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La privatizzazione di Alitalia

di Alfredo Macchiati, Categoria , Infrastrutture e Trasporti, Data 04.12.2006
La decisione del governo di ricorrere a un "processo trasparente e non discriminatorio" per l'ingresso in Alitalia di "nuovi soggetti industriali e finanziari" rappresenta un primo e positivo passo sulla strada del risanamento. Vari elementi spingono a richiedere che l'azionista pubblico resti in un ruolo importante. Ma la necessità di offrire al nuovo socio qualche altra garanzia potrebbe impedire di incidere su uno dei fattori strutturali di debolezza: il posizionamento sui mercati internazionali. I problemi di un'eventuale autorizzazione alla concentrazione
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Precisazioni
    Nome: daniele nepoti  Data: 11.12.2006
    Solo per non cadere nella più bieca retorica ideologica (qualsiasi sia l'ideologia), vorrei far notare che: 1) La proprietà pubblica non è DI PER SE' necessariamente fonte di inefficienza o di tariffe elevate così come non è garanzia del contrario la proprietà privata. Un buon esempio si può avere nelle ferrovie inglesi, totalmente privatizzate, che registrano i prezzi più cari e al contempo le peggiori performace in termini di qualità del servizio. La proprietà pubblica DI ALITLIA ha un particolare ruolo nel far pesare esigenze di carattere politico, piuttosto che industriali, aziendali e di mercato. 2) Non è vero che la concorrenza porti necessariamente a minori costi per gli utenti e spinga necessariamente a maggiore efficienza le compagnie. In tutti gli altri paesi europei la quota di mercato coperta dalle principali compagnie è di gran lunga superiore a quella di Alitalia, eppure esse sono più efficienti e le tariffe inferiori a quelle praticate da Alitalia e da AirOne p.es. sul Milano-Roma, nonostante costi aeroportuali (altro mito da sfatare) molto più alti che in Italia. La concentrazione va quindi considerata su scala europea, non nazionale (peraltro in Italia, sia per il suo sistema aeroportuale che per il suo quadro normativo esiste un livello di concorrenza enormemente maggiore a quello di altri grandi paesi europei). Molto pertinente l'osservazione rispetto alla "strategia del doppio hub" imposta dalla politica come fonte di inefficienze. Lo sviluppo di Malpensa come hub per Alitalia ha perso di ogni significato dopo il fallimento dell'accordo con KLM, ammesso che ipotizzare il trasferimento di personale "romanissimo" (e votante) dal Lazio alla brughiera fosse stato realistico. D'altra parte il mercato è soprattutto al Nord. Dunque Alitalia non può che avere un dignitoso ruolo di compagnia regionale basata su Fiumicino nell'ambito di una più ampia alleanza europea.
  • Alitalia vale 0 Euro
    Nome: Giuseppe Rizzo  Data: 09.12.2006
    Per esigenze di chiarezza e per rispondere a chi pensa di vendere la flotta di Alitalia e pagare i "creditori". A bilancio il 30-09-06 c'e' scritto: "dal punto di vista della titolarita' giuridica , e' opportuno segnalare come 115 aeromobili (il 61% del totale) risultino di proprieta' del Gruppo, mentre 63 siano stati acquisiti tramite contratti di locazione,3 in noleggio e 8 in locazione con opzione di riscatto". Costo dei leasing a bilancio: 249 mln di Euro. Altro che vendere per risanare. Non c'e' piu' niente da fare. Alitalia brucia 50 mila euro all'ora !!!! E Cimoli guadagna 2,7 mln di Euro l'anno per questo scempio. Vado io per molto meno ! E paga Pantalone (cioe' NOI !).
  • concorrenza e sviluppo
    Nome: Gianfranco Viesti  Data: 06.12.2006
    Davvero difficile pensare che una fusione Alitalia-Air One possa essere autorizzata in nome di rilevanti interessi generali dell'economia italiana. La forte riduzione della concorrenza sulle rotte interne produrrebbe certamente, infatti, qualcosa di rilevante: ma in termini di danno ai cittadini e alle imprese italiane. Sarebbe devastante, tra l'altro, per l'economia meridionale; vessata per decenni dal monopolio del "campione" nazionale, e che sta cominciando a trarre qualche profitto proprio dall'inizio di concorrenza sulle rotte interne. Ma stiamo sicuramente ragionando su un'ipotesi impossibile: questo è il governo delle liberalizzazioni e della concorrenza, non della rinascita di anti-economici e inefficienti monopoli. O almeno questo c'è scritto nel programma...
  • La privatizzazione dell'Alitalia
    Nome: Roberto Ferrari  Data: 06.12.2006
    Sicuramente non sono dotato di grande intelligenza politica, ma per l'Alitalia non vedo molte alternative se non la vendita, al miglior realizzo, degli aeromobili e delle rotte e conseguente messa in liquidazione della società, utilizzando i proventi per coprire i debiti e per attuare tutti i possibili amortizzatori sociali per i dipendenti. Cordiali Saluti Roberto Ferrari - Udine
  • La Speranza ...
    Nome: Alberto B.  Data: 06.12.2006
    La speranza credo sia che un grande vettore asiatico punti su Alitalia come scelta strategica per i collegamenti non tanto Italia - Asia quanto Europa - Asia; a quel punto il piano industriale sarebbe la conseguenza di una scelta strategica. La soluzione Air-one chiaramente abbasserebbe la già scarsissima concorrenza interna e non avrebbe sbocchi sulle linee internazionali. Le soluzioni europee finirebbero per "usare" Alitalia per coprire il territorio italiano. La soluzione bancaria mi lascia dubbioso in termini di vision e di piano industriale. Tutte le soluzioni sono comunque migliori rispetto all'attuale ... Insomma per una volta credo che tutti debbano sperare in una scelta coraggiosa da parte di un vettore forte del far east.
  • alitalia
    Nome: Pippo Ranci  Data: 05.12.2006
    L’ironia va bene ma c’è il rischio di essere presi alla lettera. Sicuramente Macchiati quando scrive “il mito del mercato concorrenziale” non intende per mito “un convincimento illusorio” (Zingarelli) ma c’è chi lo pensa e identifica nel sostegno alla compagnia di bandiera quegli “interessi generali dell’economia nazionale” che possono anche dar luogo ad un’esenzione dall’intervento a tutela della concorrenza. A buon conto sarà opportuno ricordare che le migliaia di imprese e professionisti che ogni giorno pagano 400 o 500 euro per un volo interno che potrebbe costare la metà scaricano questo costo sui prodotti e servizi che vendono. Il costo indiretto per il paese potrebbe essere maggiore di quello palese nei conti Alitalia, e rischia di venire accresciuto ulteriormente se il salvataggio viene operato eliminando quel poco di “mito” che c’è. Pippo Ranci