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Commenti

Che sia davvero l'ultima riforma

di Tito Boeri, e Agar Brugiavini, Categoria Pensioni, , Data 12.09.2006
La riforma delle pensioni non serve a ripianare l'attuale deficit di bilancio. E' necessaria soprattutto per ridurre il precariato. Ma se non si ha la forza politica di completare il passaggio al metodo contributivo, meglio lasciare tutto com'è. Perché i ritocchi costano più dello status quo. Tra i correttivi prioritari da adottare, l'aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, l'introduzione di riduzioni attuariali per chi lascia il lavoro prima dei 65 anni, lo smobilizzo immediato del Tfr nelle piccole imprese. Interventi e commenti di Sandro Gronchi, Marcello Messori e Carlo Ippoliti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • trasferimenti all'INPS
    Nome: .mau.  Data: 28.02.2007
    Dire che il contributo statale è cresciuto di 2244 milioni (da 72685 a 74929 milioni, per la precisione) significa però poco, soprattutto se non so quali siano "pensioni erogate dall’Istituto per conto dello Stato". Quelle sociali? quelle di invalidità? sarebbe possibile avere un link a un bilancio a grandi linee? Per il resto, trovo giusto che in un sistema contributivo si aggiornino i coefficienti di trasformazione; però una riforma coraggiosa dovrebbe anche affermare che da oggi finisce il sistema contributivo, e i fortunati che ce l'hanno passano al sistema misto, unicamente per quanto riguarda il calcolo della pensione e senza toccare le finestre. Sarebbe probabilmente senza grossi risultati economici, ma comunque un segno di equità.
  • Pensioni e Contabilita'
    Nome: Alessandro Carraro  Data: 10.10.2006
    Il sistema pensionistico su base retributiva e' a tutti gli effetti una speculazione finanziaria. Lo stato (o meglio la classe politica degli anni 70 e 80) ha scommesso sulla crescita dell'economia italiana (che salga) e sulle aspettative medie di vita (che scendano). Entrambe queste scommesse si sono dimostrate perdenti. Qualcuno deve ora coprire le perdite. Se lo stato fosse una banca o un assicurazione, il suo debito sarebbe molto piu' grande di quello (gia' gigantesco) oggi pubblicato (putroppo non so di studi attendibili che quantifichino il costo totale). La contabilita' dell'INPS e' una favola: basti dire che considera un debito (il contributo del lavoratore) come un reddito. Il passato dimostra che utilizzare il sistema pensionistico per redistribuire il reddito tra generazioni e' troppo pericoloso: la classe politica ha tutti gli incentivi per predirre tassi di crescita futuri irrealistici per poter finanziare la spesa pubblica corrente. Una razionale riforma delle pensioni dovrebbe cominciare dalla conversione di tutte le pensioni ad una base contributiva. Solo a quel punto si puo' spiegare al pubblico quanto grande sia veramente il buco delle pensioni.
  • considerazioni
    Nome: alessandro brutti  Data: 14.09.2006
    Condivido in pieno l'analisi dell'articolo. Vorrei chiedere però ai due autori che cosa ne pensano dell'uscita del Ministro Damiano sulla possibilità di ridurre addirittura l'età pensionabile. Credo che molti dei nostri politici si ostinino a non capire che il vero problema nel progettare un sistema pensionistico va ricercata nella giusta valutazione degli aspetti demografici e attuariali. Il primo obiettivo della riforma dovrebbe essere quello ri ricondurre il sistema ad un giusto valore attuale. Il "regalo" dato alla prima generazione che ha vissuto l'introduzione del PAYG è già stato dato e nemmeno il miglior sistema pensionistico che possa essere progettato potrà rimuovere quel costo. Quello che può invece essere fatto, è riportare il sistema ad un giusto valore attuariale in maniera da spalmare questo costo in maniera equa sulle future generazioni. La privatizzazione del sistema è necessaria al fine di ottenere guadagni in termini di rendimento atteso, trasparenza e sicurezza.
  • Pensioni
    Nome: valter cortecchia  Data: 14.09.2006
    Dire che solo il 7 per cento dei trasferimenti dello stato copre erogazioni effettuate per conto dello stesso è come minimo volutamente ambiguo. Il comunicato dell' Inps afferma che vi è stata una crescita della spesa assistenziale. Questo è il punto! In questa spesa rientrano le integrazioni al minimo, le pensioni sociali ecc.. che non possono essere finanziate coi soldi dei soli lavoratori dipendenti , così come la miriade di sgravi contributivi; e da ora in poi si dovranno trovare anche le risorse per il cuneo fiscale. Le une e gli altri si finanziano con le entrate fiscali e non col gettito contributivo. Ma visto che le tasse non bastano perchè le pagano solo i lavoratori dipendenti allora perchè non tagliare le pensioni? Inoltre sarrebbe bene precisare in quali gestioni pensionistiche ci sono i buchi ed in quali no, senza fare un polverone indifferenziato per colpire i soliti noti.
  • rifoma pensioni
    Nome: faber  Data: 14.09.2006
    Concordo sul fatto che la nuova riforma debba essere la madre di tutte le riforme delle pensioni perchè altrimenti non sarebbe più serio andare avanti e non si avrebbe soprattutto la stabilità che tutti chiedono. Non condivido invece la ricetta per mettere in regola i conti della previdenza, perchè si parla tanto di tagli o riduzioni e mai di incrementi delle entrate INPS agendo in modo serio e costante sull'evasione contributiva previdenziale e fiscale. Sono cifre da capogiro che ogni anno e ogni governo ci sventolano davanti ma che mai nessuno a certificato o ha voluto mettere in campo adeguati strumenti per combattere tale mole di evasione. Invece purtroppo si parla di innalzare l'età pensionistica, incentivi e disincentvi, metodo contributivo applicato a tutti. Questi sono ingredienti già trattati e che non fanno fare passi avanti.Intanto cominciamo a fare pagare chi non paga il giusto e chi non ha mai pagato poi si tireranno le somme.Inoltre volevo rispondere che ci sono lavoratori che in passato hanno cominciato per bisogno a lavorare a 15 anni bruciando la loro adolescenza al lavoro, mentre altri avendo fortune maggiori hanno potuto vivere la loro gioventù godendo di tempo libero.Pertanto con il metodo contributivo non si può fare di tutta un'erba un fascio. Allora da questi presupposti bisognerà cercare soluzioni veramente eque per tutti ( come promesso dal nuovo governo ) e non la solita politica degli spiccia letti. Saluti
  • Diseguaglianze sociali
    Nome: maurizio  Data: 14.09.2006
    Professore, umilmente credo che il limite del Suo ragionamento, svolto in termini esclusivamente attuarialistici ed in alcuni casi demagogici, induce al contrario a rivalutare la politica (ovviamente quella con la "P" maiuscola) attraverso la quale è possibile giungere a mediazioni - diverse dai compromessi al ribasso - ai quali voi guardate lancia in resta; magari cavalcando il giusto malessere delle nuove generazioni. Dal suo osservatorio, Lei sciorina cifre, tabelle dimenticando che il sistema pensionistico non è uno strumento di giustizia sociale avulso dal contesto in cui si cala, un contesto che vede una evasione fiscale e contributiva vergognosa, una ancor più iniqua ripartizione delle ricchezze del paese. Se un pò più seriamente partissimo da queste considerazioni, scopriremmo che gli strumenti per riequilibrare il gap che le nuove generazioni giustamente lamentano non passa attraverso lo scontro gerenazionale... Non si può smantellare un sistema pensionistico, di per se già carente, togliendo ai padri per dare qualcosa ai figli, ma evitare che i figli paghino con una vecchiaia di stenti non per pagare la pensione ai loro vecchi ma soltanto per una visione miope ed egoistica di una società e di governanti tutta votati al liberismo, all'egoismo ed alle diseguaglianze sociali. E' ovvio che la previdenza delle nuove generazioni, ma io direi già di coloro che oggi già hanno 40 anni, vada completamente rivisitata; ma da qui a richiedere di togliere la pensione ai padri per assicurare comunque una pensione da fame a loro ed ai loro figli...mbè c'e ne passa, grazie a Dio. Tentativi come il suo, già sono falliti qualche anno fa in Francia, quando proprio i giovani sceesero in piazza al grido "no grazie non voglio il lavoro di mio padre". Maurizio (lavoratore di 58 anni 35 anni di lavoro, moglie e due figli di 31 anni a carico).
  • Rischio di scontro generazionale
    Nome: Luca Fabbri  Data: 13.09.2006
    Gentile Prof. Boeri, le chiedo: è stato il nostro sistema pensionistico attuarialmente equo fino diciamo alle grandi riforme degli anni 90? La domanda è retorica ovviamente: le scellerate decisioni economiche prese dai politici del tempo hanno creato effetti devastanti sull'equità intergenerazionale del nostro sistema. Una cosa deve essere ben chiara: se un sistema pensionistico non è attuarialmente equo in quanto il Valore Netto Attuale dei flussi futuri non è quello dell'equilibrio esiste una relatione matematica che dimostra come ci sarà una generazione che godrà dei benefici ed un'altra che dovrà ripagare il costo per riportare il sistema pensionistico ad il suo VAN d'equilibrio. E quanto maggiore è l'inequità del sistema, tanto maggiore deve essere il costo che la generazione più giovane deve sopportare per riportare la situazione alla normalità.
  • una questione generazionale
    Nome: Riccardo Vedovato  Data: 13.09.2006
    Come ben evidenziato in questo articolo, c'è una scandalosa ineguaglianza di trattamento tra vecchie e nuove generazioni. I diritti acquisiti erano da toccare nel '95. Se non è stato fatto allora (perché "elettoralmente" poco conveniente) non è detto che non lo si possa fare ora. Qualcuno si sta già muovendo in tal senso (www.generazioneu.it). Credo sia necessaria non una azione indiscriminata ma mirata a quei casi in cui il gap tra la pensione calcolata alla vecchia maniera e quello che risulterebbe col nuovo sistema contributivo è indecentemente grande. E di questi casi ce ne sono molti.