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Commenti

L'economia dell'indulto

di Luigi Foffani, Categoria , Giustizia, Data 07.08.2006
L'estensione dell'indulto ai reati economici non è soltanto un provvedimento inutile per l'alleggerimento del carico giudiziario e penitenziario. Unito alla disciplina del falso in bilancio, porterà a un azzeramento del controllo penale sulla veridicità e trasparenza dell'informazione societaria. Da' una mano a chi sostiene il ricorso a un sistema di sanzioni di natura esclusivamente civile e amministrativa. Mentre diritto e giustizia penale sono oggi l'unico baluardo contro le forme di criminalità economica a danno dei risparmiatori e del mercato.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Indulto
    Nome: Sergio Francese  Data: 28.08.2006
    L'indulto si è reso alla fine necessario per non deludere le aspettative di alcune migliaia di carcerati che da alcuni mesi attendevano una misura di tal tipo. Siamo però alle solite: nel nostro paese nessun governo, nessuna coalizione, sia essa di sinistra o di destra, ha il coraggio di emanare riforme strutturali capaci di risolvere alla radice il problema di cui un settore della vita pubblica soffre. Tra qualche tempo le carceri italiane saranno di nuovo sovraffollate. Potremo, secondo voi, prevedere un successivo indulto? Con quali conseguenze per la credibilità del nostro sistema penale?
  • Tre sottolineature
    Nome: Raffaello Morelli  Data: 22.08.2006
    Concordo con il giudizio che l'indulto sia stata un'iniziativa non selettiva, affrettata e poco meditata. Sono un po' perplesso su alcune argomentazioni usate. In primo luogo, sfoltire il sovraffollamento delle carceri è stata la scusa non l'esigenza, poiché se l'obiettivo fosse stato questo si sarebbe dovuto cominciare dall'affrontare l'aspetto del numero abnorme dei detenuti in attesa di giudizio ( il doppio dei fruitori dell'indulto), questione che tocca un importante punto di principio e che esplicherebbe effetti anche in futuro . In secondo luogo, è purtroppo eufemistico scrivere che non si vedono le tracce di un progetto giustizia, quando il programma di governo non solo non prevedeva l'indulto in questi termini ma addirittura aveva sbandierato la volontà politica di non avere clemenza per il cancro delle corporazioni finanziarie. In terzo luogo, questa mancanza di clemenza per le corporazioni finanziarie è giusta dal momento che corruzione, concussione, falsi in bilancio, aggiottaggi e analoghi delitti sono reati gravi che impediscono il corretto funzionamento del mercato, economico e politico-istituzionale. Ma innanzitutto deve essere essere vissuta nella dimensione dei comportamenti politici, civili e sociali. Pensare di contrastare tali reati affidandosi all’unico efficace baluardo costituito dal diritto e dalla giustizia penale, significa aprire la strada all'ossessione giustizialista che è stata ed è fonte di tanti guai e contraddizioni. Primo dei quali è fornire a chi commette quei reati un argomento depistante per fingersi perseguitati. Con i migliori saluti Raffaello Morelli
  • che dire?
    Nome: Francesco Castracane  Data: 12.08.2006
    Concordo con quanto scritto dall'autore. Ma sarebbe forse necessario aprire una riflessione sulla necessità di una generale riforma della giustizia. Da quando comincio ad avere ricordi coerenti, sento sempre dire che la giustizia andrebbe riformata. Come mai periodicamente si devono progettare amnistie e indulti?
  • ite, missa est
    Nome: Giovanni Moser  Data: 08.08.2006
    Non c'è speranza. Prendiamo atto che alla classe dirigente italiana non importa un bel nulla dei risparmiatori e degli investitori non istituzionali. I cittadini stiano buoni nel loro parco buoi e ai furbetti del quartierino facciamo un bel monumento in piazza. All'inaugurazione suonerà anche la banda della Guardia di Finanza. Che pena.
  • indulto e pene
    Nome: Giorgio Pedrotti  Data: 08.08.2006
    Oltre dieci anni di "giustizialismo" e "tintinnar di manette" non hanno certo ridotto la criminalità finanziaria. Laicamente si dovrebbe dedurre che la prospettiva del carcere non induce ad astenersi dal delinquere chi desidera fare i soldi in modo illegale (così come non è mai stato un deterrente la pena di morte). Forse sarebbe opportuno studiare altre pene per reati finanziari e simili: divieto di intrattenere conti correnti bancari, divieto di amministrare o dirigere società, arresti domiciliari dopo il lavoro, ecc: vale a dire pene che incidano sullo "status" sociale della persona condannata, senza l'inutile gogna del carcere. In carcere dovrebbero finire solo le persone che commettono delitti contro la persona (violenze, omicidi, sequestri, rapine con feriti o morti, ecc.) e i casi di recidiva più gravi, per tutti gli altri reati. In questo modo si risparmierebbero molti soldi che servono a mantenere in carcere persone che potrebbero invece lavorare per risarcire i danni arrecati alla società. E si risparmierebbero i soldi per costruire carceri più decenti di quelle oggi in esercizio. Se subisco una truffa, personalmente, desidero essere risarcito e sapere che il truffatore viene messo in condizione di non nuocere. Per ottenere ciò, nella stragrande maggioranza dei casi, non serve mettere il reo in prigione.
  • l'indulto è sbagliato e immorale
    Nome: ettore  Data: 07.08.2006
    Concordo con l'articolo ribadendo che l'indulto (per qualsiasi tipo di reato, non solo per quelli societari) è un provvedimento sbagliato, immorale, inefficace ed inutile. Sbagliato perchè mina il fondamentale principio della certezza della pena che costituisce il principale deterrente alla commissione dei reati; secondo le statistiche, in Italia, solo il 20% degli autori dei reati vengono individuati, e solo il 10% viene assoggettato a pena; se poi li scarceriamo pure, è lapalissiano che il nostro sistema giudiziario è totalmente inefficace e non svolge alcuna funzione deterrente. Per cui invece di varare l'indulto bisognerebbe organizzarsi (attraverso riforme legislative, stanziamenti di risorse, ecc) per far funzionare meglio il nostro sistema giudiziario in modo che possa adempiere alla sua funzione istituzionale. E' inutile perchè non essendo accompagnato da misure finalizzate a risolvere i problemi di fondo del sovraffollamento, tra 2/3 anni le carceri si riempiranno di nuovo e bisognerà varare un altro provvedimento di clemenza. E' pericoloso perchè rimette in libertà pericolosi detenuti compromettendo la sicurezza del cittadino, bene costituzionalmente tutelato. E' immorale perchè non considera la sofferenza delle vittime dei reati, ed è una beffa per tutte le persone oneste che rispettano le leggi, anche quelle penali. ettore, torino
  • FINALMENTE!
    Nome: luca  Data: 07.08.2006
    Finalmente leggo un articolo riguardo all'indulto in cui mi trovo pienamente d'accordo e non ho nulla da obiettare. Al massimo, aggiungerei che la legge che lo regolamenta si dimentica in toto del cammino che il beneficiario dell'indulto dovrà fare una volta in libertà. Non era difficile prevedere quello che è giaà successo, cioè che molti appena usciti fuori sono tornati a delinquere, perchè non avevano molte alternative e sapevano fare solo quello. Il gesto di clemenza concesso non solo non doveva essere "erga omnes peccatorum", ma doveva anche essere mirato ad una piena reintegrazione sociale che evitasse di ricadere in tentazione. Come? Ad sempio con lo strumento dei lavori socialmente utili, oppure con la garanzia di un paio di colloqui di lavoro, ovviamente in ambienti adatti, con datori di lavoro non intolleranti o razzisti, che magari potevano contare su un credito d'imposta da parte dello Stato in caso di assunzione di uno di questi soggetti. La ringrazio per l'attenzione!