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Indovina chi siede al tavolo verde

di Tito Boeri, e Pietro Garibaldi, Categoria , Lavoro, / Relazioni Industriali, Data 23.10.2006
Tra ospiti più importanti di altri e posti pre-assegnati come a una cena di gala, la concertazione italiana è un teatrino dove ciascuno recita un copione già visto. Molto meglio prendere esempio dalla Spagna. Il suo Consejo Económico y Social ha il compito di dare al parlamento un parere su ogni proposta di legge o decreto governativo di tema economico-sociale. Un ruolo che da noi potrebbe svolgere il Cnel. A patto di riformarlo radicalmente in modo da trasformarlo in una sede in cui si possa andare a fondo dei problemi, carte e dati alla mano. Perché il metodo è sostanza.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Nuovo ruolo al CNEL
    Nome: Camillo Lanzinger  Data: 30.10.2006
    Dai commenti mi pare di vedere che l'antico vizio italico non tramonta: tutti dicono "voglio esserci anch'io", e si comincia a litigare su chi c'è e chi non c'è; poi si stabiliscono le regole, le precedenze, le formalità, i riti. La definizione in questo senso di "teatrino" non è poi molto lontana dal vero, visto tra l'altro i risultati mediamente ottenuti. La concertazione ci vuole, ovviamente. I rituali no. La proposta di Boeri&C. ha il vantaggio di definire, in modo coerente con la composizione della Società reale odierna. dei gruppi trasversali di portatori di interesse in modo da dare luogo ad un'analisi diversa da quella condotta dal panorama esistente di gruppi che rappresentano interessi specifici di categoria o di orientamento politico. In questo senso il "nuovo" CNEL potrebbe dare effettivamente un contributo aggiuntivo. La concertazione su tavoli tematici separati, ai quali siedano i rappresentanti dei diversi gruppi di interesse che si affrontano su quel tema specifico secondo le regole -o senza regole - funzionali al tema in discussione esiste già. E va, naturalmente, mantenuta e resa più efficace e trasparente. Che si senta la necessità che una parte della discussione-concertazione si svolga anche al di fuori dell'arena monopolizzata dai lobbisti, in modo da permettere l'emersione di idee e pareri "deboli" mi sembra un passo importante nello sviluppo democratico.
  • Concertazione e corporativismo
    Nome: Fabio Scacciavillani  Data: 29.10.2006
    La concertazione è il sintomo di una democrazia debole. Nelle democrazie compiute il processo decisionale si estrinseca attraverso le elezioni. L’approvazione delle leggi e l’allocazione delle risorse pubbliche è prerogativa del Parlamento dove questi temi si dibattono di fronte ai cittadini. La concertazione invece consente ad alcune lobby potenti (spesso finanziate largamentte attraverso denaro pubblico) di stravolgere il processo democratico: ad esempio la Finanziaria viene prima passata al vaglio delle cosiddette parti sociali, che si arrogano un diritto di veto, e poi al Parlamento. Pertanto la questione fondamentale è questa: perché chi appartiene a interessi organizzati ha diritto di influenzare le decisioni collettive, mentre gli altri sono considerati cittadini di serie B o C? Il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione è effettivamente garantito in queste condizioni? La proposta di un CNEL “alla spagnola” non affronta tale questione. I cinque gruppi di interesse individuati sono i piú meritevoli di tutela? Perché gli studenti e non le casalinghe? Perche’ i lavoratori dipendenti e non i disoccupati? O gli handicappati? O i ricercatori? O i musicisti? E all’interno della corporazione dei lavoratori autonomi, coincidono le esigenze dei medici con quelle dei lavoratori che le imprese assumono come consulenti per non pagare i contributi sociali? E gli interessi dei lavoratori a progetto verrano difesi dagli esperti di nomina governativa? E quelli degli immigrati? Se proprio si ritiene che le decisioni cruciali debbano essere affidate a gruppi organizzati, tanto vale istituire nuovamente la Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Almeno si farebbe chiarezza dal punto di vista semantico. Non ditemi che sarebbe un ritorno al passato. Un tempo gerarchi e federali arringavano il popolo dai balconi. Oggi lo farebbero dai microfoni dei telegiornali o immersi nelle scenografie celesti di Porta a Porta, tra le scollature delle soubrettes.
  • E i terzi incomodi?
    Nome: Antonino Colombo  Data: 26.10.2006
    Si sente parlare tutti i giorni di globalizzazione e integrazione dei mercati. Nella discussione sulla ridefinizione delle regole della concertazione il fenomeno è, invece, curiosamente assente. Il mio dubbio è il seguente: è opportuno non considerare il peso di attori economici stranieri, come ad es., i grandi gruppi bancari operanti nel nostro Paese? Quale voice si vuole loro attribuire? Lasciarli fuori vuol dire semplicemente incentivarli a fare lobbing... Un'altra complicazione potrebbe venire dalla Societas Europaea (Allianz che ha assorbito RAS si è data di recente questo 'statuto' organizzativo). Verosimilmente la Commissione euriopea ha interesse a difendere la sua creatura e ciò può portare alla crescita del peso preponderante di simili imprese. Insomma a me il quadro pare assai complicato e dubito che il CNEL sia pure rivitalizzato possa dare riscontro alle esigenze di mediazione portate dall'imporsi di queste nuove forze di dimensioni che vanno ben al di là dei confini nazionali.
  • Cnel: o lo riformiamo o è melgio abolirlo
    Nome: Sandro Tomaro, Larissa Venturi  Data: 25.10.2006
    Gentili Proff. Boeri e Garibaldi, in qualità di funzionari di ruolo del Cnel viviamo questa Istituzione da vicino, tuttavia interveniamo a titolo puramente personale. Condividiamo la Vostra opinione sull’inutilità dell’attuale Cnel: se rimane così, sarebbe meglio abolirlo. Condividiamo il Vostro riferimento al Comitato Economico e Sociale di Spagna come esempio virtuoso e come modello di riforma. Il Legislatore Costituente ha fatto, secondo noi, una scelta opportuna, quando ha deciso di prevedere il Cnel nella nostra Costituzione: infatti nei momenti in cui un sistema economico si trova ad affrontare sfide impegnative, spesso si conseguono obiettivi rilevanti al minimo costo, se la classe dirigente riesce a realizzare “gioco di squadra” tra forze produttive e forze politiche. Lo sta dimostrando la Spagna oppure, qui da noi, alcuni sistemi economici locali, come Roma o Milano; nel caso del Mezzogiorno, le Parti sociali e i Presidenti delle Regioni hanno avviato nel 2004 un’azione comune per ottenere, tra l'altor, zone con fiscalità differenziata nelle aree più depresse e stanno ottenendo qualche risultato già nel disegno di legge finanziaria attualmente in discussione. Un Cnel funzionante può dare un contributo a realizzare un “gioco di squadra” sul tema più rilevante del momento: le politiche strutturali per rilanciare la crescita, che richiedono, tra l’altro, la revisione dettagliata del bilancio dello Stato dal lato della spesa, ossia quel processo che accademici e giornalisti chiamano spending review e che in italiano si potrebbe tradurre con l’espressione “revisione dei bilanci pubblici con criteri di buon senso”. Poi se questo “gioco di squadra” si chiama “concertazione”, “dialogo sociale” o, come più semplicemente diceva Papa Wojtyla, “Damose da fa’!”, ciò attiene alla sfera della legittima autonomia delle Parti sociali e politiche.
  • Concertazione: esempio spagnolo e prospettive italiane
    Nome: Gaetano Zilio Grandi  Data: 25.10.2006
    Nel leggere le interessanti, condivisibili e quasi "lapalissiane" osservazioni di Tito Boeri sulla c.d. concertazione italiana, il sottoscritto, che ha pubblicato più di un articolo sul tema, non può che sobbalzare. In effetti si tratta di uno di quei non rari casi nei quali il teorico (cioè il sottoscritto), nel difendere un istituto o metodo, quale è la concertazione, da un pericolo esterno (la proposta del governo scorso di cancellare la stessa concertazione) finisce per verificare come i suoi sforzi siano vani, rispetto a ciò che realmente avviene. E cerco di spiegarmi in poche parole: è tutto vero quel che racconta Boeri, la prassi concertativa è proprio quella, così come quella descritta è la visibilità mediatica che a questi eventi, e solo a questi, viene assegnata aprioristicamente. Che fare, dunque? Il "modello" spagnolo comincia oramai a proporsi in più ambiti nei nostri confronti, ma la verità più generale è che siamo noi "vecchi"; il Cnel così come strutturato e funzionalizzato, seppure organo di rilevanza costituzionale, è "vecchio". Insomma è come se, e la constatazione è ancor più amara per chi si occupa di queste materie, nel nostro paese l'attenzione fosse bassa per le questioni vere, reali, ed invece alta per quel che attiene alla forma, all'immagine. Ma in questo, è innegabile, i rappresentanti assomigliano in tutto e per tutto alla società, o parte della società, che rappresentano!
  • Gruppi di interesse
    Nome: Lucia Tajoli  Data: 24.10.2006
    Proposta interessante e utile quella della riforma del CNEL. Ma perchè rappresentare cinque gruppi di interesse e quei cinque? E' chiaro che perchè il sistema funzioni ci deve essere qualche selezione, ma come farla? Per esempio, in materia di decisioni economiche in questo paese non vengono mai rappresentati gli interessi dei consumatori, che potrebbero essere inclusi in questo caso.