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Commenti

Il mistero del francobollo scomparso

di Ugo Arrigo, e Massimo Beccarello, Categoria Concorrenza e Mercati, / Relazioni Industriali, Data 14.11.2006
Le norme comunitarie hanno liberalizzato un notevole segmento del mercato postale, ma sinora in Italia la concorrenza di fatto è invisibile. Ne è una riprova l'abolizione del francobollo di posta ordinaria e la trasformazione di tutte le corrispondenze in "prioritarie". Se il sonno del regolatore genera mostri tariffari, quello del liberalizzatore impedisce miglioramenti di benessere collettivo facilmente realizzabili. Si deve allora puntare a una completa apertura del mercato ancor prima del 2009 previsto dell'Unione Europea.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • tariffe
    Nome: federico  Data: 26.11.2006
    Vorrei far notare che grazie al decreto che ha modificato le tariffe della corrispondenza ... il costo di vari tipi di spedizione in Italia è superiore al costo di spedizione dalla Svizzera all'Italia! Allucinante; a parte che seppur esista un "protocollo d'intesa" internazionale sulle tariffe postali, l'Italia proprio lo recepisce male. Spedire in Italia una busta fuori formato, es. 16x23 cm costa 1,4 euro; spedirla dalla Svizzera all'Italia costa 1,4 franchi... a voi i commenti.
  • Un capolavoro
    Nome: marcello  Data: 16.11.2006
    La cosiddetta unificazione della posta ordinaria e prioritaria è un autentico capolavoro di doppiezza . In un sol colpo, infatti: a) si aumentano le tariffe, e significativamente; b) si abolisce il servizio di posta prioritaria; c) si dà al servizio lento il nome di quello veloce, inducendo confusione negli utenti che nella loro generalità vengono "sorpresi" del peggioramento dei livelli di servizio (in realtà pagano semplicemente il servizio lento al prezzo di quello veloce). Credo che la gravità di quanto accaduto prescinda da considerazioni sulle alternative di mercato ma meriti una presa di posizione ancora più netta in un Paese in cui le sanzioni di mercato praticamente non esistono. In effetti, la cosa sarebbe gravissima anche in presenza di un valido e ampio mercato alternativo (visto che le Poste sono di proprietà pubblica e vengono finanziate con i nostri soldi).
  • Poste e telecomunicazioni
    Nome: marcello  Data: 16.11.2006
    Questa idea della separazione tra rete e produzione è una strana fisima degli economisti. E il mercato a chi lo facciamo controllare allora? Ai consumatori? ma scherziamo? Lo stesso discorso si fa da anni ormai nelle TLC e dopo anni di alte grida sui pericoli dei monopoli privatizzati, i piccoli fornitori di telefonia stanno alla canna del gas. Certo che la separazione si tradurrebbe in maggiore efficienza e prezzi più bassi per i consumatori finali, ma queste due variabili ci sono, nella funzione di utilità del decisore pubblico? Ne dubito. Forse ci vuole un modello di teoria dei giochi per dimostrare che il nostro sistema è inefficiente per i consumatori ma efficiente per i decisori politici (o inefficiente per entrambi, e sarebbe un risultato più interessante). E usare la distanza tra i due punti di ottimo come misura della distanza dalla democrazia economica. Mentre i nostri economisti continuano a studiare, rispetto alle grandi speranze degli anni '90 stiamo facendo addirittura dei passi indietro.
  • Un mistero che mistero non è !
    Nome: Francesco De Leo  Data: 15.11.2006
    L’introduzione della tariffa prioritaria è stato un escamotage introdotto a suo tempo per consentire alle Poste Italiane una lievitazione della tariffa relativa al settore delle corrispondenza che consentisse di raggiungere l’equilibrio tra costi e ricavi del servizio con la minor incidenza possibile sugli indici dei prezzi al consumo, in special modo per quanto concerne quello per le famiglie di operai e impiegati. Infatti, il relativo paniere è stratificato sulla base del tipo di servizio: corrispondenze ordinarie e prioritarie, raccomandate ect. A partire dagli indici relativi a ciascun prodotto postale si procede al calcolo degli indici per tipo di servizio, attraverso una media aritmetica ponderata con pesi proporzionali al fatturato generato dalle famiglie consumatrici che generalmente non ricorrono al più costoso invio prioritario. Quindi, all’epoca, il notevole scarto tra la tariffa ordinaria, che rimase sostanzialmente stabile, e quella prioritaria ebbe una scarsa incidenza sulla lievitazione di tale indice. Per altro verso, il costo per le Poste Italiane di invio e recapito di una lettera nel formato standard e con l’indirizzo correttamente riportato è identico sia per l’invio ordinario che per quello prioritario, in quanto lo smistamento è completamente automatizzato e la spedizione e il recapito si avvalgono degli stessi mezzi. Infine, va ricordato che analoga operazione fu fatta dalle Ferrovie dello Stato con la soppressione della tariffa della 3^ classe. Il mercato postale non può prescindere dalla circostanza che il servizio postale è sempre un servizio pubblico che deve essere svolto anche a favore di quei cittadini per i quali si ventila in Italia l’ipotesi di chiusura di 4000, diconsi quattromila, piccoli uffici postali che servono altrettante comunità. In Inghilterra, contro la ventilata privatizzazione del regio servizio postale si è registrata la più consistente petizione popolare.
  • Affrancatura e concorrenza
    Nome: Carlo Stefani  Data: 15.11.2006
    Da notare il paradosso: l'Antitrust sta vagliando in questi mesi le intese bancarie e il grado di concorrenza dei mercati relativi all'offerta dei sistemi di pagamento RIBA (che prevedono l'invio postale dell'avviso di pagamento RIBA al debitore) e RID, nonchè i relativi costi. La concorrenza è uguale per tutti ma qualcuno è più uguale degli altri.
  • Ritardi postali
    Nome: lorenzo Marzano  Data: 15.11.2006
    Vorrei solo aggiungere che da quando tutta è posta prioritaria, di fatto i tempi di consegna si sono duplicati come era ovvio se non si potenziavano le infrastrutture preposte.