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Commenti

Stabili per legge?

di Riccardo Del Punta, Categoria Lavoro, , Data 17.11.2006
Le odierne difficoltà del centrosinistra sui temi del lavoro sono anche figlie di un'analisi falsata delle politiche della passata legislatura, delle quali è stato largamente drammatizzato l’effetto. L'idea del diritto del lavoro legato alla sua vocazione protettiva sembra ormai datata. Però potrebbe trovare nuova linfa se si avesse il coraggio politico di coniugare le preoccupazioni sociali con l'obiettivo del recupero dell'efficienza e della competitività del sistema, e della produttività del lavoro, i cui andamenti sono da tempo deludenti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ideologia e falsa coscienza
    Nome: Enio Minervini  Data: 20.02.2007
    Inevitabilmente nel suo articolo, il prof Del Punta ha evocato gli spiriti più biechi, come la signora artigiana che si stupisce del fatto che nessuno vuol più lavorare per lei. Un ispettore del ministero o dell'inps potrebbe spiegarle perchè, ma la consulenza avrebbe per lei un costo elevato. Per il resto tutto si riduce alla libertà di licenziamento, senza limiti e senza ragioni... L'arbitrio più totale. Naturalmente l'articolo del professore è molto più attento e pacato, ma - ahimè - anche molto ideologico. Modernismo è la parola d'ordine, e in nome di esso si propone uno scambio tra meno tutele giuridiche e più tutele nel mercato del lavoro, attraverso servizi per l'impiego e formazione continua. Ma conosce il professore lo stato dei servizi dell'impiego anche nelle regioni avanzate, per esempio Toscana. Sa quanti lavoratori inutilmente precari vi operano? Sa lo stato simil-mafioso della formazione continua, del fatto che funzioni solo per finanziare le agenzie? Ha mai letto un progetto di formazione continua - magari approvato a pieni voti - di un fondo interprofessionale per la formazione? Ha fatto un bilancio di qualità sul esito della privatizzazione della formazione professionale? Temo proprio di no! Non si capisce allora perché per un lavoratore dovrebbe essere conveniente rinunciare alle residue garanzie del lavoro subordinato, in cambio di protezioni sul mercato del lavoro che si sa già che non funzionano. E il sindacato dovrebbe rinunciare alla mobilitazione per conquistare condizioni di miglior tutela? Sono posizioni ideologiche professore, nel senso classico di cattiva coscienza. Talmente moderne da richiamare i periodi più bui – premoderni - della rivoluzione industriale. A proposito di premoderno... Riuscirà la redazione de lavoce.info a resistere alla tentazione di censurare - per la terza volta di seguito - un mio commento? Saluti
  • la verità sui precari
    Nome: Andrea Zaff  Data: 02.01.2007
    Mi rifaccio al commento di Luigi Rosi e di Marcella Biondini, entrambi veri dal loro punto di vista. E vi propongo questa semplicissima politica del lavoro. Il lavoro costa all'impresa tanto di più quanto più è precario (questo può essere tradotto in un maggiore stipendio direttamente in busta paga per il lavoratore precario oppure può essere configurato attraverso il versamento della "maggiorazione" in un fondo che finanzia appropriati ammortizzatori sociali per i precari, ammortizzatori che oggi non ci sono). Fatto ciò, le imprese assumono come vogliono, all'interno di una fattispecie di contratti previsti per legge, e licenziano quando vogliono, anche da 1 giorno all'altro. Fantascienza? No, la Danimarca per esempio fa già così, e la disoccupazione praticamente non c'è...
  • Diciamo la verità
    Nome: Marcella Bondini  Data: 28.12.2006
    Sono titolare di un'azienda artigiana. Fino quando non avrò la possibilità di licenziare gli operai che non lavorano, fino a quando qualcuno non dirà ai medici che è ora di finirla di fare certificati finti per consentire ai fannulloni di stare a casa sulle spalle del loro datore di lavoro, fino a quando il costo della maternità non sarà interamente a carico dello stato, fino ad allora potete fare tutte le leggi che volete, ma io non assumerò alcun lavoratore a tempo indeterminato nè tantomeno alcuna donna. P.S. Sono due mesi che cerco un operaio che abbia voglia di lavorare. L'unico italiano che si è presentato aveva 30 anni ed è venuto accompagnato dal padre. Dopo due giorni era già stanco. Ma quale precariato, evviva gli extracomunitari che rimpiazzano gli italiani ormai troppo sfaticati per rimboccarsi le maniche e che fanno molte meno malattie degli italiani brava gente.
  • Precari
    Nome: lucia  Data: 11.12.2006
    Ma se avvenisse la stabilizzazione di tutti questi precari, i ragazzi che sono prossimi alla laurea e quindi alla ricerca di un lavoro, che speranze avranno? E le generazioni future? Il mio suggerimento sarebbe quello di stabilizzare solo i lavoratori che hanno superato i quarant'anni e con almeno 15 anni di precariato alle spalle, il resto si vedrà.
  • Precari e fruttati
    Nome: Luigi Rosi  Data: 23.11.2006
    Ho 40 anni e da 4 lavoro con contratto co.co.pro. (ex co.co.co .) per la stessa azienda. Non dubito che nella organizzazione della produzione sia necessaria un’ adeguata quota di flessibilità. Contrariamente alla vulgata, i giovani (e i meno giovani) non cerchino il lavoro per la vita. Sempre più spesso l'immobilismo è vissuto come un fallimento. Si cerca il cambiamento, nuove opportunità. A partire dal pacchetto Treu si è fatto confusione (intenzionalmente?) tra flessibilità e riduzione del costo del lavoro. Si è pensato cioè di favorire l'impiego riducendo fortemente - e per decreto - le tutele e il costo del lavoro: oggi un co.co.pro. costa all'azienda molto meno di un lavoratore a tempo indeterminato! Le aziende ritengono di non avere alcuna convenienza a modificare questa situazione, salvo poi lamentarsi della scarsa produttività. Confindustria dovrebbe spiegare come si fa ad avere maggiore produttività con salari bassi e lavoro precario. Si tratta di fruttamento dei lavoratori: la flessibilità non c'entra nulla. Bisognerebbe abolire la tipologia dei co.co.co./co.co.pro. e parametrare il costo del lavoro flessibile sui contratti nazionali opportunamente incrementati, ponendo a carico di chi ricorre al lavoro a termine gli oneri per finanziare gli ammortizzatori sociali. Il lavoro precario ha un alto costo sociale, è pertanto giusto che le aziende che lo utilizzano contribuiscano in modo adeguato. E ancora: perché i lavoratori co.co.co./co.co.pro. pagano i contributi previdenziali al fondo per la gestione separata dell'INPS; e perché questi versamenti non sono cumulabili con gli altri che il lavoratore ha fatto nel corso della sua vita lavorativa? E tutto ciò quando il sistema pensionistico è organizzato su base contributiva! Infine, qualcuno vuole spiegarci cosa si intende fare per garantire a tutti una pensione decente? La questione si riduce alla sola età pensionabile? Sai che soddisfazione andare in pensione a 57 anni, anziché 63, con 300 Euro al mese!