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Commenti

Come rendere efficiente la sanità pubblica

di Stefano Micossi, Categoria , Sanità, Data 06.11.2006
Si parla di una nuova legge delega per la sanità. Ma prima andrebbero valutati gli effetti di quanto fatto nel passato. Da rafforzare la fissazione delle tariffe di prestazione e l'aziendalizzazione delle Asl. Alle quali si dovrebbe applicare un vincolo di bilancio stringente, affiancato dalla pubblicazione regolare di indicatori di performance e di costo. Soprattutto, bisogna dare voce ai pazienti, affidando l'acquisto delle prestazioni sanitarie a fondi mutualistici o assicurativi. Lo Stato avrebbe comunque il compito di fissare gli standard di qualità e prezzo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Inevitabile trade-off
    Nome: vincenzo carrieri  Data: 06.12.2006
    Non vi è dubbio che la situazione che dipinge l'autore è pesante oltre che veritiera; ma, mi permetto di segnalare molto modestamente anche le difficoltà, i costi ed i problemi di equità che sono intrinseche nel sistema assicurativo. certamente li avrà già ponderati i rischi di dumping e cream skimming che ne potrebbero scaturire da un sistema assicurativo e che per fortuna, oggi con molte critiche il caro servizio nazionale evita. è riconosciuto in letteratura un trade-off tra efficienza e selezione dei rischi nei sistemi di pagamento. evidentemente in Italia si è preferito evitare il secondo aspetto a discapito del primo, ma se ci riflettiamo bene forse per la salute un pò di efficienza si può anche sacrificare.
  • Ottimo!
    Nome: Piersante Sestini  Data: 17.11.2006
    Ottima analisi e ottime proposte. Andrebbe anche notato che la attuale lottizzazione delle dirigenze sanitarie (che parte dagli assessori e puo' estendersi in giu' fino a livelli aopparentemente improponibili) è una diretta conseguenza della attuale struttura del sistema sanitario. Oggi i direttori generali hanno sostanzialmente il compito di aiutare l'assessore regionale a raggiungere i suoi obbiettivi politici risparmiando quanto più possibile su personale sanitario e prestazioni. Separare la componente assicurativa da quella di fornitura di prestazioni sanitarie, vorrebbe anche dire costringere gli assessori alla sanità o comunque i possessori di ospedali a nominare direttori generali col compito di garantire una migliore qualità di prestazioni sanitarie. Noterei anche che il sistema di mutue alternative proposto, pur valido, non è l'unica opzione: un sistema assicurativo unico (sul modello tedesco) potrebbe raggiungere obbiettivi simili e potrebbe essere almeno inizialmente più accettato.
  • mantenendo equità ed universalità ....
    Nome: giorgio  Data: 14.11.2006
    Condivisibile quanto scritto da Micossi, ma a mio avviso ha bisogno di alcune specificazioni e precisazioni per mantenere equità ed universalità alla nostra sanità pubblica. In tema di prezzo delle prestazioni: è da definire come indicato ma solo per le valutazioni e scambi interni, per facilitare i confronti e suggerire le linee di aggiustamento e riallineamento per chi è "fuori parametro". Dopodichè è giusto dire che LA MALATTIA RENDE TUTTI UGUALI. In pratica poichè la medesima è un accidente che nessuno - sano di mente - cerca e vuole sia essa lieve o grave. Quindi le cure devono essere disponibili per tutti senza costi mentre è più giustificato: - fare pagare per il servizio "alberghiero" degli ospedali (ognuno mangia e dorme sia da sano che da ammalato - ad es. 10 euro al giorno); - fare pagare per singola ricetta del medico curante (per contenere abusi e prescrizioni facili - ad es. prescrivibili max 5 farmaci per ricetta a 5 euro per ricetta); - fare pagare se non si ritira il referto o non ci si presenta o si disdice l'appuntamento specialistico senza valido motivo (recuperare la prestazione intera da riscuotere ad es. con cartella esattoriale tipo le contravvezioni insolute). - fermo il ticket previsto per il PRONTO SOCCORSO che andrebbe però ridimensionato (ad es. max 20 euro) LE MISURE DI CUI SOPRA SONO DA CONSIDERARE NEL LORO INSIEME IN ALTERNATIVA AL SISTEMA VIGENTE E NON IN AGGIUNTA...... SPOSTANDO FINALMENTE L'ATTENZIONE DALLE CURE E DAI FARMACI (NECESSARI E DA EROGARE IN OGNI CASO) ALLE CONDIZIONI ORGANIZZATIVE E DI SUPPORTO ALLA CURA STESSA. Illustrata bene una proposta simile potrebbe incontrare ampi consensi poichè ha come scopo principale quello di salvaguardare la cura ospedaliera nonchè il supporto farmacologico della malattia.
  • la sanità italiana tra innovazione e libro dei sogni
    Nome: Massimiliano Mandia  Data: 10.11.2006
    Personalmente condivido questo articolo dalla prima all'ultima parola. Forse sono troppo pessimista, ma l'attuale fotografia del sistema sanitario nazionale non consente un cambio di marcia così radicale. Per realizzare le innovazioni prospettate dall'articolo di Micossi non dovrebbero più esistere termini come clientelismo, corruzione e opportunismo; spesso presenti nelle cronache sanitarie. Se gli interventi di riforma legislativa non sono accompagnati dai principi di correttezza-moralità-trasparenza, tutto resta confinato nel bel libro dei sogni (e in Italia di libri dei sogni ne abbiamo tanti, non solo nel panorama della sanità). Grazie
  • la sanità pubblica 2^parte
    Nome: Francesco De Leo  Data: 09.11.2006
    Nel servizio sanitario italiano esiste una ampia possibilità di scelta da parte degli utenti in funzione della qualità del servizio e della complessità della patologia e i dati sulla mobilità regionale e interregionale lo dimostrano. Il privato in Italia guadagna con le tariffe in quanto generalmente eccede a proprio favore nella classificazione della prestazione fornita oppure eroga solo le prestazioni più remunerative. Il controllo sistematico della loro corretta applicazione è estremamente difficoltoso in relazione alla complessità della materia e richiede l’impiego di personale altamente specializzato e motivato sia in sede di liquidazione che per i controlli in loco. Un rimedio per ridurre la spesa, che il Ministro Sirchia ha cercato di avviare, ma finora con scarsi risultati per certo snobismo degli interessati, è stata quello della distribuzione a tutti i medici iscritti all’ordine del Clinical Evidence – edizione italiana – cioè la raccolta delle migliore prove di efficacia per la pratica clinica in modo da sensibilizzare i medici all’impiego, a parità di efficacia, dei trattamenti e dei farmaci meno costosi evitando quelli inutili o con utilità non determinata. In questa direzione dovrebbe essere curata in modo continuativo e tassativo la formazione dei medici del SSN. Infine se la scelta degli utenti in fatto di cure sanitarie dipende esclusivamente dal proprio reddito siamo in presenza di una società estremamente ingiusta.
  • la sanità pubblica 1^parte
    Nome: Francesco De Leo  Data: 09.11.2006
    La spesa sanitaria pubblica nelle moderne società, per la sua natura, non può essere stabilizzata in termini assoluti, specialmente in Italia, sia per effetto dell’andamento demografico e dell’invecchiamento della popolazione, sia per la frenetica evoluzione scientifica della medicina, che in sede di prima applicazione comporta processi con costi iniziali sempre più alti, si veda, ad esempio, tutto la problematica connessa con i trapianti e la precoce individuazione e cura delle neoplasie maligne e delle cardiopatie. Analoghe considerazioni valgono per l’uso dei farmaci per i quali vale la tendenza generalizzata ad applicare quelli più recenti e quindi più costosi anche a parità di efficacia. Sotto questo aspetto risultano largamente disattese dalla classe medica le linee guida sull’uso dei farmaci diramate dal Ministero della salute. Al servizio sanitario pubblico non posso i applicarsi in modo indiscriminato i criteri e le metodologie adottate per i servizi privati o per la produzione industriale. Se fare una iniezione costa 5 a Torino e 20 a Canicattì per fattori contingenti locali non si può delocalizzare il malato oppure negare il servizio. In Puglia, la ristrutturazione della rete ospedaliera regionale con nuovi modelli organizzativi e la modifica della dislocazione dei pp.oo. effettuata nell’ambito temporale di un mandato è costata al governatore Fitto la perdita dell’incarico in termini elettorali.
  • Le vecchie mutue?
    Nome: roberto bezzi  Data: 08.11.2006
    Temo che il rischio di togliere 'l'acquisto delle prestazioni sanitarie all’amministrazione pubblica, attribuendone la responsabilità a fondi di natura mutualistica (non profit) o assicurativa (for profit)' sia la riproposizione del mercanteggiamento fra medici e mutue di prima dell'istituzione del servizio sanitario nazionale. Qualcosa di molto simile al dialogo fra il famoso dottor Guido Tersilli ed il funzionario a proposito dell'eccesso di appendicectomie complicate, quindi più costose...