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Commenti

Una scommessa contro l'evasione

di Carla Marchese, Categoria , Fisco, Data 30.11.2006
Le esperienze di alcuni paesi mostrano che i sistemi basati sul contrasto d'interesse non risolvono il problema dell'evasione fiscale. In Cina tentano una strada diversa: nei settori ad alta evasione lo scontrino è anche un "gratta e vinci" e dà diritto a partecipare a una lotteria molto pubblicizzata dai media. La tecnologia adottata è relativamente semplice e i risultati in termini di stimolo alla legalità degli scambi e di entrate fiscali sembrano incoraggianti. Pur con qualche cautela, potrebbe rivelarsi una buona idea anche per l'Italia.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • bancomat
    Nome: Adriano  Data: 22.01.2007
    Secondo me tutti i provvedimenti contro l'evasione che si basano su un controllo manuale di ricevute e scontrini sono inefficenti e destinati a fallire. Esiste una soluzione gia' disponibile sul mercato e a costo zero: paghiamo tutto con metodi elettronici (bancomat, carte di credito, bonifici bancari). Il fisco utilizzera' sistemi informatici per il controllo di TUTTE le transazioni elettroniche (e non solo un piccolo campione). Mi sembra che il ministro Bersani si stia muovendo in questa direzione, bravo!!
  • Deduzione sulle prestazioni
    Nome: Fabio Pancrazi  Data: 04.01.2007
    Gli imprenditori artigiani hanno manifestato a Milano contro la finanziaria 2007 con un "simpatico" slogan: "ci hanno preso per il mulo". Il mulo, infatti, è un animale adatto alle zone impervie (come un idraulico, con un solo dipendente, che conosco e che va a caccia sopra uno dei suoi due Suv, partendo dalla sua casa colonica ristrutturata e con la piscina). Il mulo è un "ibrido infecondo" (per la collettività come uno che paga pochissime tasse). Il mulo è figlio di un asino (come me che sono un lavoratore dipendente con lo stipendio tassato alla fonte e, per giunta, quando acquisto qualche bene economico devo ancora pagarci sopra l'Iva, anche del 20%). Se un governo (come quello svizzero o statunitense) facesse dedurre l'Iva agli asini sulle prestazioni dei muli avrebbe tutti i cittadini cavalli.
  • Scommesse
    Nome: ciro daniele  Data: 11.12.2006
    Mi permetto di proporre solo una piccola variante all'ottimo metodo cinese. Perchè non prevedere anche una estrazione tra le dichiarazioni dei contribunti con una probabilità proporzionale alle imposte versate? Così chi più dichiara (ed evade meno) avrebbe anche maggiori probabilità di vittoria. Questo sistema sarebbe poco costoso e dovrebbe consentire un recupero di imponibile non trascurabile, sotto ipotesi abbastanza deboli sull'avversione al rischio degli evasori.
  • Concordo Perfettament
    Nome: Simone  Data: 04.12.2006
    Concordo con i metodi alla Cinese e con in commento di Alberto. I metodi deterministici vanno studiati, discussi ed applicati fino ad un certo limite, oltre sono esercizi inutili perchè la gente troverà metodi per escogitare. Quindi tanto vale rendere la cosa non controllabile in modo fraudolento (ottimo l'esempio delle liste di idoneità, fra le quali poi pescare a sorte per fare una assunzione, casomai si puo calmierare la sfiga aumentando le possibilità per chi sta nella lista da troppo tempo). Il meccanismo della Cina ha ottime speranze di funzionare in Italia, chi ha senso civico chiede lo scontrino, chi se ne frega non lo chiederà mai oppure se anche avrà qualche interesso si farà convincere facilmente da altre cause o solo per sentito dire. Quindi ben venga, perchè otterrà soprattutto da quella parte di cittadinanza poco sensibile alla cosa, un ottimo riscontro!
  • Non diffidare di un sistema diverso
    Nome: raffaello morelli  Data: 04.12.2006
    Dopo gli articoli di Giarda e Zanardi, la Marchese si rivolge ancora contro il contrasto di interessi. E ancora una volta le argomentazioni sono fragili ( parlo del testo perché i due brani richiamati nelle note sono inaccessibili, uno perché non si apre il sito dell'Università del Piemonte orientale, l'altro perché non funziona il link dall'Agenzia Entrate) . Le cose turche non sono probanti per la dimensione dell'esperimento, per l’ aliquota del tutto inadeguata e soprattutto per i meccanismi fuori bersaglio rispetto al contrasto di interessi (non a caso il FMI ha spinto per sostituirli con le detrazioni fisse). Il riferimento alle ristrutturazioni edilizie non é pertinente perché queste sono state pensate come incentivo all'attività edilizia, hanno funzionato ai fini dell'emersione e non forniscono controindicazioni . Quanto ai dubbi sollevati anche qualora il contrasto di interessi funzioni, valgono le considerazioni già fatte dai lettori sulla necessità di maggior concorrenza (Menegaldo) e sulla opportunità di ricorrere anche a mezzi aleatori senza utopie deterministiche (Alberto). La contrarietà dei tre articoli a studiare e sperimentare il contrasto di interessi pare insomma esprimere la diffidenza per la diversa mentalità sistemica che si attiverebbe. Al di là dei maggiori incassi per l'Erario, il contrasto di interessi influenzerebbe positivamente l'intera società perché migliorerebbe il meccanismo fiscale attivandone un funzionamento più diffuso e automatico. La nuova pratica fiscale allenerebbe i cittadini alla correttezza e contribuirebbe a mutare la filosofia del rapporto Amministrazione Pubblica - cittadino. Attenzione all'ordinario funzionamento generale del sistema piuttosto che alla vuota enfasi sul ricupero di imponibile attraverso controlli dal piglio vessatorio oppure sugli annunci di mirabolanti evasioni seguiti da assai miseri ricuperi effettivi.
  • I vantaggi del caso
    Nome: Alberto  Data: 01.12.2006
    Non conoscevo la trovata cinese. In passato avevo escogitato altre soluzioni del genere, convinto di questa idea. Avevo segnalato una di queste soluzioni con un post su "Ma il contrasto di interessi non è la soluzione" di Maria Cecilia Guerra e Alberto Zanardi, apparso su lavoce.info il 20 novembre; tuttavia la mia soluzione, molto simile a quella cinese, non era stata considerata intellettualmente valida e quindi non pubblicata. Bisogna che si capisca, da parte di chi governa, che bisogna utilizzare le enormi possibilità date dal caso. Andare alla ricerca di metodi deterministici, volti al raggiungimento della perfezione, della soluzione ottimale, è una pura illusione. Bisogna scegliere quali extracomunitari devono venire in Italia? Si faccia una lotteria simile alla green card americana! Risparmiamogli code ai consolati, risparmiamoci le loro code alle poste! Lo stato deve scegliere quali precari assumere? Faccia un esame di idoneità e poi estragga a sorte, fra i vincitori, i nominativi delle persone a cui dare un lavoro! (ci sono alcuni che scalano le montagne ma hanno “il soffio al cuore”, per cui passano davanti in graduatoria agli altri in quanto portatori di handicap!) Perché dovrebbe essere così? Perché qualsiasi soluzione teoricamente deterministica è in realtà soggetta agli stratagemmi di tutti i soggetti interessati. Siccome in Italia abbiamo il vizio di inventarci graduatorie di idoneità insensate, parametri di giudizio astrusi, controllori che non controllano (cosa gliene viene a fare i capziosi? Prendono forse un aumento di stipendio?) e commissioni che sonnecchiano (e magari fanno vincere amici o “clientes”) meglio per tutti è che si tenti la sorte. In questo modo, sotto a chi tocca e buona fortuna!