Già prima delle elezioni si sapeva che i problemi della Germania non sarebbero stati di facile soluzione; in principio però il programma della Grosse Koalition apparve coraggioso e in grado di affrontare di petto i problemi del paese;ora, ad un anno dalle elezioni è necessario rendersi conto che sono due gli elementi che mancano al governo tedesco: un progetto di lungo respiro e il fiato sul collo dell’opposizione. Di fatto i problemi della Germania permangono: che serva da monito a chi, anche nel nostro paese, culla la speranza della Grande Coalizione.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
titoli
Nome: I PiemonteData: 30.08.2006
Ho trovato nell'articolo una spiegazione efficace della "disillusione" che ha colpito la comunità economica e finanziaria tedesca verso la capacità del Governo Merkel di mettere in atto riforme essenziali per l'economia tedesca che ha trovato riscontro anche nella correzione dei principali indicator di fiducia.
Mi ha colpito e fatto sorridere però qualcosa che riguarda la "forma" del suo articolo: il primo cancelliere tedesco donna, è chiamato sempre "signora"; Schröder, invece, è "cancelliere".
Cordiali saluti
IP
Inesistente?
Nome: GpData: 23.08.2006
Mi permetto di intervenire solo con riferimento ad una frase dell'articolo: "Le opposizioni, l’estrema destra e l’estrema sinistra, sono inesistenti". Vorrei solo ricordare che, in termini di consenso e di "successi elettorali" rispetto alle elezioni del 2002, la coalizione di sinistra (Linkspartei), i Verdi e ,a destra, l'Fpd hanno avuto rispettivamente 54 (ne aveva 2), 51 e 61 seggi.
Sia la Spd (222 ma ne aveva 306 insieme ai verdi ..) che la Cdu (225 +1 di Dresda ma ne aveva 295!) hanno avuto meno consensi che nel 2002.
Con una nuova dirigenza Spd, e meno conflittualità con la sinistra, ci si potrebbe trovare davanti uno scenario ... all'italiana!
Grazie e buon lavoro
La Grosse Koalition
Nome: F. PauriData: 23.08.2006
Il suo articolo mi sembra la miglior risposta a quanti hanno insinuato che le sue critiche a Padoa-Schioppa rientrano nella linea del Corriere della Sera in funzione di appoggio a una Grosse Koalition anche in Italia. Credo che anche da noi una Grande Coalizione significherebbe solo immobilismo, in quanto i due poli rappresentano interessi diversi e non hanno ricette condivise. Meglio vedere se la linea intrapresa delle liberizzazioni può avere un (doveroso e necessario) seguito.
estrema destra ?
Nome: Hans SuterData: 23.08.2006
Il prof. Giavazzi non vorrà mica caratterizzare la FDP come estrema destra. E' un partito liberale che attualmente viaggia fra il 14 e 13%, contro il 32 CDU, 29 SPD, 10 Verdi (anche questi non meritano l'etichetta di estremisti di sinistra) e 10 Linkspartei.
la crisi della società e della politica
Nome: Marco D'EgidioData: 22.08.2006
Emerge qui uno dei punti deboli (a posteriori) della democrazia rappresentativa. Cioè la rappresentanza di interessi particolari di frange ristrette della società. A priori è un bene ed è il fondamento stesso della democrazia pluralista. A posteriori può accadere, soprattutto in tempi di crisi sociale accelerata dai processi globali che impongono di non perdere il treno cinese o indiano della competitività, che questi interessi si articolino in modo chiuso e corporativo, una sorta di difesa dal nuovo. Che è anche il problema italiano. Molti auspicano una Grande Coalizione come soluzione, cioè un governo la cui struttura altamente rappresentativa di tutti può scardinare le chiusure della società. Questo è un vantaggio apparente: in realtà le forze politiche non perdono la loro individualità e fanno presto a smarcarsi dalla linea generale del governo per tutelare i loro elettori, come dimostra il dato riportato da Giavazzi sulla tenuta della Spd in Germania. Se sulla carta si può realizzare la riforma di tutto, il rischio è che alla fine non si realizzi la riforma di (quasi) nulla. La Merkel ha tutto il tempo per fare bene; però le difficoltà sono reali a causa di una società smarrita che chiede garanzie e equità, merce cara in un mercato in rapida trasformazione. Più o meno quello che accade in Italia, dove i gruppi sociali si arroccano. Se da una parte la de-ideologizzazione ha portato acqua al mulino di una gestione serena delle politiche economiche e di sviluppo, dall’altra ha eroso le basi sostanziali della rappresentanza politica, cosicché assieme alla società balla anche il sistema dei partiti. E se la società si chiude, il rischio è che i partiti la seguano. Contro questo non ci sono soluzioni “ingegneristiche” dal punto di vista politico: anche il governo Prodi è in difficoltà, e non solo per la scarsa maggioranza in Senato. Preferisco il bipolarismo, per le ragioni spiegate da Giavazzi, ma quel che occorre è un cambiamento culturale. Come non lo so.