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Il nuovo Tfr: Trasferimento Forzoso di Risparmio

di Agar Brugiavini, Categoria Pensioni, , Data 02.10.2006
La Finanziaria prevede che il flusso di Tfr non destinato dai lavoratori ai fondi pensione venga versato su un fondo, istituito presso la Tesoreria centrale dello Stato e gestito dall'Inps, che dovrebbe servire a finanziare le infrastrutture. Il Governo si attende di ottenere da questo intervento 5,2 miliardi di euro. E' un modo di fare cassa ai danni dei lavoratori più giovani, un'operazione di finanza creativa che speriamo non venga accettata da Bruxelles. Si tratta di soldi dei lavoratori e i debiti sono debiti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • TFR e fondi pensione
    Nome: Gianfranco Cerea  Data: 12.10.2006
    I dati e le verifiche empiriche dimostrano che la previdenza complementare in Italia: a) riguarda sostanzialmente gli addetti delle grandi imprese; b) è sconosciuta tra le piccole e le piccolissime, che caratterizzano la nostra economia. c) stenta persino a diffondersi tra i dipendenti pubblici ( si veda la marginalità delle adesioni al fondo degli insegnanti) Le ragioni sono diverse. In particolare il ruolo centrale del sindacato, nell'attività di promozione e diffusione, fa si che la previdenza possa arrivare dove il sindacato è presente. Dove il sindacato è assente, a decidere non è tanto il lavoratore - tipicamente con scarso potere contrattuale - quanto invece il datore di lavoro. Le reazioni fortissime contro il trasferimento del 50% del TFR all'Inps sono la dimostrazione evidente dell'avversione degli imprenditori - soprattutto più piccoli - alla "perdita" di questi capitali (figuriamoci se gli stessi favoriranno adesioni ai fondi che comportano la perdita del 100%). Il governo sembra intenzionato ad una retromarcia, soprattutto nell'interesse delle piccole imprese. Se ciò avverrà, l'esito non sarà certo lo sviluppo della previdenza complementare.
  • Senza stereotipi.-
    Nome: Antonio De Franco  Data: 11.10.2006
    Rivendico l'analisi logica a supporto delle mie valutazioni non rappresentando alcuno stereotipo italiota. C'è poco da capire quando si rinuncia ad usare la propria testa: la redditività del Fondo TFR sarà al netto dei costi amministrativi della sua gestione; costi che oggi sono ridottissimi ma che con l'INPS lieviteranno in modo straordinariamente abnorme assorbendo e annullando la redditività del Fondo che garantirà a mala pena il riconoscimento della sorte capitale versata. Il dramma è proprio che la previdenza è attratta monopolisticamente nella sfera della P.A.: un fatto assurdo che va rivoluzionato! La stessa separazione tra assistenza e previdenza è poca cosa se prima non si prende atto che vi è buona parte di ciò che oggi viene definito e trattato come previdenza e che in realtà è assistenza: le pensioni minime. Le pensioni minime (non sto parlando delle sociali) vengono tenute nell'ambito della previdenza per far giocare i funzionari dell'INPS a fare gli attuariali così da giustificare gli enormi costi della gestione INPS. Qui non si tratta di trovare un capro espiatorio; vi è qualcosa di più serio: le dinamiche della P.A. in Italia è strumento della azione di sfruttamento e oppressione per permettere alla minoranza privilegiata di attuare il trasferimento di ricchezza dai più ai pochi. Quando ci organizzeremo per combattere questa lotta di classe al contrario così che potremo difendere i nostri redditi mandando gambe all'aria il buonismo della concertazione???
  • Un'osservazione
    Nome: yuri gargiulo  Data: 11.10.2006
    In riferimento al commento di Antonio De Franco: onestamente non ho capito che cosa c'entri il trasferimento del tfr all'inps (che è una sostituzione del debitore, per altro con costituzione di un fondo separato) coi costi amministrativi del suddetto ente...per tradizione in italia tutto viene spiegato con la inefficienza della PA. piuttosto: una cosa razionale (ma di fatto impossibile) da fare sarebbe scorporare le prestazioni assistenziali da quelle previdenziali, facendole gravare sulla fiscalità generale come succede in altri paesi civili.
  • Tfr: analisi e ipocrisia.
    Nome: Antonio De Franco  Data: 10.10.2006
    Il passaggio del TFR all'INPS è una misura per finanziare il dirigismo dei sindacati nostrani. Ma di cosa stiamo parlando? Non stiamo parlando del carrozzone Inps? Non esistono dati sul rapporto tra prestazioni erogate e costo amministrativo del servizio INPS. Perché? Perché questi dati non si rendono pubblici? Di cosa si ha paura? Per quale sorta di bontà assoluta dovremmo dare dei soldi in più all'INPS senza conoscere il grado di efficienza e di produttività dei suoi servizi amministrativi? Per poi dover rilevare costernati quello che tutti oggi prevediamo e che non diciamo per paura cioè che parte dei soldi del TFR saranno serviti per pagare gli abnormi costi della disamministrazione Inps. Anziché fare...delle analisi econometriche e dei rendimenti facciamo un pò di politica economica con la "P" maiuscola. Si vuole dare il TFR all'INPS? Bene, vada ma ad una condizione: le pensioni minime (raddoppiandole ed assorbendo quella che oggi si chiama "sociale") devono essere fiscalizzate cioè spettano a tutti i cittadini raggiunto il limite d'età indipendentemente se hanno versato o non versato i contributi (così è in Inghilterra). La previdenza viene liberalizzata per cui il cittadino può optare tra previdenza statale e previdenza privata eliminando il principio della obbligatorietà - pilastro dell'attuale assetto previdenziale italiano -del pagamento dei contributi all'INPS. L'aumento delle pensioni sociali al livello delle minime a valere per tutte quelle già erogate: le risorse occorrenti si trovano con le seguenti misure: a) eliminare il finanziamento dei patronati; b) eliminare il finanziamento dei CAF; c) ridurre del 35% i costi amm.ne INPS. Antonio De Franco
  • tfr
    Nome: gianfranco  Data: 10.10.2006
    Io vedo nei commenti delle prese di posizione ideologiche soprattutto da parte di post comunisti che ovviamente vedono di buon occhio il trasferimento all' INPS piuttosto che ai fondi pensione. Secondo me il problema e' un altro. Da un punto di vista, diciamo "morale", non condivido assolutamente il trasferimento all'INPS (di cui mi spiace non mi fido più) oltretutto per fare cassa dall'altro credo che togliere la possibilità di far confluire il t.f.r. nei fondi aperti sia profondamente illiberale; credo infatti che sia questo il nocciolo della questione, vale a dire permettere tutte le possibili opzioni, lasciando poi al singolo lavoratore scegliere quella a lui più idonea visto che lo scopo è quello di creare una pensione complementare per lui. Invece lo scopo è diventato far cassa per i governi e in subordine non scontentare Confindustria oppure ingrassare i sindacati mediante i fondi di categoria. Potrei anche essere d'accordo , perchè ci sono sicuramente tante persone che la pensano diversamente da me, a patto però che ci sia, come detto, la maggior scelta possibile.
  • tfr
    Nome: giuseppe  Data: 09.10.2006
    Il tfr è un fondo accantonato dalle aziende e rivalutato ogni fine anno secondo un indice 75% sul costo più 1,5, e iscritto a debito nel bilancio aziendale, in caso di fallimento è garantito da un fondo previdenziale INPS finanziato da lavoratori e azienda. Lo stato dovrebbe garantire le stesse condizioni pertanto subentra come debitore verso i lavoratori se non erro negli ultimi anni il rendimento del tfr è stato superiore al rendimento dei titoli di stato, e allora quale vantaggio economico ricava lo stato da questa operazione?
  • Rendimenti
    Nome: Vito ayroldi  Data: 09.10.2006
    Prendiamo il Fondo Cometa come esempio rappresantativo. Cometa, dopo l'introduzione del multicomparto, ha quattro linee di investimento. Nel 2005 il «monetario plus» ha ottenuto un rendimento netto del 2,93%. La linea «sicurezza» 2,63%, la linea «reddito» ha raggiunto il 6,6% e infine la linea «crescita» sta sul 10,36%. E' chiaro che rendimenti più alti sono legati a profili di rischio diversi e che non possono assolutamente considerarsi ordinari e nemmeno fissi. Questi invece sono i rendimenti dello stesso fondo nel periodo da lei considerato: 2001 + 0,23 2002 - 2,27 2003 +4,05 2004 +3,91 Fonte: Fim-cisl Le lascio l'utile esercizio di calcolare l'interesse medio composto.
  • TFR
    Nome: Andrea battista  Data: 08.10.2006
    Concordo ovviamente con l'analisi di fondo. Solo una specificazione tecnica: sembrerebbe (ma il condizionale é d'obbligo, anche se confermato dal fatto che il meccanismo di devoluzione della Maroni non cambia per nulla) che il versamento al fondo INPS riguardi il 50% del fondo che non viene, tacitamente o espressamente, devoluto ai fondi di previdenza complmentare. Il fatto non cambia il segno dell'operazione ma ha due effetti di rilievo: 1) Rende le aziende comunque cointeressate almeno parzialmente all'esercizio della sola opzione che genera entrate per l'INPS, cioé l'espresso rifuito di versare ai fondi pensioni il tfr. 2) Rende le stime del governo ancora più ottimiste, "perdendo" ogni vantaggio dal silenzio assenso in termini di entrate. Pro futuro, oltre ad una modifica del meccanismo di silenzio assenso come indicato nel testo, un'altra possibilità di evoluzione di questo impianto é il coinvolgimento dell'INPS nella previdenza complementare: anche questa un vecchio rottame, che ogni tanto torna a galla. Padoa Schioppa preannuncia correzioni, vediamo in che direzione.
  • strumentalità
    Nome: davide guerra  Data: 08.10.2006
    L'articolo mi pare un processo alle intenzioni, poichè si dà per scontato che il governo operi al fine di ostacolare i fondi pensione, il che è tutto da dimostrare. E' vero che lo Stato in tal modo contrae un debito, ma tale che non lo dovrà restiruire tutto insime, ma solo quando un certo lavoratore sarà in condizione di esigere il rimborso. Nelle condizioni di sfascio in cui il precedente governo ha lasciato le infrastrutture, questa operazione può rilanciare il lavoro ed avere un effetto positivo sullo sviluppo del Paese.
  • Da bismarck ad assogestioni
    Nome: yuri gargiulo  Data: 08.10.2006
    Personalmente mi sento più sicuro se presto soldi allo Stato piuttosto che a gestori di fondi, che si riempiono la bocca di espressioni anglofone molto cool, ma poi, spesso, navigano a vista nelle scelte di portafoglio. i fondi pensione avranno anche avuto un rendimento dell'8% nel 2005, ma nel 2000 che rendimenti hanno o avrebbero avuto? e che rendimenti registreranno dopo lo scoppio della prossima bolla? inoltre, col trasferimento forzoso (ma poi: il parcheggio di questi fondi presso le imprese non è altrettanto forzoso per i lavoratori?!) del tfr a fondi per i LLPP, si potrebbe pensare di far partecipare in parte i lavoratori creditori ai rendimenti scaturenti dalla costruzione di infrastrutture, dal momento che queste sono sempre più spesso realizzate in project financing o date in concessione.