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Un piano straordinario. Ma non risolutivo

di Pietro Reichlin, Categoria , Scuola e Università, Data 30.10.2006
Non è il precariato il problema dell'università. In molti paesi la carriera accademica inizia dai contratti a termine. Le anomalie italiane sono retribuzioni dei contrattisti troppo basse e nessuna certezza per i meritevoli di raggiungere una posizione di ruolo in tempi brevi. Il "piano straordinario di assunzioni di ricercatori" previsto dalla Finanziaria non è una soluzione. Invece si dovrebbe riconoscere la massima autonomia e libertà d'iniziativa degli atenei. Compreso l'aumento sostanzioso degli assegni di ricerca se serve per assicurarsi i migliori.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Università e giovani
    Nome: Ciro  Data: 07.01.2007
    Concordo con l'analisi di Reichlin. Io sono un giovane "ricercatore" ovvero assegnista. L'assegno scade fra tre giorni e non ho ricevuto nessuna offerta nessun concorso è in vista. Però vi dico che vorrei che il ministero continuasse a tagliare all'università e l'abbandonasse completamente perchè con i modelli di professori (ordinari o associati) che abbiamo assumere noi assegnisti equivale a asciare perdurare in una lenta ed atroce agonia l'università - becera - italiana. Della generazione o coorte dei nati tra il 72 ed il 77, dove io mi colloco circa la metà dei mie colleghi laureati e addottorati secondo i piani di studio circa il 75 per cento sono andati all'estero, Olanda, Spagna, Stati Uniti e paesi arabi. Sì proprio così, Emiorati e Yemen si son presi due miei amici geologi, tre linguisti ecc.. Un rimedio sarebbe liberarsi dei vecchi professori, tagliare il 40% dei fondi per il personale - tanto vengono assunte solo guardie giurate - e lasciare che gli atenei si organizzino da sè. Nel mio dipartimente (scienze della terra) potete trovare un frigorifero da 200 mila euro che giace fermo da due anni, 12 microscopi del valore di 750 mila euro ancora nei cartoni; 24 monitor 19 pollici ( per fortuna andati rubati- qualcuno almeno li utilizzerà) ecc.... I professori ordinari si fanno vedere una volta ogni tanto, le lezioni le fano gli "assistenti" che imporvvisano qualcosa ma farebbero meglio a stare nei laboratori ecc... Insomma non c'è identificazione con il ruolo e l'istituzione per questo sono contro ogni piano straordinario: significare dare nuova linfa vitale ad un mostro che dovrebbere essere bruciato. Grazie per lo spazio
  • a proposito dei precari..
    Nome: Carlo Ungarelli  Data: 28.11.2006
    Sono in parte d'accordo con l'analisi del Prof. Reichlin. Secondo me, in Italia c`e` bisogno di un immisione in ruolo straordinaria nelle universita`, SENZA FARE UN OPE LEGIS. Uno degli ostacoli ad una seria riforma universitaria e` l'elevata eta` media dei professori universitari che rende difficile un cambiamento radicale della didattica e della ricerca. Una proposta a breve termine potrebbe essere 1) Immettere in ruolo con una selezione per titoli didattici e scientifici e con l'ausilio di commissioni internazionali sia ricercatori che associati, favorendo in particolare chi ha svolto attivita` didattica e di ricerca all'estero 2) Aumentare il fondo destinato alla ricerca e dare la possibilita` , sempre con valutazioni e selezioni rigorose, alle persone immesse in ruolo di ottenere fondi di ricerca tramite un meccanismo di fast-track grants. In questo modo le persone potrebbero stabilire gruppi di ricerca validi e con buone prospettive A piu` lungo termine invece secondo me ci sarebbe bisogno di a) Introdurre una legge che stabilisce la massima eta` pensionabile per un professore universitario a 65 anni. Inoltre la legge dovrebbe stabilire che dopo i 60 un professore non puo` piu` ricoprire ruoli ``manageriali'' sia per la didattica che per la ricerca. b) Strutturare la progressione di carriera con valutazioni basate su un principio meritocratico e su progressiva assunzione di responsabilita` , eliminando i concorsi (vedi recente articolo di Ichino sul Corriere)
  • non sono d'accordo...
    Nome: Stefano Pozzoli  Data: 15.11.2006
    nessun piano "straordinario" è risolutivo ma non si deve tacere il fatto che tutte le risorse o quasi siano state utilizzate per le progressioni di carriera, fino a creare una vergognosa una piramide rovesciata, con tanti generali e nessun soldato. bene fa il governo ad intervenire, visto che gli atenei - favorendo anche me, certo, diventato ordinario a 38 anni e non alla età della pensione - hanno dimostrato scarsa o nulla attenzione alla crescita delle nuove leve. spero soltanto, ed in questo condivido il pensiero dell'autore, che si evitino le ope legis. si prenda la strada, più seria se non rigorosa, del concorso nazionale. ma su questo il discorso è lungo, ben oltre i 2.000 caratteri che mi vengono concessi
  • importo assegni di ricerca
    Nome: Lorenza  Data: 03.11.2006
    concordo con ciò detto dal Prof. Reichlin. Vorrei solo precisare che il D.M. n. 45 del 26.02.04 rivaluta l'importo degli assegni di ricerca e a partire dal dal 01.01.04 ne ridetermina l'importo in una somma compresa tra un minimo di euro 16.138 ed un massimo di euro 19.367 e non come riportato in un commento precedente. Spero che i buoni propositi delle 3 università citate (sottolineo tutte private) da Reichlin perdurino nel tempo e siano solo l'inizio di una riforma dal basso...
  • Università e merito
    Nome: Paolo  Data: 02.11.2006
    Purtroppo oggi con la concorrenza fra le Università di mezzo mondo, dico mezzo perchè l'altro ne è escluso, i nodi vengono al pettine. Stipendi scarsi, gestioni al lumicino, difficoltà di ogni tipo. Sembra di aver già sentito ciò per altri settori del pubblico impiego. E di merito e di valorizzazione delle vere caratteristiche che farebbero delle Università italiane un valido sostegno all'economia ed alle imprese e dei competitor potenziali per le Università Britanniche, Americane, Tedesche etc. non si parla mai. Purtroppo la qualità delle nostre università non è eccezionale, ma gli stipendi sono bassi! Una equazione più volte ascoltata a proposito del "pubblico" che incomincia a stancare. Avanzamenti automatici, scarsi e scadenti rapporti sia economici che di conoscenza con le imprese ed il mondo delle professioni, nepotismo all'ennesima potenza. Forse ci accontentiamo di unviersità e professori vecchi e low-cost perchè la qualità complessiva è bassina sia per le strutture che per la selezione e l'impegno di alcuni dei docenti. Credo che rifondare l'università significa non solo indignarsi per il dimizzamento dei benefici degli scatti di anzianità ma perchè le famiglie di "professori universitari" sono troppe e le new entry troppo poche. Un mondo chiuso agli italiani meritevoli, figuriamoci agli stranieri. E allora bye bye Italia e via all'estero per i migliori!
  • cambio di mentalità
    Nome: carlo guidetti  Data: 01.11.2006
    Mi trovo in totale sintonia con quanto spiegato nell'articolo. Aggiungerei solo un paio di cose... Primo. Il problema vero è che è necessario cambiare mentalità, non aumentare i fondi. Con più soldi avremmo più ricercatori assunti a tempo indeterminato (e pagati come un impiegato di basso profilo) o un aumento di retribuzione per gli "strutturati", non un aumento della qualità dell'attività scientifico / didattica. Basti pensare che solo in Italia lo scopo del ricercatore è il posto fisso. Per fare ricerca scientifica ad alto livello è di fatto necessario spostarsi, collaborare con persone/gruppi anche dall'altra parte del mondo, fare esperienze diverse, non fossilizzarsi nel proprio dipartimento per una carriera intera. Secondo. I centri di ricerca scientifici devono diventare gruppi internazionali, numerosi (inteso non di un professore, un ricercatore predestinato a prendergli il posto e qualche tesista, che producono poco ma costano). In sintesi, reputo che la mentalità ed il modello pseudo-sindacalista applicate al modello universitario sono fallimentare. E' necessaria a mio avviso una totale svolta, necessariamente anche da un punto di vista finanziario, al sistema universitario italiano. Mi pare però che nessun ministro abbia la capacità o il desiderio di affrontare scelte impopolari ma necessarie.
  • La governance dell'Università: quale democrazia delle opportunità!!!
    Nome: Alfonso Gambardella  Data: 31.10.2006
    Non credo sia giusto aggiungere veleno a veleno, ma sull'Università ho un giudizio che mi viene da una lunga esperienza di frequentazione - come studente e come collaboratore volontario di cattedre -che mi ha fatto dire che è un mondo dove la grande intelligenza dei suoi attori determina sviluppodi modalità di comportamento raffinati al massimo grado, spesso - e ertamente nel reclutamento del personale - senza garantire una democrazia delle opportunità!!! Potrei fare tanti esempi da parlarne per molte ore!!!!!
  • precisazione
    Nome: Marco  Data: 31.10.2006
    Reichlin dice che gli assegni di ricerca ammontano a 18000 euro lordi. In relatà, per evitare equivoci e non corrette rappresentazioni della realtà, un assegno di ricerca, sulla base del D.M. 45 del 26.02.04 può avere un importo variabile tra 18.096 euro e circa 25.166. Inoltre questi importi sono compeltamente esenti da irpef e irap e sono gravati solamente della ritenuta INPS che può essere del 18,20% o del 10% se il percipiente ha un'altra copertura previdenziale. Per il resto concordo con quanto detto da Reichlin.
  • reclutamento
    Nome: paolo mariti  Data: 31.10.2006
    Condivido le osservazioni sul piano straordinario per i ricercatori. Circa invece l'indicazione che alcune università si stanno orientando verso contratti a tempo determinato ritengo che tali contratti siano senz'altro strumenti validi all'inizio della carriera ed anche quando il problema da risolvere per la facoltà sia essenzialmente quello della docenza. La ricerca richiede personale stanziale.
  • università finita
    Nome: finito  Data: 31.10.2006
    sta finendo il mio assegno di ricerca e so che o mi trovo un altro lavoro (e la cosa non è certo facile, chi vuole un linguista nel privato) o mi devo predisporre a NON GUADAGNARE per almeno i prossimi due anni... non guadagnare ma lavorare sodo... se avessi la possibilità (e la cercherò) fuggirò all'estero