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Dopo il duopolio ancora il duopolio?

di Michele Polo, Categoria , Informazione, Data 29.09.2006
Il settore dei media si conferma anche in questa legislatura crocevia di fortissime tensioni politiche Le ipotesi di revisione della legge Gasparri circolate finora suggeriscono un approccio prudente da parte del governo. Si abbandona il Sic, passando a un sistema di misurazione basato sul fatturato che sopravvaluta le pay-tv e non incide sulla concentrazione degli ascolti in capo a due soli gruppi editoriali. Eppure il problema di pluralismo in Italia sta tutto lì. E la cura non può essere che la cessione sul mercato di una rete Rai e di una Mediaset.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Duopolio?
    Nome: paolo gabriele  Data: 16.10.2006
    L'idea di costringere RAI e Mediaset a mettere sul mercato le frequenze ed un programma, perchè questa mi pare la soluzione prospettata si presta ad alcune osservazioni: quali dei programmi i due gruppi sceglieranno di cedere, a quale prezzo e con quali contenuti. Ma mentre la concorrenza si sposterà sempre di più dai mezzi di diffusione e dalle reti ai contenuti (cfr. FT, The Economist, IDC, BT, Murdoch etc.etc.) e le dorsali broadband così come le reti satellitari stanno già ottenendo un discreto successo e sempre maggiore attenzione verso una tv a la carte scelta dal telespettatore, noi ragioniamo troppo sull'analogico destinato ad essere superato. Il digitale terrestre come alternativa, vera o presunta, ma con enorme potenzialità è stato spartito fra gli attuali gestori delle frequenze e reti di trasmissione: i contenuti continuano ad essere quelli che fanno la differenza. Cosa farebbero satelliti, digitale terrestre, e cavi dove ci sono senza il calcio, lo sport, qualche film ed i contenuti per adulti? Orbene mettere sul mercato frequenze e programmi non basta: bisognerebbe mettere sul mercato l'intero ramo d'azienda, compresa parte del portafoglio clienti e contenuti. Altrimenti a cosa servirebbe? Il ditale terrestre sembrava con la moltiplicazione dei porgrammi su singolo canale (pari a multipli di 5) sembrava poter risolvere la questione dell'accesso di nuovi competitor, ma sembra che il problema sia prima ridurre il potere attrattivo verso gli investitori pubblicitari di quelli esistenti. Altrimenti si rischia come sul satellite di avere un solo gestore della piattaforma di trasmissione a cui gli altri si accodano a condizioni prefissate.
  • Questione di Agenda Setting?
    Nome: Marco.  Data: 05.10.2006
    Sono d'accordo con Lei, (peraltro penso che si sia già sentito parlare in passato di progetti simili) così come con Abate. In particolare, ho apprezzato il fatto che sottolinei che togliere una rete a Mediaset non sia un esproprio (nella sinistra più radicale a volte mi è sembrato di notare un atteggiamento eccessivamente aggressivo). Questa azienda ora deve guardare allo sviluppo estero (con buone operazioni, simili a quella che una società del gruppo ha fatto di recente nell'editoria in Francia)e in questo non c'è nessuna punizione perchè tutte le aziende che raggiungono una certa fetta di mercato devono seguire questo percorso. E' stato così per Enel (un'azienda statale) con la liberalizzazione, mi sembra di aver letto sui giornali una cosa del genere valga anche per Generali dopo l'acquisizione di Toro...Insomma, non mi pare un'eccezione. Il punto è: come posso io, semplice studente universitario, ma anche Lei e gli altri collaboratori di Lavoce.info , membri della ben più influente comunità epistemica, porre questa issue al centro dell'agenda politica governativa? Credo sia responsabilità di tutti cercare una risposta a questo quesito vista l'importanza del pluralismo e la rilevanza, in Italia più che in altre nazioni, della televisione come mezzo per ottenere informazioni. Vorrei che anche nel mio Paese si facesse come nel Regno Unito con la BBC oppure sentire una frase (adattata all'Italia), simile a quella che mi sembra abbia dichiarato Zapatero sul fatto che la televisione dovesse tornare in mano degli spagnoli. La ringrazio dell'attenzione.