Logo stampa
 
 
 

Commenti

Se ai poveri manca il "minimo vitale"

di Marco Di Marco, Categoria Povertà, , Data 09.01.2007
L'Italia è uno dei pochi paesi d'Europa in cui non esiste una garanzia di reddito minimo. La mancanza di uno strumento specifico e universale di contrasto della povertà impedisce di tutelare al meglio i bisogni delle famiglie che vivono, come ha denunciato il Presidente Napolitano, "in penose ristrettezze". Eppure un intervento circoscritto alle situazioni di disagio estremo costerebbe non più di 3 o 4 miliardi di euro. E l'introduzione di un minimo vitale potrebbe essere accompagnata dalla riorganizzazione dei trasferimenti pubblici per i carichi familiari.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Dibattito
    Nome: giulia  Data: 05.10.2007

    Salve leggo tante belle parole, ma di fatti niente. So solo che la mia famiglia e sulla soglia della poverta assoluta ho tre figli tra cui 2 vanno a scuola e siccome abito in un posto periferico per consentire loro lo studio deve pagare un trasporto privato anche al costo di non fare la spesa. Non ci sono aiuti per noi in nessun caso. Sono stanca di avere sempre le porte in faccia sono povera ma ho la mia dignita.

    Arrivederla e grazie per lo sfogo

    Risposta:

    Cara Giulia,
    grazie per il suo commento. Lei riassume meglio di me il punto centrale del mio articolo: "non ci sono aiuti per noi in ogni caso". Mi dispiace poterle offrire, come economista, soltanto "tante belle parole" e "fatti niente". Non ho io il potere di passare dalle parole ai fatti. Spetta alla politica, al governo, passare ai fatti concreti sul tema povertà. E' quello che chiediamo in molti, da anni. Posso solo
    dirle, anche a nome di molti altri colleghi economisti, che faremo tutto il possibile perchè la sua dignità venga riconosciuta e rispettata, perchè in Italia ci siano politiche sociali migliori per chi ne ha più bisogno. Non getteremo la spugna tanto facilmente. Lei dice che le chiudono molte porte in faccia. Non conosco la sua situazione particolare, ma so che molte persone con redditi bassi a volte non sanno di avere diritto a benefici. Per esempio, lei prende gli assegni familiari? Posso suggerirle di contattare, se non lo ha già fatto, un patronato dei lavoratori nella sua zona (INCA o INAS)?
    cordiali saluti

  • errore di metodo
    Nome: Alberto Mura  Data: 19.01.2007
    Questo articolo e` interessante, ma presenta alcune carenze metodologiche gravi. Una percentuale r riferita a un campione definito da una certa proprietà P dice ben poco, da sola, sulla rilevanza di P nello spiegare r: essa deve essere raffrontata alle percentuali relative ad altri campioni che non soddisfano P. Apprendere che "[a] fine 2005, circa il 20 per cento delle famiglie con due o più minori a carico dichiarava di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà e più del 30 per cento di non poter affrontare una spesa imprevista di 600 euro" sembra suggerire che l'avere due o piu` figli (e non uno solo o zero) è causa di povertà. Ma è perlomeno possibile che la percentuale delle famiglie con un solo figlio che si trovino in analoghe condizioni non sia molto differente da quella con due figli. Inoltre questo modo di presentare i dati suggerisce che vi sia una forte differenza nel passaggio da uno a due figli a carico e poca differenza nel passaggio da due e, poniamo, otto figli (tanto da includere sia le famiglie con due figli sia quelle con otto nella medesima categoria). Credo che con questo modo di presentare i dati sia possibile sostenere qualsiasi tesi.
    Risposta:
    Più che metodologica, secondo me la carenza è nell'esposizione, molto sintetica per ragioni di spazio. Ho economizzato le parole, rinviando il lettore ai documenti collegati per eventuali approfondimenti. Per esempio, i confronti con le famiglie senza figli (o con un solo figlio) che lei giustamente chiede si trovano nella tavola 9 della 'Statistica in breve' dell'Istat, che viene linkata per comodità del lettore all'inizio dell'articolo. Cordiali saluti