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Commenti

Legge elettorale: davvero così importante?

di Massimo Bordignon, e Tito Boeri, Categoria Istituzioni e Federalismo, , Data 05.03.2007
Ma davvero, con tutti i problemi che ha l’Italia, la riforma della legge elettorale è una questione così rilevante? Se ci sono tanti partiti, non sarà semplicemente perché è la frammentazione della società italiana a richiederlo? E comunque, che c’entra la legge elettorale con la qualità della politica e in particolare della politica economica? Qualche dato per discuterne. E anche per orientarsi nel dibattito in corso.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Per semplificare il quadro politico
    Nome: Duccio Ducci  Data: 06.06.2007
    Non sono in grado di commnetare nel dettaglio le proposte referendarie, data l'elevata tecnicità della materia. Mi pare però che il sistema proporzionale sia sostenuto soprattutto da piccole formazioni che hanno modo così di essere rappresentate e "pesare" in Parlamento. Allora forse non sarebbe meglio un sistema che consapevolmente esclude dal parlamento partiti piccoli, tanto moderati quanto radicali? Il sospetto è che tre o quattro partiti anzichè uno servano (anche) a moltiplicare i ruoli di segretario o capo di una corrente, quindi si potrebbe serenamente accettare l'idea che non tutti i movimenti o partiti devono essere rappresentati in Parlamento. Dopotutto, credo che nel Regno Unito esistano anche formazioni politiche che il sistema elettorale non consente siano rappresentate a Westminster, oppure che sono molto sottorappresentate e pertanto vedono la loro influenza notevolemente ridotta. Ovviamente resta libera la possbilità di militare in organizazioni anche radicali, senza però che la presenza di queste distorca gli equilibri e la formazione dei governi. I movimenti nati da personalismi politici, invece, si esaurirebbero da soli una volta che i loro capi ispiratori, preso atto della nuova legge, per non restare esclusi confluirebbero nei partiti maggiori di cui, in molti casi, già facevano parte. Sicuramente ogni soluzione è perfettibile, però mi chiedo quali sarebbero gli svantaggi evidenti di un sistema maggioritario puro nel quadro politico italiano.
  • Legge elettorale
    Nome: Antonio De Luca  Data: 02.04.2007
    La riforma della legge elettorale dovrebbe essere prioritaria soprattutto per evitare la situazione attuale di governo, la difficoltà di portare avanti riforme "vere" e non mitigate dai compromessi a cui si deve pervenire non solo con i più piccoli partiti, ma ora anche con i singoli parlamentari. L'ipotesi che mi è parsa più interessante è quella che prevede come direttrici fondamentali lo sbarramento al 4% e il premio di maggioranza da attribuire non alla coalizione ma al singolo partito. In questo modo sicuramente si accellererebbero i processi di aggregazione all'interno delle due coalizioni (e forse anche al centro)e si ridurrebbe la frammentazione. Finalmente in Italia si avrebbe una situazione più lineare e più semplice sia da gestire che da interpretare, anche per molti miei coetanei ventenni che spesso si trovano spaesati dinanzi alla situazione politica italiana. Il problema è: potra mai venire dalle aule parlamentari una simile proposta?
  • legge elettorale
    Nome: Aldo Ronchi  Data: 30.03.2007
    Nel sistema bipolare chi si prende la briga di recarsi al seggio per votare scheda BIANCA, o scheda NULLA, esprime la volontà univoca di essere rappresentato da "Nessuno" dei candidati. Il votante vota per lo scranno VUOTO. Nessuno dei candidati può accomodarcisi. Se la nuova legge elettorale accogliesse con rispetto anche queste volontà dei votanti, prevedendo i riquadri ad hoc sulla scheda, si avrebbero positive conseguenze possibili. In primis, i parlamentari si ridurrebbero di un numero in proporzione ai voti nulli ed alle schede bianche. Poi i due schieramenti valuterebbero la convenienza di abbandonare gli estremi della propria coalizione alla ricerca di coloro, (numerosi perché queste schede fanno per numero il quarto o quinto? partito dei votanti) che rifiutano di votare i due schieramenti solo perché si coalizzano con l'inconciliabile. L'esclusione delle schede nulle dal computo dei seggi nel sistema bipolare vizia la legittimità del voto. Infatti, l'attuale sistema equipara il voto nullo al non votante. Ma questo è arbitrio illecito. Infatti l'equiparazione del voto nullo "all'incapace al voto" poteva valere in "altri tempi", oggi no. Il totale acculturamento, in senso lato, del votante "voto nullo" e "scheda bianca" alla precisa volontà di rifiutare l'omologazione della lana con la seta offerta in ambedue gli schieramenti, che accomunano l'inconciliabile e l' inacettabile concettuale. L'evocato stereotipo della "vinaigrette", associata alla sapiente alchimia del dosaggio moderato, garbato di contrapposti, é improponibile con lo sgraziato "mischione" di culture e di aspirazioni, presente nei due poli. Aldo Ronchi
  • Nasi turati
    Nome: marco visita  Data: 20.03.2007
    Io non so se un meccanismo elettorale risolverà i problemi di una vera rappresentanza democratica, riducendo la frammentarietà dei partiti. Qualcuno, tra i commenti, notava giustamente che fino agli anni settanta il proporzionale puro non produsse il caos di sigle di oggi. Mi sembra infatti che il discrimine stia piuttosto nella partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica. Non solo gli iscritti ai partiti stanno diminuendo, ma spariscono le sezioni, gli uffici periferici che tutti i partiti avevano in ogni dove e che un tempo erano concretamente la base e il serbatoio di idee. Il cosiddetto radicamento nel territorio non c'è più e quando ancora ne esiste una forma, questa si traduce nelle varianti clientelari che Iacona ha descritto nel suo "Pane e politica", oppure viene dimenticata dalle direzioni centrali e esclusa da ogni partecipazione. Quando fu che...? Montanelli, sulle pagine di una Domenica del Corriere del 1969, manifestò tutta la sua rabbia per un ceto politico che, in occasione di una crisi parlamentare, traccheggiò impunemente per settimane fregandosene dei problemi del paese e rifiutando ogni soluzione di governo in attesa di ripristinare gli equilibri interni ai partiti, soprattutto tra le tantissime correnti di questi. Perché la Dc e il Pci raccoglievano il 70% dei voti, ma in essi c'erano tante correnti almeno quante sono le sigle che oggi li richiamano. I cittadini non hanno più potere sui partiti e questi rappresentano soltanto se stessi. Abbiamo voglia noi cittadini di riprenderci il nostro potere? Non mi pare. Stiamo (relativamente) bene. In fondo non abbiamo fame e abbiamo più o meno tutti i diritti riconosciuti; insomma siamo figli del benessere e tanto ci basta. Almeno fino a quando la classe politica, mattarellum o porcellum è lo stesso, non ci ridurrà di nuovo tutti sul lastrico. Protestiamo in tanti, ma i movimenti, i girotondi, si fermano subito e si torna a votare il meno peggio. Allora, forse, la soluzione sta nell'attesa.
  • La questione della legge elettorale
    Nome: antonio petrina  Data: 15.03.2007
    La regione Friuli Venezia Giulia ha approvato la lr n.226/07 che prevede lo sbarrameno del 4% alle liste regionali per l'elezione diretta del presidente della regione con premio di maggioranza al 60% delle liste regionali sole od accorpate maggiormente votate.
  • Regole delle camere
    Nome: daniele v  Data: 11.03.2007
    Sono d'accordo: diamo delle priorita'. La legge elettorale e' tra le primissime cose da fare, ed anche il presidente della repubblica si e' espresso in tal senso. Ma rimangono i problemi di senatori, deputati e partiti che non vogliono "perdere la poltrona" con una diversa legge elettorale Tuttavia ci sono cose piu' veloci che possono essere modificate, piu' feasable. Ad esempio i regolamenti delle camere, che voi citate. Un esempio su tutti: Una delle cause maggiori di inefficienza del parlamento (e del governo) e' la possibilita' per ogni singolo parlamentare di proporre dei ddl. Togliamo questa possibilita'! In quasi tutti i regimi parlamentari solo (o principalmente) il governo ha potere di introdurre disegni di legge e spesso ha modo di dettare (o influenzare) l'agenda.
  • Legge elettorale: Australia, Italia?
    Nome: Matteo Bardelli  Data: 11.03.2007
    Le osservazioni e gli spunti di riflessione del Prof. Bordignon sono ampiamente condivisibili ed apprezzabili; soprattutto, riguardo ad un richiamo al "realismo" nel valutare e nel fare la tanto evocata riforma elettorale. Nel mio piccolo, sono portato a riflettere "realisticamente" (sic!) che l'interessata difesa dell'interesse particolare dei partiti contrapposta alla rappresentatività della volontà dell'elettorato mina alla base ogni speranza di una riforma della legge elettorale autoimposta ed ampiamente condivisa che assicuri non solo la governabilità ma anche la rappresentatività dell'elettorato. Fatta questa premessa, penso che il dibattito tra "Maggioritario alla francese" e "Proporzionale alla tedesca" sia nel migliore dei casi sterile ai fini della definizione di una soluzione. Forse una soluzione "compromissoria" potrebbe essere una Camera eletta con un sistema maggioritario come quello applicato in Australia ed un Senato regionale, in cui ciascuna regione abbia lo stesso numero di rappresentanti delle altre e, che viene eletto con un sistema proporzionale (anche in questo caso l'esempio del Senato australiano potrebbe essere utile). Tra le altre cose, sarebbe bello che una nuova legge elettorale riportasse nuovamente la libertà per i cittadini di esprimere la propria preferenza senza dover accettare o rifiutare la lista di aspiranti eletti proposta dai partiti. sinceramente Matteo Bardelli
  • commento alla risposta
    Nome: Daniele Ferretti  Data: 09.03.2007
    Ritengo assolutamente inoppugnabile la risposta fornita dagli autori ai commenti ricevuti inerenti l'articolo sulla legge elettorale. Aggiungo inoltre che, a mio avviso, la stessa frammentazione partitica, oltre a moltiplicatore di costi per la collettività, è condizione essenziale per il mancato prodursi a livello nazionale di accettabili livelli di coesione sociale e limite per lo sviluppo di movimenti di opinione extrapartitici.
  • stabilità
    Nome: Giuseppe Caffo  Data: 08.03.2007
    Credo si sia data troppa enfasi all'importanza dei sistemi elettorali in questi ultimi anni.Un governo stabile e efficace è frutto di una classe dirigente seria e affidabile capace di proporre agli elettori un programma di governo convincente e adeguato ai problemi che la gente sente come reali.Sarebbe inutile proporre grossi partiti unici di destra o di sinistra,magari con l'aiuto dell'ennesima nuova legge elettorale,se poi questi partiti fossero divisi in correnti interne in lotta fra loro,come è successo per molti anni alla DC.Il problema ,difficile,è quello della selezione di una classe dirigente di alto profilo,aliena al clientelismo ,al particolarismo,agli affari più o meno confessabili,insomma a tutto il malcostume che ha afflitto la politica.In Italia si vogliono risolvere spesso i problemi con nuove leggi e regolamenti,senza mirare alla sostanza.Detto questo,il sistema proporzionale mi sembra quello che meglio esprime la volontà popolare,senza forzature in nome di una stabilità che solo un progetto politico serio può garantire.
  • Curiosità italiane
    Nome: Luigi D. Sandon  Data: 07.03.2007
    È curioso come in Italia si creda che una democrazia non possa produrre governi stabili perché questi "soffocherebbero" la democrazia stessa. In realtà è esattamente il contrario. La democrazia è una forma di "dittatura della maggioranza", controbilanciata - come negli USA - da ferree regole costituzionali, una separazione dei poteri funzionante, e da una stampa sufficientemente indipendente, oltre all'attivismo dei cittadini. La "dittatura delle minoranze" è esattamente il contrario delle democrazia, spesso alimentata dall'apatia della società in genere e da una stampa spesso troppo allineata.