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Operazione Tfr: le risposte del ministro Damiano

di Tito Boeri, e Agar Brugiavini, Categoria , Pensioni, / Pro e Contro, Data 30.10.2006
Meno di due mesi al via dell'operazione smobilizzo del trattamento di fine rapporto. Ma i suoi contorni restano ancora poco chiari. Per meglio informare i nostri lettori, Tito Boeri e Agar Brugiavini rivolgono sette domande al ministro Damiano su dove andranno i flussi di Tfr maturati nei primi sei mesi del 2007, come cambierà l’organizzazione dell'Inps, la previdenza complementare per gli autonomi, la trasformazione della liquidazione in rendite vitalizie, i fondi multicomparto e i requisiti previsti per entrare nel cda dei fondi. Nelle colonne di destra le risposte del ministro Cesare Damiano.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Tfr
    Nome: Roberto Capelli  Data: 05.12.2006
    Buongiorno, commentando la manovra sul TFR prevista, con le modalità della versione attuale, dalla Finanziaria 2007, mi pare che ci siano due considerazioni preliminari da effettuare, al dil à dei numeri e delle statistiche: 1. il TFR è del lavoratore e, pertanto, in caso questo non scelga sarebbe stato più giusto, logico e democratico erogarlo in busta paga in modo che il suo vero proprietario ne potesse disporre; 2. l'accordo che limita alle aziende al di sopra dei 50 dipendenti il fatto di "consegnare" il TFR all'INPS non ha giustificazioni di tutela del lavoratore, infatti è proprio l'inverso: le aziende più piccole sono quelle che, nei fatti, hanno più problemi nel pagare il TFR all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, penso che questo sia un dato molto facile da verificare; 3. il terzo pilastro andrebbe favorito in misura molto maggiore se, effettivamente, se ne vuole la crescita anche per quanto riguarda i lavoratori autonomi.
  • Riforma tfr
    Nome: GIACOMO PETTERLE  Data: 01.12.2006
    Criticare riforme quali quelle sul Tfr è molto facile. Il perno della riforma si basa sulla quota di salario, il salario differito, che spetta come retribuzione al lavoratore. Qualunche pensatore liberale deve amettere che tale remunerazione dovrebbe rimanere nella disponibilità del lavoratore. Il lavoratore, liberamente, la deve predisporre ai fini che ritiene opportuni tra cui quelli previdenziali. Lo Stato in Italia non permette la libera scelta o lo espropria o lo fa convogliare dove pressioni politiche lo guidano. Non interessa ai cittadini italiani conoscere i requisiti di professionalità e onorabilità dei consiglieri dei fondi, la gestione del rischio emittente, controparte, cambio, il value at risk, il basis point value, il rischio regolamento, la modified duration... quei soldi semplicemente non devono andare lì in questo modo. La previdenza complementare deve essere una scelta libera, quella obbligatoria già esiste. Radicati pregiudizi ? Non ho parole, il 31/07/2006 di quest'anno è stata pubblicata l' "Indagine sui Fondi e Sicav Italiani" con rigore scientifico sono state messe in luce tutte le caratteristiche dell'industria del gestito, leggiamola ! Ogni gestore tende a fare valutazioni di performance nell'orizzonte temporale più congeniale, un +17% rispetto TFR non aggiustato per il rischio nell'ultimo periodo non significa nulla, ma nemmeno questo interessa al lavoratore che vuole la disponibilità dei suoi soldi. Poi deciderà se investirli e solo poi dovrebbe poter decidere tra un bund, un treasury, ubtp e un gestore. In Italia si sa questo non accade o finanziamo lo Stato o le Lobbies.
  • pregiudizi?
    Nome: antonio piacentini  Data: 08.11.2006
    Tutti fanno dei calcoli e si ispirano ad una prudente e sana gestione della retribuzione, che serve per vivere. Così come servirà a suo tempo la pensione. Se questa riforma non ha mai avuto successo forse qualche motivo ripeto ci sarà pure. Provo ad elencarlo: la rendita non è fissata in anticipo, neanche nel livello minimale cosa che è per le prestazioni pensionistiche dell'Inps. L'automaticità delle prestazioni non è sancita da norme, forse la si può solo chiedere giudizialmente. La eventuale scelta di riscatto del capitale è solo per il 50%. Il Tfr per chi è assunto prima del 93 può essere del 27% dell'accantonamento, per quelli dopo il 100% obbligatoriamente. L'integrazione a carico delle ditte è solo del 1-1,50? e non vi sono altri incentivi ad investire di più nè accordi contrattuali anche recenti di tal genere: ciò investo solo io su cui grava il 32% di IVS (9,19c/dip.). Sono solo domande o mere affermazioni su cui vorrei delle risposte da parte del governo ed anche qualche certezza. Please! Il vostro sito è oggettivamente molto qualificato, complimenti a tutti.
  • Adesione a Fondo Negoziale
    Nome: Edoardo Riccio  Data: 08.11.2006
    Leggo in risposta a qualche commento: "L'adesione avviene verso il Fondo Negoziale solo in assenza di altra scelta da parte del lavoratore". La normativa sui Fondi è stata modificata, dal 96 ad oggi, già almeno due o tre volte per cui potrei essermi perso dei passaggi. In ogni caso, se non erro, il contributo del datore di lavoro è dovuto (e forse anche consentito) solo in caso di adesione al Fondo di Categoria. In pratica quindi nel Contratto Collettivo, l'obbligo contributivo del datore di lavoro non sarebbe svincolato dallo "strumento" Fondo Pensione di Categoria. Questo crea nei fatti una situazione di monopolio perché chiunque deciderà di aderire lo farà senza rinunciare al contributo datoriale. Salva la possibilità dopo alcuni anni di passare ad un eventuale Fondo Aperto che, nonostante la forte penalizzazione iniziale, avrà avuto occasione di svilupparsi e crescere. Ma tant'è: siamo tutti per le liberalizzazioni, vero ?
  • Commenti disarmanti
    Nome: Casetti Flavio  Data: 07.11.2006
    Ottime le risposte del Ministro alle domande (alcune in verità un poco pretestuose). Quello che trovo preoccupanti sono i commenti che esprimono radicati pregiudizi e scarsa propensione ad approfondire. Penso che lavoce.info possa dare una mano per indipendente autorevolezza. Si potrebbe iniziare a spiegare che cos'è un Fondo Pensione negoziale o chiuso (o occupazionale come si dice con brutto anglicismo) o Fondo di categoria. Adesione volontaria, consigli d'amministrazione paritetici aziende lavoratori, consiglieri in possesso di requisiti di professioanalità e onorabilità, norme severe sui conflitti d'interesse, divieto di concentrare il rischio di controparte, utilizzo di una sola banca depositaria, selezione dei gestori con gara di evidenza pubblica, obbligo di collegio sindacale, di certificazione e di "controllo interno", COVIP (Commissione di Vigilanza dsui Fondi pensione). La legislazione italiana in materia, buona ultima, ha fatto tesoro delle esperienze altrui. In Italia il caso ENRON è fattualmente e giuridicamente impossibile. In Italia i 42 Fondi Pensione Negoziali non avevano in portafoglio neppure un titolo Parmalat o Cirio: pure coincidenze o un buon sistema di regolazione espliscita ed implicita? Confesso, sono un avvoltoio, direbbe uno dei commentatori, in quanto responsabile di Cooperlavoro, Fondo Pensione Negoziale che ha ottenuto, con una prudente gestione sui mercati europei - 25% azioni e 75% obbligazioni - v/s TFR in azienda +17% nel medesimo periodo). Siamo dei fenomeni? Neanche un po': costi bassi e contrattazione sul mercato delle migliori condizioni. Nel 2005 tutte le spese (amministrative e di gestione) hanno inciso sul patrimonio lo 0,60%, pur essendo ancora un fondo "giovane" e sono in rapida diminuzione in raggione dell'incremenarsi degli asset. Ho raggiunto il limite: continuerò a commentare in seguito ... sulla "concorrenza" .
  • Non basta
    Nome: Antonio Piacentini  Data: 07.11.2006
    Non mi sembra risolto il problema di un'estensione delle tutele previste per il risparmio pubblico a questa particolare forma di accantonamento, che è di fatto retribuzione differita e quindi con qualche diritto in più. Non si dice delle garanzie per i casi di insolvenza e/o inadempimento da parte dell'azienda nel versamento. Non è verosimile che 2 milioni di contratti a termine siano liquidati nel corso dell'anno per cui andrebbero esclusi inizialmente da un meccanismo del genere. Leggo di una campagna per la previdenza ma si versa già il 32% all'IVS e se la gente volontariamente non ha aderito fino ad ore qualche problema ci sarà pure. Scusate l'accanimento...saluti a tutti e buon lavoro al ministro Damiano.
  • Chi liquida alla fine?
    Nome: Paolo Villa  Data: 07.11.2006
    Non sono ancora riuscito a capire chi dovrà sborsare il TFR nel caso di mancata adesione al fondo pensione per un'azienda con + di 50 addetti: presumo che, per il passato, sia ovviamente il datore di lavoro, ma per la parte "dirottata" all'INPS i soldi verranno liquidati immediatamente dall'INPS oppure l'azienda dovrà anticiparli? Se è così in che forma e in che tempi l'INPS li restituirà all'azienda? Grazie
    Risposta:
    La sua domanda è inpertinente. Da quello che gli elementi contenuti in finanziaria suggeriscono, sarà l'INPS stesso a liquidare il tfr maturando per un'azienda con +50. Tuttavia, come il mio pezzo con Boeri cercava di mettere in luce - questo richiederà all'INPS una amministrazione ben più complessa di quella attuale (tenendo conto che il tfr presso l'azienda garantisce anche accesso alla liquidità per alcuni eventi). Non è quindi inverosimile che - come accade per altri casi e dati i tempi stretti - sia il datore a dover anticipare. Sarebbe però ben strano: dopo aver sottratto all'azienda della liquidità (che sia chiaro, soldi dei lavoratori) che corrisponde al "contributo" chiedere all'azienda di anticipare anche la cassa per la "prestazione".
  • Assenza di competizione tra i fondi pensione
    Nome: Giacomo Dorigo  Data: 04.11.2006
    Mi pare di capire, ma non ne sono certo, che anche se il lavoratore decidesse per aderire ad un fondo pensione, non potrebbe scegliere autonomamente il fondo, ma dovrebbe aderire obbligatoriamente a quello relativo al proprio contratto nazionale. Se è davvero così lo trovo assurdo, in quanto elimina ogni forma di competizione tra gli amministratori dei fondi!! inoltre il fatto che ogni fondo di categoria/CCNL operi in regime di monopolio relativo a tale categoria mi fa sorgere un dubbio ed una domanda: ma non è che gli amministratori dei fondi siano nominati da qualche uomo politico?
    Risposta:
    No. Non è così. Il fondo negoziale è il destinatario automatico solo in caso di mancanza scelta diversa da parte del lavoratore.
  • al lavoratore e' meglio non far sapere
    Nome: massimo paradiso  Data: 03.11.2006
    Ci sono almeno due domande che continuano a mancare: e non proprio per peccato di omissione (perche' troppi interessi la destinazione del Tfr ai fondi solletica - dai gestori attuali a quelli futuri ora vestiti da sindacalisti). Non e' dato di sapere quale livello informativo sui dubbi rendimenti dei fondi pensione sara' garantito ai lavoratori (a meno di non voler citare la relazione covip che dice un anno il contrario del precedente); non e' dato di sapere quale ammortizzatore sostituira' il Tfr per quei lavoratori che lo destinassero ai fondi, ed il riferimento specifico e' ai lavoratori flessibili, che nel Tfr trovano il fondamentale ammortizzatore tra un contratto e l'altro. Ai lavoratori e' forse meglio non far sapere.
    Risposta:
    Vediamo se il Ministro risponderà anche a questi quesiti
  • Tassazione fondi pensione
    Nome: A. Battista  Data: 01.11.2006
    Aggiungerei un altro tema, forse da girare al vice ministro Visco, connesso comunque alla domanda numero 5: l'aliquota sui rendimenti annui dei fondi pensione rimarrà all'11% o salirà al 20%? Francamente pare che la confusione regni sovrana sul punto mentre é evidente che si ha di fronte una occasione rilevante a costi nulli o quasi nulli. Se l'aliquota rimanesse all'11%, o fosse abbassata al 10% per ragioni di impatto comunicativo, il vantaggio fiscale per il risparmio che ha finalità previdenziali (vantaggio sulla cui ragionevolezza ed equità credo ci sia poco da obiettare da parte di tutti) diverrebbe molto significativo, specie se simulato sui molti anni del periodo di accumulo. Inoltre i fondi pensione si avvantaggerebbero anche dell'impatto della riforma complessiva - magari limitato ma che ci sarà con tutta probabilità - in termini di maggiori rendimenti lordi. Il costo sarebbe nullo o comunque irrisorio data la limitata dimensione dei fondi pensione, se valutato in termini di costo opportunità delle mancate entrate. Con il vantaggio di essere una scelta che non dovrebbe dispiacere la funzione obiettivo dei politici, attenti per definizione a cosa succede nell'arco temporale definito dal loro mandato elettorale.
    Risposta:
    L'impegno preso è a mantenerla all'11%. Più giusto sarebbe adottare il modello prevalente in Europa: detassare versamenti e rendimenti e tassare le prestazioni. Saluti