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Come funziona (o non funziona) il contrasto di interessi

di Maria Cecilia Guerra, e Alberto Zanardi, Categoria , Fisco, Data 20.11.2006
Si ha contrasto di interessi fra un venditore e un compratore quando la convenienza a evadere dell'uno trova un ostacolo nella convenienza a rendere nota la transazione al fisco da parte dell'altro. Ecco alcuni esempi. Dalla situazione attuale di una convergenza di interessi a evadere alla piena deducibilità dal reddito imponibile del compratore della spesa sostenuta. L'ampiezza dell'intervallo di contrattazione tra i due attori dipende criticamente dalle rispettive aliquote dell'Irpef. Mentre in diversi casi lo Stato non incassa alcun gettito.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Contrasto d'interessi
    Nome: Leonardo Rosselli  Data: 21.12.2006
    Credo fermamente che l'introduzione di forme di contrasto d'interessi sia l'unico modo per far contrastare seriamente l'evazione fiscale solo che va selezionato. Potremmo iniziare con introdurre deduzioni al 100% su singoli settori: cure mediche prestate da liberi professionisti, privati che si rivolgono a liberi professionisti( comercialisti, avvocati, geometri), e i lavori di manutenzione ordinaria su immobili (idrulico, imbianchino, antennista elettricista) infine gli affitti. Introdurre deduzione per questi quattro settori indubbiamente farebbe emergere base imponibile. Basta introdure apposite sezioni nei modelli dichiarativi analoghe al quella per il 36/41 %. E' inutile, e concordo con l'articolo poter dedurre lo scontrino del supermercato. Nella valutazione generale occorre tenere conto di alcune questioni. Uno di giustizia economica. Ognuno pagherebbe sul reddito netto e non sul teorico. Pagando sul teorico disponibile o ci sono forme di trattenuta alla fonte o è finanziariamente insostenibile. E nella mia esperienza è questo che porta artigiani e commercianti a sottodichiarare il reddito. Non avendo forme di trattenute alla fonte non hanno disponibilità finanziarie sufficenti al momento del pagamento delle imposte perchè le aliquote sommate agli acconti e contributi pensionistici sono troppo elevate. Sicuramente estendendo a tutti i piccoli imprenditori in semplificata il sistema di ritenute d'acconto in vigore per professionisti e rappresentanti miglioreremo la situazione. Inoltre nel saldo per lo stato occorre computare oltre all'eventuale calo di gettito il fatto che molti cittadini dichiarando di più uscirebbero da forme di assistenza ( mense scuole ticket, tasse univeristarie) direttamente collegate al reddito dichiarato. Saluti,
  • L'equità sarebbe già un successo
    Nome: Michele  Data: 04.12.2006
    Interessante analisi matematica che spiega come il gettito (quello addizionale, ben inteso) dall'operazione CDI (contrasto di interessi) potrebbe essere zero o perfino negativo, nell'ipotesi remota che chi beneficia delle deduzioni abbia aliquote marginali molto più alte delle aliquote marginali dell'attuale evasore che emerge. Manca però un punto essenziale, di qualità e non di quantità: A potenziale gettito zero lo stato restituirebbe significative imposte a chi oggi le paga, cioè soprattutto ai lavoratori dipendenti, prelevandole da chi oggi le evade. Mi sembrerebbe un obiettivo di equità fiscale sufficiente a se stesso, da perseguire con tenacia, senza se e senza ma. Inoltre, una volta restituite imposte agli attuali tartassati, si potrebbero elevare leggermente le aliquote per generare un gettito addizionale per lo stato (quando e se serva) andando a prelevarlo in modo equo sui redditi di tutti, dato che i redditi di tutti sarebebro accertati con accuratezza infinitamente migliore di oggi. Per chi oggi paga tasse elevatissime il vantaggio sarebbe duplice: dal punto di vista etico il vedere una uniformità maggiore, dal punto di vista strettamente matematico un beneficio netto tra aliquote più alte e detrazioni. La via perseguita oggi è invece velleitaria sull'evasione, come del resto da 40 anni, e tartassante ulteriormente sui soliti noti. Fa cassa nell'immediato, certo, ma a prezzo della pervicace iterazione dell'iniquità fiscale.
  • Ancora un piccolo passo avanti
    Nome: Pier Giovanni Dal Mas  Data: 28.11.2006
    L'analisi quantitativa sul contrasto di interesse è interessante ma ritengo si dovrebbe aver maggior coraggio nell'affrontare l'analisi qualitativa della evasione. La quale non è il frutto di scelte del singolo operatore economico bensi un accordo (=contratto) fra due parti (entrambe evasori): il consumatore finale, che evade l'IVA e l'operatore economico che vade le proprie imposte. Strano che nessuno studioso abbia notato come ad evadere l'IVA sia soprattutto il consumatore finale (sul quale effettivamente pesa l'imposta) e non l'operatore economico (per il quale l'IVA è generalmente neutra). Questo accordo è dibolico perchè non è a somma zero: infatti entrambe le parti si avvantaggiono a spese della collettività. Per ovviare bisogna agire sul contrasto di interessi ma anche sulla consapevolezza del funzionamento. Nel parlare quotidiano quando non chiediamo la fattura diciamo che abbiamo risparmiato l'IVA non che 'abbiamo evasa, e ci beamo del gioco della identificazione delle categorie degli evasori dimenticando che come consumatori finali siamo i primi evasori dell'IVA. Ricordo di aver letto negli anni 70/80 di una analisi del Ministero delle Finanze che le aree di maggior evasione erano in ordine (allora): 1) la grande industria con le transazioni internazionali (impossibili da scoprire) 2) il lavoro dipendente con lo straordinario ed il doppio lavoro in nero (ma per la polverizzazione del fenomeno l'azione accertatrice sarebbe stata antieconomica) 3) il lavoro autonomo che per le proprie caratteristiche rendeva l'azione accertatrice economicamente conveniente. Da allora il ll.aa. è l'evasore per definizione, ma questa convinzione non aiuta a comprendere il fenomeno e quindi ad individuare le soluzioni ottimali. In sintesi le imposte dell'operatore economiche sono pagate dal consumatore finale, che paradossalmente è il vero evasore . Far pagare le imposte agli altri significa rinunciare ad un nostro risparmio: questo è il costo della collettività onesta.
  • testimonianza alessia
    Nome: cosetta  Data: 27.11.2006
    Beata sincerità. Una imprenditrice che usufruisce e fa usufruire alla sua famiglia tutti i servizi forniti dallo Stato senza contribuire con un solo euro. Complimenti! Sembra perfino che vada fiera della sua furbizia, della sua astuzia. No lei sta rubando, lei sta commettendo un furto continuato a danno di tutti i suoi connazionali, si suoi, che invece le tasse le pagano, perchè credono in un sistema sociale che garantisca il necessario anche ai più deboli, a quelli che non hanno nè negozi, ne case di proprietà. Io spero tanto signora che lo Stato non dichiari forfait, perchè la prossima volta che o lei o qualche suo famigliare avrà bisogno di una operazione urgente, sarà necessario per lei "mangiarsi" tutto quello che ha indebitamente rubato, per poter sopravvivere.
  • Contrasto di interessi
    Nome: Carlo  Data: 26.11.2006
    L'evasione fiscale interessa redditi alti; la totale detrazione da parte del compratore, che il più delle volte ha redditi inferiori al venditore, permetterebbe di portare alla luce i redditi più elevati. Quello che lo stato perde per la detrazione dell'acquirente, lo guadagna facendo emergere redditi elevati su cui applicare aliquote alte. Pensiamo ad alcuni professionisti...
  • Evasione
    Nome: Claudia  Data: 26.11.2006
    L'articolo è interessante. Però mi sembra che manchi il "principio di realtà". Mi spiego, considerata questa testimoninaza come esemplificativa di centinai di migliaia di commercianti, soprattutto del Sud perché lo conosco meglio, ma penso anche dei colleghi del Nord. Il commerciante non vuole pagare. Mai, mai mai. 2) Troverà sempre un accordo con l'acquirente, ma soprattutto col commercialista che farà risultare il bilancio sempre "pari pari" come si dice qui da noi. 3) Quando vengono i finanzieri, da me mai venuti ma per esempio vanno dal negoziante di scarpe qui accanto, oppure al bar, se ne tornano sempre con una busta. Vi giuro li ho visti un sacco di volte 4) Legge Biagi o pacchetto Treu c'è sempre gente qui che lavora nero per 400 o 500 euro al mese (40 ore settimanali). Le categorie che accettano questo lavoro sono ragazze tra i 16 ed i 26 anni, fidanzate, che aspettano di sposarsi. Conservano tutto quello che guadagnano per comprarsi la dote e poi quando uno le manda a casa se ne trova subito un'altra. 5) Contratta di locazione inesistente. Non conosco nessuno qui che abbia un contratto. 6) Tutti pagano il pizzo. Questo dà sicurezza e si lavora tranquillamente. Da noi rapine, scippi ecc... non avvengono perché sta tutto in mano alla camorra. Tu paghi il mensile (a 150 a 300) e non ti succede nulla. Per ulteriori informazioni per case studies sul comportamento razionalissimo di un commerciante medio, non esitate a contattarmi via mail. ciao!!
  • Imposte evasione
    Nome: Alessia  Data: 26.11.2006
    Gentili signori e signore, Il modello presentato è molto utile per spiegare in una situazione ideale il comportamento che dovrebbe avere lo Stato. Non tiene conto della di una realtà che conosco molto bene. Abito in un grosso centro della provincia di Napoli. Ho un negozio di abbigliamento molto centrale, tra spese fisse (- non pago l'affitto perchè il locale è mio - che consistono nella mensilità alla ragazza commessa che prende 500 euro netti al nero 42 ore settimanali; telefono tangente alla securitas 200 euro al mese ecc.. ) mi entrano circa 2500 euro netti mensili. Faccio questo lavoro da 12 anni e da 12 anni è così. Anzi gli affari vanno meglio da due anni a questa parte. Volete sapere una cosa non ho mai pagato un euro di tasse!! Mai! Eppure vado dal medico e all'ospedale, la mia bambina va alla scuola comunale ecc...Per anni non pagato l'acqua. Nessuno è mai venuto a controllare. Gli scontrini li facciamo a fine serata, battiamo due scontrini di 9 euro e questo è tutto. E sapete un'altra cosa qui nella strada è fanno tutti, ma proprio tutti così. Nessuno va a votare e se ne fregano ampiamente di quello che succede in regione al comune o al parlamento. Cordiali saluti Alessia
  • Commenti
    Nome: Riccardo Papaleo  Data: 24.11.2006
    Egregi Autori, la vostra analisi è sicuramente analiticamente e matematicamente ineccepibile. La parte negativa però si basa sull'assunto che per principio il cittadino debba cercare un accordo con il venditore. Io credo che la maggior parte dei cittadini ha capito e capisce che il pagamento delle tasse Dovrebbe essere strettamente connesso alla quantità di gettito fiscale ricevuto dallo stato. E' quindi interesse comune che le tasse siano pagate e pagate da tutte. Il contrasto potrebbe essere un semplice incentivo per stimolare il pagamento delle tasse di quelle categorie che "sembrano" maggiormente propense all'evasione. Il principio che "a priori" l'italiano deve imbrogliare per non pagare le tasse e che quindi qualunque azione ha come conseguenza un tentativo di evasione non credo porterà questo paese a crescere negli anni futuri.
  • Potrebbe essere ugualmente utile
    Nome: rocco  Data: 23.11.2006
    Immaginiamo il contrasto di interessi vada in vigore per, supponiamo, 3 anni con lo stato che nella peggiore ipotesi ha gettito 0. Nel frattempo molto nero e' emerso e chi dichiarava 15000 euro ora ne dichiara 50000. Il quarto anno dubito che si torni ad evadere dichiarando 15000. Il timore sarebbe tale che si tornerebbe si' ad evadere ma magari per "soli" 20000 euro. E il saldo finale per lo stato sarebbe comunque positivo. Il senso di questo esempio e' che non si tratta di mera matematica. Vi sono anche considerazioni di ordine etico e psicologico.
  • Non è cosi lineare
    Nome: Studente  Data: 22.11.2006
    Concordo pienamente con la vostre analisi, solamente bisognerebbe formalizzare meglio la funzione di utilità del venditore mettendo al suo interno la possibilità di essere scoperto e la pena prevista in caso di evasione. Ciò renderebbe, forse, minore il range di prezzo nel quale ad entrambi conviene accordarsi.