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Commenti

L'America è cambiata. O no?

di Michele Boldrin, Categoria , Internazionali, Data 14.11.2006
Dopo le elezioni di mid-term, è cambiato molto, perché s'è arrestata l'onda reazionaria. Nello stesso tempo, è cambiato poco, perché l'ideologia conservatrice è viva e vegeta, come mostra la campagna elettorale dei democratici. Sull'Iraq dobbiamo aspettarci una politica di grandi annunci e pochi fatti. Non mancheranno però indagini sulle violazioni più palesi dei diritti umani. In economia, possibili modesti incrementi delle imposte. Certo invece un simbolico aumento del salario minimo federale. Ma la partita vera si gioca nel 2008, questa è stata solo l'ouverture.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Reazionari e conservatori negli Usa
    Nome: Marco D'Egidio  Data: 18.11.2006
    Trovo efficace la distinzione reazionari-conservatori fatta nell'articolo. I reazionari negli Usa si differenziano dal conservatorismo classico per una sorta di paternalismo di destra, anche economico, di stampo religioso-messianico (una sorta di Stato etico sui generis), quando invece i conservatori tout court, per caratteristiche storiche, predicano un liberalismo ostile a qualsiasi presenza regolatrice dello Stato, non volta alla tutela della libertà individuale. Il liberalismo è figlio della fine dell'assolutismo, quindi è naturale che abbia come principio la teoria dello Stato minimo. I conservatori liberali conservano l'esistente, che per loro memoria storica coincide con il momento di massima espansione della libertà individuale dopo l'oppressione dello Stato assoluto. Conservazione in questo senso si può sposare anche con progresso: il liberismo, ad esempio, quando è riforma (come negli anni '80), è antitetico alla conservazione. Solo che può accadere che siano proprio quelli che si definiscono conservatori a chiederlo, senza per nulla contraddirsi.
  • Un' osservazione
    Nome: arrigo boero  Data: 16.11.2006
    Egregio professore, condivido la sua lettura della situazione politica USA, operando pero' un marginale distinguo. Mi sembra assai riduttivo risolvere il partito repubblicano ad una generica istanza conservatrice. Come osservato recentemente da alcuni politologi statunitensi, nel partito repubblicano confluiscono ormai due filosofie: quella religiosa del Sud e SudOvest (in forte crescita demografica), che lei stesso riassume in "no all'aborto", e quella libertaria dell'Ovest e di certa finanza anche orientale. (che lei riassume in "meno tasse e - aggiungo io - meno Stato"). Non so se si possa parlare di conservazione per questi due movimenti , ma in ogni caso non certo per il secondo. A meno che non si stravolga completamente il significato del termine "conservatore" applicandolo non gia` (come dovrebbe essere) a chi vuole "conservare l'esistente". E affibbiandolo invece a chi vuole PROGREDIRE in una direzione che non e` quella che lo scrivente ritiene il futuro necessario della dialettica storica. Distinti saluti
    Risposta:
    Dettagli geografici a parte, sono perfettamente d'accordo. Personalmente non associo la parola "conservatore" ad un significatonegativo, ma la uso con una funzione puramente descrittiva (ossia,essi stessi cosi' si definiscono). Che ridurre le tasse, la spesa el'intervento dello stato nell'economia sia fonte di progresso quando fatto adeguatamente e' cosa che condivido e sostengo apertamente in ciò che scrivo. Questo e' particolarmente vero per il caso italiano, ed in giorni come questi ancor di più.