Logo stampa
 
 
 

Commenti

Quando la redistribuzione passa per l'addizionale

di Massimo Bordignon, Categoria Fisco, / Istituzioni e Federalismo, Data 18.01.2007
La Finanziaria 2007 consente agli enti locali di incrementare le addizionali Irpef e Irap. Che interessano anche i redditi più bassi. Chi le adotta, dunque, minerebbe l'azione redistributiva decisa dal governo. Non è così. Perché l'Irpef come strumento redistributivo ha molti limiti. E perché non è solo con il prelievo che si attua la redistribuzione. Buona parte della spesa comunale ha finalità dichiaratamente sociali. Bisogna quindi considerare come i comuni utilizzano le risorse aggiuntive e le possibili alternative per reperirle.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Equità e soglia d'esenzione
    Nome: Giordano D'Innocenzo  Data: 18.04.2007
    Il punto di vista del Sig. Paltrinieri è rispettabile. Se ho capito correttamente, egli sostiene che lo strumento Irpef (e sue derive addizionali), per quanto grossolano, può servire a compiere le famose redistribuzioni di reddito. Io non credo che l'Irpef sia uno strumento grossolano, anzi, sta diventando sempre più sofisticato e "pressante", andando a pescare, però, sempre sui "soliti noti"! Questo è, secondo me, il punto: come si fa a puntare ancora sulla redistribuzione tra "poveri"?! Individuando ancora nei redditi dichiarati lo strumento redistributivo, rischiamo di rimanere prigionieri di un evidente (voluto?) equivoco: sappiamo, cioè, che i redditi dichiarati fino in fondo sono solo quelli da lavoro dipendente, ma facciamo finta che lo siano tutti! Parlando di comuni, torno a Roma. Invece di aumentare l'addizionale (mentre si abbassa l'ICI, tra l'altro), basterebbe riclassificare gli immobili delle zone centrali e semicentrali della Capitale (appartamenti da sogno conosciuti al fisco come alloggi di fortuna con bagno esterno in comune!) per garantire molto più gettito. Non sarebbe forse un segnale forte di politica equa (e di sinistra, aggiungo) fare in modo che chi abita a piazza di Spagna paghi più ICI a mq di chi abita a Centocelle?! Cordiali saluti.
  • Applicare la soglia d'esenzione accresce l'equità?
    Nome: Andrea Paltrinieri  Data: 29.01.2007
    Le precisazioni del Prof. Bordignon sono un giusto richiamo alla ragione indirizzate a coloro, in primo luogo le organizzazioni sindacali, che hanno criticato pesantemente l'applicazione dell'addizionale Irpef da parte delle amministrazioni comunali. Non sono però sufficienti per mettere il cuore in pace degli amministratori locali (di centrosinistra), specie a cui appartengo. Volendo mantenere o addirittura sviluppare i servizi ai cittadini (es. più posti all'asilo nido per fronteggiare la crescita della natalità) l'applicazione dell'addizionale irpef è praticamente una scelta obbligata. La decisione, pertanto, non è se applicarla, ma come applicarla - con riferimento alla possibilità prevista per la prima volta con la legge finanziaria 2007 di introdurre una soglia di esenzione (evidentemente per i redditi più bassi). In provincia di Modena, che io sappia, questa opportunità è stata sfruttata solo in due comuni: Sassuolo e Spilamberto. Pur riconoscendo che l'Irpef è uno strumento grossolano ai fini redistributivi, che è rilevante il profilo della spesa e che una soglia di esenzione sull'addizionale è pure essa uno strumento alquanto grossolano (un mini-"scalone"!), mi sembra che quest'ultima, se applicata, aiuterebbe comunque ad aumentare il grado di equità delle manovre comunali complessivamente intese.
  • equità fiscale
    Nome: Giordano D'Innocenzo  Data: 19.01.2007
    Sono d'accordo col Prof. Bordignon (i cui lavori riguardo la tassazione d'impresa mi sono stati cari all'epoca della tesi di laurea...): si attribuisce troppa importanza al potere redistributivo dell'Irpef. La fallibilità dello strumento (evasione, elusione, incapienti, ecc.) è stata brillantemente illustrata nell'articolo in commento. Mi permetto di aggiungere che la continua voglia di re-distribuire ricchezza distoglie attenzione dalla fase a monte, ossia la produzione di ricchezza. E' questa che dovrebbe essere incentivata, ma non mi sembra si sia fatto molto in tal senso. Tra l'altro, resta chiaro che neanche il governo di centrosinistra ha trovato (o voluto trovare) il modo di recuperare il "nero" dove si annida, ossia sui patrimoni (immobili in primis, ma anche auto costose, barche...). Anzi, si veda il caso del comune di Roma, dove si è stabilito di abbassare l'ICI ed innalzare l'addizionale Irpef (da 0,2 a 0,5), provvedimento dall'impatto decisamente regressivo. Ancora una volta, si privilegia il patrimonio: paradossalmente, chi è al margine (che può benissimo avere un reddito medio senza potersi permettere l'acquisto di una casa, con i prezzi attuali) sarà sempre più escluso. Alla faccia della politica di sinistra! Cordiali saluti e complimenti alla Voce.
  • fiscalità e redistribuzione
    Nome: v.muscatelli  Data: 19.01.2007
    l'argomento non fa altro che porre un ulteriore accento sulle storture e sempre maggiore allontanamento dello strumento fiscale dalle necessità di una società che invece a sempre più bisogno di una gestione pubblica ma la poni in grado di competere una realtà glonbalizzata. Anzichè percorrere la strada indicata da tempo di snellimento, semplifacazione , chiara individuazione di quanto è effettivamente il carico fiscale su ogni realtà produttiva( che sia persona fisica o giuridica) da anni si sta percorrendo una strada al contrario. Va da se che con l'aumento del proliferare delle voci di prelievo fiscale aumentano sia i costi e le eventuali storture. E' una legge matematica, più aumenti le variabili e la complessità del sistema e più aumentano le probabilità di generare poblema di qualsiasi tipo. Il problema di fondo rimane una corretta gestione di quella attività o realtà per cui un sistema che sia pubblico o privatato è stato creato.