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Come essere una colomba agendo da falco

di Tommaso Monacelli, Categoria , Europa, / Moneta e Inflazione, Data 14.12.2006
Il recente rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea è stato molto criticato, soprattutto dai politici. Ma l'aspetto cruciale è capire come la banca centrale gestisce le aspettative di inflazione. Se la Bce avesse affrontato lo shock petrolifero annunciando già nel dicembre 2005 che da lì in poi si sarebbero rialzati i tassi per un certo periodo di tempo, i vantaggi sotto questo profilo sarebbero stati significativi. E non avrebbe finito per danneggiare di fatto le prospettive di crescita. Il confronto con la Fed.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Fed e Bce a confronto
    Nome: Tommaso Sinibaldi  Data: 19.03.2007
    Non mi sembra proprio che le politiche monetarie di Fed e Bce siano alla fine simili. Sono molto diverse. Il fatto che la Fed abbia tre obiettivi fondamentali (stabilità monetaria, crescita e bassi tassi nel lungo termine) chiaramente e fortemente indicati nella legge istitutiva e la Bce uno solo (stabilità monetaria) si fa sentire e come! Credo che conti molto anche il fatto che la Fed è guidata da uomini di alta qualità, con esperienze ampie e divesificate nel campo dell'economia, mentre nella Bce dominano uomini con esperienza prevalente o esclusiva di banca centrale. Parafrasando Bismarck (credo) penso si possa dire che la moneta è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai banchieri centrali! Negli USA la moneta è al servizio del buon andamento dell'economia (come dovrebbe essere), in Europa sembra chel'economia sia al servizio della moneta. Il mesto pellegrinaggio dei capi di governo europei a Bruxelles o Francoforte per ricevere moniti, rimbrotti o bocciature lo mostria in modo evidente. Quanto alla crescita la Bce se la cava o dicendo che non è affar suo o rinvia a mitiche e millenaristiche "riforme strutturali". Se si vanno a leggere sul sito della Fed i pubblici interventi dei membri del Board e li si paragona con quelli (quasi sempre del solo Trichet) con quelli dei membri del direttivo della Bce, la differenza è evidente. Da un lato analisi. talvolta audaci e innovative, spiegazioni piane e ragionate di quello che si fa e perchè, dall'altro interventi supponenti quanto oscuri e spesso intimidatori. Provare per credere.
  • inflazione reale
    Nome: paolo  Data: 11.03.2007
    premetto di non essere troppo ferrato sull'argomento. Tuttavia mi chiedo se, in realta', la politica della BCE possa essere esattamente quella di non far diminuire eccessivamente l'inflazione. In questo modo le oscillazioni del tasso di interesse reale sarebbero ancora piu' ridotte..
  • Petrolio
    Nome: carmine pappalardo  Data: 18.12.2006
    Si argomenta che la recente accelerazione rialzista della BCE sia dovuta al contenimento di effetti dei passati rialzi petroliferi sull'inflazione dell'eurozona. Trascurando probabilmente che le economie europee si sono evolute rispetto a quelle degli anni '70 e '80. E che gli impatti di "second round" di tali rialzi sull'inflazione sono stati stimati sensibilmente inferiori rispetto al passato. Ciò renderebbe ancor più complicato interpretare il recente comportamento del banchiere centrale: la maggiore frequenza nella correzioni dei tassi, circoscritta nel volgere di pochi mesi, indicherebbe che forse in passato aveva (temporaneamente) smarrito la via?
    Risposta:
    Questo è certamente vero. Ma non dimentichiamo due aspetti. Primo, il rialzo del prezzo del petrolio è stato del 300% in termini reali. Secondo, la cosa importante è contenere in modo preventivo eventuali rialzi delle aspettative di inflazione, molto difficili da domare una volta che abbiano dato cenni di ripresa.
  • Una spiegazione
    Nome: Alessandro Rubillo  Data: 15.12.2006
    Sto per completare la lettura di un libro scritto da un altro premio Nobel (Stiglitz):"I Ruggenti Anni Novanta".Nella sezione dedicata alla politica monetaria della FED, l'autore ipotizza che le recessioni americane sono state sempre collegate ad una politica monetaria della Fed sui tassi, l'ultima significativa quella che ha preceduto il Governo Clinton agli inizi degli anni 90 dopo Bush Padre.La politica restrittiva, ovviamente legata ad altri fattori, stava causando il crac bancario alla fine degli anni 80 e via dicendo. In pieno boom economico Clinton, con inflazione stabile e disoccupazione in forte calo (indice Nairu al 6% abbondantemente superato, eravamo al 2% circa di disoccupazione). Bene con questo clima ci fu un rialzo dei tassi d'interesse soggetto ad aspre critiche da parte dei consulenti economici del Presidente, presieduto proprio da Stiglitz. La domanda che le faccio è la seguente:come mai con crescita elevata ed inflazione tutto sommato stabile ci fu il rialzo?La Fed dovrebbe perseguire bassa inflazione e crescita, perchè è stata restrittiva in questo caso?L'autore dice che La Fed ha troppa attenzione all'infe (su suggerimento di Wall Street) che alla crescita ed invita le altre banche, BCE in primis, a non commetere gli stessi errori. I costi di una recessione sono molto maggiori dei costi di un deficit:noi non è questo il caso ma vorrei chiederle se la storia è sempre la stessa, anche perchè credo che nello statuto della Bce al primo punto ci sia la lotta all'inflazione (e non la lotta all'inflazione e la crescita)
    Risposta:
    Come vede, anche per la fed esistono le voci che la accusano di essere troppo attenta all'inflazione relativamente alla crescita reale. Il rialzo durante gli anni '90 a cui lei si riferisce è un classico esempio di "inflation-forecast" targeting. Cioè: anche se la banca centrale vede che l'inflazione corrente è sotto controllo, di fatto muove i tassi oggi in reazione alle aspettative di inflazione, che in quel momento erano in rialzo data la fortissima crescita economica. Queste azioni preventive sono necessarie tenendo conto del fatto che gli effetti della politica monetaria si dispiegano, in media, con un ritardo superiore ai 5 trimestri. Grazie per il suo interesse
  • Conclusione non dimostrabile
    Nome: Alessandro Ferino  Data: 15.12.2006
    Ho molto apprezzato la chiarezza e l'efficacia espositiva di Monacelli. Mi permetto però di non condividerne l'ultima conclusione quando per rafforzare il proprio assunto dichiara che la crescita degli USA è stata vigorosa rispetto a quella Europea. Non critico certo il dato per se, quanto il fatto che la crescita USA possa avere avuto delle cause endogene assai diverse dalla pure ottima gestione delle aspettative sull'inflazione da parte della FED. Tale crescita potrebbe infatti essere stata favorita da un sistema economico assai più competitivo di quello europeo. Chi è in grado di dire in quale percentuale giochino le aspettative inflazionistiche piuttosto che la capacità produttiva?
    Risposta:
    Che la crescita sia stata più vigorosa negli USA negli ultimi 18 messi in ragione di una diversa politica monetaria restrittiva è solo un'ipotesi. Ovviamente questa va testata (anche se gli esercizi controfattuali sono difficili), e ne va quantificato il peso relativamente ad altre spiegazioni (ad esempio, una miglior dinamica della produttività). Nel mio ragionamento avanzavo solo un'ipotesi aggiuntiva, che non può essere la sola, ma che non va sottovalutata. Grazie mille per il suo interesse. Cordiali saluti