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La politica economica ha bisogno di buona teoria

di Pietro Garibaldi, Categoria Informazione, , Data 11.10.2006
Edmund Phelps ha vinto il premio Nobel per l'Economia per aver definito in modo formale il concetto di disoccupazione di equilibrio. Secondo il quale esiste uno e un solo livello di disoccupazione che rende il mercato del lavoro in equilibrio, ovvero rende le aspettative e le richieste salariali coerenti con la capacità delle imprese a remunerare i lavoratori. Se la politica monetaria è oggi più efficace, e l'inflazione a due cifre un ricordo del passato, lo si deve al modello di Phelps, utilizzato da tutte le banche centrali.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ultimi lavori
    Nome: Marco Boleo  Data: 17.10.2006
    Nella sua scatola degli attrezzi Marco dovrebbe mettere anche gli ultimi contributi di Phelps alla teoria economica. Negli ultimi anni, infatti, l'economista della Columbia University ha dedicato gran parte della sua ricerca ai temi del lavoro: occupandosi dei problemi delle fasce più deboli della popolazione che non riuscivano a sfruttare in pieno le fasi di espansione dei sistemi economici. Il lavoro per Phelps consente all'uomo di vedere riconosciuta la propria dignità attraverso la sua partecipazione alla crescita della società in cui è inserito. Nel suo libro "Rewarding work" propone l'elargizione di un sussidio per l'occupazione a quelle imprese che fossero disposte ad assumere lavoratori appartenenti alle fasce di lavoratori svantaggiati. Il lavoro secondo Phelps è lo strumento che consente al lavoratore di incrementare il proprio capitale umano e di accrescere il suo senso di appartenenza alla società. In alcuni casi le proposte di politica economica Phelps sono state recepite nelle legislazioni sociali di molti Stati. Cordiali saluti Marco Boleo
  • Critiche al Nobel
    Nome: Marco  Data: 16.10.2006
    ...l'ennesimo peana all'ortodossia monetarista e liberista. Purtroppo le lugubri e tristi teorie di Phelps fanno parte anche del mio bagaglio "accademico", a supporto del quale mi sarebbe piaciuto conoscere anche teorie alternative rispetto a quelle propugnate dal F.M.I. o dagli epigoni di Friedman. "(...) esiste uno e un solo livello di disoccupazione che rende il mercato del lavoro in equilibrio, dove l’equilibrio rende le aspettative e le richieste salariali coerenti con la capacità delle imprese a remunerare i lavoratori (...)". Peccato che non si spieghi come si formano domanda e offerta, e che livello salariale può essere raggiunto in "equilibrio", e che cosa sono le "capacità" delle imprese di remunerare i lavoratori... Forse il Nobel per l'Economia andava assegnato a Yunus, che ha fatto in concreto quello che ogni economista serio dovrebbe fare: migliorare le condizioni di vita delle persone, e non formalizzare modelli astratti dalla vita delle stesse, se non addirittura elaborati a loro danno. Cordialmente.
  • Teorie economiche e realtà
    Nome: Marco Solferini  Data: 15.10.2006
    Tutto verissimo, ma il problema dei grafici è che spesso non prendono in considerazione le variabili umane del mercato, cioè la generalizzazione del conflitto generazionale, dipendente da meccanismi che non hanno nulla a che vedere con il reddito, ma sono in prevalenza dettati da circostanze occupazionali. In Italia è ridicolo raccontare la favola della disoccupazione al 7%, la realtà di fatto è completamente difforme: c'é un abbassamento della fascia media al livello di povertà (con una quarta settimana che presto diventerà la terza, già si parla di ultimi 10 giorni del mese..) cui si aggiunge l'assoluta assenza di meritocrazia nell'allocazione delle risorse umane. C'è una vera e propria Muraglia Cinese di difficoltà che vanno dalla cara vecchia e sempre in essere "raccomandazione", fino all'ostracismo di un sistema vecchio che non lascia spazio ai giovani e quindi non è innovativo, non è creativo, non si apre alle nuove tecnologie, ai nuovi mercati, alle lingue, alle culture. L'Italia è in mano a schiere di settant'enni che sono sempre lì, arroccati nei posti che contano e decidono le altrui carriere, perchè a loro volta hanno fatto fatica e sono emersi tardi quindi vogliono restare e se per caso accade che vi sia un giovane promettente anziché valutarlo lo spingono al ribasso. Questo è il vero mercato del lavoro e qualsiasi statistica o sondaggio presso il Pubblico lo conferma. Sono le classiche cose che tutti sanno e nessuno dice. In Europa, tutte le volte che ho avuto modo di parlarne, emerge che siamo l'esempio in negativo che viene citato per non finire come noi. Un esempio su tutti: paragonate una banca italiana con una internazionale come Goldman Sachs o HSBC, verificate le differenze nel back office, nello standard di servizi, nella capacita dei preposti a fornire un servizio.
  • Considerazioni sul Nobel
    Nome: Andrea Battista  Data: 14.10.2006
    Era ora toccasse a Phelps, forse anzi é in ritardo rispetto ad alcuni precedenti premiati, comunque il riconoscimento é indubbiamente strameritato. Si impone però qualche considerazione più generale sul premio Nobel. Quest'anno la medicina ha premiato studiosi quarantenni per ricerche pubblicate nel 1998, l'articolo chiave di Phelps é di 30 anni prima. In quanto ad aderenza allo spirito "incentivante"di un premio, e del Nobel in particolare, medicina batte economia due a zero. Ma aldilà di questo elemento, ammesso che il premio Nobel dica qualcosa di importante sullo stato di una disciplina, sorgono alcune considerazioni/interrogativi. Se si premiano ricerche così datate, esiste forse un backlog di candidati meritevoli così rilevante, tale da far pensare che ancora per molto tempo non saranno premiate ricerche recenti e giovani economisti, proprio quando é sempre più evidente che nelle scienze la produittività scientifica é correlata con la giovane età? Sarebbe allora opportuno conferire il premio congiuntamente a più candidati, per "smaltire l'arretrato" più velocemente. Oppure il momento storico che sta vivendo la scienza economica é ben diverso da quello della medicina e i contributi di grande e sistematico respiro teorico si trovano in ricercatori e pensatori relativamente datati? Forse entrambe le tesi contengono una parte di verità.
  • A PROPOSITO DI ECONOMIA E MODELLI
    Nome: michele caronti  Data: 12.10.2006
    Ci sono parecchi punti che non mi convincono nel ragionamento. In merito, in particolare alla esigenza di "formalizzare" i modelli di spiegazione economica. Parlo da profano, ma pur sempre da laureato in economia (DES) e da attuale responsabile derivati Italia di Merrill Lynch. 1/ innanzitutto, mi pare che le idee che si tende a screditare (perche' troppo intuitive) siano tutte di una certa parte (economisti monetaristi in sostanza). Friedman e, in altri contesti, tutti gli economisti della c.d. Reaganomics (Laffer etc) che vengono regolarmente derisi da certa "intellighenzia economicistica", ma che a ben guardare hanno (loro si') cambiato il modo di vedere l'economia e la politica economica (a dispetto di tanti presunti scienziati). Se davvero la scienza economica fosse tale, le piu' grandi riforme non potrebbero venire da chi (come Margareth Thatcher o Ronald Reagan) di economia formale erano completamente digiuni. 2/ anche in merito alla presunta utilita' dei modelli formali a proposito di banchieri centrali, mi sembra che il fatto che il migliore banchiere centrale degli ultimi decenni (Alan Greespann) non fosse un economista di formazione e quasi ostentasse il suo scetticismo nei confronti dei modelli di previsione econometrica la dica lunga su questo punto. Certo la formalizzazione in economia e' tenuta in grande considerazione da quei burocrati della BCE, ma tutto si puo' dire tranne che la BCE sia efficace nelle sue strategie di politica monetaria. 3/ non da ultimo, in che davvero misere condizioni versi la presunta scienza economica (anche per la eccessiva formalizzazione che essa ha raggiunto e la mancanza di veri talenti), me lo dicono tutti i giorni i mercati finanziari e il modo in cui sono organizzate le banche di investimento. Molto spesso se non sempre, gli economisti sono considerati alla stregua di soprammobili (ormai neppure tanto da esibire, a dire il vero), mentre il loro salario, molto inferiore ai traders, riflette il loro valore.