Non sono cambiate le regole del calcio e prevale un atteggiamento assolutorio nei confronti dei principali protagonisti di calciopoli. Bisogna trovare un modo di punire i dirigenti colpevoli degli illeciti sportivi. Per evitare di dover coinvolgere la giustizia ordinaria e intentare lunghe e incerte cause patrimoniali, si potrebbero inserire clausole nei contratti di lavoro stipulati tra gli amministratori e i club: se la società è punita dalla giustizia sportiva per fatti commessi dai suoi dirigenti, questi dovranno versare una penale alla società, graduata in base all’entità della sanzione comminata dalla giustizia sportiva. Almeno non saranno i soli tifosi a pagare, ma anche chi ha commesso gli illeciti.
Calciopoli è ancora tutto da dimostrare. L'unico fatto certo sono le telefonate ma non è affatto dimostrato che queste abbiano prodotto comportamenti dolosi. I processi sportivi sono stati una vera farsa, condotte con procedure illegali che hanno negato il diritto alle difese di produrre prove a discarico. I processi penali in corso si risolveranno con delle assoluzioni perchè i pm hanno prodotto solo indizi e non prove. Tra l'altro le procure non hanno mai richiesto neanche una perizia tecnica calcistica che dimostrasse l'eventuale dolo degli arbitri "telefonati". Ma sia ben chiaro che i dirigenti di tutte le squadre hanno sempre telefonato agli arbitri, chi più chi meno. Il processo penale dovrà, comunque, porsi un problema di fondo che non è stato ancora risolto. Se un arbitro è un pubblico ufficiale, come sembra, allora non è perseguibile per le decisioni discrezionali che assume e una partita di calcio è tutta discrezionale. Se è così sarà impossibile dimostrare il dolo e, di conseguenza, anche calciopoli. Seguo il calcio da 50 anni: gli arbitri hanno sempre sbagliato a favore delle grandi squadre, ma i giornalisti e il pubblico se ne sono accorti solo adesso!