Per far guadagnare le compagnie aeree?
    Risposta:
    Gentile Sig. Stefano, l’offerta di servizi per la Francia ha effettivamente subito negli ultimi anni una contrazione. Come Lei ricorda, sono stati soppressi alcuni servizi notturni nonché, nel 2004, l’unico collegamento diretto fra Torino e Lione: tale decisione venne presa, secondo quanto affermato dal direttore di Artesia, perché il servizio, scarsamente utilizzato, comportava un passivo annuo di 6 milioni di euro. Per la stessa ragione, presumibilmente, il volo operato per qualche tempo da un operatore low-cost fra Torino a Parigi è stato soppresso nel marzo 2006 e sostituito da un servizio fra Milano e la capitale francese. L’esiguità della domanda attuale e futura è da valutarsi in relazione alla capacità della linea AV. Come già ricordato, in base alle stime ufficiali, non certo sospettabili di pessimismo, la linea AV sarebbe utilizzata da 12 treni passeggeri al giorno (un treno ogni quattro ore per direzione di marcia) su una capacità di 300.
  • Co2 e ferrovie
    Nome: david  Data: 03.04.2007
    Se il traffico merci su gomma venisse traferito su rotaia, lasciando da parte le considerazioni economiche, come sarebbe il bilancio ambientale considerato che andiamo verso un riscaldamento del pianeta a causa dell'effetto serra causato dall'anidride carbonica?non dovrebbe essere questa la bandiera per cui si fa una scelta cosi' importante?
    Risposta:
    Gentile Sig. David, tutte le politiche di mitigazione dell’effetto serra (sulla cui rilevanza chi scrive ha qualche perplessità) devono essere valutate alla luce di un’analisi costi/benefici. L’ipotesi ottimale di intervento pubblico è quella che prevede la tassazione di tutte le attività economiche in misura equivalente al costo marginale generato. Per quanto riguarda il trasporto su strada è opportuno rilevare come in Italia su ogni litro di benzina gravi un’imposizione fiscale intorno ai 70 centesimi di Euro equivalenti a 300 Euro per tonnellata di CO2 emessa a fronte di un costo marginale che, stando a Richard Tol, fra i pù noti studiosi del riscaldamento globale: "is unlikely to exceed /tCO2 and is likely to be substantially smaller than that”. Per quanto concerne specificamente la TAV, è quanto meno dubbio che, tenendo in considerazione anche i consumi energetici relativi alla fase di costruzione, la realizzazione dell’opera comporterebbe una riduzione complessiva delle emissioni di CO2 (che rappresenterebbe comunque una quota modestissima inferiore allo 0,1% del totale a scala nazionale) rispetto allo scenario di non progetto.
  • Tav
    Nome: Ivo Bedelli  Data: 17.03.2007
    Egregio dott. Ramella, può spiegare perchè secondo Lei la Tav avrà effetti solo su "un piccolo manipolo di viaggiatori?". A un profano della materia appare incomprensibile. Chi mai potrebbe preferire un volo Air France a un comodo tgv per andare da Milano a Lione? Come si può negare l'efficienza di questo mezzo? Saluti un assiduo cliente SNCF
    Risposta:
    Gentile Sig. Bedelli, in base alle stime ufficiali, non certo sospettabili di pessimismo, la linea AV sarebbe utilizzata da 12 treni passeggeri al giorno (un treno ogni quattro ore per direzione di marcia) su una capacità di 300. Occorre sottolineare che tali stime sono anteriori all’avvento dei servizi aerei low-cost. E’ stata proprio la constatazione dell’esiguità della domanda passeggeri che, a un decennio dalla nascita del progetto della linea AV, ha indotto i proponenti a giocare la carta delle merci.
  • dubbio...
    Nome: mantovani davide  Data: 14.03.2007
    Dunque, l'articolo mi è sembrato molto interessante e pertinente, e anche convincente nelle sue considerazioni direi. Mi sorge però questo dubbio in merito: nell'articolo viene considerato solo il flusso di traffico esistente, e non viene presa in considerazione l'impulso positivo di incremento di traffico merci che un opera come la tav potrebbe produrre sulla tratta spostando flussi di traffico che attualmente passano altrove... cosa si può rispondere in merito?
  • integrazione
    Nome: daniele nepoti  Data: 13.03.2007
    Innanzitutto grazie per la risposta. Vorrei tentare qualche precisazione: 1) Tra i costi e i benefici del fare o non fare, credo sia opportuno tener conto anche di quelli (difficili da quantificare ma non per questo inesistenti) di carattere immateriale: l''Italia, attraverso i propri rappresentanti istituzionali, si è ripetutamente impegnata in sede internazionale per la realizzazione di quell'opera (anche con discreti sforzi per convincere i francesi e per farla inserire tra le priorità dell'Unione dovendo competere con altre): questo rappresenta un capitale di credibilità la cui dispersione sarebbe un costo che si pagherebbe tra l'altro anche su altre partite. 2) nessun modello economico suppongo sia in grado di prevedere quali processi possono essere innescati nell'ambito delle economie e delle comunità territoriali interessate da qui a un secolo con la realizzazione del Corridoio V. Sarei cauto nel fare proiezioni rispetto a trend del passato. Voglio dire che la realizzazione di un'opera di questo genere è in buona parte una sfida (sopratutto politica). 3) E' vero che in nome della politica si possono fare anche le cose più inutili. Ma, a parte il fatto che - in astratto - non è detto che una cosa inutile non abbia comunque un suo senso (poiché il senso per fortuna non è attribuito da soli parametri economici), è anche vero che la sola razionalità economica non è detto che colga tutte le opportunità possibili. Ribadisco: il vecchio Gottardo portava certamente benefici economici, ma la sua ragiona fondamentale era di carattere geopolitco, legato ai progetti di espansione delle potenze di allora. 4) Credo indispensabile ascoltare i parerei dei tecnici e anche delle comunità locali. Dopodiché la scelta è giusto che sia compiuta dalla politica. È la politica – poiché ne ha mandato e naturalmente assumendosene le responsabilità – che costruisce le condizioni di convenienza all’interno delle quali devono muoversi gli attori del mercato, non gli attori stessi.
    Risposta:
    Gentile sig. Nepoti, nell’articolo si prende in considerazione l’ipotesi: e se ci sbagliassimo? Chi scrive ritiene assai improbabile un’evoluzione dei traffici diversa da quella contenuta negli studi dei proponenti dell’opera. In ogni caso, non si vuole impedire a nessuno di investire le proprie risorse nel progetto. Ci si limita a chiedere che nessuno, in qualità di contribuente, sia obbligato a farlo. Contribuente che può solo augurarsi venga smentita almeno in questa occasione una previsione di H. Kissinger:“Quando un ragguardevole prestigio burocratico è stato investito in una politica è più facile vederla fallire che abbandonare”.
  • Spremi&Sprechi
    Nome: Luca Melindo  Data: 12.03.2007
    Ancora un esaustivo intervento sulla linea Torino-Lione e sulla sua inopportunità.... Il fatto che la stragrande delle forze politiche si dichiari favorevole non fa altro che confermare che in Italia l'unico vero partito egemone è il Spre&Spre (spremi e spreca....). E' davvero difficile trovare qualcuno che riconosca che molto più spesso che non le libere scelte dei cittadini siano preferibili a quelle loro imposte da legislatori perlopiù incompetenti, approssimativi, poco o nulla documentati e quasi mai lungimiranti. Complimenti all'autore.
  • abito in val susa
    Nome: dario raso  Data: 12.03.2007
    Ho letto l'argomentare, e sono sempre più dell'idea che la tav debba essere fatta. Ancor di più, credo che dietro ogni teoria contraria ci sia l''unico interessato a che non si faccia: l'autostrada. La stessa autostrada molto avversata quando si doveva fare 20 anni or sono. L'autostrada era avversata per un presunto impatto ambientale: non impatta un bel niente e permette agli abitanti di andare a lavorare rapidamente ovunque. La sede ferroviaria odierna è impattante da un secolo, rumorosa, divide tutti i paesi drammaticamente, blocca il traffico, talvolta travolge qualcuno. Proprio non capisco l'accanimento con cui non si vuole spostare la sede dei binari modernizzando razionalmente. E il mio sogno sarebbe che dopo aver spostato i binari si utilizzasse il terreno liberato per fare un'isola pedonale ininterrotta per un centinaio di km che potrebbe far diventare la nostra bella valle ancora più interessante turisticamente.
    Risposta:
    Gentile sig. Raso, Lei sottolinea un aspetto interessante della vicenda ossia le ricadute negative della attuale linea ferroviaria per gli abitanti della Val Susa in termini di rumore, impatto urbanistico, intralcio della circolazione stradale. La teoria economica ci dice che questi costi esterni devono essere internalizzati: chi inquina o disturba deve pagare. La soluzione equa ed efficiente del problema è quella che passa attraverso l’applicazione di una tassa sul trasporto su ferro tale da compensare i danni inflitti alla popolazione. Oppure, se l’investimento richiesto fosse inferiore ai danni arrecati, la realizzazione di una nuova linea o, ad esempio, l’interramento delle tratte in corrispondenza dei centri abitati. Tali costi devono però gravare su chi usufruisce dei servizi di trasporto e non sull’intera collettività come accadrebbe con il finanziamento pubblico della TAV.
  • La facciano pure a nord delle alpi
    Nome: Gianluca Brembilla  Data: 11.03.2007
    Rispetto alla questione TAV ho cercato di documentarmi (in rete si trova il documento della Commissione Europea "TRANS-EUROPEAN TRANSPORT NETWORK - TEN-T priority axes and projects 2005") e credo che anche senza essere un ingegnere civile si possa capirne qualcosa. In sintesi: 1) se il corridoio 6 è funzionale al collegamento Lisbona-Kiev, il segmento Lione-Lubiana può passare indifferentemente per Zurigo-Vienna, per quanto riguarda la lunghezza, piuttosto che per Torino-Venezia, ma certamente con meno tunnel e quindi spese inferiori. 2) L'Italia non resterebbe certo isolata dall'Europa: assi ferroviari (TAC o TAV) aggancerebbero il corridoio 6 dai valichi alpini svizzeri o austriaci (Sempione, Gottardo, Brennero) che comunque sono da realizzare (vedi corridoio 1 Palermo-Berlino). 3) Il traffico merci italiano verso la Francia o l'est Europa può passare comunque sulle linee attuali magari migliorate. Senza considerare le cosiddette autostrade del mare per il traffico container. 4) Infine, rispetto alla spesa (il predetto documento prevedeva la 2005 già 38 mld di euro per il solo tratto Lione-Lubiana), l'impresa vale? Se le persone già oggi viaggiano con le compagnie aeree low-cost, ha senso spendere tutti quei soldi per velocizzare il traffico-merci di qualche punto percentuale rispetto all'attuale tempo di percorrenza? Concordo con l'autore dell'articolo e la citazione che riporta: secondo me, no. Converrebbe spenderli altrove, anche in altre infrastrutture, magari locali, che servono altrettanto, e che comunque incidono sul pil come vogliono le lobby dei costruttori.
  • Dubbi e (semi)certezze
    Nome: Giovanni Fazio  Data: 10.03.2007
    Gli argomenti non mancano certo al Prof. Ramella, così come capita a qualsiasi iniziativa che riguardi il futuro lontano. A prescindere dalle ragioni del si e da quelle del no, portare il tutto sulla semplice equazione economica mi pare riduttivo e poco lungimirante. Opere del genere debbono essere traguardate su vedute un po' più ampie che non quelli di un contabile votato a quadrare il bilancio dell'anno in corso. Ma se si sbugiardano con grande dovizia di particolari e citazioni di economisti insigni (magari uno solo, ma va bene lo stesso) anche le scelte di altre comunità che molto (troppo) spesso, in passato, ci sono state citate ad esempio, allora si corre il rischio di sembrare anche ostaggi di qualche ombra di pregiudizio. Se le indagini di ogni buon commissario di polizia del tempo antico si fondavano sul classico "cherchez la femme", di fronte ad una intransigente (e documentata) obiezione alla soluzione ferroviaria e ad un'altrettanto intransigente (e documentata) difesa del trasporto merci su gomma, dobbiamo forse chiederci "cherchez la liaison"? Cordialità.
    Risposta:
    Gentile sig. Fazio, a pensare male…spesso si indovina. Non, purtroppo, in questo caso. Ahimè, nessuna liason con i costruttori di auto o di tir. Non risulta peraltro che vi sia stato finora alcun intervento pubblico né azione di lobby del principale costruttore di veicoli in Italia (o di quelli esteri) contro la TAV. Un’opera come la Torino – Lione comporterebbe un’impercettibile riduzione del traffico su strada. Perché opporsi? Se un interesse vi può essere da parte di tale soggetto è quello di partecipare, come già accaduto per altre tratte della AV, ad un consorzio per la realizzazione dell’opera. Non paiono neppure esservi state finora azioni di contrasto da parte del gestore autostradale della tratta Torino – Bardonecchia. Due ipotesi: 1) si ipotizza che non saranno introdotti divieti al traffico merci su strada: se cosi fosse, non vi sarà alcun trasferimento modale; 2) si pensa ad un contributo pubblico per compensare i mancati introiti: in questo caso a pagare sarà, ancora una volta, il contribuente. Quanto alle ampie e lungimiranti vedute dei sostenitori politici dell’opera, credo che le citazioni riportate nell’articolo (ma ve ne sarebbero molte altre) parlino da sole.
  • parte 2
    Nome: Zotto  Data: 10.03.2007
    La falsa antitesi da lei proposta “gomma contro rotaia” distorce la discussione. Il trasporto su gomma ha la sua importanza, ma non sostituisce la rotaia. L’impatto ambientale del traffico veicolare si e’ ridotto drasticamente negli ultimi anni grazie a restrizioni imposte dalla politca. Restrizioni che lei condanna se applicate in altri campi, eppure utilizza i benefici effetti di queste restrizioni per sostenere la magnificenza del trasporto su strada. Si ostina ad usare l’argomento del “progresso tecnologico” solo a vantaggio degli autoveicoli e non del resto delle tecnologie, chissa’ perche’. Per inciso, la sicurezza del trasporto su rotaia e’ incomparabile rispetto a quello su gomma, ma dimentica di farne menzione. Il vantaggio di ridurre il traffico su strada va a diretto beneficio dei centri urbani, che ovviamente risentono dell’aumento di traffico sulle arterie che li collegano, migliorando dunque la qualita’ della vita’ di chi ci abita. Questo e’ solo un’esempio delle tante esternalita’ negative del trasporto su strada, ma chi all’ora di punta si trova in tangenziale a Milano sa perfettamente di cosa sto parlando… Questi sono solo alcuni commenti che servono a mettere in luce la parzialita’ della sua analisi. Eviti la prego di impostare la risposta sull’asserzione: “la gomma e’ meglio della rotaia” perche’ fa un torto a se stesso. Ad ogni modo un treno vuoto, a livello ecologico ed economico, fa tanti danni quanti ne fa una fila di Tir vuoti e di machine con a bordo il solo guidatore. Il miglioramento dell’efficienza dei trasporti puo’ essere piu’ facilmente ottenuto quando il sistema di trasporto e’ collettivo, piuttosto che individuale: quanti automobilisti conosce che si prendono a bordo almeno un altro passeggero per ridurre il traffico e quindi ottenere il beneficio collettivo di ridurre il tempo per gli spostamenti? Un saluto. Luca Palazzotto
    Risposta:
    Gentile sig. Palazzotto, l’imposizione di vincoli alle emissioni dei mezzi stradali è una politica efficace. Il riequilibrio modale non lo è: non lo è stato in passato e non lo sarà in futuro. Nell’ultimo piano generale dei trasporti si può leggere che “in presenza di notevoli interventi infrastrutturali ed organizzativi si prevede una riduzione della quota passeggeri su strada pari all’1,6% (dal 1998 al 2015: +33% contro il 36,7% tendenziale)”. E più avanti si aggiunge prudenzialmente:“Le previsioni di riequilibrio modale vanno considerate come uno strumento per la individuazione delle priorità di intervento infrastrutturale e non necessariamente come dei futuri possibili”. Per quanto concerne specificamente la sicurezza, è vero che la ferrovia è caratterizzata da un tasso di incidentalità inferiore alla strada ma ridurre il numero di morti e feriti in incidenti stradali utilizzando ingentissime risorse pubbliche per spostare una parte di traffico su gomma così come per la riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici è una strategia inefficace. L’elemento più rilevante ai fini dell’incidentalità stradale non è rappresentato dal livello complessivo del traffico ma dall’evoluzione tecnologica dei veicoli e dalla qualità della rete stradale oltre che dalla repressione dei comportamenti pericolosi dei conducenti. La Gran Bretagna presenta un traffico stradale complessivo analogo a quello del nostro Paese (e nemmeno un km di rete AV) ma, grazie ad un’assai più efficace politica della sicurezza, il numero di morti in incidenti stradali è inferiore di oltre il 45%: nel 2003 si sono registrati 3658 decessi contro i 6015 dell’Italia . Ed in Francia, in soli tre anni, tra il 2000 ed il 2003, in presenza di una modesta crescita del traffico, si è passati dagli 8079 ai 6058 decessi. Ridurre l’incidentalità stradale punendo i conducenti che non rispettano le norme del codice della strada è quindi una politica di gran lunga più efficace (ed equa, in quanto i costi ricadono, tramite le sanzioni, sui responsabili dei comportamenti a rischio e non sull’intera collettività) di quella del riequilibrio modale. Per quanto concerne i benefici per i centri urbani di uno spostamento di traffico dalla strada alla ferrovia, occorre sottolineare come nel caso della Torino - Lione, anche qualora i tir venissero trasferiti su ferrovia sulla tratta Torino – Lione, la parte terminale del viaggio dallo stabilimento di origine all’interporto di Orbassano (scalo ferroviario di partenza) continuerebbe ad avvenire su strada e quindi i benefici per gli altri utenti della strada sarebbero minimi: la tratta autostradale Torino – Bardonecchia presenta infatti livelli di traffico assai modesti.