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Dalla mitigazione all'adattamento

di Francesco Bosello, Categoria , Energia e Ambiente, Data 12.12.2006
Il protocollo di Kyoto copre solo un periodo limitato di tempo e comunque prevede una riduzione delle emissioni che rimane largamente insufficiente. Ha costi immediati e benefici molto futuri. E il "post–2012" non è ancora stato definito con chiarezza. Molti ritengono che il cambiamento climatico sia ormai inevitabile. Tanto vale allora prepararci e adattarci alle sue conseguenze. E' dunque opportuno integrare nel modo più efficace ed efficiente mitigazione e adattamento che offrono due soluzioni diverse, ma complementari allo stesso problema.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Meglio l'adattamento
    Nome: Ernesto Pedrocchi  Data: 15.12.2006
    Parte seconda 5- L’effetto del principale gas serra, il vapor d’acqua, e delle nubi sui cambiamenti climatici è poco conosciuto. 6- La ricostruzione del clima degli ultimi mille anni è problematica e l’asserzione dell’IPCC (2001) che gli ultimi decenni siano stati i più caldi del millennio (curva Hockey Stick) è stata confutata e smentita da recenti lavori scientifici, facilmente reperibili in letteratura. 7- Il contributo del sole al cambiamento climatico in atto , ritenuto spesso trascurabile, è probabilmente importante. Ce n’è a sufficienza non per avere la certezza che l’uomo non c’entra, ma almeno per dubitare che le emissioni antropiche di CO2 siano la causa principale. Purtroppo esiste su questo problema una grave disinformazione e si è creato un alone apocalittico di fine del mondo che sprona a una redenzione collettiva promossa dall’eco-fondamentalismo. Ma dalle premesse elencate è difficile accettare che la soluzione possa essere la mitigazione delle emissioni di CO2, tipo protocollo di Kyoto. Questa comporterebbe gravi difficoltà tecniche, onerose ripercussioni economiche ed enormi problemi burocratici. A me non pare alla portata del mondo attuale dilaniato, purtroppo, da altri gravi problemi. Certamente la strategia dell’adattamento si prospetta come più realistica: è valida sia che il cambiamento climatico sia di origine antropica o naturale, interviene solo sugli effetti negativi salvando quelli positivi del cambiamento climatico e agisce su problemi che in ogni caso è opportuno contrastare.
  • Meglio l'adattamento
    Nome: Ernesto Pedrocchi  Data: 15.12.2006
    Prima parte Il problema del cambiamento climatico è molto complesso, le variabili in gioco sono molte e le loro interazioni sconosciute. La scienza non sa spiegare perché sia in atto questo riscaldamento. C’è il sospetto che possa essere provocato da attività antropiche (emissioni di gas serra, modifiche nell’uso dei suoli, allevamenti intensivi di animali, urbanizzazione di zone rurali ecc), ma i dubbi a riguardo sono tanti. Cito senza dettagli, che richiederebbero maggior spazio, i più importanti: 1- Le emissioni antropiche di anidride carbonica (CO2) crescono debolmente, ma abbastanza regolarmente di anno in anno, ma l’aumento di concentrazione in atmosfera della stessa varia molto irregolarmente: un anno è più di 3 ppm e l’anno dopo è meno di 1. E’ chiaro che ci sono fattori naturali che mascherano l’effetto antropico e questo è in buon accordo col fatto che le emissioni antropiche di CO2 sono solo circa il 4% di tutte le immissioni dello stesso gas in atmosfera. 2- L’aumento di concentrazione della CO2 in atmosfera può causare un aumento di temperatura, ma anche l’aumento di questa causa maggior rilascio di CO2 dalla biosfera, come la storia delle glaciazioni evidenzia. Di conseguenza l’aumento rilevato di CO2 nel periodo industriale potrebbe almeno in parte essere conseguente l’uscita dalla piccola glaciazione (1600-1700). 3- Tra il 1940 e il 1970 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è cresciuta significativamente, ma la temperatura globale è diminuita. 4- La concentrazione di metano, un altro gas ad effetto serra, emesso in parte a seguito di attività antropiche, ha avuto una forte crescita nell’atmosfera dal periodo preindustriale ad ora ( circa da 750 a 1780 ppb), ma da una decina d’anni ha inspiegabilmente e fortemente rallentato la sua crescita e in alcuni anni è addirittura diminuita. Continua su seconda parte
  • Kyoto&Kyoto
    Nome: Antonio Puzio  Data: 14.12.2006
    Ho letto con molta attenzione l'articolo pubblicato e vorrei alcuni chiarimenti circa l'argomento trattato. Io so che i paesi in via di sviluppo, ad esempio Cina e India, non hanno, almeno per il presente, l'obbligo di diminuire l'emissione di CO2 in atmosfera. Quindi, producono prodotti che aggrediscono il mercato perchè oltre al costo del lavoro irrisorio, hanno dalla loro la libertà di emettere gas senza limiti. Invece le imprese dei paesi aderenti devono sopportare anche il costo dell'adeguamento dei propri impianti per effetti voluti dal Protocollo di K, oppure, "delocalizzare" la loro produzione in paesi non soggetti ad alcun obbligo. Resto comunque favorevole al prot. anche se alcune gravi perplessità permangono quando penso al borsino attraverso cui gli Stati possono cedere dietro corrispettivo quote di CO2 non prodotta. Sul pricipio di adattamento, vorrei conoscere infine l'ambito entro cui si sta sviluppando anche perchè ero quasi convinto che almeno in Europa vigesse oramai quello della "precauzione" e l'altro del "Chi inquina paga" Grazie e Buon Natale
  • Occuparsi di mitigazione, sempre
    Nome: Marco D'Egidio  Data: 12.12.2006
    Credo che nell'articolo si sopravvaluti troppo l'adattamento, mentre si sottovaluti la mitigazione. Quest'ultima cosa è in effetti imposta dal realismo: la mitigazione è effettivamente difficile e costosa. L'adattamento (che comunque serve perchè in parte il fenomeno è già in corso) è però sovrastimato. Che adattamento ci può essere se i fenomeni catastrofici estremi (cui si è solo accennato come fossero effetti accessori) sono destinati ad aumentare? L'altro giorno c'è stato un tornado a Londra. La "quota" di danno derivante dalle catastrofi climatiche è molto più di una postilla. Inoltre l'innalzamento dei mari, la desertificazione, le migrazioni (fenomeni cui sembra di potersi facilmente adattare perchè lenti e prevedibili) sono più ingenti di quanto si creda e determinano effetti che è impossibile ed inappropriato ridurre a semplici percentuali in termini di Pil. In conclusione, l'adattamento non "è più efficace e preferibile alla mitigazione". Almeno, può essere più efficace qualora la mitigazione non desse i suoi frutti, come pare fare (e speriamo si cambi, noi per primi). Ma se sarà più efficace, vuol dire che saremo letteralmente con l'acqua alla gola. Quindi prima di tutto mitigazione, anche se è difficile.