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Commenti

Non fa una bella figura l'Italia in tribunale

di Daniela Marchesi*, Categoria Giustizia, , Data 26.10.2006
La radice dell'inefficienza della nostra macchina giudiziaria non è nella carenza di risorse destinate al settore. La spesa pubblica dovrebbe essere razionalizzata, non aumentata. Alcuni segnali positivi vengono dalla riorganizzazione generale dei tribunali. Mentre restano tutti gli incentivi al processo lungo, che indebolisce la forza contrattuale della parte che ha ragione. La soluzione più efficace sarebbe stabilire un compenso a forfait per gli avvocati. Ma anche le novità introdotte dal decreto Bersani rischiano di essere presto vanificate.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • dove è andata la giustizia?
    Nome: fazios  Data: 26.02.2008

    Nell'anno 1996 presso la Sezione Polizia Giudiziaria della procura della repubblica del Tribunale di Vibo Valentia, ho presentato una denuncia contro un costruttore edile per calunnia nei miei confronti e abusivismo edilizio. Il P.M. sino al momento non ha iniziato l'azione penale. Come mi devo comportare?

  • Avvocati e magistrati: due facce della stessa medaglia.
    Nome: Marco Solferini  Data: 03.11.2006
    La strada per diventare avvocati oggi è molto più difficoltosa che in passato. Non posso esimermi dall'affermare che i giovani avvocati hanno il diritto di arricchirsi, ma hanno anche il dovere di offrire un servizio che sia costituzionalmente orientato e giustificato. Non può esserci crescita professionale senza una crescita della cultura professionale. La tariffa forfait è già spesso applicata e non può dimenticarsi come spesso sia applicata la tariffa oraria, di tipica importazione angloamericana, specie nei grandi studi di diritto commerciale internazionale che assistono le imprese, anche l'adr suscita interesse, quantunque vi sia un gap culturale spesso nella clientela. Più che lenta la macchina della giustizia è inadeguata e come tale soffre. Magistratura: è una categoria che stimo moltissimo, io fino ad oggi tutti i magistrati che ho conosciuto mi hanno testimoniato una profonda conoscenza del diritto, a volte anche ideologica, a tratti poetica, credo che siano un patrimonio per la democrazia e spesso sono chiamati ad agire in condizioni assolutamente deprecabili. Questo è indecoroso per i cittadini che credono nella giustizia e nella Costituzione.
  • Litigiosità
    Nome: daniela sabena  Data: 30.10.2006
    Sono un avvocato e vorrei far presente che spesso, almeno per quel che riguarda la mia esperienza, sono le parti che volendo imporre posizioni di principio rifiutano proposte transattive ed accordi. Accade di sentirsi giudicare come legali poco capaci sol perché si caldeggia una soluzione transativa. Accade, specie in materia di dirtto di famiglia, di ascoltare parti che preferiscono condurre battaglie giudiziarie sulla testa dei figli minori per motivi economici, usando i figli come paravento. Riflettiamo anche su questo aspetto.
  • Draghi e la spesa per la giustizia
    Nome: Giulio Betti  Data: 27.10.2006
    Draghi così scriveva nella sua relazione del 31 maggio 2006:.. "Confronti internazionali mostrano che in Italia il numero di magistrati e funzionari amministrativi e la spesa pubblica per la giustizia sono paragonabili, in rapporto alla popolazione, a quelli di paesi simili al nostro per dimensione e tradizione giuridica.." Nulla da aggiungere.. Ma allora scusate la vis polemica: se la spesa per la giustizia è la stessa che in altri paesi, come mai il centro-sinistra e i magistrati si stracciavano le vesti perchè nei tribunali mancava (manca?) anche la carta per la fotocopiatrice? E' possibile sapere come siano spesi quei soldi oppure è chiedere troppo?
  • il problema delle risorse esiste
    Nome: ettore paolino  Data: 27.10.2006
    Finalmente un interessantissimo articolo che affronta analiticamente il problema della inefficienza della macchina giudiziaria; tuttavia, pur apprezzandolo nel suo complesso, vorrei fare alcune osservazioni critiche al riguardo . Per quanto concerne le risorse, il paragone con gli altri paesi europei è improponibile per almeno 2 ragioni: 1) secondo i dati statistici, il contenzioso in Italia è molto più alto rispetto agli altri paesi europei: siamo un popolo molto litigioso; 2) il numero delle leggi in Italia sfiora le 100.000 tra fonti normative di ogni tipo (leggi, regolamenti, leggi delegate, ecc.), mentre in Francia l'ordinamento è composto soltanto da 6.000 leggi, in Germania da circa 8.000. Quindi, con queste premesse, è ovvio che le risorse necessarie in Italia devono essere maggiori rispetto a quelle degli altri paesi. I dati statistici non vanno presi astrattamente, ma vanno calibrati tenendo conto della realtà specifica di ogni singolo paese. E' lo stesso discorso che si fa per le forze dell'ordine: in Italia ci sono più poliziotti per abitante rispetto alla Gran Bretagna, per esempio, ma in Gran Bretagna non esiste la crimininalità organizzata che c'è in Italia.Inoltre, è anche un problema di tecnica legislativa, perchè, come sa chiunque abbia studiato un pò giurisprudenza, in Italia c'è molto contenzioso a causa della imperfezione e della farraginosità del ns ordinamento; le leggi sono scritte male, si prestano a ogni tipo di interpretazione, per cui la certezza del diritto è solo una chimera.Per quanto concerne le risorse, da operatore del settore giustizia posso assicurare che il problema esiste veramente perche', oltre al personale (con carenze dell'ordine del 40%: l'ultimo concorso per cancelliere è stato espletato 9 anni fa!), mancano le cose più elementari: carta per fotocopiare, il toner per le stampanti, i PC (solo il 60% degli uffici è completamente informatizzato, dati del Ministero della Giustizia),ecc.
  • la magistratura italiana
    Nome: michele  Data: 27.10.2006
    Lasciatemi commentare un aspetto che agli economisti che vogliano analizzare il sistema degli incentivi tipico della magistratura italiana non dovrebbe sfuggire. Il punto ha a che vedere con la struttura della offerta di lavoro tipica del mercato italiano: mi riferisco al numero abnorme di laureati in giurisprudenza rispetto alla domanda effettiva espressa delle imprese. Credo che sia esperienza comune quella di vedere in Italia molti piu' laureati in legge (o scienze politiche) che non in ingegneria o in materie quantitative. Cio' a mio modo di vedere si riflette chiaramente nelle caratteristiche dei nostri magistrati: per troppi di essi il concorso di magistratura diviene una sorta di ultima spiaggia cui puntare per poter ambire ad un lavoro nella pubblica amministrazione. CIo' non ha nulla a che vedere con il prestigio, il ruolo istituzionale, il livello qualitativo che qui in Inghilterra (dove vivo) riscontro rispetto all'Italia. E cio' d'altra parte e' confermato dal numero sorprendentemente superiore alla media di magistrati meridionali rispetto a quelli settentrionali. DOMANDA: come possiamo garantire imparzialita' ed efficienza se da noi il magistrato e' (viste le storture del nostro sistema scolastico) gia' il prodotto di un processo di selezione che attinge ad un universo di candidati non esattamente di primo livello e cioe': giovani attempati, meridionali, dotati di una laurea di scarso valore. Non sarebbe opportuno introdurre dei criteri piu' selettivi magari a fronte di aumenti retributivi quali: laurea piu' scuola di specializazione con diploma raggiunto entro i 25 anni di eta', equa distribuzione della provenienza territoriale?
  • procedura civile da riscrivere
    Nome: Federico Parmeggiani  Data: 27.10.2006
    Tutto il diritto processuale italiano è da riscrivere, è totalmente antieconomico. Non solo incentiva strategie di tipo meramente dilatorio da parte degli avvocati, ma va sottolineato che ai tempi biblici che si incontrano nella fase di cognizione, si aggiungono i tempi altrettanto lunghi e le inefficienze della fase esecutiva, che solo ultimamente ha subito un timido inizio di "privatizzazione". A mio avviso bisognerebbe riscrivere tutta la procedura civile dall'inizio, partendo proprio dal quel ginepraio che è il rito societario, prendendo una posizione chiara: o si adotta una politica diretta a indirizzare una volta per tutte le controversie di elevato valore tra società verso le ADR, oppure si crea davvero una procedura ad hoc, snella ed efficiente, e si costituisce una sezione apposita di magistrati che sia competente in materia, al pari di quanto, ad esempio, accde nel Delaware. Solo una riforma sostanziale e profonda ispirata all'efficienza ed all'economicità potrà migliorare la situazione, anche perchè la certezza del diritto trovo che sia molto più compromessa da una procedura farraginosa e sempre inceppata, che da una snella, informale ed economicamente vantaggiosa.
  • Sezioni specializzate
    Nome: Antonino Colombo  Data: 27.10.2006
    Storicamente nel dibattito sull'(in)efficienza del nostro sistema giudiziario, il divieto di istituire giudici straordinari o speciali (art. 102, 2° co., Cost.) tende ad essere enfatizzato sino al punto di oscurare l'esigenza di una effettiva specializzazione professionale dei giudici. Nello stesso tempo, si dimentica che in quella stessa disposizione (v. il 2° periodo della norma costituzionale cit.) è prevista la posibilità di istituire sezioni specializzate, "anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura". Oggi, molte materie (ad es., le controversie in materia bancaria e finanziaria) richiedono specifiche competenze, che talora è utopistico pensare di ritrovare nella generalità dei nostri magistrati. Nonostante la prevedibile chiusura corporativa di questi ultimi, varrebbe la pena che le forze politiche fossero stimolate dall'opinione pubblica ad imboccare la strada che porta verso la creazione di simili sezioni e l'idea (non mia ma del nostro costituente) di coinvolgere "cittadini idonei" andrebbe seriamente vagliata.
  • Parcelle
    Nome: Oscar  Data: 27.10.2006
    Il sistema di tariffazione degli avvocati è uno dei più forti incentivi a "tirare per le lunghe" i processi. La parte che ha ragione, in cause di modesto valore può trovare poco conveniente iniziare un'azione. Un valido deterrente, senza toccare le tariffe, può essere quello di introdurre una norma nei codici di procedura che consenta alla parte di stare in giudizio senza l'assistenza di un legale.
  • Gli stipendi dei magistrati
    Nome: Giorgio Manca  Data: 26.10.2006
    Sono un magistrato amministrativo, uno di quelli che, essendo entrato in magistratura da meno di due anni, sarà maggiormente colpito dal dimezzamento degli aumenti stipendiali previsto dall'art. 64 della Finanziaria 2007. Argomento su cui si è letto di tutto, compreso il fuorviante paragone tra gli stipendi dei magistrati e quelli dei parlamentari, dimenticando di dire, per esempio, che lo stipendio netto di un uditore giudiziario è pari a meno di 2.000 euro al mese. Ho apprezzato l'articolo perchè mette in evidenza come questi meccanismi retributivi, per i magistrati, non nascono per puro spirito corporativo: si tratta infatti di tutelare la loro indipendenza e autonomia (che, se non ricordo male, sono anche precetti costituzionali) che potrebbero essere pregiudicate se la categoria fosse sottoposta a ricatti e pressioni di carattere economico in sede di contrattazione delle loro retribuzioni. Detto questo, personalmente non sono contrario a modifiche della struttura retributiva (purché siano salvaguardati quei principi) legate in particolare al recupero dell'efficienza. Però, con riguardo alla norma della Finanziaria, mi chiedo più in generale: è ammissibile, sul piano dei principi che governano qualunque rapporto di lavoro, che il datore di lavoro (nel nostro caso il governo) intervenga unilateralmente, riducendo d'imperio le retribuzioni di una categoria di lavoratori? L'appello alla condivisione dei sacrifici è giustificabile, è plausibile, quando contestualmente si stanziano oltre tre miliardi di euro per il rinnovo dei contratti di tutti gli altri dipendenti pubblici (mentre dal dimezzamento degli aumenti dei magistrati e delle altre categorie si ricaveranno nel 2007 8 milioni di euro)? Quanto alle retribuzioni dei magistrati di altri paesi europei mi piacerebbe conoscere, più che il rapporto tra le progressoni economiche nel tempo, i valori assoluti (almeno nell'area dell'euro). Cordiali saluti. Giorgio Manca