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Le "utilities" e la regola del profitto

di Marco Ponti, Categoria , Infrastrutture e Trasporti, / Concorrenza e Mercati, Data 29.01.2007
Se la regolazione pubblica fosse efficiente, le fusioni di concessionari dovrebbero mirare a ottenere economie di scala o di scopo, che avvantaggino i consumatori attraverso tariffe inferiori. Per queste operazioni si pone dunque un doppio problema regolatorio. Occorre evitare la formazione di posizioni dominanti che alterino il funzionamento della concorrenza. Ma è anche necessario tutelare l'utenza tramite il controllo tariffario e di accesso alle reti. Un caso recente di danneggiamento esplicito degli utenti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Una domanda
    Nome:  Data: 12.02.2007
    Egregio Professore, ho letto, solo stamattina 11 febbraio, il suo articolo "alle infrastrutture serve un'Autorità". In merito, cosa pensa del disegno di legge sull'Autority trasporti e infrastrutture, da Lei preannunciata? Riuscirà questa Autorità a centrare tutti i significativi obiettivi che Lei pone nella Sua interessantissima nota. Nell'attesa di una Sua risposta, distinti saluti Dott Alfredo Capasso responsabile Acusp, l'associazione dei contribuenti utenti dei servizi pubblici, che il 27 marzo 2006 ha promosso la Giornata Nazionale dell'Utente del TpL conil patrocinio del Ministero dei Trasporti
    Risposta:
    "Egragio dott.Capasso, innanzitutto è interessante la sua associazione: la categoria dei contribuenti-utenti è davvero una delle meno rappresentate nel settore dei servizi pubblici, e una della più penalizzate (i soli utenti spesso hanno cattivi servizi, ma sono "compensati" da tariffe bassissime, soprattutto nei trasporti). Che un'autorità indipendente operi improvvisi miracoli è irrealistico; ma certo sarà l'unica voce che parla a favore dei contribuenti, essendo chiamata istituzionalmente a promuovere l'efficienza dei servizi (cioè a ridurre i costi di produzione, indipendentemente dalle tariffe che poi i soggetti politici decideranno: per esempio, se un comune decidesse di erogare i trasporti gratis ai suoi cittadini, è pienamente legittimato a farlo....ma non è mai legittimato a spendere il doppio del necessario per tali servizi, con assunzioni clientelari o peggio). Purtroppo, proprio nei servizi di trasporto locale sembra che l'autorità abbia un ruolo molto limitato, a causa delle continuo resistenze degli enti locali a vedersi sottratta un'area in cui le clientele dominano. Sembra dunque più facile intervenire a livello nazionale (ferrovie, aeroporti, autostrade ecc.). Comunque è una buona partenza. Vuol sapere un espediente per verificare se sarà efficace? Dal livello di lamentele e di proteste che si leverà dai soggetti regolati (concessionari ecc.). Se saranno silenziosi, dovremo preoccuparci molto...... Cordialmente Marco Ponti".
  • ex municipalizzate
    Nome: Davide  Data: 06.02.2007
    Riferendomi alle imprese multiutility locali ex municipalizzate, vorrei sottolineare che esse fungono spesso da ammortizzatori sociali. Gli Enti territoriali tendono a controllarle, utilizzandole per dislocare al loro interno quelle categorie di persone che, per invalidità o altri problemi non riuscirebbero a trovare occupazione diversamente, nonché per distribuire premi di buona uscita a ex politici. Non è dunque una sorpresa che esse non rispondano a logiche propriamente di mercato. Certo, questi meccanismi sono ingenerati da una mancata regolazione della concorrenza. Proviamo solo a pensare, per esempio, al servizio di raccolta e smaltimento rifiuti: come è possibile produrre degli ambienti concorrenziali idonei dove per anni si è vissuto in regime di monopolio? Questa domanda non è una critica a quanto scritto nell'articolo, vuole essere uno stimolo a una discussione per la quale nutro un certo interesse. Grazie
  • Regolazione e M&A
    Nome: Francesco  Data: 30.01.2007
    Il "superprofitto" fisiologico deriva dall'innovazione: e' giusto che, in ambito concorrenziale, questa venga premiata attraverso la concessione di diritti d'autore, copyright eccetera. Chiaramente, maggiore e' l'incentivo, maggiore l'innovazione. D'altro canto, la concorrenza, similmente incentivata, avra' la possibilita' di erodere questi vantaggi elaborando le sue innovazioni. Il potere contrattuale del consumatore, che sceglie, diventa centrale nel premiare chi innova meglio. Quando però ci si sposta nell'ambito delle intrastrutture companies, tale meccanismo non e' piu' la miglior soluzione. Queste aziende operano infatti in una situazione di monopolio (geografico, tecnico, legale) che le pone in una posizione di forza nei confronti della loro clientela. Inoltre, con alcune eccezioni, ad esempio nella telefonia (dove pero' la posizione di monopolio e' solitamente etero imposta - spesso dalla politica - e non naturale), lo spazio per l'innovazione e' molto limitato. Ecco quindi l'importanza del regolatore, che deve rendere i superprofitti temporanei e ristabilire l'equilibrio impresa-consumatore. Su queste basi, l'articolo afferma che i superprofitti hanno incentivato l'attivita' di M&A nel settore. L'osservazione empirica di quanto avvenuto nel 2006 in due mercati agli estremi opposti della scala evolutiva della regolazione, Italia (debole e primitiva) e Inghilterra (forte e sofisticata), sembra suggerire che la relazione possa essere piu' complessa. A fronte di molti mega-annunci e pochi fatti (Enel-Suez, Abertis-Autostrade, SEA, municipalizzate) si contrappongono numerose operazioni eseguite velocemente e trasparentemente (Thames Water, AWG, SEW). Il denominatore comune delle operazioni anglosassoni sono gli investitori istituzionali (fondi pensione in primis) attratti dalla stabilità e trasparenza del settore. In realta', operazioni di M&A avvengono sia con un regolatore forte che con uno debole: a cambiare sono i giocatori e le loro motivazioni