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Pensioni: 10 correttivi al posto di uno scalone

di Tito Boeri, e Agar Brugiavini, Categoria , Pensioni, Data 13.06.2006
Ritoccare le regole di un sistema previdenziale è operazione molto delicata. Si deve dare il tempo ai lavoratori coinvolti di rivedere i propri piani di lavoro e risparmio, evitare di generare nuove sperequazioni e nuovi interventi in futuro. Il Governo Prodi dovrà rimediare agli errori commessi nella scorsa legislatura rivedendo la normativa con orizzonti lunghi, guardando alla sostenibilità del sistema, alla necessità di dare spazio a un secondo pilastro, piuttosto che all'esigenza di fare cassa da subito. Ecco dieci possibili correttivi che mirano ad anticipare l'entrata in vigore del sistema introdotto dalla riforma del 1996.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • età pensionamento
    Nome: Dario  Data: 04.11.2006
    Scrivo a nome di diversi lavoratori che, come me, hanno incominciato presto a versare contributi (20 anni di età), e che ad oggi hanno già maturato 33 anni di versamenti, ma sono ancora "giovani"...(53 anni). Vorremmo esprimere il nostro pieno appoggio alla proposta uscita già nel 2004, ossia quella della "quota" pensionabile (esempio quota 95), che si raggiunge sommando sia l'età, sia gli anni di contribuzione. Questo perchè occorre davvero tenere presente anche "quanti" anni uno ha lavorato, perchè è ovvio che, se uno va in pensione a 58 anni ma con 38 di lavoro, la pensione l'ha già pagata in anticipo, e ne avrebbe ben diritto! Noi siamo una generazione particolare... Se non si introduce (per il pensionamento) il sistema delle quote, rischiamo di non riuscire ad andare in pensione neanche dopo 40 anni di lavoro - perchè avremmo "solo" 60 anni di età, e per qualcuno "strabico" saremmo sempre troppo giovani ! Grazie per l'attenzione, e cordiali saluti.
  • Pensioni
    Nome: Paolo  Data: 05.10.2006
    Più che abolire il divieto di cumulo, lo renderei più flessibile, per esempio rinnovando il famoso ticket per l'acquisto dei requisiti. E' possibile che chi come me è andato in pensione l'1/1/2006 con 37 anni di contributi e 57anni e 6mesi di età, non possa più accedre alla possibilita di cululare la pensione con redditi di lavoro? Complimenti per la rubrica
  • Età pensionabile e correttivi
    Nome: paolo  Data: 04.09.2006
    A proposito dell’accesso dibattito sulla riforma del sistema pensionistico di questi giorni, ci avevano spiegato che con la riforma Dini varata nel 1995, con il sistema contributivo (più penalizzante rispetto al retributivo), ciascuno accantonava la propria pensione proporzionalmente ai contributi versati.....Già allora si decise di salvaguardare le “vecchie” generazioni, facendo transitare d’ufficio al nuovo sistema solo chi allora aveva maturato meno di 18 anni d contribuzione. Altro che patto intergenerazionale.....Mentre la mia generazione vede continuare ad usufruire dei privilegi del vecchio sistema solo chi ha qualche anno di età di più (che ha usufruito di tutti i benefici di un sistema che continua a scaricare sulle nostre spalle pecche e storture del passato ma anche del presente), continua ad essere oggetto di “correttivo” nelle finanziarie. Allora perché non si parla invece di estensione del contributivo ? Perché non si parla di equiparare l’età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne (65 anni) ? Senza parlare di scandalosi privilegi come quello dei deputati che maturano la pensione dopo appena una legislatura (di cui non sento parlare nessuno…..). Penso che dopo 35 anni di questo mercato del lavoro (ben diverso da quello fordista e garantito delle “vecchie” generazioni), abbiamo ben diritto ad andarcene a riposo quando vogliamo (evidenzio che le nostre pensioni, in virtù del nuovo sistema contributivo saranno circa del 50%, rispetto a quelle del sistema retributivo di cui continuano ancora a beneficiare i nostri “padri” (leggi persone che hanno anche solo 4-5 anni più di noi). Allora, perché invece di parlare di innalzamento dell’età pensionabile non si prendono misure serie, equilibrate e oprattutto “universaliste”, come dovrebbero essere i criteri che informano una vera società democratica?
  • Riforma pensione
    Nome: manuela lecchi  Data: 01.09.2006
    Classe 1956, inizio lavoro 09/09/1970. al 31/03/2011 maturo 40 anni di contributi e avrò diritto alla pensione il 1° luglio 2012.(età anagrafica anni 56) e per la precisione gli anni di lavoro saranno 41 e 9 mesi. Domanda: non vi sembra già troppo? Avete intenzione di elevare ulteriormenete l'età anagrafica? dovrò per sempre rincorrere finestre, abbaini, tenuto conto che la mia età sarà sempre inferiore alle proposte pensionistiche (60 - 62 - 65), dal momento che ho iniziato il lavoro (peraltro in fabbrica) all'età quasi infantile di anni 14 . In sintesi è vostra intenzione proporre a chi si trova in queste condizioni di lavorare 45 0 50 anni ?
    Risposta:
    Nessuna intenzione di elevare l'età anagrafica, nè di imporre altri "scaloni", semplicemente tenere conto dei coefficienti di aggiustamento già previsti dalla Dini. Mantenendo la flessibiulità sull'età di uscita, si può tenere conto in maniera più equa della speranza di vita e dell'età anagrafica a cui si esce dal mercato del lavoro. A parità di condizioni, chi decide di lavorare più a lungo riceve un premio implicito in tali coefficienti.
  • cumulo tra eta anagrafica e anzianità contributiva
    Nome: ciccio  Data: 27.07.2006
    classe 1952, anno inizio lavoro 1970, nel 2010 farò 40 anni di lavoro con 58 di età. Non mi sembra giusto che (per es.) non possa andare in pensione nel 2009 con 39 anni di versamenti e 57 anni di età. Perchè 60 e 35 si e 57 e 39 no? pur avendo lavorato 4 anni in più. La proposta è quella di un conteggio che tenga conto sia dell'età che degli anni lavorati. Per esempio con una somma di 95 (60+35=95) si potrebbe avere una gradualità molto più lineare ed equa, dando la possibilità a chi ha lavorato di più di andare in pensione. Cosa ne pensate?
  • Pensioni
    Nome: zorro  Data: 07.07.2006
    Come risulta evidente dal vostro articolo le varie manovre sulle pensioni hanno "favorito" a vario titolo le generazioni dal 1944 al 1956. Le successive, come la mia del 1962 non solo sono state escluse ma continuano ad essere oggetto di penalizzazioni. Faccio presente che persone come me che hanno iniziato a lavorare da giovani si ritrovano oggi in un mercato del lavoro instabile (che tende ad espellere non più solo i 50enni ma gli ultra40enni) con paletti via via sempre più lontani. L'aumento dell' età pensionabile è tutto sommato abbastanza ininfluente per le "nuove generazioni" che entrano nel mondo del lavoro a 30-35 anni per cui si troveranno ad aver lavorato un numero "giusto" di anni per l'età prevista (ormai si parla appunto di 65 anni) mentre le generazioni di mezzo come la mia dovranno "tirare" in un mondo ipercompetitivo con una presenza nel mondo del lavoro per ben oltre i 40 anni. Un' osservazione: visto tra l'altro che la vita media delle donne è superiore a quella degli uomini perchè non si propone di equiparare almeno l'età per la pensione di anzianità tra i due sessi ? Un'ultima osservazione: non c'è incongruenza sul fatto che i dipendenti pubblici possono lavorare fino a 67 anni e poi si parli di pre-pensionamenti ? Visto tra l'altro che sono tutti "garantiti" perchè non si obbliga a farli uscire al momento che maturano la pensione di anzianità, garantendo così anche un ricambio?
  • pensioni
    Nome: BP  Data: 06.07.2006
    Leggo con appassionato interesse al dibattito. Anche un po' confuso. Si era detto che con la riforma (Dini e successive integrazioni, se non sbaglio) con il sistema contributivo, a valere per i nuovi assunti, e per chi non aveva ad una certa data (prima 15 e poi 18 anni di contribuzione), passava al contributivo per gli anni successivi, si sarebbe pagato la sua pensione. Che con il contributivo, spariva l'anzianita` e che il sistema garantiva la flessibilita` di potere scegliere di andare in pensione in una eta` tra i 57 ed i 62 anni (oltre potendo). Mi domando se tutto questo e` ancora vero visto che nessuno piu` ne parla. Mi domando anche, che cosa osta, passare al contributivo pro rata da subito per tutti. Che sarebbe equo. Mi domando anche che cosa osta di avere, se non il TFR pregresso in busta paga, almeno il cosiddetto TFR maturando da subito, per convogliarlo in parte su fondi di pensione integrativa e, perche` no, in parte verso consumi e/o risparmi. Si fa un gran parlare di poche leggi e semplici. L'argomento pensioni e` diventato un ginepraio, con regole e regolette, che aumentano la confusione.
  • 10 correttivi pensioni
    Nome: Beppe  Data: 18.06.2006
    Concordo con chi sostiene di intervenire anche sui pensionati attuali, ad esempio con un contributo di solidarietà stabilito in percentuale ed in proporzione al valore di tutte le pensioni che, a vario titolo, hanno goduto di condizioni privilegiate (numero degli anni per maturare il diritto, ammontare della pensione, ecc.) rispetto a quelle previste dalla normativa vigente.
  • lavoratori in mobilità?
    Nome: mariocicala  Data: 17.06.2006
    Sono un 55enne in mobilità fino al 2008. Purtroppo essendo un lavoratore del nord la legge 243/2004 mi esclude dai potenziali lavoratori (10.000 solo quelli del Sud) che possono andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età. E' costituzionale? possibile che nessun emendamento e' stato fatto per rivedere questo famoso comma 18 del art.1 legge 243/2004? saluti a tutti mario
    Risposta:
    Non vedo cisa c'entri la Costituzione. Cosa dovrebbero dire i lavoratori che, avendo nel 1996, meno di 18 anni di contributi sono passati ad un regime molto meno generoso di chi aveva anche solo un mese in più di contributi? La verità è che bisogna lasciare libertà di andare in pensione tra i 57 e i 65 anni, ma con riduzioni attuariali per chi va in pensione prima. E' una questione di equità. Saluti
  • Tagliare a ritroso?
    Nome: Pier Giorgio  Data: 16.06.2006
    Mi sono sempre chiesto come mai, se il sistema non si regge in piedi, si cercano sempre e solo risparmi sulle pensioni future. Se non ci sono più soldi, tutti devono sacrificarsi. Non vedo perchè il pensionato debba continuare a percepire la sua pensione e il pensionando vi debba in parte rinunciare. Si parla di diritti acquisiti!? Quando ho iniziato a lavorare ho stipulato una sorta di contratto con lo stato: ho "accettato" di versare dei contributi perchè lo stato mi avrebbe assicurato una certa pensione ad una certa età o anzianità. Questo contratto è stato stracciato dallo stato che me ne ha "proposto" uno peggiore; ma anche quest'ultimo è stato stracciato (sono nato nei primissimi mesi del 1951!). Ora vorrei sapere perchè lo stato non straccia anche i contratti stipulati con chi è già pensionato. Non vedo riflessioni in questa direzione: forse mi sfugge qualche cosa che preclude assolutamente la revisione delle pensioni in erogazione.