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Bersani 2: anche i puzzle hanno una logica

di Michele Polo, e Carlo Scarpa, Categoria , Concorrenza e Mercati, Data 29.01.2007
l pacchetto Bersani raccoglie molte indicazioni dell'Autorità antitrust e comprende tanti interventi, alcuni buoni, altri forse solo di facciata. Agisce su settori ad alto impatto sull'economia, come quello assicurativo o la distribuzione di carburanti, o nell'avvio di una borsa all'ingrosso del gas naturale. Discutibili invece i provvedimenti sulla ricarica dei cellulari e sui mutui. Sembra un quadro frammentato, ma assomiglia piuttosto a un puzzle, ove alla fine i diversi pezzi acquisiscono una loro coerenza. Da perfezionare, ma per ora bene così.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • ricariche
    Nome: R.Magriotis  Data: 02.04.2007
    Quello della telefonia è un mercato completamente concorrenziale ? Mi spiego: quanto meno per quel che riguarda la telefonia mobile il numero di operatori è fortemente vincolato dalle frequenze disponibili che sono prese in concessione dallo Stato. Pertanto, si tratta di un mercato protetto, in cui alcune delle leve di Porter (potenziali entranti) sono inibite. Ne segue che forse qualche limitazione nella tosatura dei consumatori non è poi così irragionevole. Inoltre, i costi di ricarica non hanno una giustificazione economica: le società non sostengono un costo una tantum per ricaricare il credito degli utenti. E poi, se anche agissero sulle altre leve (probabile) si riduce però la complessità delle offerte aumentandone la confrontabilità.
  • E se li bloccassimo?
    Nome: angelo agostini  Data: 18.02.2007
    Vorrei porre agli autori una questione: perchè provvedimenti che funzionano egregiamente in altri paesi, come ad esempio le maggiori economie europee, qui da noi vengono sempre guardate con sufficienza e tacciate d'inefficacia? Perchè l'eleiminazione dei costi impropri, come quelli di ricarica, funziona in Germania ma da noi non dovrebbe? Forse perchè, ad es. sempre in Germania, i governi osservano le dinamiche dei prezzi, e se notano aumenti ingiustificati li bloccano! Ci sia attende che i "gestori" scarichino rapidamente sulle tariffe i costi ex di ricarica? Non sarà difficile individuare queste manovre e bloccarle, come avviene ad es. in Germania. Spesso sono associazioni di consumatori assai agguerrite e ben organizzate a sollevare il problema ed a causare la reazione governativa in forma di blocco, con tale puntualità ed efficacia che il mondo imprenditoriale certi giochetti non se li fa venire nemmeno in mente. Stiamo parlando della Germania, non della Corea del Nord o dell'Iran...
    Risposta:
    Caro lettore, non conosco purtroppo i dettagli della normativa tedesca in materia. So che in Italia (ma temo in tutta Europa) i prezzi dei servizi di telefonia mobile non sono determinati da un'autorità pubblica. In Italia nessuno avrebbe il potere di bloccare variazioni dei prezzi - salvo che non si dimostri che sono sostenute da un accordo di cartello. Ma dimostrare che tale cartello esiste (se esiste) è compito dell'Autorità antitrust. Non del Governo. Diversa sarebbe - a fronte di aumenti dei prezzi - la pressione da parte di associazioni di consumatori; ma starebbe alle compagnie telefoniche rispondere (positivamente o meno) a tali pressioni. Cordiali saluti Carlo Scarpa
  • COSTI DI RICARICA E PACCHETTO BERSANI
    Nome: Fabio Lottino  Data: 16.02.2007
    Salve, sono un laureando in Economia molto realista e vicino alle tesi degli autori... Io credo fondamentalmente che a riguardo dei costi di ricarica e delle penali sui mutui in una logica di mercato queste voci che verranno annullate saranno poi compensate da extra-prelievi su altri fronti. Per quanto riguarda i provvedimenti di questo governo sulle liberalizzazioni credo sia una manovra politica più che economica di avvicinarsi alla gente andando a modificare seppur limitatamente i fattori che molto spesso incidono sulla spesa. Il problema è che come ho detto prima, quel che viene tolto con una mano viene necessariamente ridato con l'altra mano in forme diverse. Ci sono settori come quello delle telecomunicazioni in cui pochi signori del salotto buono gestiscono attraverso le + svariate partecipazioni il mercato. Per i distributori di benzina, ben vengano le liberalizzazioni ma queste devono esserci in tutti i settori, quindi prevedendo un estensione delle attività dei benzinai classici. Non voglio far polemica ma non si può agevolare una parte del sistema (gli iper - maxi dei vari gruppo tra cui COOP e altri vicini alla sinistra) penalizzando fortemente un'altra. Grazie per l'attenzione. Fabio Lottino Potenza
  • carburanti
    Nome: marco  Data: 14.02.2007
    Le accise italiane sono del 57,1% superiori al minimo UE. Le imposte sui carburanti costano agli italiani, in proporzione al reddito, più che agli altri europei: le imposte su un pieno di benzina al mese su un'auto di media cilindrata equivalgono al 2,65% del nostro Pil pro capite, contro il 2,25% dei francesi, 2,33% dei tedeschi, 1,79% degli svedesi. Solo i portoghesi (4,61%) pagano più di noi. Sui carburanti vige quadrupla tassazione (accisa, Iva sul prezzo, Iva sull'accisa, tassazione dei profitti delle compagnie). Far risparmiare dai 60 ai 100 euro all'anno è possibile già modificando la pressione fiscale senza compromettere una categoria di lavoratori.
  • avanti tutta!
    Nome: Marco Lombardi  Data: 10.02.2007
    Egr. Prof. Polo e Scarpa, sono un fermo sostenitore delle proposte di questo governo in tema di liberalizzazioni, anche perchè fino ad oggi non se ne erano viste molte. Speriamo comunque funzionino a vantaggio dei consumatori, ovvero di tutti noi. Volevo tuttavia porvi alcune domande. - A seguito dei proveddimenti nel settore assicurativo, ovvero l'abolizione dell'obbligo di esclusiva, come si comporteranno secondo voi le compagnie nei confronti dei loro agenti che fino ad oggi hanno distribuito esclusivamente loro prodotti? Faranno forse valere la loro "forza contrattuale" se questi non si continueranno ad attenere al vecchio sistema? - Dopo i due giorni di sciopero dei benzinai, e in vista di altri quattro che creeranno indubbi disagi agli automobilisti, non credete forse che sarebbe meglio che questi protestassero contro le compagnie petrolifere invece che contro il governo visto che a fronte di una riduzione del prezzo del petrolio di circa il 20% il prezzo della benzina non è diminuito affatto? I margini per le compagnie intanto sono aumentati e il getore continua a guadagnare quei 3 o 4 centesimi al litro! Grazie.
  • Benzina
    Nome: Carlo Stagnaro  Data: 08.02.2007
    L'apertura di nuove possibilità, per i super- e gli iper-mercati, di aprire pompe di benzina è senza dubbio positiva. C'è però una questione più generale. Da un lato, sarebbe opportuno rimuovere quei vincoli che impediscono ai benzinai di farsi loro stessi un po' supermercati, o di affiancare un minimarket alle loro attività, come accade in altri paesi: ciò non risponde solo a un bisogno di equità, ma anche all'esigenza di spostare i redditi dei gestori verso le attività non-oil, facendo della benzina sempre più un bene civetta e creando un incentivo a ridurre i margini. Secondariamente, la maggior parte degli ostacoli alla razionalizzazione della distribuzione dei carburanti dipende da vincoli regionali o urbanistici, su cui lo Stato non ha facoltà di intervenire. Sarebbe utile capire quanto essi pesino e come sia possibile (ammesso che lo sia) aggirare il problema e finalmente rimuovere le rigidità che fanno della nostra rete la più rigida e inefficiente d'Europa.
  • Liberalizzazioni e dentisti
    Nome: Marco Vaudetti  Data: 06.02.2007
    Stimatissimi Michele Polo e Carlo Scarpa, è sacrosanto chiedersi "perché solo pochi possono avere il diritto di vendere benzina? A quale interesse pubblico risponde questa limitazione? ". Tuttavia mi chiedo e Vi chiedo: perché solo pochi possono avere il diritto di curare i denti dei nostri figli, ad un costo spropositato? A quale interesse pubblico risponde questa limitazione? E questa limitazione non è in aperto contrasto con l'art. 32 della nostra Costituzione ? Ottimo risparmiare qualche centesimo per la benzina, ma perchè mai accendere un mutuo per curarsi i denti (esercizio professionale peraltro non eccezionalmente complicato)?
    Risposta:
    caro lettore per la precisione, non è del tutto corretto dire che il numero di dentisti è limitato. Ciò che è limitato è il numero di studenti che possono intraprendere quel corso di studi e la principale motivazione ufficiale è che in questo modo si può curare meglio la qualità della formazione. Il che in se non è certo un fine da censurare. Non sono in posizione per dire se la motivazione ufficiale sia anche quella "vera". Se così non fosse - i sospetti li capisco ... - e se quindi fosse possibile aumentare il numero di dentisti, allora sarebbe probabilmente una pessima cosa e condividerei nella sostanza le sue posizioni. Cordiali saluti Carlo Scarpa
  • la fase due nelle liberalizzazioni
    Nome: antonio petrina  Data: 03.02.2007
    Egr. prof. Scarpa, dopo una falsa liberalizazzione del gas ( a nov 2006) siamo ai seri propositi di attuazione dello scorporo di Eni e la costituenda Fip, come già avvenuto anni fa nel settore elettrico con il decreto Letta.Ma se le reti infrastrutturali sono acquistate senza gara da una società mista pubblico/privata ( leggi Fip) non ricadiamo nelle infrazioni comunitarie , come il precedente avvertimento europeo per le autostrade? MA se liberalizza lo Stato co i decreti Bersani . come fa allora a non richiamarsi alla libera concorrenza nei monopoli naturali ? Infine: "la ricchezza delle nazioni" non imporrebbe che le infrastrutture siano gestite dall'autorità pubblica più vicina nel territorio ?
    Risposta:
    Quanto alla FIP, si tratterà di vedere finanziariamente come avviene la cosa. Se - come pare - saranno soprattutto fondi privati l'obiezione non credo abbia sostanza. Il che non rende l'operazione più accettabile, ma la migliora soprattutto dal punto di vista "estetico". Sul resto non so che dire - se non che i monopoli naturali sono tali proprio perchè la concorrenza non è possibile (sono "naturali" proprio per questo) e che la loro gestione deve essere effettuata su una scala che le renda massimamente efficiente - che tipicamente non è troppo "locale".... carlo scarpa
  • Assicurazioni
    Nome: A.Battista  Data: 31.01.2007
    Per quanto concerne il settore assicurativo, una precisazione preliminare: la possibilità di un agente di lavorare per più compagnie non é mai stata negata, semplicemente era uno dei regimi possibili. Che in Italia non ha mai avuto grande successo, né presso le compagnie, né presso gli agenti né infine i clienti. Pensare apioristicamente che questo sia frutto di market power monopolistico pare un pò superficiale. I modelli distributivi sono diversi nei vari paesi perché riflettono lo stratificarsi di una evoluzione storica e la cultura prevalente: cambiarli dirigisticamente può riflettere una visione del mondo ma con la promozione della concorrenza c'entra poco. E data la complessità del sistema su cui si agisce, gli effetti inintenzionali saranno maggiori di quelli internazionali.
  • Interventi settore assicurativo
    Nome: A.Battista  Data: 31.01.2007
    Una nota di metodologia: il processo di produzione normativa con cui sia alla prima che alla seconda ondata di liberalizzazioni si é arrivato é francamente inaccettabile e probabilmente poco efficace. Chi scrive non é certo un fan della concertazione, peraltro é noto che un processo di produzione normativa con maggiori caratteri di condivisione - anche se con paletti ben definiti, ad esempio in termini temporali - produce risultati superiori sia in termini di applicabilità delle norme che di qualità tecnico-redazionale delle medesime. La comitatologia à la Lamfalussy che tanto impazza in Europa avrà i suoi difetti ma la sua superiorità in termini di benessere sociale rispetto al top down brutale di Prodi / Bersani mi sembra evidente. Dire che aprire dibattiti publici su tali temi equivarrebbe a bloccare il processo mi sembra gratuito e comunque aggirabile - un decreto legge lo si può sempre approvare nell'espace d'un matin. Per non parlare dell'abuso dello strumento del decreto legge, ovviamente fuori dall'alveo previsto dalla Costituzione per quanto concerne almeno 'urgenza.