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Commenti

L'accademia che piace a Confindustria

di Giovanni Dosi, e Mauro Sylos Labini, Categoria Scuola e Universitą, , Data 08.06.2006
Un documento comune delle associazioni imprenditoriali propone una strategia di riforma dell'universitą italiana. Se č indubbio che gli atenei debbano essere valutati da un organismo indipendente composto da scienziati di fama internazionale, meno chiaro č perché debbano partecipare alla valutazione esperti del mondo produttivo. Le aziende traggono i principali vantaggi assumendo buoni ricercatori in grado di sviluppare innovazioni di processo e di prodotto. Mentre troppa attenzione agli interessi tecnologici di breve periodo, fa male alle imprese stesse.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ricerca applicata
    Nome: Enrico Bertini  Data: 14.06.2006
    Sono sostanzialmente d'accordo con il commento ma mi lascia un po' perplesso lo scettiscismo di fondo sulla stretta collaborazione fra universita' e industria e la volonta' di esorcizzare la possibile valutazione in funzione delle ricadute industriali. Capisco che la cosa non sia applicabile (forse) a varie discipline, ma per molte, specialmente hi-tech e ICT, lo trovo normalissimo e salutare. Molti ingeneri nell'accademia italiana affrontano problemi inventati, che non hanno una base reale e ragionata ma che risultano simpatici o interessanti solo a una cerchia ristretta di persone che si compiacciono a vicenda. La ricerca applicata e' una cosa seria, al pari di quella teorica e per farla bene c'e' bisogno di conoscere i problemi reali (non quelli immaginari) che solo il mondo produttivo puo' offrire. E' partendo da problemi concreti, con una ricaduta sul reale che poi paradossalmente si finisce per trovare problemi piu' astratti che ha senso esplorare a fondo. Inoltre, mi piacerebbe capire invece cosa pensa Confindustria del ruolo della ricerca nelle aziende. Mi ha colpito il vostro commento: "... Sarebbe come chiedere alle imprese di non pensare a fare profitti, ma di pubblicare su riviste internazionali di fisica teorica o di matematica." Ma non e' questo quello che succede in imprese come Google, IBM, Microsoft, etc.? Le piu' grandi aziende innovatrici pensano eccome alle riviste internazionali! Google ad esempio ha una sezione intera nella quale fa sfoggio delle pubblicazioni dei suoi dipendenti (http://labs.google.com/papers.html). Un esempio europeo notevole e' la Nokia che fa tantissima ricerca. Mi e' capitato spessissimo di seguire presentazioni di paper molto validi alle migliori conferenze internazionali del settore. Mi sembra normale. Piuttosto bisognerebbe capire perche' non esiste la consueta e salutare competizione fra ricerca industriale e accademica in Italia. Sarebbe bello che Confindustria proponesse qualcosa di concreto in questo senso.
    Risposta:
    Nessuno scetticismo sulla collaborazione fra universitį e industria. L'unico problema é che tali collaborazioni non devono secondo noi diventare la finalita' dei compiti istituzionali delle universitį (per intenderci quelli per i quali ricevono finanziamenti pubblici). Analogamente il fatto che ricercatori privati pubblichino su riviste scientifiche é positivo e succede come lei giustamente ricorda nei paesi in cui le imprese innovano nei settori ad alto contenuto tecnologico. Ma i profitti di queste imprese non dipendono direttamente da tali pubblicazioni. Infine facciamo nostro il suo appello finale a Confindustria. Grazie per la collaborazione, Mauro
  • la valutazione
    Nome: salvatore de martinoi  Data: 12.06.2006
    Mi pare che il documento dielle oprganizzazioni industriali sia la testimonianza del fatto che la parte piu' arretrata del nostro paese sia il sistema industriale ed economico. Questo purtroppo e' il frutto di una scadente classe di imprenditori. Basta pensare alla vicenda delle privatizzazioni che hanno trasformato interi comparti industriali strategici in produttori di bollette. E' giustissimo valutare le universita'sopratutto per quanto attiene la produzione scientifica e magari fare azioni mirate di rafforzamento in quei settori strategici che dovessero risultare deboli (proprio cosi' propongo di investire di piu' dove siamo meno scientificamente competitivi).Ma perche' non dobbiamo distribuire i vantaggi del cuneo fiscale sulla base di una valutazione delle aziende?
  • La valutazione
    Nome: Vincenzo Antonuccio  Data: 09.06.2006
    Penso che non esista un meccanismo di valutazione che possa andar bene per tutte le discipline, dalla fisica agli studi giuridici. Esistono pero' meccanismi consolidati in settori specifici. Per esempio, la valutazione di un intero dipartimento viene a volte fatta da un comitato di esperti internazionali nominato dallo stesso dipartimento. Questi fanno una valutazione esauriente, inviando i risultati al ministero, che poi decide la divisione dei fondi pubblici sulla base di quste valutazioni. Inutile dire che anche l'autorevolezza internazionale del comitato ha il suo peso: i comitati compiacenti, composti dagli amici degli amici, vengono poco apprezzati. E' un sistema che nel mio settore (Fisica) sembra funzionare. Nota bene: l'impegno burocratico del controllore (il ministero) e' minimo, e di conseguenza anche l'investimento lo e'. Una proposta semplice: una legge che introduca questo meccanismo come facoltativo, e che premi quei dipartimenti che decidono di adottarlo. Basterebbero 3 articoli: credo pero' che determinerebbe una rivoluzione epocale.
    Risposta:
    Siamo assolutamente d'accordo con lei sul primo punto: ciascuna disciplina ha criteri specifici secondo i quali valutare la produzione scientifica. E' bene quindi che in ciascun settore disciplinare i comitati di valutazione siano composti da personalitį di altissimo livello afferenti a tale settore. Abbiamo peró qualche dubbio sul sitema da lei proposto: introdurre una sorta di doppia valutazione (prima il comitato nominato da ciascun dipartamento e poi il ministero) potrebbe introdurre elementi di arbitrarietį. In molte discipline quando i dipartimenti scelgono i loro "valutatori" , spesso, come si dice a Roma, "se la suonano e se la cantano".
  • valutazione
    Nome: Luca Amendola  Data: 09.06.2006
    Mi sembra che il punto centrale della posizione di Confindustria, cioe' che una grossa frazione del finanziamento delle universita' debba essere attribuito sulla base di una attenta valutazione della produzione scientifica, sia del tutto condivisibile. Tanto per dirne una, nessuna riforma dei concorsi puo' funzionare se non c'e' un incentivo diretto ad assumere i migliori, piuttosto che i tuoi studenti o i tuoi amici. Quando un Dipartimento assume un ricercatore, tutti devono sapere che se quel ricercatore ha buoni titoli, fara' aumentare la quota di finanziamento; se non li ha, *tutto* il dipartimento ne soffrira' le conseguenze. Allora forse tutti saranno responsabilizzati e sara' piu' difficile far passare il nipote di turno. Quindi, giusto criticare alcuni aspetti della proposta di Confindustria, ma prima di tutto sia detto con chiarezza che lo Stato deve finanziare il merito se vogliamo che il merito emerga.
    Risposta:
    E' esattamente il punto del nostro intervento: la filosofia di fondo del documento é condivisibile, ma occorre stabilire con chiarezza quali possano e debbano essere i risultati da premiare.