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Un accordo senza i giovani

di Tito Boeri, e Agar Brugiavini, Categoria , Pensioni, Data 19.10.2006
La trattativa sul Tfr ha visto protagonisti Governo e Confindustria, mentre il silenzio dei rappresentanti dei lavoratori è stato fragoroso. Il compromesso raggiunto circoscrive l'intervento alle imprese con più di cinquanta addetti. Una soluzione che crea ingiustificabili asimmetrie. Semmai, la discriminante dovrebbe essere l'età: i lavoratori più anziani possono anche lasciare il Tfr in azienda. Ma i giovani, che avranno una pensione pubblica molto più bassa, devono essere incentivati al trasferimento ai fondi pensione. Dovrebbe essere questo il compito del sindacato.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Dubbi su TFR PMI
    Nome: lorenzo Marzano  Data: 09.11.2006
    Con riferimento a una PMI: In caso di fallimento della stessa il TFR lasciato presso l'azienda è garantito dall' INPS come afferma un blog ? quote "Il TFR non viene investito in borsa; una cifra che viene accumulata annualmente e rivalutata. In caso di fallimento di una Azienda il TFR è garantito da uno speciale fondo INPS ed è uno dei crediti privilegiati "end of quote o vale quanto affermato dal Sole 24 ore nel Plus del 4 novembre pag 6 che in un riquadro alquanto a favore dei fondi pensione ("e le opzioni alternative ")oltre a dubitare fattualmente della solvibilità almeno transitoria dell'INPS afferma per le società che" il livello di rischio è parametrato alla solvibilità della società stessa "senza citareun intervento in seconda battuta dell'INPS.
  • TFR e Basilea2
    Nome: Alberto Privitera  Data: 26.10.2006
    In merito al provvedimento di trasferimento del TFR ai fondi pensione o all'INPS vorrei portare all'attenzione degli autori il problema relativo alla reperibilità delle fonti, di medio lungo termine a tasso agevolato, che dovrebbero andar a sostituire il TFR. In particolare vorrei porre in luce il fatto che la difficoltà di reperimento di fonti sostitutive del TFR non attiene esclusivamente al costo dell'indebitamento, ma soprattutto alla qualità del debitore. Come è noto dal 1° gennaio 2007 entrerà in vigore l'accordo di Basilea 2 sul merito creditizio. Tutti i prenditori di fondi saranno valutati sulla base di rating o scoring, a seconda dele dimensioni. Numerosoe ricerche, negli ultimi tre anni, hanno dimostrato la fragilità finanziaria delle imprese italiane e il rating ridotto attribuibile, mediamente, alle imprese italiane applicando i modelli elaborati dalle maggiori banche. In questa situazione quali certezze vi sono che l'unica difficoltà dell'impresa di rimpiazzare il TFR sia il costo del debito sostitutivo e non piuttosto non poter accedere al credito bancario, ovvero non potrerlo ampliare, per rating creditizi troppo bassi. Alcuni potrebbero ritenere che, qualora si producessero simili fattispecie, si sarebbe in presenza di un meccanismo di autoregolazione del mercato, il quale punisce le imprese meno strutturate dal punto di vista finanziario e in definitiva elimina le aziende più deboli? Ma questo percorso non rishia di essere un metodo di pulizia molto pericoloso per tutto il sistema produttivo?
  • Ignoranza diffusa sulla previdenza integrativa.
    Nome: Simeone Russo  Data: 26.10.2006
    Certo il mio commento non porterà elementi di originalità alla discussione, però mi preme segnalare che nei giovani che hanno iniziato da poco o stanno per iniziare un'attività lavorativa è molto diffusa un'ignoranza pressochè totale delle dinamiche demografiche e previdenziali. Io ho 30 anni e cerco di documentarmi da solo perchè la questione previdenziale mi interessa molto e voglio comprendere le dinamiche fondo. Diverse persone con cui ho avuto modo di discorrere non hanno la benchè minima idea della funzione finanziaria del TFR che matura pro temporis, dei vantaggi fiscali e delle agevolazioni che si ottengono aderendo a un fondo pensione. Altre persone pur intuendo la portata del problema non fanno altro che stipulare una polizza assicurativa che spesso non tutela adeguatamente gli interessi previdenziali del sottoscrittore (sia per le caratteristiche intrinseche dello strumento sia rispetto a strumenti previdenziali e finanziari più efficienti). Come da me già segnalato su questo sito, questo problema è ascrivibile a un deficit di cultura finanziaria che nel nostro Paese assume dimensioni preoccupanti, ma che poi ottiene le luci della ribalta solo in occasioni di crack finanziari di rilievo internazionale. Il cittadino deve pretendere più informazione "utile" ma allo stesso tempo deve essere educato a recepire "utili informazioni" in quelle sedi e da quei soggettiche si dimostrano più adeguati. Non posso non segnalare l'inadeguatezza con la quale nel nostro Paese il fenomeno associativo spesso si scaglia contro fenomeni corporativi e/o oligopolistici, ma non è capace di promuovere un evoluzione culturale e comportamentale da "Paese normale".
  • TFR
    Nome: Edoardo Riccio  Data: 25.10.2006
    Tutta l'operazione sul TFR, così come iniziata con il Governo Berlusconi e conclusa da questo Governo, ha un sapore sinistro. La prima osservazione, di cui poco si parla e che per me è la più rilevante, è che in un Paese dove tutti si riempiono la bocca di liberalizzazioni la previdenza integrativa nasce nei fatti monopolistica. Nella pratica infatti il TFR può essere destinato a UN fondo pensione, che è quello di categoria, oppure ad azienda o INPS. Quell'UN fondo pensione sarà poi cogestito dai sindacati maggiormente rappresentativi (i soliti) e dai rappresentanti dei datori di lavoro (Confindustria). Quindi nasceranno piccole istituzioni molto attente ai giochi politici e molto meno ai rendimenti. L'INPS come alternativa diviene poi quasi comica nel momento in cui di fatto estende al TFR "ripartitive" della previdenza pubblica. Con le stesse criticità della previdenza pubblica per le generazioni future.
  • Facciamo bene i calcoli
    Nome: nelson opiquet  Data: 25.10.2006
    Come osserva correttamente il Profeti, si è deciso di creare un'entrata fittizzia. Facciamo bene i conti, costa di più allo stato finanziarsi sul mercato o riconoscendo il rendimento TFR? Non vi tedio ma, seppur di poco ad oggi costa di più finanziarsi con il TFR e quindi la scelta è economicamente sconveniente, né penso che il governo abbia guardato le curve dei tassi e dell'inflazione attesa per capire cosa gli costerà meno In futuro. Quindi la mossa, che non ha chiaramente una valenza economica, ha una valenza contabile-europea. Che sia finalizzata a incentivare il sistema pensionistico è risibile e non son certo 16 milioni a confutarlo. Formalmente è come avere aumentato i contributi. Ma queste REVISIONI non dovevano essere trattate unitariamente nel ridisegno della materia previdenziale? E poi, se una misura è giusta perché non applicarla al 100% e quindi trasferire tutto il TFR (e magari aplicarla non solo il maturando ma anche il pregresso)? E questi mitici fondi pensione sono poi meglio dell'indicizzazione che l'INPS riconosce al contributivo? E poi è vero che in Italia c'è un problema pensionistico?Varie fonti accademiche e non ritengono quello italiano come uno sei sistemi più equilibrati (sarà tutto contributivo), con irendimenti più sostenibili (GDP-linked) e con i contributi più elevati tra i paesi occidentali. Lasciamo ai soliti noti le serie riflessioni ma constatiamo che il dato di fatto è che l'Italia ha un sistema sostenibile (Contributivo) con rendimenti ragionevoli (legati alla crescita del GDP) e con contributi importanti (1/3 della retribuzione, basta quindi che la pensione duri 1/3 della vita lavorativa!). C'è qualcosa da aggiustare veramente?
  • TFR: la possibilità di scegliere
    Nome: Andrea Profeti  Data: 24.10.2006
    La possibilità di scelta è sempre una cosa positiva. Optare tra destinare il TFR alla propria azienda, allo Stato, oppure ad un fondo pensione mi sembra non abbia niente di sbagliato. Se è vero che il TFR è retribuzione differita del lavoratore, allora è giusto che il titolare decida dove destinare il proprio compenso. Il governo ha creato un meccanismo simile alla destinazione dell'8 per mille (strumento che non mi pare molto criticato). Mi sembra anzi una norma di elevata civiltà: ho più fiducia nello stato? Destino il TFR all'INPS. Ho più fiducia nella mia azienda?, Lo lascio a lei. Ho più fiducia in un fondo pensione? Destino il TFR ad un fondo. Concordo con chi dice che è sbagliato considerare tale importo come entrata per il bilancio dello Stato. E' un debito con il lavoratore, che dovrò restituire. Su questo penso che non ci debba essere il minimo dubbio, altrimenti siamo nuovamente alla finanza creativa. Le aziende dovranno finanziarsi in altra maniera? si e mi sembra anche giusto. fino ad oggi avevano un finanziamento agevolato. il governo, però, mi sembra abbia tenuto conto di ciò, prevedendo tra le varie cose ad esempio la riduzione del cuneo fiscale.
  • Trattamento contabile del TFR versato all'INPS
    Nome: Alessandro Carraro  Data: 24.10.2006
    Mi sembra abbastanza assurdo sostenere che sia appropiato trattare il TFR versato all'INPS come entrata in quanto simile ai contributi pensionistici. Se si trattasse di un impresa privata, verrebbero entrambi considerati come debiti (e sarebbe uno scandalo il contrario). Inoltre il fatto che l'Unione Europea sia d'accordo e' irrilevante: tutti gli stati europei usano lo stesso trucco per migliorare i conti, ma questo non cambia la realta' delle cose. Alla fine le future generazioni dovranno pagare questi debiti: e' un peccato che non abbiano voce in capitolo.
  • Da dove vengono i soldi?
    Nome: MassimilianoB  Data: 23.10.2006
    Cari articolisti dovete spiegarmi 2 cose: quali enti/organi o altro in Italia sono in grado di grantire l'accantonamento del TFR per circa 35-40 anni con rendimenti almeno pari a quelli attuali, ammesso e non concesso che deve esserci la certezza della restituzione di quel denaro che non appartiene al lavoratore e non allo stato, Né all'azienda. !! Seconda domanda: le aziende sopra i 50 dipendenti perderanno una valanga di danaro che verra' compensato dallo Stato con un fondo di garanzia. Da dove verranno presi i soldi per costituire questo fondo? verranno imposte altre tasse? Magari verranno tassati i fondi che dovrebbero gestire i TFR...
    Risposta:
    Ogni istituzione o ente presenta i suoi rischi (chi garantisce che questo o un prossimo governo non modifichi la rivalutazione del tfr presso l'INPS?) e almeno il mercato offre rendimenti più elevati. Sulla garanzia di restituzione i fondi pensione in Italia hanno regole molto stringenti che certamente possono tranquilizzare i contribuenti. L'INPS ha ovviamente lo stato alle spalle che difficilmente potrebbe rinnegare questo debito e per le imprese c'è un rischio, ma anche questo è mitigato (tra l'altro il tfr dovrebbe venireprimo nella lista dei creditori in casi estremi) Seconda domanda: le aziende sopra i 50 dipendenti perderanno una valanga di danaro che verra' compensato dallo Stato con un fondo di garanzia. Da dove verranno presi i soldi per costituire questo fondo? verranno imposte altre tasse? Magari verranno tassati i fondi che dovrebbero gestire i TFR... Buona domanda - se non capisco male ci sono due compenazioni entrambe onerose per il governo. Una in termini di sgravi contributivi (veramente strana perchè va a ridurre il gettito - seppur gradualmente e parzialmente - recuperato con il tfr) e l'altra nella forma di fondo di garanzia (in studio) che dovrebbe coinvolgere anche l'ABI. Immagino che il fondo vada a costruirsi a partire da un un contributo anche dello stato. Non abbiamo dettagli sufficienti per valutare l'entità e le modalità di funzionamento, ma anche se inciderà poco (immagino sia tarato in termini di rischi per coprire un certo numero di imprese in difficoltà - lungo le linee della proposta di cui si discuteva lo scorso anno al momento dell'introduzione del silenzio-assenzo) saranno certamente costi aggiuntivi.
  • TFR
    Nome: GIORGIO MOCCI  Data: 20.10.2006
    Ritengo sia arrivato il momento che a far data dal 1 gennaio 2007 o 2008 si arrivi ad una scelta drastica: fermo restando quanto versato fino al 31.12. precedente da lasciare in gestione alle imprese, abolire il tfr e riconoscere in busta paga mensilmente al lavoratore una maggiorazione a titolo di tfr. Tale maggiorazione sarà a discrezione del lavoratore accantonarla, spenderla o chiedere all'azienda di destinarla a incrementare il fondo esistente, accollandosi tutte le responsabilità in merito.