Logo stampa
 
 
 

Commenti

Due binari per la riforma della Pa

di Carlo Dell'Aringa, Categoria Relazioni Industriali, , / Istituzioni e Federalismo, Data 08.02.2007
Nel memorandum governo-sindacati sulla riforma della Pa si intende migliorare la qualità dei servizi pubblici e misurare, verificare e incentivare la qualità dei servizi. Tuttavia, riuscirà a tradurre le buone intenzioni in comportamenti virtuosi? La proposta di Authority afferma la cultura della valutazione. Ma dovrebbe spostare il raggio d'azione dai singoli lavoratori alle singole unità amministrative, perché agli utenti interessa misurare la qualità ed efficienza dei servizi. Occorre dare ai dirigenti gli strumenti per esercitare con responsabilità il loro ruolo, in una dialettica equa ed equilibrata fra Pa e sindacati.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Sarà difficile...
    Nome: Luigi D. Sandon  Data: 25.02.2007
    Temo che questo sia solo il preludio alle difficoltà che si incontreranno nell'introdurre criteri di efficienza e responsabilità nella PA. Credo inoltre che sia ingenuo credere che una valutazione complessiva al posto di una valutazione più granulare possa migliorare le prestazioni. Immagino piuttosto un livellamento verso il basso ove ognuno fa il minimo indispensabile. Solo incentivi/disincentivi personali possono migliorare la produttività.
    Risposta:
    Grazie per il suo commento. Penso al contrario che sia possibile ed utile valutare le strutture nel loro complesso: Veda l'inserto economico del Corriere della Sera di Lunedì 28.02.07 ,che riporta i casi dell'INPS e del comune di Modena. Veda anche l'articolo di Corrado e Leonardi su la voce del 19.02.07 , a proposito del tribunale di Torino. La qualità delle strutture si fa apprezzare. E occorre valutare anche la qualità della prestazioni dei singoli dipendenti. Le due valutazioni possono sostenersi e non in una concorrenza "al ribasso", bensì "al rialzo".
  • Pubblica amministrazione
    Nome: CARMINE GRANATO  Data: 11.02.2007
    Premetto che do il mio contributo a la voce pubblicando degli articoli in www.edupress.it e a volte in www.santagatesinelmondo.it. Desidero dire due parole sulla pubblica amministrazione: - in Italia non abbiamo un grande cultura della cosa pubblica quindi tutto ciò che è pubblico è di...NESSUNO; - pertanto chi dovrebbe vigilare sul buon andamento della P.A. o si adegua o viene mobbizzato. Rimedi? Istituire una grande scuola di preparazione per i funzionari dello stato accanto alle forme che oggi si usano. Responsabilizzare i dirigenti e punire con il licenziamento i dirigenti infedeli, che non vigilano e che non soddisfano i cittadini utenti. Non c'è alle viste una tale filosofia di gestione della cosa pubblica. Temo che passeranno ancora anni prima che si possa intravedere qualche miglioramento. O no?
  • Contratti collettivi decentrati
    Nome: luigi oliveri  Data: 10.02.2007
    La contrattazione collettiva, a partire dal 1999, ha consentito di prevedere progressioni economiche e di livello per i dipendenti pubblici. Finanziate, in gran parte, da fondi riservati proprio a tale fine, E', dunque, vero che i salari sono cresciuti molto. Ma, è anche vero che il meccanismo prevede un autofinanziamento (in particolare per gli aumenti), che per un verso non grava come spesa nuova, per altro verso disincentiva alla oculata gestione. L'errore consiste nell'aver circondato di cautele eccessive un potere che dovrebbe essere del tutto discrezionale della dirigenza: incentivare e premiare i capaci. Le amministrazioni decentrate, specie quelle locali, commettono l'errore, perchè molto esposte a pressioni politiche, di contrattare anche i percorsi di carriera, che dovrebbero stare del tutto fuori dalle relazioni sindacali. E tali contrattazioni, ovviamente, tendono a promuovere tutti, erogare a pioggia, assicurare premi a tutti (perchè, è la giustificazione, i dipendenti pubblici non hanno la quattordicesima). Se non si interviene sulla contrattazione collettiva, modificandola radicalmente nella sua impostazione, i tentativi di riforma andranno a vuoto. Ma, il memorandum mira addirittura a ripristinare una vera e propria co-gestione dei sindacati. Non pare sia la strada giusta.
    Risposta:
    Grazie per il suo commento.Non sarei così pessimista sul "memorandum". Concordo invece con Lei sul fatto che il sindacato, nel pubblico impiego, ha troppo potere contrattuale, soprattutto rispetto alla "scarso" potere contrattuale dei dirigenti e degli ammistratori ( che spesso, non sempre, sono deboli e remissivi). Che fare per riequilibrare il rapporto contrattuale ? Occorre che i responsabili politici sentano maggiromente la "voce" dei cittadini.
  • i binari della riforma della p.a.
    Nome: antonio petrina  Data: 10.02.2007
    Egr. prof. Delì'Arringa, condivido la sue preoccupazioni sull'auspiscabile aumento di produttività nella p.a. e la ricerca di strumenti per la concreta valutazione di essa. Forse in Inghilterra sono più avanti di noi perchè si incentiva lo sforzo di migliorare l'ordinario, senza sforzarsi di ricercare astrusi ma teorici modelli e /o formule per la valutazione della produttività.Comunque . nel mio piccolo , dovendo valutare i dipendenti del Comune ( essendo segretario com.le) abbiamo stabilito con gli amministratori che ,a fronte degli obiettivi e/o progetti di miglioramento dei servizi, seguano valutazioni periodiche ed il contatto diretto con gli interessati con esame finale del nucleo di valutazione , al fine di misurare quell'aumento di produttività richiesto.Il risultato funziona! Non è vero che nella p.a. ci sono solo tirapiedi responsabili che amano far carriera per conoscenza, con progressioni interne et similia e/o fannulloni illicenziabili ( direbbe l'editorialista del Corsera) , ma anche dipendenti con la passione per il loro lavoro che è quel che poi conta specialmente nella p.a.,giacchè anche le più belle riforme della p.a. ( orsono 10 anni della riforma bassanini per i segretari e/o direttori gen.li che invero dall'Aran sembrano a tutt'oggi dimenticati per il loro contratto ) e di quelle all'orizzonte (con Memorandum che ampliano i poteri sindacali demotivando i dirigenti ), non aggiungono nulla se non è incentivata la cultura del lavoro perchè in fondo è sempre ed unicamente la persona la risorsa del capitale lavoro !
    Risposta:
    Grazie per il commento . Sono d'accordo con Lei. Talvolta si insiste solo su come "premiare i migliori" e "punire i fannulloni". Occorre anche diffondere la cultura del senso del dovere, del senso civico e del servizio pubblico, inteso come "missione" a favore della collettività. Insomma non è solo questione di "convenienze". E' anche (soprattutto ?) questione etica e morale. Comunque ci vogliono anche gli incentivi-disincentivi.
  • Dirigenza fra politica e sindacato
    Nome: Fabio Pietribiasi  Data: 09.02.2007
    L’articolo riserva le sue considerazioni più interessanti nella parte conclusiva, quando ricorda la separazione dell’attività di indirizzo di competenza politica da quella di gestione di competenza dirigenziale. E’ un principio introdotto dalla riforma del 1990 e ribadito innumerevoli volte da successive fonti legislative e regolamentari. Tuttavia non fa passi avanti ed anzi continua trovare tiepida accoglienza fra molti dirigenti e forte opposizione fra i politici, soprattutto fra gli amministratori degli Enti locali che perderebbero visibilità se si astenessero dall’attività di gestione. Durante la mia passata esperienza di dirigente, ho maturato la convinzione che questo principio non possa trovare applicazione se non con un meditato lavoro di lungo termine, acquisendo la cultura e la sensibilità per ridisegnare i rapporti ( e, ove necessario, i confini) fra responsabilità tecnica, politica, sindacale. Solo con questo presupposto si può seriamente pensare che proposte come quelle in discussione per il pubblico impiego possano essere degne di miglior sorte rispetto al passato. Non dovrebbe pertanto preoccupare che il memorandum sembri una minestra scaldata quando parla di merito, valutazione, efficienza; meglio ribadirli che dimenticarli questi criteri. Dovrebbe preoccupare piuttosto che quell’essenziale lavoro di lungo termine non susciti passioni e non se ne veda l’inizio.
  • considerazione
    Nome: giovanna colombo  Data: 09.02.2007
    Nelle pubbliche amministrazioni esistono solo vecchi tirapiedi che sanno tutto l'uno dell'altro e che per non essere traditi concedono favori e favori (io li chiamo inciuciati) per cui si ritrovano solo "loro" a gestire una situazione di comodo dimenticando purtroppo che oltre a "loro" esistono altri più meritevoli e lavoratori. Una lavoratrice di Poste italiane