L'Italia mette pochi soldi negli aiuti allo sviluppo, tra lo 0,07 e lo 0,35 per cento del Pil negli ultimi anni. Ma abbondanza di contributi non è sempre sinonimo di aiuti efficaci. Più preoccupante l'esiguità complessiva delle risorse finanziarie che destiniamo ai paesi in via di sviluppo. E' un altro sintomo della perdita di competitività del nostro paese. Perché invece di distribuire spiccioli in modo bilaterale, l'Italia non si fa promotrice di uno sforzo europeo di finanziamento di progetti in campo sanitario per curare l'Aids o la malaria?