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Dove vola l'Alitalia

di Andrea Boitani, e Carlo Scarpa, Categoria Concorrenza e Mercati, , / Infrastrutture e Trasporti, Data 12.12.2006
La decisione del governo di cedere il 30,1 per cento del capitale di Alitalia mette fine alle infinite chiacchiere sulla crisi della compagnia di bandiera e sulle mille ricette per uscirne. Anche se elimina dal novero dei potenziali acquirenti i soggetti non comunitari. I dubbi però restano e riguardano i paletti imposti al compratore: dal falso problema della copertura territoriale al rischio che la cessione avvenga a spese dei consumatori. Soprattutto, lascia perplessi il destino di quel 20 per cento dell'impresa che sembra rimarrà in mano pubblica.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Tempo
    Nome: Piero Righi  Data: 14.12.2006
    Gentili autori, vi è forse una contraddizione di fondo nella vicenda della privatizzazione di Alitalia e dei "paletti": se questi intendono difendere o promuovere un qualche interesse pubblico, non sarebbe logico per lo Stato mantenerne il controllo? E' palese che la propietà pubblica non è stata in grado di tutelare questi interessi ma perchè un privato dovrebbe riuscire laddove lo Stato ha fallito? Penso che il mercato avrà bisogno di più tempo per "metabolizzare" il progressivo necessario collasso degli equilibri pre-esistenti e la tasformazione del suo player principale, Alitalia, che tuttora opera secondo logiche "non industriali". Con la gara si prende tempo che Alitalia perde.
  • Alitalia
    Nome: daniele nepoti  Data: 13.12.2006
    Gentili autori, non vorrei essere pessimista, ma temo che il fatto che ad acquistare Alitalia possa essere solo qualcuno “con la benedizione” sia più che un “fortissimo sospetto”. Del resto così sono più o meno andate tutte le privatizzazioni compiute in questo Paese, con buon pace della letteratura economica, e non si capisce perché dovremmo assistere a improvvisi cambiamenti quando peraltro gli attori a condurre le danze sono più o meno gli stessi di una decina di anni fa. Non so onestamente cosa sostengano i “letterati” dell’economia, ma so invece, che nella realtà non di carta e inchiostro, tutti i principali paesi hanno un proprio hub, compresi diversi stati Usa (che, detto per inciso, continuano a porre paletti al regime open skies con la UE), servito da una propria compagnia di riferimento. Gli hub, in Europa, sono per esempio quegli aeroporti serviti dalle reti ad Alta Velocità e che con il servizio ferroviario costruiscono forti sinergie; sono quelle strutture attorno alle quali sorgono un’infinità di attività economiche (anche non direttamente funzionali all’aviazione civile) che costituiscono vere e proprie città capaci di generare molta ricchezza e molti posti di lavoro; sono quelle piste e quelle aerostazioni, talvolta ben valorizzate anche simbolicamente (architettura), in grado di ospitare i B-747 e tra poco gli A380 che compongono e comporranno le flotte delle principali compagnie. In Europa, tra l’altro, tali compagnie hanno quote di mercato ben più alte di Alitalia, eppure non praticano costi più elevati, né rischiano il fallimento ogni anno. Perché? Come se lo spiegano gli economisti? E perché mai non dovrebbe avere un hub anche l’Italia? Ho paura che la forza dei processi che animano la “realtà vera” sia leggermente soverchiante quella dei concetti espressi nei manuali d’economia. È con quei processi che tutti, e la Politica innanzitutto, dovremmo confrontarci, non con delle formule astratte. Cordiali saluti.
  • Alitalia
    Nome: raffaele massa  Data: 12.12.2006
    Gentili autori, credo che la scelta del governo di mantenere una quota pari al 20% del capitale di Alitalia possa considerarsi quantomeno coerente in un'ottica di breve periodo, ed in particolare sino a quando nel settore del trasporto aereo non avremo una maggiore concorrenza. Secondo me vi potrebbe essere il rischio di un passaggio da un monopolio pubblico ad un "quasi monopolio" privato che, se da un lato potrebbe risanare Alitalia, dall'altro non porterebbe a tariffe concorrenziali a vantaggio dei consumatori (soprattutto in quanto parliamo di public utilities). Non sarebbe meglio continuare nelle politiche di liberalizzazione soprattutto delle rotte interne e poi successivamente pensare ad un completa privatizzazione di Alitalia? Vi ringrazio Distinti saluti
  • italianità
    Nome: giorgio  Data: 12.12.2006
    Gentili autori, trovo molto strano che in molti sottovalutino l'importanza strategica dell'italianità dell'Alitalia e di altre imprese strategiche (energia, utilities, ecc.). Io sintetizzerei così questa importanza: 1. evitare che capitali italiani (i soldi spesi dai consumatori italiani che prendono l'aereo o pagano la luce, l'acqua ecc.) escano dall'Italia. 2. Evitare che la competitività del sistema italia dipenda anche da interessi stranieri (spesso in contrasto con quelli italiani per ovvie ragioni di concorrenza) 3. Evitare che settori chiave per l'economia siano "manovrabili" da soggetti esterni all'Italia. 4. Evitare che in caso di "crisi" il livello occupazionale in Italia sia poco tutelato. 5. Evitare di diventare "COLONIA" di lobby economiche europee interessate solo a spolpare il MERCATO Italiano (solo questo li attrae... che siamo tanti e abbiamo soldi da spendere) Finisco qui ma potrei continuare. Perché non organizzaimo un bel dibattito sulla questione? Grazie e buona serata
    Risposta:
    Caro lettore, rispondiamo punto per punto con delle controargomentazioni al suo elenco di timori, abbastanza "tipici" del nazionalismo economico. Lei ritiene desiderabile "evitare che capitali italiani (i soldi spesi dai consumatori italiani che prendono l'aereo o pagano la luce, l'acqua ecc.) escano dall'Italia.". Applichiamo lo stesso principio ai computer? o alle auto? o ai telefonini? Ok - lei è quindi pronto (anzi, ritiene desiderabile) pagare il doppio di quanto paghiamo ora per avere telefonini italiani, computer italiani (senza pentium, per carità, è roba straniera...) ecc., il tutto di qualità peggiore? Noti che non c'è nessuna differenza rispetto ai voli ecc. Sono sempre soldi italiani che vanno all'estero, così come ci sono consumatori esteri che acquistano occhiali luxottica, scarpe tod's ecc. E sono lieti di farlo. Vogliamo davvero tornare all'autarchia? è sicuro? ...lei acquista telefonini italiani, quindi...? Poi: lei ritiene davvero che oggi "la competitività del sistema Italia" sia garantita da Alitalia? Provi a volare. E mi dica che costi ha Alitalia. Sono costi che le imprese italiane devono mettere a bilancio e che grava sui loro conti. E il fatto che Alitalia sia più costosa riduce la competitività del paese. Altro che garantirla... per fare questo ci vorrebbe un imprenditore bravo, non un imprenditore italiano. Senza tener conto del fatto che alla competitività del sistema Italia (e alle tasche degli italiani) non ha certo giovato il dover impiegare ingenti risorse pubbliche per ricapitalizzare più volte l'Alitalia. Lei teme poi "che settori chiave per l'economia siano "manovrabili" da soggetti esterni all'Italia." Cosa significa? in concreto, cosa teme? che un imprenditore francese cesserebbe di far volare gli aerei sopra l'Italia per favorire lo stato francese? Dove sarebbe l'interesse dello stato francese in tutto questo? E questo ipotetico imprenditore che interesse avrebbe? E quanto ci vorrebbe per revocare i diritti di atterraggio e decollo a chi non li utilizzasse? Ma allora l'unica tutela dalle sue preoccupazioni - come capisce bene - è avere tante alternative, ovvero far funzionare la concorrenza. Non affidarsi a un altro monopolista... Lei ritiene poi opportuno "Evitare che in caso di "crisi" il livello occupazionale in Italia sia poco tutelato.". Ovvero, che un imprenditore italiano assumerebbe gente solo per sostenere il tasso di occupazione. E chi sarebbe questo filantropo? O crediamo che debba essere lo stato a creare occupazione anche con iniziative imprenditoriali in perdita? I problemi di Alitalia sono stati proprio generati da tendenze di questo genere. E ora Alitalia perde 300 milioni di Euro l'anno per dare lavoro a 20.000 persone. E' questo che vogliamo? Infine, lei teme "di diventare "COLONIA" di lobby economiche europee interessate solo a spolpare il MERCATO Italiano (solo questo li attrae... che siamo tanti e abbiamo soldi da spendere)". Di nuovo, sarebbe bello dare concretezza a questi timori. Cosa significa? Gli imprenditori, italiani o no, sanno che il loro interesse è fare profitti, ovviamente ottenendoli dai consumatori con prezzi superiori ai costi. Cosa c'entra il loro passaporto? Si sforzi di dare concretezza a queste affermazioni. Fa differenza se l'imprenditore ha passaporto italiano o estero? e se è italiano naturalizzato >tedesco le va bene comunque? e se è invece belga naturalizzato italiano? ...ci perdoni, vediamo nella sua lettera timori che rispettiamo, ma se (tra se e se) prova a dare concretezza a tali timori vede che in realtà sono figli di una retorica (ovvero, di parole) che si sviluppò in un mondo molto diverso da quello di adesso. Allargando lo sguardo oltre l'Alitalia, la cosa che francamente impensierisce di più è che troppo spesso le imprese italiane si sono cacciate nelle condizioni per diventare "preda" di acquisizioni estere. E ciò non per scarsa difesa dell'italianità da parte dei governi o dei regolatori (la Banca d'italia di Antonio Fazio era un pilasttro dell'italianità...), ma per la cattiva gestione da parte degli imprenditori italiani (pubblici ma qualche volta anche privati), per la scarsa capacità di innovare e quindi di competere, per la tendenza a rifugiarsi nei settori ad alta rendita, per l'incapacità di crescere. Non crediamo che aumentando le protezioni si migliorerebbe la capacità delle nostre imprese di competere sui mercati aperti. Cordiali saluti Carlo Scarpa & Andrea Boitani
  • Alitalia
    Nome: alessandro molinaroli  Data: 12.12.2006
    Gentili autori, Trovo corrette le osservazioni fatte nell'articolo. Mi preme rimarcare quanto segue: 1. unica reale e fattibile partnership per AZ in Europa è Iberia, per complementarietà di rotte e possibilità di sfruttare sinergicamente i 3 hub specializzandoli per destinazione 2. FCO-LIN verrà meno come pilastro portante AZ nel 2009 per effetto dell'introduzione dell'AV sulla tratta Roma-Milano. Non è quindi un grande sacrificio cedere oggi quello che tra 2 anni varrà molto meno 3. il controllo oltre il 60% del mercato domestico è prassi comune in Francia e Germania, non si capisce quindi perchè sia scandalosa in Italia 4. l'integrazione AZ-IB può essere partita compensativa per i deal Autostrade Abertis e per quelli non troppo ipotetici tra Eni e Repsol e tra Enel e uno dei player elettrici spagnoli, dopo Viesgo 5. l'integrazione AZ-IB potrebbe dispiegare simultaneamente e sinergicamente le strategie di feederaggio hub, di point to point europeo su base low cost (Clickair), di collegamenti interregionali.
    Risposta:
    Caro lettore, non sappiamo bene se Iberia sarebbe una soluzione. Di fronte a costi fuori controllo, probabilmente ci vorrebbe ben altro, ma vedremo. In ogni caso non ci piace unirci al coro di quelli che hanno in tasca la soluzione per la crisi dell'Alitalia. Sulla Roma Milano, siamo d'accordo sul fatto che la TAV avrà un impatto importante. Quanto al 60% di quota di mercato, non crediamo sia uno scandalo (nè lo abbiamo scritto). Ma provi a volare da Linate a Roma e veda quanto costa (anche con AirOne, ma soprattutto con Alitalia). Forse lo scandalo è lì; la mancanza di alternative la paghiamo noi consumatori. E i confronti internazionali sulle quote di mercato non ci sembrano molto utili... Se i prezzi fossero la metà e Alitalia avesse il 95% del mercato, saremmo contentissimi. Quanto al riferimento ad Abertis, Repsol, Viesgo ecc., non ci è chiaro di quale compensazione stiamo parlando. Abertis è un'impresa privata che ha fatto un affare con un'altra impresa privata italiana. Enel è presente in Spagna - ed Endesa in Italia. E quindi? non ci sembra che los Reyes Catolicos controllino Roma o il Regno delle due Sicilie. Nè che sia vero il viceversa. Comunque, se qualcuno spera che qualche impresa estera vorrà farsi carico di Alitalia per fare un favore al nostro Governo, temiamo che questi sia dotato di un ottimismo molto superiore al nostro... Distinti saluti Andrea Boitani e Carlo Scarpa