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Commenti

Se il ministro sale in cattedra

di Pietro Reichlin, Categoria Scuola e Università, , Data 08.06.2006
A Mussi basterebbe una riforma a costo zero per rendere più trasparente e concorrenziale il reclutamento dei docenti nelle università italiane: dovrebbe introdurre l'obbligo che i bandi per posti di professore siano aperti a tutti, senza alcuna specificazione riguardo alla tipologia del candidato. Sarebbe un primo passo verso l’internazionalizzazione e l’adozione del principio di eccellenza anche nei nostri atenei. E permetterebbe il rientro di molti “cervelli in fuga”. Le procedure attuali, soprattutto l’idoneità nazionale, contrastano con questi obiettivi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • concorsi università
    Nome: Enrico Ansini  Data: 19.08.2007
    A tutti i precari dell'università che vorrebbero e aspettano concorsi meritocratici che non arrivano mai. Il ministro Mussi sembrava fosse partito con il piede giusto ma ora sembra aver tirato i remi in barca, sta pensando ad altro, non certo ai problemi di cui si dovrebbe occupare - cioè principalmente a operare per un'università fondata sul merito e sul lavoro effettivo in cui il 100% dei fondi (e non solo le ciliegine!) vengono distribuiti secondo la produzione scientifica e i risultati didattici. Da questa università chi non lavora e non produce andrebbe cacciato via (anche se ha il posto "fisso"). I concorsi andrebbero aboliti, basterebbero delle graduatorie stilate sulla base di criteri oggettivi (pubblicazioni, impact factor, posizione del nome sugli articoli, citazioni, attività didattica valutata dagli studenti). Le graduatorie potrebberi essere messe su internet e aggiornate periodicamente per stabilire i nuovi reclutamenti. Così tutto sarebbe alla luce del sole e veramente (non come oggi...) si saprebbe già chi deve entrare - perchè lo merita! - ogni volta che c'è bisogno di nuovo personale. E' troppo comodo per i baroni ripararsi sotto l'egida dell' "autonomia universitaria". Questa situazione va cambiata. Adesso infatti, autonomia universitaria significa poter fare con i soldi dello stato quello che ogni "barone" vuole. Se ci deve essere autonomia questa deve essere anche economica, cioè i finanziamenti devono andare solo là dove si produce (vanno meritati e non ricevuti in regalo!), solo allora l'autonomia sarà autentica. La situazione, per ora, è peggiore di quella lasciata dalla Moratti. Non se ne può più, dobbiamo fare uno sciopero in autunno 2007 che interrompa la didattica in modo evidente, faccia vedere veramente quanto peso è sulle nostre spalle e provi a far passare i criteri che ho esposto sopra.
  • il numero chiuso
    Nome: matteo  Data: 13.07.2006
    ragazzi, ma non vi sembra che sia venuto il momento di riformare la legge 264/1999 sugli accessi all'universita'?perche' non permettiamo a tutti di entrarci? perche' invece di selezionare con un test, non selezioniamo attraveso esami severi?
  • concorsi
    Nome: Luca Amendola  Data: 13.06.2006
    Anche io (come Andronico) penso che l'unica maniera di convincere le università (e gli enti di ricerca) a scegliere i migliori sia di premiare i risultati scientifici (e formativi, ma separatamente) finanziando di più chi lavora meglio mediante una valutazione "impietosa e trasparente". In questo modo tutto il Dipartimento è *direttamente* interessato a una selezione corretta e la commissione non potra' cosi' facilmente far passare il nipote di turno (e se lo fa ne paga le conseguenze). Ogni meccanismo concorsuale, sappiamo bene dopo innumerevoli tentativi, puo' essere facilmente distorto se non c'e' un incentivo diretto per tutto l'Istituto a selezionare il merito. Sara' a tutti ovvio, ma fatemelo mettere per iscritto: premiare il merito non è una questione morale. E' una questione di sopravvivenza: mettere in cattedra un incapace significa rovinare generazioni di studenti. Metterci una persona di valore significa creare generazioni di medici, ingegneri etc. che renderanno migliore la societa'. Insomma, senza esagerazione, la selezione del merito è il problema principale della società italiana (non solo nell' Universita'!). Prima di chiedere nuovi fondi, dovremmo preoccuparci di chi li andra' a gestire.
  • Più facile riformare il meccanismo di finanziamento
    Nome: Andronico  Data: 13.06.2006
    Riformare il sistema dei concorsi non è affatto una riforma semplice che si può fare subito. I docenti universitari sono dei dipendenti pubblici e la legge dello Stato (credo anche a livello costituzionale) prevede che i dipendenti pubblici siano assunti con procedura concorsuale. Sarebbe necessario riformare tutta la normativa di reclutamento delle PP.AA. e non credo si faccia con un tratto di penna. Sarebbe invece molto più semplice ed efficace riformare i meccanismi di finanziamento legandoli ai risultati scientifici ma anche formativi (premiando chi forma dei buoni laureati). Credo non serva neanche una legge per fare questa riforma (forse basta un regolamento ministeriale). Gli atenei che non assumono docenti di valore verebbero puniti sul finanziamento e via via avrebbero sempre meno risorse per assumere altri docenti scarsi. Tale riforma dovrebbe essere accompagnata anche da incentivi economici alla mobilità degli studenti meno abbienti.
  • Il Ministro Mussi
    Nome: Fabrizio Grandi  Data: 11.06.2006
    Mi sembra che il nuovo ministro Mussi sia un tipo che ha il coraggio di andare controcorrente, a giudicare dalle sue dichiarazioni in tema di ricerca sulle cellule staminali. Peccato però che la maggioranza di cui fa parte abbia provveduto a tarpare le ali all'entusiasmo di Mussi. Per riformare il reclutamento dei docenti sarà necessaria l'azione di autorità, di cui Mussi sarebbe capace: ma siamo sicuri che il Governo lo farebbe agire lasciando carta bianca e trascurando le grida di protesta degli accademici che percepiscono la concorrenza come gli americani percepivano il comunismo ai tempi della Caccia Alle Streghe? Purtroppo temo di no.
  • Articolo di Reichlin
    Nome: Giorgio Forti  Data: 10.06.2006
    Mi astengo da più lunghi commenti, ma debbo correggere un difetto di informazione dell'autore: i concorsi universitari sono già aperti ai cittadini stranieri, che li possono vincere ed in tal modo entrare nella lista degli idonei, ben prima del decreto Moratti, deleterio per ben altre ragioni. Se l'autonomia universitaria consentisse alle università di fare contratti di diritto privato con chiunque per arruolare i docenti , il disastro sarebbe completo: si può solo pensare con tristezza quali scelte verrebbero fatte in molte università.
    Risposta:
    So bene che i concorsi sono gia' aperti ai cittadini stranieri. Il problema è che i concorsi nazionali per idoneita' con numero chiuso (ove il numero viene determinato in base alle richieste delle universita') renderanno sempre piu' difficile l'accesso ai giovani e a coloro che non sono già inseriti nel (e protetti dal) sistema universitario italiano. Perché spaventarsi dei contratti di dirtto privato? La trasformazione di questi contratti in posizioni di ruolo sara' comunque decisa da una commissione nazionale con giudizio comparativo. Con cio' si ottiene l'indubbio vantaggio di rendere piu' fluido e continuo l'accesso all'università.
  • fuori dalle righe
    Nome: Gianluca  Data: 09.06.2006
    Le sembra giusto professore che oggi non siano solo i raccomandati (chiamiamoli col loro nome per cortesia) ad andare avanti negli ambiti universitari, ma anche i più abbienti? Mi spiego. I ricercatori oggi devono avere i soldi in tasca per una serie di attività che devono spesarsi oltre a le spese di vitto e alloggio per i numerosissimi fuorisede. Io credo che l'indipendenza degli Atenei abbia fatto solo dei danni. Se una città a bisogno di risorse allora farebbe bene ad aprire una Università, meglio se una facoltà cosidetta nuova come al tempo fu Scienze della Comunicazione. Faccio questo esempio non a caso ma tenendo ben presente che quella scelta fu un business per le città come Perugia e Roma. SEnza stare ad approfondire il mercato degli affitti e degli immobili in genere, gli esercizi commerciali, le banche ecc. Senza contare che chi si è laureato in Sc. della Com. non solo lo ha fatto con tutti i disagi di una facoltà iperaffollata ma ha preso una laurea praticamente inspendibile se non corredata da Master e Scuole. Questo ha significato cambiare città con relativo appartamento e affitto e doversi pagare una specializzazione di alcune migliaia di euro in genere. Ma bisogna provenire da una famiglia abbiente altrimenti si va nel call center, anche col 110 perchè i concorsi sono spesso uno spreco di tempo e fatica. Io propongo di rendere le UNiversità dei poli di formazione mirata. Esse devono avere i giusti collegamenti con aziente, enti, società ecc. che abbiano specifiche richieste di studenti pronti per una mansione specifica in quel settore specifico. Succede nelle Università private perchè non farlo succedere nelle UNiversità pubbliche? In breve vorrei lanciare un'idea, ovvero fare in modo
  • reclutamento dei docenti.
    Nome: Alessandro Figà-Talamanca  Data: 09.06.2006
    La legge Moratti sul reclutamento (L. 230/2005) ed il successivo decreto legislativo sono un modello di confusione normativa. Tuttavia in nessun punto di queste norme si vieta ad un professore di ruolo di partecipare ad un concorso per le chiamate degli idonei. Un simile divieto potrebbe essere previsto dai regolamenti di sede, che tuttavia potrebbero facilmente essere contestati con ricorsi amministrativi. Tra l'altro la legge 230/2005 ha comunque abrogato la disposizione della legge 210/1998 che vietava ai professori di ruolo di partecipare a concorsi per la stessa fascia e lo stesso settore. Io spero che quanto proposto dall'autore sia in effetti già operante.
    Risposta:
    Un professore di ruolo puo' partecipare ad un concorso per la chiamata di idoneo? Leggo dalla legge Moratti chele "..universita' disciplinano con propri regolamenti...le procedure ...riservate ai possessori dell'idoneita' nazionale...". Francamente, non saprei dire come questa disposizione sara' recepita localmente. Mi auguro che il prof. Figa' Talamanca abbia ragione. Mi sembra, tuttavia, che le universita' abbiano ancora la possibilita' di chiamare per trasferimento (cioe' di adottare procedure riservate ai soli professori di ruolo).
  • valutazioni professori
    Nome: Gaetano Criscenti  Data: 09.06.2006
    Caro professore, la Sua proposta non risolve molti problemi, il più importante dei quali è il sistema di valutazione dei candidati: a cosa vale aprire i concorsi(a proposito, la sua idea va allargata a tutte le figure universitarie) a tutti , se poi i criteri di valutazione sono lasciati alla facoltà, che attua , di regola, un attento sistema preventivo di scelta dei criteri di valutazione per aiutare "il candidato" ad essere prescelto? Ci sono infiniti esempi di come tramite questo sistema si siano scelti candidati mediocri, ma con forti radici "familistiche", a danno di eccezionali, ma non supportati, candidati(vedi Torino,Genova, casi che hanno havuto risonanza Mondiale). Bisogna stabilire criteri unici per tutta l'Italia, internazionalmente accettati, per evitare simili imbrogli legali.
    Risposta:
    Sono consapevole dei problemi che lei solleva. Tuttavia, credo che l'eliminazione degli ostacoli alla concorrenza tra candidati servirebbe comunque. In questo modo le facolta' che adottano criteri familistici avrebbero meno alibi. La scelta di un "interno" mediocre in presenza di molti candidati "esterni" (ai quali non puo' essere sbattuta la porta in faccia solo per motivi "tecnici") renderebbe piu' vistoso lo scandalo e piu' chiare le responsabilita'.