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Valutazioni che non danno risposte

di Daniele Checchi, Categoria Scuola e Università, , Data 18.09.2006
L'Italia partecipa alle indagini campionarie internazionali che misurano il livello di apprendimento degli studenti, costruite con metodologie rigorose nella selezione dei campioni, degli indicatori e nello svolgimento delle prove. Ma a livello nazionale la valutazione è affidata all'Invalsi, che però utilizza criteri meno rigorosi, con risultati che suscitano più di una perplessità. Soprattutto, non si risponde al bisogno delle famiglie di conoscere quale sia la "qualità" dei diversi istituti, prima di iscrivervi i propri figli.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • ma le famiglie hanno un vero interesse?
    Nome: moncada giuseppe  Data: 21.09.2006
    Sono un ex Preside mandato a casa dal decreto bersani. Nella scuola che dirigevo, liceo scientifico di una cittadina della provincia di catania, abbiamo sempre volantariamente partecipato all'indagine Invalsi. Lo abbiamo fatto con lo spirito di cercare di migliorare l'offerta formativa delle discipline in discussione e non affinchè le famiglie potessero percepire che la nostra scuola fosse migliore di altre.Penso che sia profondamente errato il concetto della concorrenza. Il Ministero, responsabile unico del buon funzionamento delle scuole, ha il dovere di verificare se funzionano bene. Non credo che la fiat metta in concorrenza gli stabilimenti di Torino, con quelli di Termini Imerese o altri, si adpera affinchè tutti produnano macchine efficienti.L'istituto fino al 1989 era l'unico della zona, era frequentato da alunni provenienti da paesi vicini, distanti dagli 8 ai 10 Km. Successivamente, per evitare di fare stancare i propri figli, in due comuni vicini si sono attivati altri licei scientifici.Nel liceo abbiamo tre laboratori di informatica, uno multimediale, uno di fisica e di scienze, due aule di disegno, una palestra e un'aula magna.Le scuole degli altri paesi sono in abitazioni private e prive di tutte le apparecchiature costruite nei 15 anni di mia permaneza nella scuola.inoltre sono sezioni staccate di altre scuole distanti dalla loro cittadina. Ebbene, ai politici e alle famiglie dei giovani dei suddetti paesi la qualità del servizio offerto non interessa affatto. Preciso nel liceo, i docenti di matematica e fisica e di scienze sono di ruolo e del luogo, nelle altre scuole sono pendolari. Tuttavia sono profondamente convinto, avendo girato parecchie scuole europee che, degli indicatori educativi debbono esistere. Visalberchi nel 1989 ha scritoo un bell'articolosull'argomento, ma in Italia con la classe politica che ci ritroviamo poco si farà. Il modo come si sta muovendo Fioroni è esemplificativo, più apparenza che sostanza.
  • PISA e INValSI hanno impostazioni diverse
    Nome: Giuseppe Terruzzi  Data: 21.09.2006
    Il Prof. D. Checchi propone elementi di riflessione molto interessanti in un contesto caratterizzato - come segnala un altro commento - da scarsa conoscenza di quel che sono PISA e INValSI. Due indagini che nei loro intenti però sono diverse: PISA vuol sondare le abilità per la vita; INValSI l'efficacia del curricolo scolastico e quindi gli apprendimenti ad esso funzionali. Le loro strumentazioni sono diverse, sia negli indicatori di competenza, sia nei test utilizzati, sia nelle metodologie di somministrazione e di valutazione, oltre che nella campionatura. A proposito della quale, per altro, va ricordato che INValSI accetta iscrizioni volontarie ma costruisce anche un campione statistico nazionale di riferimento. Discutere con il contributo del prof. Checchi è necessario, ma ora c'è il rischio di voler rifondare il sistema di valutazione nazionale ad ogni cambio di ministro. Con l'aggiunta della pretesa di introdurre una scientificità che non ci sarebbe stata in precedenza. Eccessivo. Certo i somministratori scelti fra i docenti delle scuole testate non sono una garanzia. Ma non tutta l'esperienza INValSI è da buttare, anzi.
  • PISA, questa sconosciuta
    Nome: Tommaso G.  Data: 19.09.2006
    Del resto ho potuto constatare che gli studenti del 2° e 3° della Facoltà di Scienze della formazione non sanno cos'è PISA e solo pochi sanno cos'è Invalsi (tra l'altro, tra i partecipanti ad un corso di base di statistica...). Del resto: quale dibattito si solleva in Italia dopo la pubblicazione dei risultati di PISA? Ero casualmente in Germania nei giorni che vennero pubblicati i risultati e si sollevò una polemica, durata giorni, a causa del peggioramento dei risultati degli studenti tedeschi.
  • altre perplessità
    Nome: Massimiliano Bratti  Data: 19.09.2006
    Condivido in pieno il punto di vista dell'autore. Anzi sollevo altre perplessità rispetto all'Indagine Invalsi che sembra muoversi rispetto a tutt'altra ottica rispetto all'Indagine PISA. Infatti, mentre la seconda raccoglie informazioni dettagliate sulle caratteristiche familiari degli studenti, la prima raccoglie solo i risultati delle prove come se le scuole fossero le uniche responsabili dell'apprendimento degli studenti o come se questi ultimi fossero tutti uguali. In realtà al fine di una valutazione corretta del "valore aggiunto" prodotto dalle scuole e al fine di rendere comparabili i risultati tra diverse scuole sarebbe necessario un confronto che aggiusti per la diversa "qualità" degli studenti iscritti alle diverse scuole. Per fare questo risulta indispensabile avere informazioni sul background familiare (economico, sociale e culturale) degli studenti.
  • competenze di chi?
    Nome: antonio gasperi  Data: 19.09.2006
    Le considerazioni di carattere statistico mi paiono inappuntabili (non sono del mestiere), la necessità di avere una procedura di "ranking" delle scuole un po' meno, ma così va il mondo. solo un veloce appunto quando si dice che queste indagini sulle competenze degli studenti rilevano le competenze degli insegnanti. ho capito male oppure si tratta di una teoria dell'apprendimento a me sconosciuta' grazie dell'ospitalità Antonio Gasperi
  • Valutazioni
    Nome: Francesco Ferrante  Data: 19.09.2006
    Ritengo non appropriato utilizzare i risultati dei test logico cognitivi per misurare la qualità delle scuole a scopi comparativi. E' evidente che, a parità di qualità delle risorse didattiche e organizzative messe in campo, la qualità in uscita del processo formativo, misurata attraverso tali test, è fortemente condizionata dal profilo degli studenti in entrata (in particolare, dalle caratteristiche del contesto socio-culturale). Potremmo avere una scuola con ottimi insegnanti che però non riescono ad ottenere i medesimi esiti formativi di una scuola con insegnanti meno capaci ma che si avvantaggiano della presenza di studenti più seguiti e motivati. Le mie informazioni mi fanno ritenere che quest'ultima sia una casistica molto diffusa nel contesto italiano.