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La pecora nera è giovane dentro

di Roberto Leombruni, e Matteo Richiardi, Categoria , Lavoro, / Pensioni, Data 04.09.2006
Tra qualche anno andranno in pensione i baby-boomers. Mettendo a dura prova la sostenibilità dei sistemi pensionistici e sanitari. Un problema mondiale, ma per l’Italia le previsioni sono pessime. Eppure, nel nostro paese la partecipazione al lavoro potrebbe essere oggi così bassa per ragioni storiche contingenti. E infatti un modello econometrico che permette di tenere conto dei cambiamenti socio-culturali e normativi dà risultati più ottimistici. A patto, però, di intervenire comunque per disinnescare la bomba demografica.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • innovazione
    Nome: Carlo Daniele  Data: 06.09.2006
    Indipendentemente dall’equità sociale di un eventuale provvedimento di “ulteriore” innalzamento dell’età pensionabile, che non sarebbe assolutamente necessario se in Italia il 50% del reddito prodotto non evadesse il fisco, ritengo che un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile sarebbe disastroso per l’economia del paese. È una questione accennata solo da alcuni osservatori internazionali. In Italia nessuno ne parla, anche perché affrontare il discorso in questi termini significherebbe ammettere la propria incapacità di gestire il problema. In Italia regna la gerontocrazia. Chi occupa posizioni di sia pur minima responsabilità ha sempre oltre 50 anni. Lo vediamo soprattutto nella pubblica amministrazione, dove le posizioni gerarchiche si scalano quasi esclusivamente per anzianità. Quali le conseguenze? Se consideriamo che la maggiore capacità innovativa, nonché la maggiore produttività nel lavoro, si manifesta in media fino ai 45 anni, ne consegue che il permanere oltre una certa età al lavoro ha conseguenze negative sulla produttività e sull’innovazione del sistema. Manuel Castells, nel suo “La nascita della società in rete”, fa presente che la capacità di sfruttare appieno le nuove tecnologie è propria dei più giovani non solo per una maggiore freschezza mentale, ma soprattutto perché questi ultimi hanno potuto formare i propri schemi mentali in un ambiente permeato proprio dalla tecnologia. Chi si è formato 30 anni fa non sarà capace di gestire allo stesso modo l’innovazione e la tecnologia moderna perché non avrà sviluppato il modo di ragionamento di chi è nato all’interno del “brainframe” (cito De Kerckhove) delle I.C.T. Se stanno così le cose, chi adesso ha le capacità di comprendere e gestire l’innovazione accederà al mondo del lavoro, e al suo interno a posizioni di responsabilità, sempre più tardi. Un innalzamento dell’età pensionabile, in via diretta o indiretta (con incentivi e disincentivi), renderebbe cronica questa situazione (nonché iniqua socialmente). Invece di ritardare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, bisognerebbe fare in modo di favorire il deflusso degli anziani (non come avviene, però, nel settore provato, dove vi sono spesso pressioni poco ortodosse per mettere a riposo gli anziani), favorendo una flessibilità maggiore soprattutto all’uscita e non all’ingresso nel mondo del lavoro, ovviamente con le dovute garanzie.
  • favorire le donne
    Nome: Emy  Data: 05.09.2006
    Sono pienamente d'accordo con Alessia!Conosco bambini che non sono stati presi negli asili/scuole materne perchè STRACOLME.Le conseguenze?Mamme che hanno lasciato il lavoro(perchè non sanno a chi lasciare i figli e le baby sitter costano tanto).Chi pensa a quelle mamme che non possono permettersi il lusso di abbandonare il lavoro perchè se no non si arriva a fine mese?!
  • Favorire le donne
    Nome: alessia  Data: 05.09.2006
    Complimenti agli autori per l'interessante e lucida analisi. Per favorire l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro basterebbe rendere più efficente tutta la rete di servizi sociali di aiuto all'infanzia (asili nidi, scuole materne...). Sarebbe anche opportuno incentivare il lavoro part-time in modo da spingere tante donne a non dover rinunciare totalmente all'impiego per la necessità di doversi dedicare full time alla famiglia. Se una donna con bimbi piccoli non può permettersi un asilo nido e non ha parenti a cui affidarli, come può pensare di continuare a lavorare? Grazie e cordiali saluti
    Risposta:
    Gentile alessia, grazie per il commento. Il suo punto è del tutto corretto. Anche se può apparire paradossale, una politica per la famiglia che permetta una più agevole conciliazione tra maternità e lavoro avrebbe dei benefici anche nel lungo periodo, aiutando a contrastare gli effetti negativi dell'invecchiamento della popolazione. Una donna che oggi debba rinunciare interamente al lavoro per dedicarsi alla famiglia, infatti, ha in genere maggiori difficoltà a partecipare al mercato del lavoro anche in età più avanzate.