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Governo nuovo, vecchia politica agricola

di Secondo Tarditi, Categoria Conti Pubblici, , Data 16.06.2006
Se si vuole evitare che la riduzione del cuneo fiscale comporti un ulteriore aumento degli aiuti all'agricoltura, si possono contestualmente tagliare i sussidi di disoccupazione ad hoc per i lavoratori salariati agricoli. Tuttavia, le dichiarazioni del neo-ministro confermano la volontà di proseguire sulla strada dei sussidi. Un sistema che difende i privilegi e impedisce la riconversione dell'agricoltura europea. Si dovrebbero invece concentrare le risorse pubbliche su riforme strutturali che riducano i costi di produzione e diano veri benefici ambientali.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • agricoltura e tutela del territorio
    Nome: Michele Bianco  Data: 23.06.2006
    Abbiamo senz’altro il dovere di concentrare le risorse pubbliche per ottenere benefici ambientali dal lavoro degli agricoltori. Se correttamente incentivate, questi lavoratori possono essere di grande beneficio per le aree, in Italia ed in Europa, che soffrono per una crescente vulnerabilità dei propri terreni, erosione, perdita di elementi nutritivi, salinizzazione e altro. Ma quando si avrà uno studio serio della situazione del territorio italiano? Molto fragile soprattutto nelle sue aree montuose, collinare e nelle sue valli, che costituiscono, all’insaputa di molti, la maggior parte del territorio italiano? Perchè si continua a sovvenzionare solo la produzione?
    Risposta:
    In effetti si stanno già spostando finanziamenti dal sostegno alla produzione alla tutela del’ambiente e del territorio, ma lentamente e senza un preciso piano di lungo termine che possa permettere agli agricoltori di fare i loro investimenti con riferimenti precisi sull'evoluzione della politica agricola e sulla redditività futura.
  • Considerazioni da uno che l'agricoltore lo fa
    Nome: Davide Prandi  Data: 21.06.2006
    Su una più corretta ridistribuzione dei sussidi sono d'accordo ma sulla loro eliminazione NO. Perchè lasciare fare al mercato significa uccidere la già debole (7% del PIL italiano) presenza dell'agricoltura in italia e soprattutto centinaia di piccoli agricoltori che con fatica MAI compensata abbastanza producono alimenti di qualità inimitabile (in Nuova Zelanda non fanno il Parmigiano o il Pecorino di Pienza o il lardo di colonnata). Piuttosto è da rividere il sistema per cui, io produco latte e nei supermercati della mia città viene venduto latte ucraino! Così come per tanti altri prodotti. La realtà è molto più complessa di un semplice sussidio.
    Risposta:
    In Italia l'agricoltura rappresenta solo il 2.2% del Pil ed il 4.2% dell'occupazione (Commissione Europea), ciò non toglie che si debbano comunque utilizzare sempre bene i finanziamenti pubblici, come credo desideri anche lei. I piccoli produttori dovrebbero essere messi in condizione di adattarsi all’evoluzione del mercato e del progresso tecnologico producendo a costi più bassi nell’interesse proprio e dei cittadini. Lo stato dovrebbe intervenire per neutralizzare le inefficienze del mercato favorendo però l’interesse congiunto di produttori e consumatori, i quali hanno anche il diritto di comprare prodotti importati, se lo preferiscono.
  • Sussidi all'agricoltura
    Nome: Filippo Biscarini  Data: 20.06.2006
    Perché i sussidi privilegiano le grandi proprietà terriere arricchendo ulteriormente chi già è molto ricco? Non sarebbe meglio capovolgere il sistema a vantaggio dei piccoli agricoltori delle aree marginali (montagna), lasciando che i facoltosi grossi proprietari di pianura se la cavino da soli (cosa che potrebbero fare comodamente)? In questo modo si peggiora le redistribuzione del reddito e non si ottengono vantaggio socio-ambientali (freno allo spopolmaneto e abbandono delle aree marginali).
    Risposta:
    Quasi totalmente d'accordo. E'però importante lasciare fare all'economia e al mercato quello che può fare per massimizzare il benessere della collettività, favorendo se necessario migliori strutture produttive. L'intevento pubblico può inoltre essere anche permanente se non si possono risolvere altrementi i problemi esistenti. Nel caso specifico occorre innanzitutto favorire unità produttive efficienti, che permettano di organizzare sufficientemente bene i fattori di produzione. In Italia e in Europa le principali economie di scala in agricoltura si sfruttano bene anche con dimensioni aziendali abbastanza limitate e con conduzioni di tipo familiare. Purtroppo la dimensione della maggioranza delle nostre aziende è ancora molto al di sotto di questi livelli. E' evidente che le grandi aziende già efficienti non hanno bisogno di sussidi di ristrutturazione. Se le condizioni territoriali e/o ambientali sono tali da non permettere redditi sufficienti alle imprese ristrutturate ed i cittadini giudicano che in quell'area l'attività agricola è importante per svariati motivi: sociali, ambientali, ecc., allora anche un sussidio permanente può essere certamente giustificato. Oggi purtroppo la stragrande maggioranza degli aiuti all'agricoltura sono concessi senza finalità strutturali né ambientali, e contribuiscono a mantenere inefficienti anche aziende che potrebbero ristrutturarsi con vantaggio degli agricoltori e di tutti i cittadini. Questo è uno spreco di risorse per tutta la collettività, generato da uno sbagliato atteggiamento assistenziale o da interessi corporativi. Ricordi quel veccho aforisma che era anche scritto all'ultimo piano di una delle "Tween Towers": "Dai un pesce ad un affamato e lo sfami per un giorno,insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita!" Non vale solo per i pesci.
  • domanda all'autore
    Nome: Bessi  Data: 17.06.2006
    Come spiega che tutti i grandi paesi danno sovvenzioni all'agricoltura?? Gianni Bessi
    Risposta:
    Perché parte delle sovvenzioni sono anche nell'interesse generale in quanto correggono effettivi svantaggi dell'attività agricola. Un esempio è la stabilizzazione dei mercati per combattere l'eccessiva variabilità dell'offerta agricola dovuta ad andamenti meteorici sfavorevoli o eccessivamente favorevoli. La faceva già Giuseppe quando era plenipotenziario del faraone d'Egitto, compensando i sette anni di abbondanza con i sette anni di carestia! Dobbiamo però evitare o eliminare i provvedimenti inefficienti, iniqui o non sostenibili che, purtroppo, sono ancora molti, specialmente nella PAC. Non dimentichiamo poi che la maggior parte dei paesi membri del WTO chiede una rapida liberalizzazione dei mercati agricoli e lo smantellamento dei sussidi distorcenti il commercio. Gli stessi Stati Uniti hanno chiesto per due volte, prima dell'Uruguay Round e pochi anni fa, lo smantellamento totale di questi sussidi all'agricoltura. Per essere più efficace la liberalizzazione dovrebbe esssere multilaterale, per questo motivo molti paesi non vogliono fare liberalizzazioni unilaterali. Alcuni paesi invece, come la Nuova Zelanda, lo hanno fatto e con buon successo.