Logo stampa
 
 
 

Commenti

A Sud niente di nuovo

di Claudio Virno, Categoria Mezzogiorno, / Conti Pubblici, , Data 13.02.2007
Nelle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno anche questo governo cade nell'equivoco. E scambia la difficoltà di utilizzare le risorse con una loro presunta scarsità. Invece di preoccuparsi della capacità di spesa, meglio farebbe a controllarne la qualità. La programmazione unica per Fas e fondi strutturali rende ancora più probabile rispetto al passato l'osmosi tra vari tipi di finanziamento. Sarebbe stato molto più utile "specializzare" i singoli fondi, finalizzandoli a determinati progetti. Si sarebbero evitate pericolose sovrapposizioni.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • agevolazioni alle imprese
    Nome: zoccali daniela  Data: 04.12.2007

    ho una piccola azienda di 5 dipendenti.con il mio lavoro,do da mangiare ai comuni con le varie tasse da pagare in piu' lo stato,i consulenti ecc. ecc.aspetto dal lontano 2003 qualche aiuto dello stato per poter ingrandire la mia azienda,e lo stato insieme alla regione calabria che fanno:affondano noi piccoli imprenditori e danno contributi ad aziende che si fregano i fondi e non danno futuro ai giovani.volevo sapere se lei ha la conoscenza se e quando avro'la fortuna di attingere a questi benedetti fondi per poter ingrandire la mia azienda,e dare posti di lavoro ad altri giovani.grazie

  • Fondi per la depurazione in calabria
    Nome: francesco viapiana  Data: 21.10.2007

    Il problema e' un altro, che chi ha pianificato i progetti in calabria, vedi fondi per la depurazione agenda 2000-2006, ha anche previsto come rubarseli questi soldi, vedi inchiesta poseidone del pm demagistris, il problema e' sempre lo stesso, piu' che la mancanza di una classe dirigente, inadeguata, una classe dirigente corrotta e collusa.

  • Mezzogiorno, dibattito inesistente
    Nome: luigi del sordo  Data: 07.10.2007

    Appare incredibile che nell'arco di un intero anno solare l'argomento Mezzogiorno sia stato interessato da un solo articolo, sempre molto interessante ed efficace, ad iniziare dal commento del libro di N. Rossi, preciso e sconvolgente e che, in un Paese vagamente normale, avrebbe portato alla crisi di un'intera classe dirigente, mentre, viceversa, non ha sortito proprio nulla. Ancora più incredibile che tale articolo abbia sortito un solo commento che non coglie il problema, visto che l'utilità clientelare della "lista" infinita di opere non si combatte con un complesso organico di interventi, ma con una "chiara strategia contenente concrete procedure per realizzare quanto effettivamente serve con priorità ora e con priorità domani", così come si legge in "per restare in Europa: le infrastrutture fisiche, ecc. (Min. LL.PP., bozza, 1997)", un documento che pochi, mi sembra, conoscano e che invece coglie nel segno e rappresenta, per quanto a mia conoscenza, il primo vero documento strutturale sul ritardo e sul declino del Paese. Dopo di questo è iniziata quella bailamme sulla Pianificazione Strategica di cui tutti parlano e quasi nessuno sa cos'è (la Pianificazione è strategica di per sè, altrimenti non è Pianificazione, che senso ha aggettivizzarla?) L'esperienza maturata in oltre sei anni di programmazione del FAS, e le informazioni raccolte sulla Regioni beneficiarie, mi portano a concludere che siamo ancora e sempre alla "lista degli interventi", semplicemente perchè non sono mai stati affrontati i problemi posti, ad esempio, dal documento citato "cinque cause hanno portato il Paese ad accumulare ritardi..sintetizzabili in due: - la carenza ereditata nella capacità economica di pianificazione(un problema di assenza di chiare strategie) - la carenza ereditata nella capacità tecnica(un problema di supporto alla decisione strategica e di controllo della sua attuazione) Nel frattempo le Regioni beneficiarie dei fondi FAS perdono soldi! Sì, perdono soldi (ne ha parlato qualcuno?) e tanti, il 17,7 per cento sulla CIPE 17/03 (Deliberazione 179/06). Il libro di Nicola Rossi pone il problema: i soldi non c'entrano, manca una classe dirigente (P.A.) capace di proporre, manca una classe dirigente (Istituzione) capace di recepire, il resto sono chiacchiere.

  • Regole comuni - un pericolo?
    Nome: Aglaia  Data: 06.03.2007
    La novità di questo periodo di programmazione non è rappresentata tanto dalla possibilità di impegnare il FAS per un settennio (che comunque aiuta, se non altro a levare alibi da carenza di fondi) quanto dall'impianto di regole comune per i due strumenti finanziari e, quindi, nel disegno unitario delineato per il perseguimento delle politiche. Comuni saranno anche le regole per la selezione dei progetti e il coordinamento complessivo. Non penso che il nuovo Quadro Comunitario di Sostegno possa risolvere tutti i mali della italica programmazione ma sono convinta che sia un notevole passo avanti rispetto alla logica del singolo intervento da promuovere e valutare. Mi pare positivo, in un documento ufficiale che costituisce un impianto di regole a cui attenersi, sia sottolineato l’ovvio e cioè, ad esempio, che la programmazione operativa deve tenere conto delle risorse disponibili, di tempi credibili di attuazione, dei vincoli e delle condizioni di contesto (ambientali, sociali, tecniche, economico-finanziarie, normative e procedurali) e della sostenibilità gestionale e finanziaria, anche attraverso un opportuno processo di selezione dei progetti. Tra l'altro, l'unificazione delle regole, definita "pericolosa" dall'autore rende, invece, molto più difficile “barare”. Quando gli interventi vengono scelti secondo lo stesso impianto di regole quale può essere l’interesse di “travasarli” da un contenitore ad un altro? Si può discutere sulla validità delle regole proposte e sui meccanismi da porre in essere per verificarne la loro corretta applicazione ma mi pare quantomeno bizzarro sostenere che regoli comune possano essere un danno. Personalmente credo che la logica da combattere sia quella delle “liste”, tutte composte da opere in teoria utili e, spesso, positivamente sottoposte a processi di valutazione ancorati a esami di oggetti puntuali invece che di complessi di interventi. Purtroppo è una pratica molto in voga… ancora oggi.
    Risposta:
    Le regole per la selezione dei progetti applicate ai fondi strutturali che dovrebbero essere estese ad altri fondi nazionali non si sono rivelate efficienti e non mi sembra quindi che possano essere considerate una positiva novità. Ma la questione principale riguarda l’eccessiva enfasi posta su una programmazione finanziaria unitaria. Intanto già il termine “programmazione finanziaria” crea qualche problema: essa è già stata tentata senza alcun successo nel precedente ciclo 2000-2006 e soprattutto tende a confondere gli aspetti strettamente finanziari con i meccanismi decisionali e valutativi che determinano la scelta degli interventi, meccanismi che rappresentano il vero tallone d’Achille della programmazione in Italia. Inoltre, una programmazione finanziaria unitaria rende più facile l’effetto di sostituzione tra fondi che si è verificato in passato ( a scapito del volume complessivo di investimenti), non a causa della presenza o assenza di “regole comuni”, ma per il fatto che con i fondi nazionali e con quelli europei era ed è possibile finanziare i medesimi investimenti e che per ragioni poco nobili (lentezze e inefficienze nella programmazione e realizzazione degli interventi) risultava conveniente farsi rimborsare da Bruxelles gli investimenti già finanziati con i fondi nazionali. E’ ovvio che il problema non sussisterebbe se oltre a una generica proibizione di utilizzare i cosiddetti “progetti sponda” (che comunque non vi è mai stata) vi fossero impieghi distinti e separati dei vari fondi: ad esempio se i fondi strutturali potessero finanziare solo le grandi opere a rilevanza interregionale, mentre il FAS le opere a valenza locale, e via dicendo. Una precisa finalizzazione di ciascun fondo oltre a impedire l’intercambiabilità dei fondi stessi potrebbe anche rappresentare un incentivo a un più esteso utilizzo di tecniche di programmazione e valutazione degli investimenti pubblici. Sono ovviamente d’accordo sul fatto che la programmazione non è fare liste di progetti, bensì analisi e studi di fattibilità. Ma non sarà certo la programmazione finanziaria unitaria a impedire che le regioni continuino ad approntare (come sta accadendo anche adesso) indecenti programmi operativi basati sul nulla oppure proprio su liste della spesa raccolte presso i vari assessorati.