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Commenti

Com'è difficile essere giovani in Italia

di Alessandro Rosina, Categoria Famiglia, , Data 17.07.2006
Disoccupazione, sottoccupazione, bassi redditi e precarietà del posto di lavoro sono un freno che spinge i giovani italiani a rimandare ben oltre i trent'anni l'uscita dalla famiglia di origine. Che resta l'unico vero ammortizzatore sociale, spesso anche quando si è conquistata l'autonomia. Ma la combinazione tra solidarietà familiare forte e welfare pubblico debole è iniqua. E comprime il dinamismo sociale. Lo stesso sistema politico sembra lo specchio di una società poco mobile e caratterizzata da scarsa valorizzazione delle risorse giovanili.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • semplicemente uno sfogo
    Nome: pipas  Data: 12.09.2007
    Ciao a tutti, sono nata in un piccolo paese del centro Italia e da due anni mi sono trasferita in Spagna con il mio ragazzo. Non tornerei indietro per nessun motivo, qui finalmente sono riuscita a risparmiare e quest'anno mi iscrivero' ad un corso post-laurea, ho un lavoro con un CONTRATTO( mi hanno rinnovato il primo di sei mesi e alla prossima scadenza diventerà automaticamente a tempo indeterminato), pago per una stanza doppia in un appartamento condiviso, 390 euro al mese spese incluse e vivo a due passi dal centro, vado a lavoro in bici e mi concedo dei piccoli piaceri. Non guadagno molto, ho fatto molti sacrifici all'inizio e continuo a farli(come tutti del resto) ma, sono sicura, che in una qualsiasi citta' italiana non sarei riuscita ad avere cio' che ho adesso, soprattutto mi sarebbe mancata la speranza di poter migliorare il mio tenore di vita con lo studio, l'impegno e il lavoro, perche' le opportunita' sono pochissime, il costo della vita troppo alto e gli stipendi bassi.Potrei dilungarmi sull'argomento all'infinito, mi chiedo ogni giorno, seppur lontana, perche' vivere in Italia sia diventato cosi' difficile, ancor di piu' quando mi confronto con altri stranieri e scopro, per esempio, che in Francia lo Stato aiuta i giovani a pagare l'affitto(indipendentemente dal reddito della famiglia) e le spese mediche sono tutte completamente gratuite. A proposito, anche qui ho fatto analisi e visite mediche, ho aspettato pero' non ho sborsato neppure un centesimo. Dove finiscono i soldi dei contribuenti, ha senso parlare di stato sociale in Italia? Ne avrà ma non me ne sono accorta...
  • noi ci stiamo provando..
    Nome: federico  Data: 06.05.2007
    http://www.under35.vi.it mossi da un profondo senso di disagio, che coincide, sostanzialmente, con le descrizioni fatte nell'articolo, abbiamo iniziato a muoverci, costituendo una lista che si candidi alle prossime provinciali di Vicenza. E alle comunali, l'anno prossimo. Le difficolta' sono molte, in primis quella di ottenere rispetto e credibilita'. Cosa che non manca di procurarci un misto di sdegno e divertita incredulita': molti di noi infatti sono laureati, hanno studiato all'estero, altri parlano due e piu' lingue, mentre i nostri interlocutori "vantano" spesso una terza media e una indubbia (e putrida) cultura del "saper fare". La sorpresa e' stata nel trovare, navigando in rete, alcune altre iniziative simili alle nostre, accomunate dalle stesse sensazioni e dai medesimi obiettivi. Eh si', e' proprio dura essere giovani in Italia.
  • lavoro a progetto
    Nome: sm  Data: 12.11.2006
    dopo la laurea in ingegneria informatica ho lasciato trascorrere 8 mesi per ricevere una prima risposta di lavoro ai numerosi annunci. adesso lavoro in un'azienda della mia città con un contratto a progetto per 600 euro netti. preferisco non pensare e vivo giorno per giorno è impossibile fare progetti.
  • bravo, ben detto!
    Nome: luca  Data: 21.07.2006
    Caro Alessandro, scusa se ti do del tu, ma sei il primo professore universitario, che per lavoro, ma credo anche per sensibilità personale, coglie in pieno la totale drammaticità della questione. Fin'ora, si son toccate solo problematiche inerenti a singoli settori e nessuno ha affrontato il problema in maniera complessiva, come invece hai fatto in maniera eccellente tu. Il problema a monte di tutto ciò è proprio questo: pochi tranne ovviamente i diretti interessati e qualche analista isolato ha così ben presente la situazione. fino a quando non ci sarà una vera presa di coscienza collettiva i problemi sussisteranno. conosco almeno 10 ragazzi che come me si son laureti in corso, specializzati, masterizzati ecc. ecc e che si trovano a tre anni e mezzo dalla laurea, per fortuna a soli 26 anni, senza un lavoro stabile, una retribuzione adeguata al costo della vita, senza una macchina perchè non se la possono permettere, che saltano regolarmente le ferie ecc. ecc. ecc., i quali vivono nella più totale precarietà e ovviamente con l'aiuto dei genitori perchè da soli con uno stipendio da fame a Milano o a Bologna non ci si campa. Vogliamo invertire questo trend, la politica, le istituzioni, le imprese vogliono far qualcosa o si vuole buttare al macero (o all'estero) questo bagaglio di conoscenze, competenze e qualità? Almeno dessero l'esempio! siamo stufi di dover vedere politici o amministratori che con la terza media si riempiono le tasche a spese nostre e poi si sciacquano la bocca con la retorica dei miei stivali. Non si può più andare avanti con le solite nomine degli amici o degli amici degli amici. Se non si fa una riforma complessiva in senso meritocratico, i giovani dovranno solo aspettare di diventare vecchi, di turarsi il naso e di rimettersi nelle mani del Signore di turno. IO non l0'ho fatto(-perciò faccio l'operaio) e non lo farò mai!!!
  • Il costo.
    Nome: FN  Data: 21.07.2006
    Indipendentemente dalle ideologie, sicuramente, esiste un incentivo ad assumere quando il costo marginale del lavoratore è minore del suo rendimento (vd Marx [Non sono ferrato]). Il costo deve essere omnicomprensito: deve includere costi vivi, costi figurativi e costi non figurativi. E' una spirale perversa: se non si assume, non si fa conoscenza, se non si fa conoscenza, non si apprendono nozioni, se non si apprendono nozioni, maggiori saranno i costi che le aziende dovranno sostenere...!! Il problema è la formazione: basta studiare al liceo greco e latino; fateci studiare finanza, diritto! Immaginatevi uno psicologo apre un suo studio, ma non è in grado di fissare una tariffa (in maniera matematica) che sia in grado di remunerare tutti i costi che sopporta e lasci un equo margine!). Ovviamente la fissera "ad occhio"; certamente maggiore di quella equa! Diminuendo così la domanda! Questo discorso vale per tutti!
  • Giovani e liberalizzazioni
    Nome: Filippo Biscarini  Data: 20.07.2006
    L'ultimo intervento, di Alberto, tocca un punto cruciale: le liberalizzazioni. Che per me siginficano non tanto minori costi per i consumatori, ma soprattutto maggiori opportunità di lavoro per giovani e disoccupati e, quindi, maggiore equità. Se infatti sulla spinta della globalizzazione al (giovane) lavoratore si richiede sempre più flessibilità (disponibilità a cambiare spesso città e lavoro) dall'altra parte dovrebbe esserci un mercato del lavoro aperto, dove poter fare il tassista se si sa guidare l'auto, aprire una farmacia se si è laureati in farmacia, farsi concorrenza trasparente se si è avvocati, e non rigido come il nostro. In Italia quasi ogni corporazione è un piccolo feudo al quale lo stato ha concesso privilegi che si possono trasmettere ereditariamente o vendere a caro prezzo. Come si faceva qualche secolo fa con i titoli nobiliari.
  • i giovani ed il lavoro
    Nome: biagio dilernia  Data: 19.07.2006
    Mio figlio, Giulio, da diversi anni lavora all'estero, un periodo a copenaghen, un periodo a dublino, adesso lavora a Praga. Il tipo di lavoro (sicurezza informatica nella trasmissione dei dati) comporta un continuo aggiornamento, ed un continuo cambio di Azienda. Il paradosso è quello che questi periodi lavorati all'estero, non verranno conteggiati, ai fini pensionistici. Le Nazioni in cui ha lavorato e lavora, pur appartenendo alla EU, non riconoscono i contributi, per cui l'ente INPS italiano , non ha corrispettivo, con gli enti di questi paesi. Vi sembra una cosa giusta? Mio figlio, Giulio, si troverà con dei versamenti di contributi, buttati al vento, in quanto non raggiungerà il minimo nella Nazione in cui ha lavorato e tutt'ora Lavora. Mio figlio è andato via di casa prestissimo, è figlio unico, e nella nostra Puglia una situazione del genere è un fatto eccezionale. Il ritorno nella sua terra è impossibile in quanto, in fatto di ICT, la Puglia è arretrata di 100 anni e passa. La situazione giovanile in Italia è tutto un piangersi addosso, darsi da fare, darsi da fare! Biagio di lernia Trani(bat)
  • SVEGLIA!!
    Nome: Rudi  Data: 19.07.2006
    Ciao, non per essere polemico con voi anche perchè non posso mettermi di certo alla vostra altezza.. io sono un OPERAIO e di sicuro come scrive qualcuno qui non mi sentro un gran che tutelato dai sindacati anzi anche loro guardano più a tutelare se stessi che gli interessi degli operai... Purtroppo la situazione del lavoro è veramente una porcheria e questo forse è anche un po colpa nostra che non sappiamo più fare le lotte vere.. ora si protesta con la solita bandierola il solito corteo inizio tot.ora fine tot.ora e con queste manifestazioni pretendiamo che le cose cambino??? Finchè si continuerà cosi i nostri padroni continueranno a sfruttarci come non mai e sempre di più oramai ci sono i ricchi che hanno benessere casa macchinona bel conto bancario e tutto ciò che vogliono e poi ci sono i poveri coloro che sopravvivono e non riescono a vivere che sono due cose ben differenti... a questo mondo dovremmo essere nati per vivere goderci un po la vita e non sopravvivere tirando a rivare a fine mese. Bisogna lottare fermare le fabbriche fermare gli uffici spegnere questi maledetti computer e avere il coraggio di dire anche NO così NO.
  • una conoscenza per sole elites
    Nome: Giovanni Fistetti  Data: 19.07.2006
    Non sono d'accordo che i giovani siano colpevoli: non essere disposto a lavorare 12 ore a 600 euro netti in internship non è segno di pigrizia, bensì di rivolta contro una forma di sfruttamento. Negli ultimi anni l'alienazione, di marxiana memoria, ha colpito le schiere dei giovani laureati, non più gli operai proletari, ben tutelati dai sindacati.Va bene la gavetta.No allo sfruttamento.Si alla formazione in azienda:in Italia sembra che le aziende si aspettino dalle università dei tecnici preimpacchettati pronti per l'uso.Non è vero che l'università debba formare solo tecnici specializzati:una società avanzata ha bisogno di artisti, letterati e pensatori.Diversamente si va incontro ad un mondo dominato solo dalla tecnica e dai suoi funzionari burocrati.E non parlo da letterato, ma da neolaureato magistrale in finanza e risk management.Anche io vorrei potermi permettere un MBA negli States. Peccato che debba scegliere tra il mutuo per pagarlo e quello per acquistare tra qualche anno un appartamento.Purtroppo la conoscenza specialistica (per es.MBA) sta diventando sempre di più un bene riservato a poche elites che se la possono permettere.Così il resto dei laureati delle università statali dovrà accontentarsi di fare la gavetta per molti anni.
  • l'erba mala è dura a morire
    Nome: Alberta Miele  Data: 19.07.2006
    Mi riconosco perfettamente nel ritratto dipinto dall'articolo: ho 36 anni, sposata, un lavoro precario in un ente pubblico, mio marito grazie a Dio è assunto a tempo indeterminato sempre in un ente pubblico, ma tutti e due fatichiamo ad arrivare a fine mese, ed abbiamo un forte aiuto dalle famiglie per l'affitto ed il successivo acquisto della casa. Tutti e due abbiamo una laurea "forte", io economia e commercio, mio marito ingegneria, e tutto sommato siamo fortunati anche se io combatto con il precariato da 10 anni perchè non avendo conoscenze o raccomandazioni ho dovuto fare tutto da sola. Vorremmo avere un bambino, ma so bene che se ciò accadesse avrei serie difficoltà con il lavoro, e poi mi chiedo che futuro può avere nostro figlio in un paese del genere. Ho molti parenti all'estero, e vedo che lì la situazione è nettamente diversa, sia per la qualità di vita, sia per le possibilità offerte nel mondo del lavoro. Pessimisticamente, penso che dovremmo aspettare la dipartita da questa terra dell'attuale generazione di ultresessantenni al potere, per vedere qualche cambiamento significativo, nella speranza che gli "eredi" abbiano conservato qualche neurone attivo..ma si sa..l'erba mala è dura a morire!!!!!