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Commenti

Si puo' fare di più

di Michele Polo, Categoria , Informazione, Data 16.10.2006
Se il disegno di legge Gentiloni coglie l'esigenza di liberare spazi e risorse per nuovi operatori televisivi, gli strumenti per realizzarla appaiono deboli e spuntati: un passaggio anticipato al digitale terrestre che non preclude il ritorno, tre anni dopo, ai duopolisti tricanale che oggi dominano il mercato; tetti pubblicitari stringenti, ma senza gli strumenti adeguati a farli rispettare. Più lineare sarebbe invece una misura di cessione di una rete Mediaset e di una rete Rai sul mercato.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Si fa quel che si può!
    Nome: giuseppe faricella  Data: 19.10.2006
    Personalmente credo che il trasferimento anticipato di una rete mediaset sul digitale, la "riforma" dell'auditel e il riordino delle frequenze (tutti fatti positivi) dovrebbero accompagnarsi alla vendita di rai1 e/o di rai2. Credo che anche Gentiloni ne sia convinto , ma questa è ovviamente una strada politicamente impraticabile, dal momento che è considerata inaccettabile sia da settori dell'unione che da mediaset (al riguardo, credo che la proposta di casini sia stato solo una mossa tesa a dimostrare la sua forza nella lotta per il comando del cdx).
  • riforma televisioni
    Nome: Stefano Parravicini  Data: 18.10.2006
    Sono convinto che la vera anomalia della televisione italiana sia la presenza massiccia ed invasiva di una televisione pubblica, economicamente irresponsabile e totalmente asservita ai partiti, principalmente di area di sinistra. Credo che non ci possa essere una vera riforma senza la privatizzazione (cessione) della televisione di Stato, come peraltro deciso da un referendum. Solo tale operazione, con l'ingresso di editori forti e competitivi, potrà dare fiato a vera concorrenza e potrà spezzare il duopolio esistente. In sostanza invece che proibire il mercato si dovrebbe aprire al mercato.
  • Si puo fare di più?
    Nome: Paolo Gabriele  Data: 18.10.2006
    L'idea di costringere RAI e Mediaset a mettere sul mercato le frequenze ed un programma, perchè questa mi pare la soluzione prospettata si presta ad alcune osservazioni: quali dei programmi i due gruppi sceglieranno di cedere, a quale prezzo e con quali contenuti. Ma mentre la concorrenza si sposterà sempre di più dai mezzi di diffusione e dalle reti ai contenuti (cfr. FT, The Economist, IDC, BT, Murdoch etc.etc.) e le dorsali broadband così come le reti satellitari stanno già ottenendo un discreto successo e si va verso una tv a la carte scelta dal telespettatore, noi ragioniamo troppo e troppo spesso sull'analogico destinato ad essere superato. Il digitale terrestre come alternativa, vera o presunta, ma con enorme potenzialità è stato spartito fra gli attuali gestori delle frequenze e reti di trasmissione: i contenuti continuano ad essere quelli che fanno la differenza. Cosa farebbero satelliti, digitale terrestre, e cavi, dove ci sono, senza il calcio, lo sport, qualche film ed i contenuti per adulti? Orbene mettere sul mercato frequenze e programmi non basta: bisognerebbe mettere sul mercato l'intero ramo d'azienda, compresa quella parte del portafoglio clienti e contenuti relativa. Altrimenti a cosa servirebbe? Il ditale terrestre sembra con la moltiplicazione dei programmi su singolo canale (pari a multipli di 5) poter risolvere la questione dell'accesso di nuovi competitor, ma a conti fatti il problema è quello di ridurre il potere attrattivo verso gli investitori pubblicitari di quelli esistenti per far spazio ad altri. Inoltre cerchiamo di evitare di avere come sul satellite un solo gestore della piattaforma di trasmissione a cui gli altri si accodano a condizioni prefissate.
    Risposta:
    Concordo e ho spesso sostenuto sulla voce che la concentrazione non nasce dalla mancanza di frequenze ma dalla spinta a concentrare i contenuti di maggiore attuazione, consentita dall'alta audience così ottenuta e dai corrispondenti proventi pubblicitari. Una parte "evoluta" del pubblico pian piano migrerà verso un comportamento selettivo "a la carte" facendo zapping tra un canale e l'altro. ma il grosso del pubblico è ancora attratto da pochi generi (sport, film, varietà) per i quali i contenuti top sono molto costosi. Concordo anche sulla cessione di reti e non di frequenze m.p.
  • Digitale
    Nome: Luigi D. Sandon  Data: 17.10.2006
    Vorrei segnalare che la Svizzera è già passata al digitale terreste. È sicuramente piccola, ma con un territorio difficile. Non credo che a RAI e Mediaset manchino i mezzi per aggiornare i ripetitori, anzi, non si capisce perché il digitale vada bene se si vendono le schede prepagate tanto da "regalare" i decoder e poi non vada bene per spostarci un canale in chiaro.