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Un nuovo round nella riforma dei servizi pubblici locali

di Andrea Boitani, Categoria Concorrenza e Mercati, Data 14.11.2006
Quello dei servizi pubblici locali è stato, per due legislature, uno dei casi più clamorosi di riforma abortita. Al di là delle incertezze dei governi nazionali, le maggiori resistenze sono venute proprio dagli amministratori locali. A luglio, il nuovo esecutivo ha presentato un disegno di legge delega per riprendere il cammino delle liberalizzazioni. Positivo, ma non privo di ombre che potrebbero farlo naufragare. Manca infatti un coerente disegno di incentivi, con spese e tagli condizionati a comportamenti virtuosi. Una speranza dal "documento Rutelli".
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Un caso eclatante
    Nome: Antonio De Franco  Data: 15.11.2006
    Uno dei primi servizi pubblici comunali svolto dal Comune per mezzo di società di diritto privato è la gestione dei mercati generali all'ingrosso. Tale gestione pubblica è una delle principali cause dell'aumento dei prezzi al consumo dei prodotti ortofrutticoli e della conseguente riduzione dei consumi delle famiglie. Queste società (tipo SOGEMI a Milano) aumentano i costi che trasferiscono sulle imprese non come tassazione bensì come canone per il servizio per cui anche se di fatto è il costo di gestione dei mercati rientra nella pressione fiscale lo si considera come costo di impresa! I commissionari e grossisti di mercato potrebbero bene autogestirsi il proprio mercato generale (si tratta di una amm.ne condominiale in soldoni) con una riduzione dei costi del 75% rispetto alle attuali. Riduzione di cui si gioverebbero le famiglie consumatrici finali ed i produttori agricoli conferitari. Invece la gestione pubblica sta facendo scomparire la funzione primaria dei mercati generali cioè l'incontro della domanda e dell'offerta: aste non se ne fanno più mentre - assurdità - si vuole fare entrare nei mercati la GDO non per comprare ma per vendere!
  • servizi pubblici locali
    Nome: roberto colcerasa  Data: 15.11.2006
    Il tema della liberalizzazione dei spl entra senza difficoltà in quello più ampio delle liberalizzazioni italiane "in generale". Ovvio che le aziende speciali o municipalizzate siano un modo per: 1. garantirsi flussi monetari (ma a fronte di una debolezza strutturale degli EELL che ancora pendono dai trasferimenti di "papà stato" (e le regioni più che i comuni); 2. garantirsi serbatoi di collocamento e ricollocamento di personale/clientele/ex politici/parenti/etc. etc. Eppure, visto da vicino, il mondo delle aziende pubbliche locali mostra eccezioni di efficacia, esempi di innovazione, e crea uno zoccolo di "medie" imprese che il mondo dell'impresa privata non ha saputo creare. Forse, lo spirito della 142/90 non è stato del tutto attuato, e tutti i tentativi successivi di riformare sono stati affrettati, orientati ideologicamente, mossi da una voglia di essere alla moda che è tipica dei provinciali. Veleno in coda: i nomi richiamati dalla proposta fanno rima con un marchio, Centrale del Latte di Roma, che si colloca fra gli esempi peggiori di privatizzazione senza capo né coda, ai limiti dell'ingenuità e del dilettantismo oppure, chissà, dell'astuzia e del professionismo. Ma parliamo sempre di qualcosa che poco ha a che fare con il mercato che amano i veri liberali.
    Risposta:
    E' chiaro che esistono importanti eccezioni alla mala-gestione delle imprese pubbliche locali. Ma il problema, caro lettore, è se si debba mantenere il monopolio di imprese pubbliche, anche se ben gestite. Non è questione di ideologia. Esistono importanti teoremi di teoria economica che fanno preferire la concorrenza al monopolio e, quando il monopolio è inevitabile, una buona regolazione alla nessuna regolazione. ma una buona regolazione, per essere credibile, deve avere da un lato un soggetto pubblico regolatore, dall'altro un'impresa privata regolata. Se l'impresa è pubblica, di proprietà dello stesso regolatore, le cose non funzionano. Il regolatore-propritario cercherà sempre di "piegare" l'azienda a obiettivi politici più o meno di breve periodo, la considererà sempre uno strumento della politica. Che poi l'azienda appaia economicamente sana non deve abbagliare: spesso le tariffe sono così alte da contenere spazio per abbondanti tasse occulte. I cittadini pagano e non protestano. Altro beneficio per i politici locali. Che molte privatizzazioni siano state fatte in modo discutibile è noto: Autostrade e Telecom credo siano esempi più clamorosi della Centrale del latte di Roma. Non sono d'accordo con le sue insinuazioni. A.B.