Per stimolare l'efficienza delle nostre amministrazioni pubbliche, paralizzate da un sistema di irresponsabilità diffuse che si sorreggono a vicenda, dove il tasso di applicazione della legge stessa è vicino a zero, occorre introdurre, dove possibile, una vera concorrenza tra i centri erogatori di servizi. Dove questo non è possibile, occorre attivare le capacità di auto-valutazione delle amministrazioni e aprirle totalmente alla valutazione della cittadinanza, cui va assicurata piena voce in proposito. Entrambe garantite da un'Autorità indipendente. Un commento di Sergio Paderni e uno del Gruppo di lavoro Sisper alla proposta di un Autority per l'impiego pubblico.
Condivido molto le parole del Prof. Ichino, in particolare : "se è lo stato stesso a violare la legge" . . Ma che dire di quando è lo Stato stesso a fare Leggi per consentire ai Dirigenti della PA (o della banche) di continuare a violare le Leggi?
I Requisiti di Onorabilità sanciti dal Decreto18 marzo 1998, n. 161 del Ministro del tesoro ne sono un esempio lampante:
“Le cariche, comunque denominate, di amministratore, sindaco e direttore generale in banche non possono essere ricoperte da coloro che:
(omissis)
3. sono reclusi per un tempo non inferiore a 1 anno per un delitto contro la pubblica amministrazione
e qui mi fermo. Fa indignare la sola idea che si debba considerare ancora “onorabile” colui che si è macchiato di un delitto contro la Pubblica Amministrazione ma è stato recluso per “soli” 12 mesi meno un giorno!
Prego il Prof Ichino di prendere in considerazione la mia proposta dell’Aprile 2006 (che invio separatamente alla redazione per motivi di spazio) di una Mozione di La Voce per chiedere al prossimo Ministro dell’Economia di proporre al Parlamento requisiti di Onorabilità più accettabili al buon senso e alla dignità dei cittadini italiani onesti.
Enrico Gallina
Stacanovismo ed inefficienza
Nome: Antonio Mario LORUSSOData: 20.02.2007
La Professoressa XY chiede al Liceo presso il quale presta servizio due giorni di congedo parentale ai sensi del D. Lgs. 151/2001.
Il Liceo, poiché la professoressa ne ha già usufruito per 34 giorni, dispone, con apposito atto, la riduzione del trattamento economico del 70%.
Il liceo trasmette l’atto e la documentazione giustificativa alla competente Ragioneria Provinciale dello Stato per la “verifica di legalità della spesa”, ex art. 9 del DPR 38/1998. E una copia dello stesso la invia alla Direzione Provinciale dei Servizi Vari, che gestisce la partita di stipendio, per la variazione del trattamento economico.
La Direzione provvede al data-entry del periodo d’assenza nel proprio sistema informativo, Service Personale Tesoro (SPT), contestualmente quantificando il debito in circa 50,00 € e disponendone il recupero.
La Ragioneria esamina l’atto e, qualora riconosca la legalità della spesa, provvede, a propria volta, al data-entry del periodo d’assenza nel suo sistema informativo, Funzioni Uffici Locali (FLU). Restituisce quindi al Liceo l’originale, debitamente annotato degli estremi della registrazione, con la documentazione.
La Ragioneria ancora, ma a volte vi provvede anche il Liceo, trasmette un'altra copia dello stesso atto annotato alla Direzione a conferma di quello a suo tempo già trasmessogli.
Quello descritto è ancora oggi l’ordinario iter di un atto riguardante il personale. Un atto semplice, dovuto e che non comporta nessuna discrezionalità.
In un siffatto contesto organizzativo e in mancanza di una riorganizzazione dell'Amministrazione per missione, ogni misurazione o valutazione della produttività del singolo lavoratore é vana perché rimarrà sempre la improduttività del sistema.
E poiché siamo in materia di personale, si può soggiungere che la stessa norma contenuta nella finanziaria 2007 che dispone la riduzione del personale di supporto rischia di essere vanificata.
Distinti saluti
Antonio Mario LORUSSO
Esempi dall'estero
Nome: Fabio PancraziData: 17.02.2007
Vorrei aggiungere: vi ricordate un servizio di Report su Raitre? Sui ricercatori italiani?
L'ingegnere trentenne con un serio curriculum, pubblicazioni, ecc. che il professore "barone" del Politecnico di Torino rifiutò perchè:"I miei collaboratori li scelgo da me!" Preso invece all'istante da una università svedese, con uno stipendio triplo di quello che avrebbe percepito a Torino, casa gratis e nominato "professore ordinario" di quella università (carica che in Italia viene raggiunta dai più "fortunati" verso i 50 anni d'età! E tanti esempi simili di merito assolutamente non riconosciuto. Non credo ad un'authority Zorro!
Ma quali poteri hanno i dirigenti scolastici?
Nome: VitaliData: 16.02.2007
Se i dirigenti potessero assumere direttamente il personale (come avviene nel privato) e se i governanti non avessero colluso negli anni '90 con le forze sindacali (CGIL in testa) per tenere in scacco la pubblica amministrazione, la tesi del prof. Ichino sarebbe corretta.
Personalmente penso che la vera responsabilità dell'inefficienza del personale della pubblica amministrazione (nessuno escluso) sia da imputare proprio alle collusioni tra governo e sindacati ; collusioni che hanno determinato:
- normative talmente farragginose e inapplicabili da fare rimpiangere il vecchio rapporto (antecendente al 1992) tra amministrazione pubblica -dipendenti e
- contratti di lavoro che mettono al centro non l'efficienza e l'efficacia del servizio pubblico, ma esclusivamente gli interessi dei singoli lavoratori
Forse allora si può capire perchè i dirigenti , se possono, scappano dalla pubblica amministrazione....
Vitali
riforme e riformismi
Nome: CoppolaData: 15.02.2007
Ho già avuto modo di scrivere, apprezzare, criticare il prof. Ichino e di ricevere da lui un commento, e di questo personalmente lo ringrazio. Dopo quello che è successo colgo l'occasione, forse in una sede impropria, ma vigorosa in termini di democrazia, di esprimere da parte non di un sindacalista, di un pubblico dipendente, ma di un cittadino italiano la mia più profonda gratitudine all'uomo e all'onestà intellettuale che esso rappresenta!
Vada avanti
Vergogna BR
Nome: luigi oliveriData: 13.02.2007
Il Professor Pietro Ichino ha messo il dito sulla piaga di una serie di storture del mercato del lavoro, pubblico e privato, in Italia.
Le minacce delle BR non devono e non possono impedirgli di proseguire in un'opera di revisione dell'ordinamento, finalizzata alle riforme necessarie per il Paese.
Il minimo che si possa fare è esprimere solidarietà al Professore, e chiedergli di continuare nella sua opera.
Riforma Pubblico Impiego
Nome: carmelo lo piccoloData: 12.02.2007
L'intervento del SISPER è a mio avviso importante, perchè permette di cogliere, dal punto di vista matematico - statistico, il cuore del problema: come si misura in una Pubblica Amministrazione il tasso di produttività in assenza dei meccanismi economici che portano alla determinazione del prezzo di mercato e in assenza di una compiuta ed univoca parametrazione della funzione di produzione?
Il SISPER contribuisce a chiarire che i termini "produttività" e "misurazione", nel Pubblico Impiego, non possono essere intesi in senso economico, cioè con gli strumenti propri dell'analisi statistico - econometrica che portano alla formalizzazione matematica di una funzione di produzione, bensì in termini giuridici, cioè di non conformità a prescrizioni di tipo normativo, quali sono le norme legislative e quelle contrattuali.
Se di questo si tratta, appare ovvio e scontato l'inefficacia di strumenti quali le Authority, che, a parte tutte le riserve in materia di effettiva indipendenza ed imparzialità, da condividere in toto, non possono caricarsi l'onere della cosiddetta "valutazione" di ambiti diversissimi, (un conto è la "nullafacenza" in un ente locale, ben altro conto in una scuola o in un ospedale!). Occorre invece responsabilizzare la Dirigenza attraverso un effettivo sistema non autoreferenziale di controllo delle prestazioni, e motivare il resto dei dipendenti con adeguate politiche di formazione e avanzamento di carriera, legando quest'ultima alla professionalità concretamente dimostrata in ufficio e "misurata" da soggetti esterni (utenti, associazioni, ecc.) anzichè al semplice possesso del titolo di studio, che di per sè non significa assolutamente nulla, costituendo una semplice "presunzione relativa" di professionalità, che dovrebbe ammettere la prova contraria ( tra un dipendente diplomato che rende e lavora ed uno laureato che non sa fare e non vuole fare niente, chi dovrebbe andare avanti?).
Indipendenzenza e voice
Nome: Maria ClavarinoData: 12.02.2007
La mia esperienza di lavoro è stata prevalentemente nel settore privato e quella di utente è prevalentemente nel settore pubblico. Da utente posso rispondere alla domanda di Bruno Dente che la qualità dei servizi non è bassa in modo generalizzato. I servizi privati che superano quelli pubblici sono quelli animati da valori immateriali che spingono a dare il meglio di sè. Gli enti privati animati solo dal desiderio di profitto e di notorietà hanno gli stessi problemi (o ne hanno di peggiori) di cui stiamo dibattendo a proposito degli enti pubblici.
Dunque un cambiamento nella cultura è senz’altro necessario e urgente.
Peraltro, in questa sede, si sta commentando un progetto di legge: le leggi non possono ideare contenuti culturali, ma possono costituire un ambiente più o meno favorevole alla loro promozione.
Mi pare che l’ attività degli organi di controllo proposta da Pietro Ichino, e soprattutto la loro indipendenza, possano costituire delle buone premesse per incoraggiare la buona fede sia dei dipendenti che degli utenti.
Il fenomeno segnalato da Pancrazi del mobbing e il fenomeno segnalato da Panus del reclutamento di soggetti mediocri, facile base del gruppo di potere, è presente anche nel settore privato,dove però viene contrastato dal più frequente avvicendamento dei gruppi di potere, indipendenti l’uno dall’altro.
L’indipendenza degli organi a cui viene affidato un potere, sia esso manageriale o di controllo, è il presupposto perchè non si formino circoli viziosi.
Per quanto riguarda l’aspetto della troppa politica presente negli organismi pubblici, l’incoraggiamento dell’opzione voice di cui parla il prof. Ichino è una strategia che da un lato può influire proprio sul piano politico e dall’altro può dare al cittadino maggiore fiducia nella sua relazione con le strutture pubbliche.
Come ha ragione il Sisper
Nome: luigi oliveriData: 10.02.2007
Il professor Ichino pone corretti problemi. Sia consentito rilevare che non altrettanto convincenti sono le soluzioni proposte.
Un'authority indipendente nominata dalla politica è un ossimoro. Non ci crede nessuno. Se creata, farà esattamente la stessa fine dei nuclei di valutazione.
Ha ragione il Sisper. Ma è anche condivisibile l'intervento ultimo di dei professori Boeri e Garibaldi.
La "valutazione" è spesso autoreferenziale, utile a erogare compensi, sotto la copertura dei contratti.
Non si è riusciti a comprendere che la pubblica amministrazione è un concetto incommensurabile a quello dell'azienda privata. Il privato conosce fattori di produzione e di costo, perchè le linee produttive sono verticali. Un comune è un'azienda che produce decine di funzioni e prodotti diversi. Qualsiasi privato fallirebbe un mese dopo, se ci provasse. O spacchetterebbe i servizi, in mille società coperte da holding.
Privatizzare nei paesi anglosassoni, dove l'amministrazione svolge maggiormente funzioni di regolazione e controllo ha un senso. In Italia si ha da tempo la sensazione che prendere di peso strumenti e calarsli in realtà diversissime possa risolvere problemi. In realtà li lascia aperti come e più di prima. E aumentano i poteri della politica, che nomina nulcei, authority, dirigenti. E con i sindacati "briga" per stipulare memorandum che con l'efficienza della p.a. hanno veramente poco a che vedere.
Risposta:
Quando si parla di "indipendenza dalla politica" si intende indipendenza dalla parte o coalizione politica che è al governo. Questa indipendenza ben può essere garantita dal vincolo per cui la scelta deve essere compiuta con
il voto favorevole di due terzi del Parlamento (o, ai livelli inferiori, del Consiglio regionale, di quello comunale, ecc.). Questa è la tecnica normativa con cui si garantisce, per esempio, l'indipendenza dei giudici costituzionali. Quanto al pessimismo di Luigi Olivieri circa la possibilità
di un organismo realmente indipendente dal Governo, osservo che il panorama internazionale è ricco di esperienze di questo genere. Nel campo del controllo di efficienza delle amministrazioni pubbliche si può fare l'esempio della Auditing Commission britannica. Perché da noi questo non
dovrebbe essere possibile? D'altra parte, dove non sia possibile introdurre il controllo del mercato, quale altra scelta ci è data se non quello di stimolare la capacità di autovalutazione delle amministrazioni, garantirne
la massima trasparenza e sottoporla al controllo più penetrante possibile della cittadinanza? (p.i.)
Alitalia ed il circolo vizioso
Nome: Gaetano CriscentiData: 09.02.2007
Credo che sia paradigmatico quanto espresso ,in una intervista, il segretario confederale UIL Angeletti a proposito della invadenza dei sindacati in Alitalia : egli ha asserito che finchè l'azionista di riferimento è pubblico, si sa, è estremamente sensibile e fin troppo disponibile ai desideri dei sindacati, ma che in persenza di un soggetto privato è certo dell'instaurarsi di relazioni sindacali serie e simili a quelle dell'industria, rompendo così il circolo vizioso Sindacati-politici-soldi pubblici-base elettorale!
Spezzare questo circolo vizioso è fondamentale per lo Stato Italiano, uno Stato che vede nella riforma della pubblica amministrazione e nel recupero d'efficienza , anche una incredibile leva di risparmio ed una fortissima possibilità d'avviare un processo di legalizzazione della società Italiana dal basso. Che siano interamente responsabili i dirigenti degli uffici, che il loro operato si valuti dalle performance d'efficienza e dalla adesione alla "mission" originale dell'ufficio -che deve essere sempre rivolta al servizio dell'utente finale, il cittadino - e che sia così premiato o punito, assieme a tutto il suo ufficio , sia da un punto di vista economico, sia dal punto di vista della carriera, sia dal punto di vista di risorse pubbliche destinate agli investimenti.
Vorrei sottolineare un aspetto del problema , finora, a mio parere no ben evidenziato: bene l'autorita che controlli l'indipendenza dei nuclei di valutazione, ma il grande problema è :" chi assegnerà alle singole amministrazioni, fino ad arrivare ai singoli uffici, gli obbiettivi da raggiungere? Chi stabilirà come e cosa son da sottoporre a valutazione? Se si lascia al singolo dirigente, od a commisiioni interne alle varie amministrazioni, avremo una caduta verso il basso degli obbiettivi da raggiungere, ed otterremo lo stesso risultato che oggi già abbiamo: sono tutti bravi e premiati!