Logo stampa
 
 
 

Commenti

Sud chiama Sud

di Andrea Goldstein, Categoria Internazionali, , Data 01.02.2007
La cooperazione economica Sud-Sud acquista un rilievo nuovo. La Cina si è impegnata a sostenere lo sviluppo dell'Africa attraverso prestiti, doni e investimenti di varia natura per un ammontare superiore ai 5 miliardi di dollari. In cambio chiede che i beneficiari vendano le proprie materie prime e utilizzino i fondi per acquistare beni e servizi da società cinesi. I paesi africani sono così considerati partner paritari, di cui per esempio è opportuno sottolineare l'attrattività come destinazione turistica. Un approccio ben diverso da quello adottato dai paesi del Nord.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • aiuto o colonialismo?
    Nome: riccardo boero  Data: 05.02.2007
    Con tutto il rispetto per la competenza dell'autore, non credo affatto che le recenti iniziative africane della Repubblica Popolare Cinese siano fondamentalmente differenti dal tradizionale approccio (neo)colonialista europeo. Assistiamo infatti all'erogazione di fondi in cambio della firma di contratti di acquisto di materie prime, non differentemente da quanto fatto per decenni ad es. dalla Francia in Gabon, Costa d'Avorio etc etc. Il meccanismo rimane quello della corruzione delle leadership locali, che si arricchiscono con progetti personali svuotando il paese delle sue risorse. L'unica nuova consuetudine introdotta dalla RPC e` semmai quella di pianificare l'emigrazione definitiva delle maestranze cinesi che lavorano in Africa, e che vi restano anche al termine del progetto. Alleggerendo in questo modo la poverta` in Cina e aggravandola in Africa.
  • Sud chiama sud
    Nome: Andrea  Data: 02.02.2007
    Condivido parzialmente il punto di vista dell'autore, solo quando parla dell'incapacità dei paesi del nord di avviare rapporti commerciali veramente paritari con i paesi del sud del mondo. Per il resto, credo che il reale tipo di approccio cinese sia piuttosto diverso da quello riportato dall'articolo, in quanto la non interferenza cinese nelle politiche dei paesi africani, ad esempio il Sudan, è una scusa per potergli vendere armi per la guerra nel darfur in cambio di materie prime ed eventualmente accesso ai loro mercati interni: per gli altri paesi africani non è molto diverso. Insomma i cinesi stanno usando a loro vantaggio le pressioni dell'occidente per una maggiore attenzione per i diritti umani, facendo la parte del venditore discreto e silenzioso. In altri casi, approfittano dell'invadenza delle multinazionali occidentali per poter strappare accordi con determinati paesi. La colpa di tutto ciò risiede nel nostro approccio errato nei confronti di tali paesi, perciò non boccerei sia la politica occidentale che cinese nei confronti dei paesi del terzo mondo, che potrebbero trarre molto più profitto da una collaborazione economica (paritaria ovviamente) con noi occidentali che con i cinesi. L'importante è cambiare atteggiamento nei confronti dei paesi del terzo mondo, e almeno spero che la minaccia cinese di accaparrarsi le risorse di tali paesi dia una svegliata ai nostri imprenditori ed ai nostri politicanti, costringendoli a rivedere radicalmente i nostri rapporti con i paesi del terzo mondo.
    Risposta:
    La questione delle consequenze per l'Africa della crescente presenza cinese è estremamente complessa e mi permetto di rimandare il lettore a http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=362. Per quanto riguarda il commercio di armi, I dati sono notoriamente difficili da trovare ed interpretare, ma la Cina non sembra essere un importante fornitore di armi al Sudan -- ben meno impiortante che un paese del G8, quantomeno http://www.sipri.org/contents/armstrad/TIV_imp_SUD_95-05.pdf/download
  • Cina e cooperazione
    Nome: Jacopo Soranzo  Data: 02.02.2007
    Si capisce dall'articolo che i "regali" della Cina al continente africano non rientrano in un ottica di cooperazione allo sviluppo, ma quel che è peggio annullano il potere "contrattuale" di organizzazioni (FMI e Banca Mondiale) che vincolano i loro aiuti a determinati ambiti (sanità, istruzione) e all'adozione di una strategia di intervento. Così è successo pochi mesi fa che l'Angola non si sia preoccupata del blocco dei fondi dal parte della Banca Mondiale giustificato dall'eccessiva corruzione del paese, poichè questi fondi sono stati messi a disposizione dalla Cina. Per inteso non credo che le forme di prevaricazione della sovranità nazionale adottate da FMI e banca mondiale siano corrette, ma formalmente appaiono più attente allo scopo finale di sviluppo del paese.