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Commenti

Protezionismo e immigrazione clandestina: due facce della stessa medaglia?

di Riccardo Faini, Categoria , Immigrazione, , Data 02.12.2002
E’innegabile: il protezionismo alimenta l'immigrazione. Quando si aggiunge a restrizioni nei flussi migratori regolari, il protezionismo genera immigrazione clandestina.....
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • L'articolo di Faini...
    Nome: Valerio Filoso  Data: 04.12.2002
    ... è davvero ottimo, perché riporta in primo piano il tema dell'apertura dei mercati e la sua centralità nel processo di sviluppo e crescita. Mi permetto di aggiungere solo che le politiche protezionistiche europee non danneggiano solo i PVS, ma diminuiscono il benessere complessivo dell'Europa stessa. E che molti PVS stentano ancora ad adottare politiche di apertura commerciale, in questo sorretti da molti esponenti del variegato mondo no-global e, inspiegabilmente, anche da alcuni economisti come Stiglitz che, accanto alla legittima denuncia di alcune delle distorsioni introdotte dagli organismi monetari sovranazionali, trascurano del tutto di esemplificare i vantaggi indiscutibili - non solo economici - dell'apertura al commercio internazionale. In questo momento di recrudescenza neoprotezionistica, è sorpendentemente piacevole rileggere i limpidi ragionamenti al proposito di Ricardo, Smith e Mises. Complimenti e grazie per lo spazio di discussione. Valerio Filoso
  • Protezionismo e immigrazione
    Nome: Riccardo Faini  Data: 03.12.2002
    Concordo con la tesi di fondo sostenuta dall'autore. L'agricoltura è un esempio chiarissimo di una politica europea fallimentare. Mi sembra, però, troppo generoso il giudizio sulla politica USA, che non disdegna l'utilizzo di barriere burocratiche e operazioni unilaterali sui dazi per i prodotti provenienti dall'Europa (tessili per esempio). Che ne pensa l'autore o la redazione de "lavoce.info" delle reciprocità dei dazi (per paesi a econmia forte) e del necessario superamento di barriere burocratiche doganali (che spesso fuggono a accordi internazionali)? Sarei, inoltre, interessatoa conoscere meglio la vostra opinione sul commercio mondiale per i prodotti tessili. grazie e complimenti per il vostro lavoro. Andrea Lulli e-mail: a.lulli@andrealulli.it
    Risposta:
    Anche negli Stati Uniti come in tutti gli altri paesi il protezionismo è duro a morire. Non a caso, nel mio intervento, avevo fatto riferimento alle "molte esitazioni" della politica commerciale americana (descritte molto bene in un bel articolo di Margiocco pubblicato sul Sole 24 Ore di martedì 3 Dicembre). Rimane però il fatto che gli Stati Uniti hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo trainante nel processo di liberalizzazione degli scambi internazionali, ovviamente non per filantropia ma perchè sono convinti che ciò risponda al loro interesse nazionale. Un test particolarmente importante per Europa e Stati Uniti è la politica commerciale nel settore tessile-abbigliamento. Avranno i paesi industrializzati il coraggio di smantellare, come peraltro previsto dall'Uruguay Round, l'accordo multifibre che colpisce, in aperta violazione dei principi del GATT, solo le esportazioni dei paesi in via di sviluppo ? Il futuro dei negoziati di Doha potrebbe dipendere dalla risposta a questa domanda. E' difficile infatti pensare che quel negoziato farà molti progressi se i paesi industrializzati non rispetteranno i loro impegni in un settore cruciale per i paesi in via di sviluppo. Riccardo Faini