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Ma il contrasto di interessi non è la soluzione

di Maria Cecilia Guerra, e Alberto Zanardi, Categoria , Fisco, Data 20.11.2006
Il contrasto di interessi è sempre più spesso indicato come la formula magica cui affidare la lotta all'evasione. Ma per essere efficace l'agevolazione riconosciuta ai contribuenti onesti dovrebbe essere tale da annullare completamente il gettito dello Stato. Ed è illusorio pensare che si elimini così la necessità di controlli e accertamenti fiscali. Sembrerebbe più proficuo perseguire altre modalità, che costringano il singolo contribuente a confrontare il guadagno dell'evasione con i rischi o i costi che essa potrebbe comportare su altri fronti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Contrasto di interessi
    Nome: riccardo maffi  Data: 19.02.2008

    Il punto è che ci troviamo di fronte ad un'evasione stimata in 130 miliardi di euro e a gente che viaggia su yacht e dichiara cifre ridicole. E' ovvio che qualsiasi sistema fiscale necessita di un sistema di controlli efficace (in america la SEC non scerza come da noi la finanza) ma questo sistema che abbiamo non funziona e lo si vede benissimo per cui un po' di moralità sarebbe benvenuta. Conservare poi gli scontrini e le fatture di un anno non credo sia peggio che conservare le ricevute di multe e bolli per dieci. La realtà è che a chi evade non conviene e chi lo fa sta in parlamento per cui...

  • Contrasto di interessi o trasparenza della spesa?
    Nome: Riccardo Campi  Data: 14.12.2006
    Un caro saluto a Maria Cecilia e ad Alberto. Scrivo da “operativo” nel settore fiscale, sono infatti Dottore Commercialista e consulente fiscale di una associazione di consumatori nonché di una associazione di imprenditori. Ritengo inutile il contrasto di interessi perché consumatori e imprese/professionisti hanno un comune scopo: farsi rubare dal fisco il meno possibile, ed il calcolo si fa sui centesimi. Non ritengo che il problema sia costituito dalla pressione fiscale o dal comportamento endemicamente “birbante” degli Italiani. Il problema della scarsa adesione fiscale è costituito dalla destinazione delle risorse prelevate dal fisco. Ogni centesimo pagato al fisco è percepito come un centesimo perso, i consumatori chiedono sistematicamente di effettuare operazioni “senza fattura” e le imprese forniscono i prezzi “senz’IVA” (“vuole la fattura? Allora devo aggiungere l’IVA”). La percezione del sistema statale che abbiamo è di un novello Sceriffo di Nottingham che preleva risorse ai cittadini per garantire le proprie clientele ed i propri vizi, piuttosto che di uno Stato moderno che preleva risorse per garantire servizi che il privato non potrebbe fornire altrettanto efficacemente. In quest’ottica non ci sono controlli che tengano. Paradossalmente le crescenti richieste di adempimenti ai contribuenti (elenchi clienti e fornitori, trasmissione telematica dei contratti, studi di settore, anagrafe dei conti correnti, ecc) piuttosto che diminuire i margini di manovra degli evasori stanno generando un crescente dissenso ed una crescente appetibilità dell’evasione. Forse sarebbe più opportuno per contrastare l’evasione un quadro chiaro e pubblicamente disponibile di che fine fa il gettito fiscale, e la introduzione di strumenti di controllo di performance del settore pubblico per individuare le spese inutili o eccessive. Buon Natale Riccardo
  • Non basta il contrasto
    Nome: Franco Di Lalla  Data: 05.12.2006
    In italia l'evasione è praticata da tutti coloro che possono farlo. Non è vero che la fanno solo alcune categorie economiche. Il contrasto di interessi si è rivelato debole in molti casi, visto che non ha funzionato con prestatori di servizi e prestatori professionali. Lo spazio a disposizione non è sufficiente per esporre compiutamente alcune linee di intervento, ma qualcosa potrà arrivare dalle disposizioni antiriciclaggio e da un maggiore controllo del territorio che attualmente l'Agenzia delle Entrate non ha. Era invece buona l'idea di far partecipare i Comuni alla lotta all'evasione
  • Concorrenza
    Nome: Maurilio Menegaldo  Data: 29.11.2006
    Mi pare che il contrasto d'interessi possa essere efficace solo in regime di concorrenza reale. Mi spiego: se il fornitore di bene o servizio può ritoccare il prezzo a suo piacimento, sicuro che o per via di cartello o per via di monopolio (magari limitato a una determinata zona) il compratore non avrà accesso allo stesso servizio a prezzi inferiori, il limite di equilibrio tra convenienza e non convenienza si sposterà sempre a favore dell'evasore. Con un esempio: supponiamo che la proposta sia, senza contrasto, "100 con fattura, 80 senza fattura", accettata dal compratore. Se introduciamo il contrasto, e il 100 non è più conveniente, la proposta potrebbe diventare: "120 con fattura, 80 senza fattura". Ovviamente il compratore sceglierà comunque 80 senza fattura. Il vantaggio del fornitore sarà comunque mantenuto, perché il compratore non ha possibilità di confrontare un prezzo più vantaggioso per lui con l'offerta a sua disposizione. Se quanto esposto è vero, in un paese come l'Italia, dove la concorrenza in mestieri e professioni è ancora un bel sogno, il contrasto d'interessi è destinato ad avere poca efficacia.
  • Scetticismo che non regge
    Nome: raffaello morelli  Data: 27.11.2006
    Limitandoci al settore professionale e dei servizi nonché alle persone fisiche, non ha ragion d'essere lo scetticismo dei due articoli di Guerra e Zanardi. Innanzitutto l'esempio chiave della tabella del primo articolo (deduzione 100 %, nessuna evasione) contiene ipotesi irrealistiche o funzionali alla tesi scettica ma non al vero contrasto di interessi. E’ irrealistico ridurre l'imponibile del venditore del 20 % per costi sostenuti poiché, siccome egli ha una sua vitale contabilità, la prestazione in questione è da lui effettuata a costi zero nel senso che i costi reali sostenuti sono già inclusi nella contabilità in chiaro e non possono essere conteggiati due volte. Già solo correggendo questa ipotesi si ottiene che lo Stato incasserebbe altri € 8 euro ( 20 per l'aliquota di 0,4 = 8) per un totale € 35 (27 della tabella più 8). Se ora nel conteggio degli autori si toglie anche l'altra loro ipotesi, e cioè si introduce nei settori considerati la detraibilità integrale dell'IVA, si ricava che lo Stato incassa in tutto 35-20 = 15 € ( in più sul nero), che il venditore ha un profitto netto di 60 e il compratore ha un costo reale di 75. La collusione diviene ardua. Senza fattura, lo sconto dovrebbe abbassare il costo almeno fino a € 65 ( per compensare il rischio del compratore). Però il venditore lucrerebbe solo € 5 e non varrebbe la pena evadere. Con questo sistema si creerebbe un contrasto di interessi. E si darebbe un forte colpo di freno alla convenienza per il venditore di approvvigionarsi in nero. Siccome l'evasione nel settore considerato è ora molto forte, dal contrasto di interessi deriverebbe un'emersione di imponibile consistente ( e irreversibile ) che porterebbe un gettito fiscale assai superiore alla perdita per la detraibilità integrale IVA sulle fatture oggi regolarmente emesse. L'eccessivo scetticismo sul contrasto di interessi mi pare equivalga a privilegiare lo stato sul cittadino.
  • Imprese più grandi e imprese quotate
    Nome: Giorgio  Data: 27.11.2006
    Sono perfettamente d'accordo con Fausto....incentivi seri e reali alla crescita dimensionale delle aziende e al M&A avrebbero un duplice effetto positivo: incrementare la competitività delle nostre imprese e far diminuire evasione ed elusione...posso portare la mia esperienza personale, da piccola ditta individuale artigiana ad azienda inserita in gruppo quotato, i ricavi non registrati si sono via via assottigliati fino ad essere totalmente annullati....oltre una certa soglia dimensionale ed un certo livello di controllo e di interessi coinvolti l'evasione diventa assolutamente antieconomica
  • La convergenza di interessi
    Nome: Massimiliano  Data: 24.11.2006
    In pochi collegano l'alta evasione fiscale tipica dell'Italia alle dimensioni minime delle sue imprese, non di rado individuali o quasi. Eppure, a me pare evidente che il proprietario di un bar ha un interesse molto più diretto e forte a non emettere scontrino rispetto al cassiere di Starbucks, al di là di qualsiasi controllo o sanzione. Penso quindi che l'evasione fiscale non possa essere seriamente combattuta finché non verrà attuata una politica incisiva per la crescita dimensionale delle imprese, che disincentivi fortemente l'individualismo e premi forme consorziali, anche tutte da inventare. È vero che politiche "grow or die" snaturerebbero l'impianto storico dell'economia italiana, ma è anche vero che in questo impianto storico ci sta pure l'evasione fiscale, come declinazione della nostra diffidenza storica verso l'autorità...
  • evasione fiscale
    Nome: Fabrizio Fusco  Data: 24.11.2006
    Visto che il contrasto di interessi non è la soluzione E allora qual'è la soluzione? Tutti sanno dove si annida l'evasione, tutti vedono le dichiarazioni beffa che vengono pubblicate ogni anno, eppure l'evasione continua a crescere ed è un male che colpisce soprattutto l'Italia. Possibile che non possiamo "importare" dall'Inghilterra o dagli Sati Uniti il sistema per stanare gli evasori? Come fanno in quei Paesi a far pagare le tasse? I contribuenti sono masochisti o, piuttosto, lo Stato combatte seriamente l'evasione? Il problema è che in Italia l'evasione ha potenti sponsor a tutti i livelli. Questo è il punto. Anche ultimamente in televisione ho sentito un rappresentante del governo giustificare un'evasione per necessità o sopravvivenza. Allora perchè non consentono anche all'operaio che guadagna 700/800 euro al mese o al pensionato che guadagna ancora meno di fare lo stesso? Forse il sistema del contrasto di interessi non funzionerebbe, tuttavia si potrebbe provare, consentendo un tetto di deducibilità. Il cittadino comune ignora, al momento di pagare una prestazione, quanto tale deduzione potrebbe fargli risparmiare per cui sarebbe portato a chiedere comunque la fattura. Per lo stesso motivo l'evasore, per evitare l'emissione della fattura e per essere certo di rendere appetibile la cosa, non conoscendo i dati della dichiarazione dei redditi del suo cliente, dovrebbe fare uno sconto superiore all'aliquota massima degli scaglioni di reddito (pari al 43%) e non è detto che tutti si possano permettere di fare tali sconti. D'accordo, siamo nel campo teorico, ma appunto per questo si potrebbe scendere nel pratico e provare.
  • Una proposta
    Nome: rodolfo la rocca  Data: 23.11.2006
    l'articolo parte da una buona considerazione, ma manca nel suo scopo. 1) per capire che c'e' un problema occorre capire di quale problema stiamo parlando; c'e' evasione si, ma quanto e' ? dove si trova e quanto grava sui cittadini ? Ecco la proposta. Si prendono delle città campione e si da il 100% di esenzione a fronte di fattura al consumatore per un periodo limitato. Si confrontano i dati con lo stesso periodo dell'anno precedente ed ecco l'evasione e dove si trova. Si fa capire ai cittadini che se l'evasione non ci fosse significherebbe risparmio concreto per loro, perchè i soldi raccoldi andrebbero a loro, che abitano li! A questo punto si attuano i controlli perchè sarebbero pagati dal maggior reddito accertato. Questo ovviamente in teoria se anche il parlamento,agenzia entrate, gdf, ecc..ecc..facessero il loro dovere istituzionale. Nel frattempo...sapete come stiamo.
  • lotta pratica all'evasione
    Nome: Paolo  Data: 23.11.2006
    Quando si parla di fisco, c’è molta retorica, e poche considerazioni pratiche. Credo che le tasse siano “etiche” solo nella misura in cui “etica” è anche la spesa pubblica. Se ciò, come in Italia, non sempre accade, anche la coscienza del cittadino si adegua, e non si chiede la ricevuta fiscale all’artigiano o al medico, risparmiando un buon 30%. Non sempre la logica delle deduzioni delle spese è ragionevole. Il signor Rossi dispone di 100.000 euro, e decide di acquistare una bella automobile sportiva. Paga una buona quantità di tasse, all’acquisto e pure negli anni successivi. Il sig. Bianchi decide invece di utilizzare la stessa cifra per ristrutturare il suo appartamento: marmi, infissi pregiati, vasca idromassaggio ecc. In questa ipotesi Bianchi dovrebbe aver diritto a deduzioni. Ma non sono, entrambi, lussi non necessari? Se poi Bianchi vuole risparmiare, rinuncia alle detrazioni e paga in nero: ci guadagna comunque. Rossi invece non può evadere. Se, semplicemente, ci fosse un reddito presunto per le varie categorie nelle diverse zone, sarebbe ininfluente fatturare o meno. All'interessato la possibilità di dichiarare e dimostrare un eventuale reddito inferiore: in tal caso scatterebbero accertamenti ed eventuali sanzioni. Anche in assenza di detrazioni, si richiederebbe sempre la ricevuta che, se non altro, garantisce la garanzia per i lavori o prestazioni eseguite. Per non parlare della semplificazione che ne seguirebbe, dei maggiori contributi versati per le pensioni, ecc.. Certo, non ci sarebbe più la corrispondenza esatta fra reddito ed imposte: ma mi pare che questa non esista neanche adesso (evasione, elusione, deduzioni opinabili ecc.). La demagogia non serve. Ad esempio, proibire i pagamenti in contanti, in un contesto attuale, porterà solo a pagare in contanti anche ciò che oggi, pur evadendo, si paga in altro modo, laddove le cifre siano modeste: se queste cifre modeste non sono, nessuno, già oggi, paga più in contanti.