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La falsa liberalizzazione del mercato del gas

di Carlo Scarpa, Categoria Concorrenza e Mercati, , Data 14.11.2006
Due episodi rivelano come il mercato del gas sia ben lungi dall'essere liberalizzato. E se il ministero fa bene a prendere provvedimenti tampone per garantire le forniture, non possiamo però attendere oltre per incidere sulla posizione dominante delle imprese dei settori energetici. Bisogna arrivare alla separazione delle infrastrutture dal servizio. E' tardi per inserire qualche provvedimento "strutturale" nella Finanziaria. Ma il paese va avanti, ed è dovere del suo ceto politico favorirne lo sviluppo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • LA falsa liberalizzazione del gas
    Nome: antonio petrina  Data: 28.11.2006
    Che si tratti di "falsa" libeeralizzazione del gas non so , ma dopo l'accordo Eni Gasprom l'Eni fa una politica di shopping legittima anche per frenare l'invadenza della società russa.Il governo d fronte a questa ed altre partite (vedi Telecom, Alitalia, ecc) dovrebbe agevolare il mercato concorrenziale e non emanare norme anticoncorrenziali (leggi decreto milleproroghe che ha di fatto allungato ope legis a tutela dell'e imprese esistenti il periodo transitorio al 2009) che il TAr ha rinviato per il giudizio innanzia alla corte di giustizia. Inoltre il provvedimento Bersani che chiede prezzi agevolati per le imprese enegeivore va nella direzione del mercato concorrenziale o della concorrenza double face (Editoriale de Il Foglio del 22.11)?
    Risposta:
    Sono piuttosto d'accordo. Manca purtroppo una politica coerente. Si pensi poi che la politica di shopping di Eni (legittima, come lei dice) è avvenuta nel periodo in cui a gran voce da Roma si reclamava una guida europea per l'energia. mi piacerebbe capire in quale direzione si vuole andare, ma non so dare risposte... carlo scarpa
  • confindustria
    Nome: gasvictim  Data: 19.11.2006
    A tutto ciò, è disarmante il silenzio di Confindustria di fronte a una politica del gas che ha messo fuori concorrenza interi settori di associati, dal vetro, alla carta, all'acciaio. L'anno scorso un giornalista imprudente del Sole aveva denunciato tutto in un articolo, mi pare anche azzardando un prezzo di acquisto da parte dell'ENI di 90 dollari per mille metri cubi. Silenziato. Molto più prioritario discutere ad oltranza di una riforma del TFR con un impatto da qualche milione di euro. In realtà guardando i prezzi comparativi del gas in Europa il modello dovrebbe essere la Spagna più che altri paesi. L'industria spagnola lo riceve ad esattamente la metà di quella italiana. Uno stato che gioca per le proprie imprese invece che per le proprie controllate? D'altronde, anche se Bersani si decidesse ad intervenire, cosa direbbe Visco, che riceve dall'ENI oltre 10 miliardi annui tra IRES e dividendo?
    Risposta:
    Sui confronti internazionali dei prezzi, l'Italia non esce poi tanto male (e comunque il mercato è "libero" ovvero i contratti sono contratti tra privati le cui condizioni sono molto difficili da analizzare. Quanto a Eni e Visco, con me sfonda una porta aperta. E mi chiedo quando i dividendi di queste imprese saranno considerati alla stregua di entrate para-fiscali (una sorta di imposta addizionale)? carlo scarpa
  • ma gli altri?
    Nome: mikecas  Data: 17.11.2006
    Mi piacerebbe sapere come e' lo stato di liberalizzazione negli altri paesi europei, perche' spezzettare funzioni, limitare le dimensioni, imporre suddivisioni, nella speranza di riuscire a ridurre i costi per l'utente finale ha comunque il risultato di indebolire la capacita' contrattuale internazionale delle nostre aziende, e sappiamo di quanto gia' siamo in debito.
    Risposta:
    La situazione varia molto da paese a paese e - se credo che potremmo fare molto meglio - è vero che non siamo gli unici a favorire i campioni naizonali, anzi. Quanto alla capacità contrattuale, il problema è che se il beneficio di questa capacità non arriva però al consumatore ma si ferma nelle casse di Eni allora perchè dovremmo difendere l'attuale situazione...? carlo scarpa
  • Liberalizzazine dei servizi pubblici
    Nome: antonio petrina  Data: 16.11.2006
    Caro Scarpa è venendo incontro a questa domanda che molti problemi delle liberalizzazioni potrebbero risolversi per es. nel settore della pubblica illuminazione cui gli eell non sono fomalmente proprietari dell'impiantistica avedola realizzata prima l'Enel e poi la Sole. Domanda : La riduzione di energia derivante dai progetti di uso razionale di energia nel settore della pubblica illuminazione e i conseguenti risparmi economici ripagano gli interventi con tempi anche brevi?
    Risposta:
    E' impossibile dirlo in generale - ce ne sono troppi e troppo differenti tra loro. Ma in generale i risparmi ci sono solo nel medio lungo periodo (dai 5 anni in su) a parte quando ci sono incentivi pubblici (che sono infatti un modo per "far tornare i conti" anche ai privati in un orizzonte temporale ragionevole.
  • liberalizzazioni
    Nome: marcello  Data: 16.11.2006
    Questa idea della separazione tra rete e produzione è una strana fisima degli economisti... E il mercato a chi lo facciamo controllare allora? Ai consumatori? ma scherziamo? Lo stesso discorso si fa da anni ormai nelle TLC e dopo anni di alte grida sui pericoli dei monopoli privatizzati, i piccoli fornitori di telefonia stanno alla canna del gas. Certo che la separazione si tradurrebbe in maggiore efficienza e prezzi più bassi per i consumatori finali, ma queste due variabili ci sono, nella funzione di utilità del decisore pubblico? Ne dubito. Forse ci vuole un modello di teoria dei giochi per dimostrare che il nostro sistema è inefficiente per i consumatori ma efficiente per i decisori politici (o inefficiente per entrambi, e sarebbe un risultato più interessante). E usare la distanza tra i due punti di ottimo come misura della distanza dalla democrazia economica. Mentre i nostri economisti continuano a studiare, rispetto alle grandi speranze degli anni '90 stiamo facendo addirittura dei passi indietro.
    Risposta:
    Mi spiace, ma non ci siamo proprio... Quello che si verifica oggi nel gas è più o meno quello che lei lamenta nella telefonia, ove infatti la stessa inmpresa controlla la rete e ha una posizione dominante nella fornitura del servizio finale. La ragione per la quale i concorrenti di Telecom Italia sono - come dice lei - "alla canna del gas" è la non separazione tra rete e servizio. E' per questo, in primo luogo, che i concorrenti faticano ad affermarsi sul mercato. Se per raggiungere un cliente devo aspettare che il mio principale rivale me lo consenta, è dura... E quello che vorrei eliminare nel gas è esattamente questo.
  • Risposta e commento all'articolo sulla liberalizzazione del gas di Scarpa
    Nome: petrina antonio  Data: 16.11.2006
    Egr. Scarpa, cimentarsi nel tema delle liberalizzazioni del gas e dell'energia è arduo : comunque sarebbe interessante come altri paesi europei abbiano provveduto ( Inghilterra ed altri) perchè se Eni ha fatto l'accordo con GAsprom ( ed Hera per alcuni quantitativi ) allora se l'offerta aumenta , è da presumere che scendedranno i prezzi della distribuzione? Quale è il ruolo che lo Stato avrebbe per garantore questo processo ?
    Risposta:
    l'accordo tra Eni e gazprom lo vorrei capire bene. A me sembra che l'offerta non aumenti per nulla (semplicemente, alcuni quantitativi di gas ora venduti da Eni saranno venduti da Gazprom). E quanto al gas che Eni trovasse in Russia, voglio proprio vedere se e come arriverà in Italia... Mi riservo di tornarci a breve.
  • Come conferma l'AEEG
    Nome: Pie  Data: 15.11.2006
    Ebbene si, la liberalizzazione tanto decantata non c'è ancora, come confermano sia l'Autorità per l'Energia e il Gas (anche nell'ultima relazione annuale) sia l'Associazione Italiana Grossisti e Trader. Nel mercato all’ingrosso i primi ventisei venditori coprono il 71% delle vendite complessivamente effettuate sul territorio nazionale. Per le vendite ai clienti allacciati alle reti di trasporto, Eni detiene ancora il 65% del mercato nazionale, mentre i restanti operatori posseggono quote inferiori al 5%, ad eccezione di Enel Trade che possiede il 20%. Ufficialmente, con la liberalizzazione, le società non dovrebbero accorpare l'attività di distributore, trasporto e stoccaggio, ma di fatto la norma viene aggirata creando delle società palesemente legate tra loro e ciascuna delle quali si occupa di una fase del mercato
    Risposta:
    Per certi versi sono d'accordo. Ma tenga conto che la separazione stabilita dalla norma tra distribuzione e vendita è solo di tipo societario, non di tipo proprietario - ovvero, la presenza di società tra loro collegate non è illegale. Il che conferma per altro che la norma attuale non basta...