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Popolari, un fronte ancora aperto

di Francesco Vella, Categoria Europa, / Finanza, / Concorrenza e Mercati, Data 14.12.2006
Anche se la Commissione europea ha deciso di non avviare la procedura di infrazione nei confronti delle banche popolari, una riforma resta comunque necessaria. Per evitare i rischi di autoreferenzialità del management e gli ostacoli al rafforzamento patrimoniale derivanti dal modello cooperativo. Conservare il voto capitario e rendere più trasparenti e controllabili gli assetti di governo è possibile consentendo una effettiva partecipazione dei soci, attraverso strumenti che garantiscano realistiche possibilità di organizzare il voto.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Popolari, un fronte ancora aperto
    Nome: Tommaso Lorusso  Data: 17.12.2006
    Più che un commento, la mia è una domanda. Sono il Presidente dell'Associazione soci-dipendenti della Banca Popolare di Puglia e Basilciata che ha la Direzione Generale ad Altamura (non quotata). In un sistema bancario in continua evoluzione, specie riguardo alle Banche Popolari, vorrei conoscere il suo pensiero riguardo allo scenario futuro delle Popolari quotate ed in particolare modo a quelle non quotate (situazione che ci riguarda molto da vicino). Inoltre, potrebbe aiutarmi a capire meglio quali sono gli sviluppi che riguaderanno le Associazioni dei soci-dipendenti? In considerazione della Sua esperienza, competenza e professionalista Le sarei grato se potesse fornirmi anche suggerimenti e consigli sull'argomento, essendo la mia Associazione in una fase di particolare sviluppo. La ringrazio anticipatamente e Le porgo cordiali saluti. dotto. Tommaso Lorusso (Presidente Assodip Banca Popolare di Puglia e Basilicata).
    Risposta:
    Indubbiamente le associazioni degli azionisti possono rivestire un ruolo importante nella organizzazione del voto e nell'assicurare maggiore informazione ai soci, anche se questo non è un problema specifico delle banche popolari (infatti, nel nostro paese, ve ne sono anche in altre società). Non sono in grado di dirLe quale sarà il loro sviluppo, in quanto questo dipenderà, a mio parere, non solo, e non tanto, da scelte di regolamentazione , ma dalla loro reale capacità di organizzazione e di raccolta di consensi..
  • spa
    Nome: Trenti Giorgio  Data: 16.12.2006
    Concordo in tutto con l'autore. Aggiungo che la trasformazione della banca popolare in spa è regolata dall'art. 31 del TUB, che assegna una valutazione alla Banca d'Italia. E' opportuno lasciare questa scelta alla singola banca. Il testo che si propone è il seguente. "Le banche popolari possono trasformarsi in società per azioni.".
    Risposta:
    La ringrazio per il suggerimento. Ritengo che il provvedimento di autorizzazione della Banca d'Italia in sè per sè non sia un ostacolo, lo diventa quando i poteri autorizzativi vengono usati non, come si dovrebbe, a fini prudenziali, ma per decidere della conformazione del mercato.
  • Sistema di voto nelle popoplari
    Nome: bellavita  Data: 15.12.2006
    Parlo per esperienza di ex amministratore PopMI. Il voto capitario vede due versioni, entrambe pericolose per la gestione: il sistema PopMi, col consiglio eletto dai sindacati, e quello PopNovara, col consiglio eletto dai direttori di filiale che si portano dietro i clienti amici. Consentire il voto per posta vuol dire trovarsi con una lista di leghisti in ogni popolare (sono tutte nella loro zona). Mi sembra che i leghisti abbiano già dato dimostrazione della loro capacità bancaria. Non c'è santo, bisogna trasformarle in spa.
    Risposta:
    La ringrazio. Vorrei però sottolineare, che quando si propongono scelte di regolamentazione non si può pensare all'utilizzo che di queste faranno determinate forze politiche (qualcuno potrebbe obiettare che la trasformazione in spa potrebbe essere funzionale ad altre forze politiche e così si anndrebbe avanti all'infinito senza fare niente!).