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L'Irpef è sulla giusta strada

di Ugo Colombino, Categoria , Fisco, / Conti Pubblici, Data 23.10.2006
La Finanziaria che introduce aliquote nette più basse sui redditi medio-bassi e più alte su quelli medio-alti segue i suggerimenti dei più recenti modelli teorici ed econometrici di tassazione ottimale. Un ridisegno che secondo le simulazioni permette nel lungo periodo di ridurre leggermente l'aliquota media, pur mantenendo invariato il gettito fiscale. Ma obiettivi redistributivi consistenti si potranno ottenere solo con la realizzazione di un sistema universale di reddito minimo garantito e con investimenti nei processi di creazione del capitale umano.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Condivido l'articolo
    Nome: Massaro Michele  Data: 02.07.2007
    Condivido l'articolo in quanto non credo a differenza degli altri commentatori che vi sia un nesso frà aliqute marginali basse riduzione del'evasione. I signori fanno riferimento a paesi invia di sviluppo come queli dell'est europe o paradisi fiscali come Svizzera o Lussenburgo. Il modello econometrico di un paese varia a seconda della situazione dei loro mercati ed alla distribuzione dei lavoratori fra agricoltura,industria e terzo settore. Nei paesi dell'est abbiamo mercati nascenti,ovvero si approvigiona di beni chi non li ha come accadeva in Italia negli anni 60-70,mentre i paesi come i paradisi fiscali vivono di attività extraindustriali basate sul turismo od altri mercati di terzo settore che sbilanciano la bilancia commerciale e basano il fisoc sull'entrate dall'estero. L'Italia non è in nessuna di queste condizioni:molti mercati sono saturi o quasi e vivono di "ricambi del vecchio" e non abbiamo forti entrate dall'estero cme Svizzera e Lussenburgo e quindi possiamo creare il gettito fiscale del nostro paese sfruttando le entrate dall'estero e le attività degli stranieri in Italia. L'unico mdo per ridurre le tasse e che le paghino tutti inasprendo le pene per gli evasori e come in Usa rendendo reato l'evasione el'lusione stessa.
  • Aliquote marginali
    Nome: Riccardo Mariani  Data: 10.11.2006
    Non so se la lettura che ho dato è stata sufficiente a capire il nocciolo del discorso. Propongo queste 5 critiche. 1) aliquote marginali elevate sono un formidabile incentivo all' evasione e al nero. E questo rende problematico misurare l' elasticità dell' offerta di lavoro; 2) ci si riferisce solo al lavoro. Ma l' arricchimento di un sistema non dipende solo dal lavoro. Dipende molto anche dall' innovazione, per esempio. Innovare rende ricchi a parità di lavoro profuso. Non c' è da sorprendersi se l' innovazione sia scarsa laddove le aliquote marginali sono elevate; 3) coloro che appartengono al primo decile hanno per aliquota marginale tutte le aliquote che colpiscono coloro che appartengono ai decili superiori. Mi sembra si dia per scontato che l' unica chance di costui sia quella di lavorare un po' di più per passare al decile superiore. Ma questa non è la realtà. Le decisioni sono molto più radicali, per esempio la decisione di "mettersi in proprio" rischiando il fallimento; 4) l' ipotesi di confrontabilità delle preferenza resta una critica fortissima. Dovremmo forse ridimensionare gli studi econometrici? Questo è un altro discorso, certo che le mentite spoglie dello statistico non donano all' economista; 5) direi di lasciar perdere Svezia e paesi Scandinavi. Pagano carissime queste scelte e se stanno a galla è grazie a ad una tassazione superlight degli utili aziendali (almeno una decina di punti percentuali meno di noi). Cio' consente anche una forte elusione. Per non parlare dell' alta disoccupazione (che lì viene etichettata come lavoro socialmente utile). Quanto alla "fuga" dei privati tartassati di cui si parlava in un post precedente la conoscono molto bene, si tratta di paesi assediati da paradisi fiscali. L' unica cosa a cui serve veramente la loro alta tassazione sui redditi personali è a stimolare sempre nuove riforme in senso liberista in altri settori della loro economia.
    Risposta:
    Grazie per il suo articolato commento. 1) La propensione a commettere un reato (in questo caso l'evasione fiscale) dipende da almeno tre cose: il guadagno che si ottiene commettendo il reato, la probabilita' che il reato venga scoperto e la sanzione per averlo commesso. Una aliquota maginale piu' elevata puo' indubbiamente accrescere il guadagna derivante dall'evadere. Rimangono pero' gli altri due elemti - tra l'altro - a determinare la decisione. L'evidenza empirica in proposito e' poco trasparente. Negli ultimi venta'anni le aliquote marginali massime in Italia sono diminuite parecchio ma non mi risulta che l'evasione sia diminuita. Comuque nel mio intervento non sostenevo indiscriminati aumenti delle aliquote. Sostenevo l'opportunita' di aliquote marginali piu' basse per i redditi medio-bassi, piu' alte per i redditi elevati, e inoltre un aliquota generale media piu' bassa. 2) Sono d'accordo. Nel lungo periodo, aliquote piu' basse per i redditi medio bassi permetterebbe scelte (educative, occupazionali, di risparmio ecc.) piu' efficienti per larghi segmenti della popolazione. A tutto vantaggio della qualita' del capitale umano e della probabilita' che nascano nuove idee e iniziative. 3) I modelli econometrici a cui faccio riferimento nel mio intervento tengono conto del suo argomento 4) Negli studi citati il problema della confrontabilita' delle preferenze - quando si voglia passare ad una valutazione di benessere sociale - e' risolto usando una funzione di utilita' standard (che senve come metro comune di giudizio). I risultati non cambiano usando utilita' standard diverse. 5) Lo sapeva che nei paesi scandinavi la media delle pubblicazioni scientifiche per abitante (vedi inoovazione) e' circa doppia rispetto a quella di tutta l' UE?
  • Fatti non modelli
    Nome: michele caronti  Data: 01.11.2006
    Fracamente rimango colpito dalla mancanza di alcuni fatti che dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti (economisti inclusi) rispetto alla riduzione delle alquote generalizzata. Con buona pace degli econometrici raffinati e dei puristi della teoria economica, le ricette di politica economica/fiscale dei Paesi che crescono (non includerei i Paesi scandinavi in questo novero, vedasi risultati delle ultime elezioni che hanno visto sconfitto la sinistra) sembrano tutte convergere verso una robusta, drastica riduzione delle imposte fino ad auspicare una aliquota unica intorno al 30% se non inferiore. Cio' non a causa di chissa' quale ideologia classista (come l'articolo sembra tra le righe insinuare), ma alla luce di quelli che sono fatti inconfutabili: 1/ si guardi alla economia UK (che conosco bene), all'Irlanda, dove la riduzione della tassazione e' stato uno dei fattori principali che hanno portato all'alleggerimento dello Stato sociale e ad un aumento della crescita (senza dimenticare che questo e' uno dei motivi fondamentali per cui Uk e Irlanda hanno visto aumentare in modo esponenziale gli investimenti esteri; 2/ posso citare il caso recente dell'Austria che e' del tutto analogo; 3/ cosa hanno fatto i Paesi dell'Est europeo per favorire crescita e sviluppo? Ridotto le tasse! Quanto crescono all'anno? Tanto, tantissimo. Insomma i fatti sembrano tutti convergere in una direzione. Domanda: in che mondo vivete?
    Risposta:
    RISPOSTA AL COMMENTO DI MICHELE CARONTI Un conto e' la pressione fiscale (diciamo l'aliquota media), un'altro è la progressività. Nel mio intervento non ho detto che è comunque bene avere un'alta pressione fiscale. Anzi, se lo rilegge vedra' che il sistema ottimale esemplificato per la Norvegia implica un'aliquota media più bassa di quella attuale. E' pero' un sistema meno progressivo sui redditi bassi e medi e piu' progressivo sui redditi molto elevati. E' su questa struttura che ho insistito nel mio intervento. Non ho nessuna preclusione ideologica nei confronti di tasse piu' basse o meno progressive. Ho dedicato alla 'flat tax' (aliquota proporzionale unica) più di una pubblicazione, e anche con risultati incoraggianti. Ad esempio in una delle pubblicazioni citate nel mio intervento la flat tax si dimostra piu' efficinete del sistema attuale (in Italia). Il punto però è che ricerche successive suggeriscono che c'è un'altro sistema che è ancora piuùefficiente (oltre che piu' equo): appunto un sistema meno progressivo sui redditi medio bassi e piu' progressivo sui redditi alti (con una aliquota generale media piu' bassa). I confronti tra paesi possono essere letti in modo molto diverso dal Suo. Le riforme fiscali di Reagan hanno provocato terrificanti deficit. Può darsi che la Svezia si accinga a ridurre la progressivita' ma lo sviluppo scandinavo è avvenuto in compresenza di aliquote molto progressive (che hanno finanziato un welfare generoso ed efficiente che ha aiutato lo sviluppo). In Inghilterra e in Irlanda - che conosco bene anch'io - vedo molti fattori che spiegano lo sviluppo e che c'entrano poco con le aliquote fiscali.sui redditi personali. In generale non credo che la struttura delle aliquote sui redditi personali sia decisiva per lo svipluppo, né in positivo né in senso negativo. Si tratta semplicemente di ripartire in modo efficiente ed equo un certo carico fiscale. L'ottimalità (ad esempio del sistema fiscale) di cui si parla in economia non riguarda solo l'efficienza (diciamo lo sviluppo) ma anche l'equità (o piu' ingenerale il modo in cui i frutti dello sviluppo sono distribuiti).
  • propensione al consumo
    Nome: bartolomeo  Data: 30.10.2006
    complimenti per la ricerca svolta e per l'ottimo articolo. vorrei chiederle di prendere in esame l'inserimento di un ulteriore fattore nel quadro complessivo: la propensione al consumo. da vecchi ricordi di studio mi sembra che questa non aumenti proporzionalmente all'aumentare del reddito. e' possibile, secondo il suo parere, che la redistribuzione verso i redditi più bassi abbia come conseguenza un aumento dei consumi e quindi un vantaggio per l'intera economia? grazie.
  • Aliquote marginali
    Nome: Marco  Data: 29.10.2006
    Si parla tanto di aliquote marginali, ma a parer mio bisognerebbe prima di tutto intervenire sull'ampiezza degli scaglioni. Visco non ha la più vaga idea di cos'è l'equità, dimensiona aliquote e scaglioni esclusivamente a un obiettivo da raggiungere. Va bene aggiungere un'aliquota del 41% prima della massima, ma non applicarla ad uno scaglione di dimensioni ridicole.
  • tasse e libertà
    Nome: marco  Data: 27.10.2006
    Non sono attrezzato per un commento tecnico. Anche qualora l'analisi fosse esatta, del che dubito, peraltro, non ritengo che l'efficenza impositiva possa essere l'unico sistema informatore di un sistema fiscale. In altre parole, non ritengo il legislatore debba porsi come obbiettivo della politica fiscale il massimo drenaggio possibile delle risorse, sfruttando la maggior propensione al sacrificio lavorativo di una parte degli individui. Preferisco pensare che il legislatore debba promuovere la consapevole autodetereminazione degli individui, permettendo anche ad alcuni di arrichirsi, sino a quando tale attività non danneggia altri, non indirizzando altrimenti le loro scelte quando non sia necessario.
  • Detrazioni figli a carico
    Nome: Claudio  Data: 27.10.2006
    Nella Finanziaria è contenuta una norma che assegna tutte le detrazioni a carico, in caso di separazione, al coniuge affidatario. E’ assurdo perché: 1) I carichi fiscali riflettono la spesa per i figli, che è in base al reddito dei genitori, per cui è matematico che le detrazioni spettino in percentuale ai genitori, percentuale che non può essere fissata ex cathedra ma non può che essere vista caso per caso e quindi lasciata alla libera contrattazione delle parti. E' normalissimo che i genitori si ripartiscano la percentuale a carico in base ai loro redditi, come è sempre stato. 2) Se il coniuge affidatario ha un reddito basso si rischia il paradosso di penalizzare i figli perchè può verificarsi che l'imposta lorda dell'affidatario sia addirittura inferiore alle detrazioni! E' ovvio che la soluzione in questo caso non è di dare la detrazione all'affidatario fino all'imposta lorda e l'eccedente all'altro genitore perchè, a parte la farraginosità pratica dell'idea, ricadiamo nel punto 1. 3) Perchè fare una legge sull'affidamento condiviso e poi parlare di 1 coniuge affidatario? Se anche TUTTE le separazioni esistenti in Italia fossero con l'affido condiviso questo non cambierebbe il discorso che se i redditi dei genitori sono diversi le detrazioni devono riflettere in parallelo questa diversità. Il principio morale del 50% affettivo, da cui discende l'affido condiviso, è giusto ma non è detto che lo sia quello economico: le detrazioni spettano a chi paga in proporzione a quanto paga. Altrimenti perchè le detrazioni finora sono sempre state espresse in percentuale? 5) Per tutti i motivi precedenti è illiberale anche l'altra norma contenuta nella finanziaria che obbliga i coniugi sposati a ripartirsi al 50% la detrazione. Se due coniugi lavorano ma hanno redditi diversi, la detrazione deve riflettere la diversità dei redditi con cui si contribuisce a mandare avanti la famiglia,separata o no. Spero che ne parlerete specificamente. Grazie
  • Incentivi alla produttività
    Nome: andrea sartori  Data: 26.10.2006
    Non questiono sui modelli che ipotizzano un'aliquota marginale per i redditi più alti compresa tra il 50 e il 90%; il buon senso però mi suggerisce che una tassazione marginale così alta possa disincentivare l'incremento dell'impegno lavorativo da parte delle fasce più alte; inoltre un aumento della progressività così (troppo) pronunciato secondo me può incentivare ulteriormente l'evasione fiscale da parte dei ceti superiori, considerando anche la già frequentemente scarsa qualità dei servizi offerti dalle P.A. Noto poi che alcuni Paesi dell'Europa dell'Est (es: Rep.Slovacca) hanno adottato un sistema di flat-tax con ottimi effetti sulla crescita economica: l'aumento della progressività è giusto, ma quello imposto con la Finanziaria è secondo me eccessivo.
  • Complimenti
    Nome: giuseppe faricella  Data: 26.10.2006
    Faccio i complimenti al Prof. colombino per il suo articolo, le cui tesi mi trovano completamente d'accordo: anch'io sono convinto, infatti, che le risposte al problema dell'incremento della produttività di un sistema economico sono essenzialmente l'offerta di lavoro, il rinnovo "veloce" del capitale produttivo (aumento dello "stock" di tecnologia) e la diffusione di conoscenza tecnico/scientifica. E' ovvio che queste soluzioni sono praticabili solo se lo Stato disincentivi l'impiego "improduttivo" di risorse private (meglio che l'imprenditore di turno compri 3 computer nuovi invece che 10000 euro di bot! -benedetto debito pubblico...), aiuti più bravi a studiare matematica, informatica, chimica, etc, e spinga i disoccupati a percorsi di riqualificazione. Inoltre, sono altrettanto convinto che il legame tra livello di pressione fiscale e potenziale di crescita sia quanto meno ambiguo, soprattutto se l’analisi viene limitata all’imposizione sul reddito delle persone fisiche. Spesso, a questo riguardo, mi sembra di assistere a dibattiti talmente semplicistici da essere surreali: che senso ha focalizzare l’attenzione sulle aliquote irpef senza tener conto congiuntamente della imposizione sul reddito di impresa, dell’imposizione indiretta (che alza vertiginosamente il carico tributario percentuale sui redditi mediobassi), del livello relativo dei prezzi, del pil procapite?!
  • Irpef
    Nome: Franco Reviglio  Data: 26.10.2006
    L'analisi di Colombino vale nei limiti delle ipotesi del modello, vale a dire se si accetta una funzione di utilità predeterminata e la si applica a una distribuzione dei redditi. Ma essa non supera la nota critica alle teorie utilitariste, della non misuribilità e del cosiddetto nobridge. Vale quindi solo se si assume la funzione alla base di una valutazione politica. Inoltre, e questa mi pare essere la qualificazione più importante, la conclusione tratta vale solo se la distribuzione a cui si applica la funzione di utilità corrisponde a quella su cui si appplicano le imposte, vale a dire se non sussiste evasione. Ne consegue che il titolo dato all'articolo è inaccettabile e fuorviante.
    Risposta:
    Qualunque analisi si basa su varie assunzioni ed e' valida sotto quelle assunzioni, anche se puo' essere informativa anche sotto assunzioni diverse. Personalmente non concordo a mia volta con le critiche alla teoria utilitarista cui il Prof. Reviglio si riferisce. Quanto all'evasione fiscale, essa puo' essere tirata in ballo a proposito di qualunque analisi: l'implicazione estrema consiterebbe nel dover tacere su tutto fino a quando il problema dell'evasione non sia stato risolto. Sull'evasione non esistono informazioni dirette, per definizione. Esistono ipotesi, analisi indirette, elaborazioni econometriche, ecc. Un gruppo di ricerca dell'ISFOL sta lavorando ad un modello econometrico che terrà conto delle stime sull'evasione. Il titolo dell'articolo riflette semplicemente la mia opinione. Il prof. Reviglio è ovviamente padrone di ritenerla inaccettabile, ma non vedo che cosa c'entri il titolo. Fuorviante? E perché mai? Ripeto, è la mia opinione: l'articolo inoltre fornisce alcune indicazioni bibliografiche - nei limiti dello spazio concesso - per aiutare, chi lo vuol fare, a capire su quali risultati di ricerca questa opinione si basa.