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Tutti i limiti di Mediaset

di Franco Debenedetti, Categoria Informazione, , Data 09.11.2006
Il tetto del 45 per cento del totale dei ricavi pubblicitari imposto a Mediaset dal Ddl Gentiloni è in contrasto con il paradigma, universalmente accettato dalla dottrina, del mercato a due versanti e della convergenza delle piattaforme. Un'anomalia conseguenza di un'errata considerazione della natura del mercato televisivo e senza corrispondenze nella realtà europea. In più, dà luogo a una lettura politica che nuoce al governo. A decretare la fine del duopolio saranno le forze della tecnologia e del mercato, che paradossalmente il disegno di legge frena.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Vista in un altro modo....
    Nome: Luca Schiavoni  Data: 02.04.2007
    Mi pare che Lei non tenga conto di alcuni aspetti fondamentali. In primo luogo, proprio rifacendosi alle tabelle da Lei riportate, si evince come solo in Italia vi sia un unico operatore avente un rapporto tra raccolta pubblicitaria e share superiore ad 1. Lei si sofferma sul raffronto tra Mediaset e RAI, ma dimentica a mio parere di osservare che solo Mediaset da questo punto di vista è 'competitiva', mentre in altri paesi vi sono tre o più operatori che presentano quozienti vantaggiosi. Possiamo discutere all'infinito del ruolo del servizio pubblico, ma sta di fatto che, vista in quest'ottica, Mediaset regna incontrastata sul mercato italiano. Non è qui possibile soffermarsi sulle integrazioni verticali nel mercato della raccolta pubblicitaria, mentre invece merita un cenno la questione della disponibilità di tre reti in capo agli incumbents, che in questo modo, come è stato spiegato da autorevoli esperti del settore, hanno capacità ben superiori di abbattimento dei costi fissi legati alla produzione e alla acquisizione dei programmi. Posso convenire con Lei della rozzezza, o della brutalità, di un tetto pubblicitario che si limiti semplicemente ad impedire di raccogliere più del 45% nell'ambito dell'analogico terrestre; tuttavia, stante la situazione di fatto, mi pare una misura utile nel breve periodo, che permetterebbe ad eventuali neoentranti di acquisire più facilmente le quote di pubblicità necessarie a non rimanere "schiacciate" dagli incumbents storici. La soluzione ottimale sarebbe vietare il possesso di più di una rete per ciascun operatore; anche questa passerebbe probabilmente come 'punitiva' verso mediaset, ma avrebbe il pregio di portare in maniera pressochè istantanea tutti gli operatori in posizione pressochè paritaria. Anche in quella ipotesi, tuttavia, sarebbe opportuna l'introduzione almeno temporanea di un tetto che impedisca di approfittare delle posizioni dominanti consolidatesi sinora.
  • Posizione creata anche legiferando
    Nome: Simone Grassi  Data: 23.11.2006
    Un problema però è anche che la posizione attuale di MEdiaset è stata creata usando il potere di legiferazione, quindi regole basi del mercato non possono certo applicarsi alla situazione attuale. Non è possibile nessuna legge che da la possibilità a chi non la avuta, negli ultimi 15 anni di entrare nel sistema televisivo con una reale possibilità. Forse si la legge sbaglia due volte, togliendo quote guadagnate con altre leggi ingiuste. Come si inserisce nella vostra analisi l'abuso di potere, per via legislativa che lo stesso padrone di Mediaset ha ampiamente utilizzato (prima con la tangente a Bettino Craxi poi diventando primo ministro) per spianarsi il mercato? Tutte le basi del mercato che menzionate non credo che possano essere usate in questo campo. Una legge migliore era possibile ma con un leader dell'opposizione pronto a piangere in diretta sul 50% di share (le sue televisioni) cosa poteva essere veramente fatto, considerando l'anomalia degli ultimi 15 anni? Chi restituirà i mancati guadagni alle aziende che non sono potute entrare in quel mercato?
  • Incongruenze
    Nome: Vito Chiarello  Data: 15.11.2006
    Premesso che, come lei, non sono convinto della bontà della proposta Gentiloni rispetto alla legge esistente, c'è qualcosa che non mi torna nel suo ragionamento. Lei sostiene che Mediaset fa pagare meno la pubblicità agli inserzionisti rispetto alla media europea quindi per questo non si può parlare di duopolio. Dall'ipotesi sopra io sostengo proprio la tesi contraria e cioè: "Mediaset, sfruttando la sua posizione e le sinergie delle sue 3 reti, riesce a proprorre dei prezzi sulle tariffe pubblicitarie più basse, impedendo ai suoi potenziali concorrenti di affermarsi sul mercato." (obiettivo dichiarato della proposta Gentiloni). Il punto è semmai quello che lei sostiene in altre parti del suo articolo e cioè che questo stato di cose è superato dall'evolvere della tecnologia. Quindi, per risolvere il problema del duopolio o per fare in modo che altri operatori abbiano la possibilità di accedere al mercato televiso, occorre: - sul lato tecnologico, fare in modo che lo stato crei le strutture per passare velocemente al digitale terrestre dando la possibilità a chi vuole di poter trasmettere; - sul lato pubblicitario, occorre invece trovare il modo di calibrare la Gasparri in particolare: - calcolo dell'ammontare pubblicitario su tutti i media in base ai fatturati; - aumentare/diminuire nel tempo il limite che ogni operatore può avere su tutta la pubblicità (attualmente mi sembra il 20%); - fissare dei limiti sull'affollamento pubblicitario per ogni ora di programma o pagine di giornale ecc ecc. Sostanzialmente tenere la legge Gasparri, che ha un concetto più evoluto di pubbicità di quello Gentiloni, ma modificare i limiti così come ha fatto la Turco per la Giovanardi/Fini.
    Risposta:
    1. Una legge fondamentale del marketing è che il market leader fa i prezzi, e non in base ai propri costi, dunque anche alle sinergie di cui gode, ma in base al suo potere di mercato. Esiste anche la strategia del predatory pricing ( prezzi bassi per far fuori la concorrenza): ma fare prezzi bassi per 15 anni nel proprio mercato sarebbe senza senso. 2. Se ho ben capito lei vorrebbe imporre dei limiti alle quote del mercato pubblicitario calcolato su tutti i media. A che pro? Per mettere un limite del 20% a ogni operatore? E’ la solita confusione tra pluralismo e concorrenza. Il limite del 20% è posto a tutela del pluralismo , e cioè del numero degli operatori, non della quota di mercato che ciascuno può avere. Questo sarebbe un problema di concorrenza, dove però non si sanziona la posizione dominante, ma solo gli eventuali abusi. 3. Quanto all’affollamento pubblicitario orario, l’Italia pone già un limite più basso dell’Europa. Adesso l’Europa sta proponendo di aumentare quel limite: mi sembrerebbe abbastanza strano andare in controtendenza e diminuirlo ulteriormente. Non sarebbe la sola stranezza del nostro europeismo: anche nell’allocazione delle frequenze, l’Europa sta considerando i vantaggi di un mercato secondario delle frequenze: non l’abbiamo dal 2000 (legge Amato 66/2001) e c’è chi lo chiama Far West.