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J-1, il visto (quasi) impossibile

di Vincenzo Galasso, Categoria , Immigrazione, Data 24.07.2006
Dopo l'11 settembre, il visto di studio o lavoro per gli Stati Uniti si ottiene solo attraverso una procedura complessa e costosa. Si cerca di evitare che i terroristi entrino nel paese camuffati da studenti, lavoratori o accademici in conferenza? O che il "legal alien" si trasformi poi in un immigrato clandestino? Qualunque sia la sua motivazione, è una politica poco efficace e inutilmente vessatoria. Anche perché chi ha un passaporto digitale e un biglietto aereo di andata e ritorno può agevolmente entrare negli Usa per sei settimane, senza alcun visto.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Esperienza personale in USA (Houston)
    Nome: Vincenzo  Data: 30.12.2007
    La mia esperienza personale è che, una volta ottenuto il DS 2019 (se l'isituto che ti chiama dagli Stati Uniti ti vuole, lo ottieni in poco tempo), il visto J1 è uno scherzo, personalmente ho impiegato meno di una settimana per prenotare l'intervista a Napoli e concluderla, sono stati celeri e simpatici e il visto è arrivato a casa dopo pochi giorni. Unica nota stonatissima, il numero telefonico per informazioni e prenotazioni è un numero a pagamento di quelli decisamente onerosi. Per quanto riguarda la regola dei due anni, credo che non sia difficilissimo ottenere la deroga, è sufficiente avere una richiesta o dichiarazione dell'istituto ospitante, in cui si dichiara che il dott. Tizio Caio è importante e indispensabile per l'istituto in questione. Non credo che dall'Italia vorranno fare tante resistenze, non hanno troppo bisogno di laureati, a quanto pare. Purtroppo. Quindi molto dipende dalla reale volontà e possibilità dell'istituto americano di avervi alle sue dipendenze.
  • J1 e Regola dei 2 anni
    Nome: Stefano  Data: 27.07.2006
    Io ho ottenuto il mio visto J1 nel 2004. La trafila e' stata lunga e noiosa ma non terribile. Nel mio caso, sono stato esentato dalla regola dei 2 anni. Inoltre, sono stato informato di una procedura per poterla rimuovere (bisogna chiedere alla ambasciata italiana). Avevo gia' passato un periodo negli US con finanziamento di una universita' italiana. In quel caso, ho approffittato del "Visa Waiver Program", che permette di entrare negli US per meno di 90 gg. Sempre senza visto, ho ottenuto da un ente governativo un rimborso delle spese di viaggio per una conferenza. Il J1 serve solo se si deve ricevere uno stipendio o stare piu' di 3 mesi. Dovro' rinnovare il visto nel 2007. Spero che la situazione non peggiori ulteriormente!
  • J1, una sentenza ingiusta e senza appello
    Nome: Christian Iaione  Data: 25.07.2006
    Con rammarico – considerata l’ammirazione verso gli USA per l'importanza che lì viene data alla ricerca scientifica – devo segnalare una grave ingiustizia e un grave errore commesso dal consolato USA. Il rilascio del visto J1 era necessario per poter accettare la fellowship che un'università americana ha voluto conferirmi al fine di avermi come membro del proprio research staff per il prossimo a.a. Il visto è stato rilasciato con l’obbligo di residenza per due anni nel Paese d’origine. La motivazione - affatto argomentata e rudemente espressa da una funzionaria consolare - è che beneficerei di fondi provenienti da una università pubblica italiana. A parte una borsa irrisoria di 3000 $ offerta dall’università ospitante, le mie risorse sono private. Sono titolare di assegno di ricerca che è un rapporto (purtroppo) precario e totalmente avulso dal rapporto che mi legherà all'università americana. Sarebbe come affermare che si usufruisce di finanziamenti pubblici sol perché si ha tra i propri clienti amministrazioni pubbliche. Oltre al grave errore, è stata commessa anche una inaccettabile ingiustizia. Non mi è stata data la possibilità di illustrare le mie ragioni in maniera esauriente e a persone dotate delle necessarie competenze. Mi sono visto apporre la predetta limitazione senza che mi fosse concessa l’opportunità di contestare la decisione che si intendeva adottare e prima che questa venisse adottata. Né mi sono state indicate le modalità per sottoporre a riesame la decisione presa. Questo mi costringerà ad espletare un lungo, complicato e costoso (circa 300 $ in aggiunta agli altri circa 300 $ già spesi) per rimuovere la limitazione immeritatamente apposta al mio visto. Tutto ciò in barba al due process of law, al sostegno alla ricerca, e all’amicizia e allo scambio culturale tra Italia e USA. Ma cosa fanno le autorità italiane nel caso inverso? Non credo applichino il principio di reciprocità. Né in un caso come il mio tutelano il cittadino italiano.
  • il visto per gli USA
    Nome: Alefer  Data: 25.07.2006
    Leggendo l'articolo e ricordando la trafila burocratica per ottenere il visto mi vengono, così ex abrupto, due commenti: gli Stati uniti devono pur sovvenzionarsi in qualche modo le guerre che vanno a farsi in giro per il mondo; secondo, come mai solo i passaporti di Roma non devono sottostare a cotale iter? e va bene che il grande fratello magnetico aiuta, ma per chi deve farsi quattrocento chilometri, pagare un albergo per essere ad ore antelucane in ambasciata e poi subire l'interrogatorio questa cosa non sa tanto di regalia medievale?
  • Il visto e' quanto mai possibile
    Nome: Gian Luca Clementi  Data: 25.07.2006
    Caro Vincenzo, non v'e' dubbio che dopo 9/11 le procedure che un non-residente deve seguire per ottenere l'accesso agli Stati Uniti siano piu' complesse di quanto fossero in precedenza. Non e' sorprendente, ed e' secondo me pienamente giustificabile. Riscontro pero' che parte delle informazioni che fornisci non rispondono a verita'. Per brevi soggiorni, il visto J-1 e' necessario solo qualora si venga negli Stati Uniti per prestare attivita' lavorativa. La partecipazione ad una conferenza o ad un seminario non entra in questa fattispecie. L'Universita' o organizzazione che inoltra l'invito non deve far altro che dichiarare che la corresponsione di denaro non e' da ritenersi compenso per servizi svolti, ma semplicemente rimborso spese. Circa la patente di guida: in tutti gli Stati, le autorita' competenti rilasciano la patente solo a coloro in possesso di social security number (assimilabile al codice fiscale italiano). Tale codice e' ottenibile solo tramite la sponsorizzazione del datore di lavoro, e quindi previo ottenimento di un visto. Concludo ricordandoti che ancora oggi, le procedure che un Italiano deve seguire per recarsi negli Stati Uniti per lavoro o studio sono molto piu' semplici e meno onerose di quelle che deve seguire un cittadino statunitense o di altro paese che si reca in Italia per le stesse ragioni. Valga ad esempio l'esperienza di un collega canadese che due anni addietro ha trascorso il suo sabbatico presso una nota istituzione italiana. Il malcapitato collega ha ottenuto la dichiarazione del Ministero del Lavoro che il consolato d'Italia richiede per il rilascio del visto. Una volta giunto in Italia, si e' recato in questura per l'ottenimento del permesso di soggiorno. Dopo una lunga attesa iniziata alle 6 del mattino, gli e' stato chiesto di presentare il sopra-citato documento emesso dal Ministero, documento che era stato trattenunto dal Consolato! La situazione si e' risolta con un viaggetto andata e ritorno per recuperare il documento!
    Risposta:
    Caro Gianluca, Ti ringrazio delle precisazioni: ottenere la patente è diventato effettivamente più complesso, come sottolineavi. Credo che la partecipazione ad una conferenza o ad un seminario possa ancora richiedere un J-1 a seconda della provenienza dei fondi utilizzati per il pagamento delle spese dello speaker (un nostro collega ha una horror story!). Nel complesso mi sembra però che il mio discorso rimanga: che dopo 9/11 l'accesso agli Stati Uniti sia diventato più complesso non è certo né sorprendente né difficile da giustificare, ma è la razionalità delle nuove norme che mi lascia perplesso. Perché rendere così difficile ottenere un J1 a chi può comunque entrare negli US senza visto? In realtà credo di conoscere la risposta: alcuni dei terroristi di 9/11 entrarono con visti analoghi: che la politica immigratoria statunitense soffra di “adaptive expectations”? In fine, non so se sia meno vessato un italiano che vuole andare negli States o un americano che si reca in Italia (alla fine io ci sono riuscito: ti rispondo da Los Angeles). Immagino che nei due casi si possano trovare molte storie raccapriccianti, ma non guarderei all’Italia come benchmark di efficienza burocratica, anche se si sa che "mal comune mezzo gaudio". Diciamo che la mia intendeva essere un’osservazione più time-series che cross-section. Ciao Vincenzo
  • J-1 ed F-1
    Nome: Michele Gambera  Data: 24.07.2006
    Il visto J1 e' per gli exchange students 9per esempio i vincitori do borsa fulbright). Il visto F1 e' per gli studenti che vanno a proprie spese o con assistantship dall'universita' americana. Il visto J1 e' tradizionalmente imperfetto in quanto richiede, al termine del periodo di studio, di ritornare per due anni nel paese d'origine (nota bene, non genericamente fuori dagli USA ma esattamente nel paese d'origine). Per cui se uno vuole passare un periodo di lavoro negli USA dopo gli studi, con il visto J1 e' dura. Per questo le borse Fulbright di solo viaggio sono un cattivo affare nel senso che per risparmiare il costo di un biglietto aereo ci si obbliga a lasciare gli USa al termine degli studi.