Nelle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno anche questo governo cade nell'equivoco. E scambia la difficoltà di utilizzare le risorse con una loro presunta scarsità. Invece di preoccuparsi della capacità di spesa, meglio farebbe a controllarne la qualità. La programmazione unica per Fas e fondi strutturali rende ancora più probabile rispetto al passato l'osmosi tra vari tipi di finanziamento. Sarebbe stato molto più utile "specializzare" i singoli fondi, finalizzandoli a determinati progetti. Si sarebbero evitate pericolose sovrapposizioni.
ho una piccola azienda di 5 dipendenti.con il mio lavoro,do da mangiare ai comuni con le varie tasse da pagare in piu' lo stato,i consulenti ecc. ecc.aspetto dal lontano 2003 qualche aiuto dello stato per poter ingrandire la mia azienda,e lo stato insieme alla regione calabria che fanno:affondano noi piccoli imprenditori e danno contributi ad aziende che si fregano i fondi e non danno futuro ai giovani.volevo sapere se lei ha la conoscenza se e quando avro'la fortuna di attingere a questi benedetti fondi per poter ingrandire la mia azienda,e dare posti di lavoro ad altri giovani.grazie
Il problema e' un altro, che chi ha pianificato i progetti in calabria, vedi fondi per la depurazione agenda 2000-2006, ha anche previsto come rubarseli questi soldi, vedi inchiesta poseidone del pm demagistris, il problema e' sempre lo stesso, piu' che la mancanza di una classe dirigente, inadeguata, una classe dirigente corrotta e collusa.
Appare incredibile che nell'arco di un intero anno solare l'argomento Mezzogiorno sia stato interessato da un solo articolo, sempre molto interessante ed efficace, ad iniziare dal commento del libro di N. Rossi, preciso e sconvolgente e che, in un Paese vagamente normale, avrebbe portato alla crisi di un'intera classe dirigente, mentre, viceversa, non ha sortito proprio nulla. Ancora più incredibile che tale articolo abbia sortito un solo commento che non coglie il problema, visto che l'utilità clientelare della "lista" infinita di opere non si combatte con un complesso organico di interventi, ma con una "chiara strategia contenente concrete procedure per realizzare quanto effettivamente serve con priorità ora e con priorità domani", così come si legge in "per restare in Europa: le infrastrutture fisiche, ecc. (Min. LL.PP., bozza, 1997)", un documento che pochi, mi sembra, conoscano e che invece coglie nel segno e rappresenta, per quanto a mia conoscenza, il primo vero documento strutturale sul ritardo e sul declino del Paese. Dopo di questo è iniziata quella bailamme sulla Pianificazione Strategica di cui tutti parlano e quasi nessuno sa cos'è (la Pianificazione è strategica di per sè, altrimenti non è Pianificazione, che senso ha aggettivizzarla?) L'esperienza maturata in oltre sei anni di programmazione del FAS, e le informazioni raccolte sulla Regioni beneficiarie, mi portano a concludere che siamo ancora e sempre alla "lista degli interventi", semplicemente perchè non sono mai stati affrontati i problemi posti, ad esempio, dal documento citato "cinque cause hanno portato il Paese ad accumulare ritardi..sintetizzabili in due: - la carenza ereditata nella capacità economica di pianificazione(un problema di assenza di chiare strategie) - la carenza ereditata nella capacità tecnica(un problema di supporto alla decisione strategica e di controllo della sua attuazione) Nel frattempo le Regioni beneficiarie dei fondi FAS perdono soldi! Sì, perdono soldi (ne ha parlato qualcuno?) e tanti, il 17,7 per cento sulla CIPE 17/03 (Deliberazione 179/06). Il libro di Nicola Rossi pone il problema: i soldi non c'entrano, manca una classe dirigente (P.A.) capace di proporre, manca una classe dirigente (Istituzione) capace di recepire, il resto sono chiacchiere.